[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  
 
Biografia dell'autore

 

 

 

 

37

di Ascari Andrea

 

 

L’ostetrica Carla lavora nel reparto di ginecologia da tredici anni e il parto della signora Beni è solo uno tra i tanti.

<La signora presenta dolori addominali, mancano due settimane al termine>

<Preparate l’ecografo>

Il dottorino rimane immobile di fronte all’immagine confusa in toni di grigio di tanti cuoricini che battono all’unisono.

<Impossibile, ripetere>

<Non c’è più nessun battito, il cuore è fermo. Il feto è morto. Dobbiamo rimuoverlo.>

L’ostetrica non dimenticherà mai le mani immerse nel ventre squarciato, mani che invece di un  cadavere trovano un corpicino urlante e pieno di vita. Un maschio.

La testa le gira, la stanza si fa buia.

Per un istante piccole mani grinzose escono dal taglio materno, dal cassetto delle bende, dalle pieghe delle coperte, ovunque.

Piccole mani cercano di afferrare il diritto negato della vita.

L’ostetrica Carla non lavora più nel reparto di ginecologia, la sua mente ha ceduto come un cristallo in mille pezzi.

 

Il piccolo Jousuf gioca spesso nel parco pubblico, è magro e scatenato e coinvolge tutti i bambini che trova in storie inventate intorno al castello di legno.

Spesso gioca con Matteo Beni, un signorino timido e grassoccio.

Matteo si fa trascinare intensamente da Jousuf con l’amore odio tipico dei bambini.

<Io sono il Re>

<No, facciamo che il re sono io e tu sei una guardia>

Una piroetta azzardata, una manina scivola sul piolo di legno lucido e il piccolo corpo candido cade scomposto a terra.

Jousuf lo osserva e la sua testolina cerca di trasportare la caduta nella sua storia.

<Jousuf! Jousuf! Portami vicino al cespuglio>

Sussurri provengono dalla siepe squadrata.

<Jousuf! Non è successo niente. Portami vicino alla siepe e sarò guarito>

Jousuf si guarda intorno e non vede nessuno, scende dal castello e afferra la mano dell’amico steso a terra.

É dura e bloccata, il braccio scricchiola mentre lo sposta.

<Jousuf! Non ti preoccupare! Sto benissimo.>

Vicino al cespuglio piccole mani bianche afferrano Matteo che sparisce nel buio frusciando.

Jousuf fa per voltarsi, gli occhi bruciano, dove è suo Padre? Ancora rumori dalla siepe.

<Allora io faccio il Re!> Matteo corre verso il castello ridendo.

Il piccolo Jousuf non gioca più nel parco pubblico, ora rimane chiuso in casa e spesso urla fino a svenire.

 

<Vostro figlio non ha problemi in senso stretto.>

Il medico della mente parla pacato e saccente alla coppia ingrigita davanti a lui.

<La pubertà oltre che una crescita fisica è una profonda crescita caratteriale.>

<Avete riportato che alcuni episodi dell’infanzia hanno segnato profondi cambiamenti comportamentali, infatti hanno rappresentato la volontà di emergere come persona completa.>

Una piccola pausa per permettere al suo sapere di sedimentare.

<Il fatto che ora abbia molte fobie è sintomo della paura del cambiamento.>

Matteo ha 15 anni e ha paura del buio, degli spazi chiusi e di ogni anfratto stretto e scuro. Sta lontano dai coltelli, dalle forbici e da tutto quello che potrebbe essere anche lontanamente pericoloso. Non sta mani da solo. Non dorme mai da solo.

Ha cominciato a capire.

Loro aspettano nel buio.

 

Matteo aspetta fuori dal bagno, rassicurato dalla presenza paterna oltre la porta sottile, cullato dal suono elettrico del rasoio.

I sibili iniziano inattesi e ne è terrorizzato, paura per lui, come da sempre da quando ha coscienza… poi capisce troppo tardi quale è il loro vero bersaglio.

Una mano scatta dal buio di un anta dell’armadietto sopra il lavandino, la presa cinge l’uomo vicino allo specchio. Un'altra mano si fa strada fuori da un cassetto e rapida saetta un vecchio rasoio sul ventre rigonfio di anni e birra.

Le budella si riversano di scatto sulla ceramica.

Seguono urla, isteria, corse forsennate, luci suoni e facce sconosciute.

 

Matteo è nella stanza con il padre, infezioni e pus lo stanno spegnendo senza rimedio, la camera dall’intonaco verde è troppo stretta e troppo buia.

