CARNEVALE HALLOWEEN
di Ceccarelli Andrea
Finalmente sabato 31 ottobre, giorno di Halloween, e
come tradizione impone, ogni anno, nel teatro
cittadino di Anchorage, vi è una grande festa con
musica, balli e le più sfrenate goliardie in
maschera a salutare gli spiriti dei defunti. Il
veglione mascherato è qualcosa di unico, uno
spettacolare incontro di personaggi di ogni genere
ed epoca. Fin dalle nove di sera vi è una
considerevole affluenza di pubblico ed il teatro si
va riempiendo.
Ecco entrare il dottor Jekyll accompagnato dal
signor Hyde. Vicino a loro intravedo il celebre Van
Helsing, con tanto di cavallo bianco a due zampe,
che cortesemente saluta i presenti gettando però uno
sguardo di sfida al conte Dracula, seduto poco
distante