Gratta la parete ed è terrorizzato.

La madre piange sommessamente avvolta dalle lenzuola del marito, come è stato possibile un simile gesto?

Non nota da sotto la brandina la forbice argentata che si fa largo tra la gonna aprendo uno squarcio sul polpaccio.

La donna grida e si getta di lato, Matteo l’afferra e la porta fuori lungo il corridoio urlando.

Il corridoio è deserto e sembrano lontane chilometri le voci che rispondono al baccano.

Lo stretto passaggio tra barelle diventa un inferno di braccia e oggetti acuminati, escono da ogni angolo scuro e si protendono fameliche.

Dopo pochi passi la donna è piena di ferite e schiuma di follia, Matteo la getta a terra e urla.

Urla una verità che ha capito da tempo, ma che solo ora è abbastanza cinico da accettare.

<Se a voi non importa nulla, neanche a me importa nulla di lei! Non mi importa di nessuno. Avete capito!> Tutto si ferma.

Al diavolo tutto, la salvezza è vicina, le voci stanno arrivando.

Si appoggia alla parete e non nota una presa dell’aria alle sue spalle, due mani lo bloccano e un bisturi tagliente gli recide a fondo la gola.

La donna non riesce a togliere gli occhi dal fiume di sangue che sgorga dalla fenditura e le orecchie sono immerse dai gorgoglii agghiaccianti.

Il corpo del giovane si accascia a terra e un ulteriore orrore le inchioda gli occhi.

I passi degli infermieri sono vicini, da sotto la pesante coperta marrone posta su una barella si odono bisbigli.

Prima una, poi due e poi molte braccia si sporgono verso il cadavere, lo afferrano avide per i vesti e per i capelli.

Il giovane è issato e portato sotto il panno logoro, la stoffa si gonfia e poi collassa… passano gli istanti e le luci si accendono, la donna guaisce e si rannicchia sempre di più.

La coperta si gonfia di nuovo e un paio di occhi vivi e vispi fa capolino.

<Ciao Mamma>

L’oblio prende per sempre la mente della donna.

 

Matteo ora ha 20 anni. Suo padre è morto da anni e sua madre è come se lo fosse… ma a lui non importa.

Vive costellato da mille fobie e da una moltitudine di manie che lo rendono tenebroso agli occhi di alcuni, e interessante agli occhi di altri.

Non si sposta mai, frequenta solo le lezioni più affollate e vive in una grande casa da solo, una casa bianca con molte finestre.

Marina lo conosce da poco, trova in lui un attrazione dettata dal mistero e dalla solitudine di Matteo.

Che sia una storia da poco o altro non le importa, tra i suoi capelli c’è solo il vento.

Matteo conosce i rischi e ne è spaventato, ma pretende anche lui il diritto all’amore che hanno tutti gli uomini, che può avere anche lui.

 

<…e questa è la sala… da quando sono solo non occupo tutta la casa…>

Matteo illustra nervoso le varie parti della magione, Marina ha notato come si guarda sempre attorno, sia mentre cammina sia quando si ferma.

Non apre mai le porte o gli sportelli… in questa casa infatti non ce ne sono.

Un maniaco compulsivo o forse il trauma della perdita dei suoi…

La promessa della serata è una cena insieme, l’occasione è stata una banale ricerca nel pomeriggio.

Marina è nervosa, quella casa ormai la soffoca, anche se è aperta e luminosa.

 

<Hai cucinato tu?> Marina inghiotte nervosa un boccone,

È delicato e saporito, ma la rende a disagio il fatto di dover usare solo un cucchiaio come posata e che tutte le pietanze siano già tagliate a tocchetti come una cena da poppante.

Almeno il vino, dal sapore intenso, la sta aiutando parecchio.

<Viene tutto dalla rosticceria, ma ho apparecchiato io…> Matteo abbozza un sorriso e si fa più vicino.

Ancora vino viene versato dalla caraffa di plastica, le parole vengono trasportate da onde e da emozioni… malgrado tutto, malgrado anche le luci piazzate sul pavimento e il tavolo composto da un blocco, malgrado tutto Marina decide di lasciarsi trasportare dalle onde.

Matteo sembra sorpreso da Lei, si avvicinano timidi e ancora di più il primo bacio si trascina lento e pauroso.

Lui tentenna, perde ancora tempo a guardarsi intorno, poi…

Quando i due corpi si avvinghiano per terra e le mani di entrambi cercano la pelle calda tra i vestiti esplorando le forme… allora Loro capiscono che possono agire.

Marina ha la camicetta aperta e il suo petto è incollato a quello ampio di Matteo.

Sente una strana  sensazione, un gonfiore innaturale dalle pieghe scure degli abiti e molte braccia escono veloci dalle grinze della seta afferrando il giovane e scagliandolo contro la parete ammobiliata.

Marina si trova a terra violentemente, sconvolta.

Matteo è sommerso dalle ante cadute e da ciò che sostenevano, malgrado tutta la luce si creano molte zone di ombra.

Voci, lamenti e urla inondano la casa, mani provenienti dal nulla lo trattengono.

 

<Andatevene!> urla lui e si dimena.

<Marina> Chiamano le voci. <Ascoltaci>

<Non mi importa nulla di lei, uccidetela pure> Urla Matteo e scalcia.

<Marina, noi siamo in tanti, siamo soli nel buio e siamo Matteo, ma lui non ci fa vivere.

Ha ucciso e promesso di farsi da parte, ma ci tiene ancora qui a cibarsi delle sue briciole.>

<Uccidete quella puttana! Non me ne frega nulla!>

 

La giovane donna viene presa dalla frenesia della paura, le pareti bianche sembrano quanto mai senza angolazioni, si muovono e collassano verso di lei.

<Ti daremo tutto quello che vuoi>

Si alza in piedi, slitta sul marmo lucente, poi la gomma fa presa e corre verso il primo corridoio.

<Faremo un patto, siamo tutti d’accordo>

La testa le gira, la gola brucia, ma continua a correre prendendo aperture a casaccio.

<Un anno per uno, così che ciascuno possa godere di un corpo giovane>

Le mani maledette sgorgano ancora, la luce non arriva dappertutto.

<Tu sarai la testimone del patto e la nostra guardiana. Saremo tuoi schiavi>

La porta, la salvezza.

<Aiutaci, sarai la nostra regina>

Molti occhi la guardano, un dito le sfiora la guancia.

La voce di Matteo in lontananza, si è liberato.

Si slancia contro la porta aprendola e sbattendola con foga, si lancia nel prato e rotola per terra ansimando.

L’orrore ancora rimbalza tra i suoi occhi, i polmoni minacciano di esplodere, si alza ancora in piedi e lancia le sue gambe verso casa.

Matteo la guarda dalla finestra.

<Stupidi bastardi> sussurra alle pareti. <Ne trovo mille come quella. Troverò anche il modo di tenervi buoni del tutto>

 

Un altro giorno qualsiasi.

Il vento increspa la gonna viola di una giovane donna.

La ragazza sta suonando il campanello della casa bianca, la casa che ha già visitato prima.

Il proprietario sbircia, poi apre la porta sorpreso.

<Marina?!>

La giovane si stupisce, e si stupirà sempre in futuro della sua freddezza, della sua decisione e di come affonda quasi leggera la lama sottile attraverso l’orbita, attraverso il cranio.

<Ho cambiato idea> Sorride. <Voglio tutto>

Matteo cade a terra e già si sentono alle sue spalle passi raggianti.

 

Marina ora ha cinquantaquattro anni, una bella signora curata nel viso e nel corpo.

Gira tra le mani una calice, aspetta sdraiata sul letto sontuoso che si compia la fine dell’anniversario.

Ha svolto il compito di guardiana, amica e amante per tutti quegli anni, il pensiero che ogni volta possa essere la fine è sempre dolce.

Si sono susseguiti drogati dal godersi ogni attimo di vita, pazzi lussuriosi, dannati in cerca di redenzione, malinconici e anime dolci.

Vi sono stati anche cercatori dell’origine della maledizione, vani scavatori tra i miti di santi risorti dalle proprie tombe.

É forse dannata anche lei?

Ha vissuto nell’oro e nell’opulenza, gli altri nell’ombra forti del patto li hanno nutriti e serviti prendendo senza remora tutto quello che trovavano tra le pieghe di oscurità.

Marina sorride sorniona, ha abiti, gioielli e amanti, tra se sue dita sottili ha il guinzaglio un demone e ora…

Dal bagno di marmo non arriva nessun suono.

Chissà quanti altri aspettano il loro turno?

Se ne sono andati ognuno in modo diverso, dal silenzioso al drammatico e spettacolare… e ora?

Nessun suono.

Marina sorride e beve il calice.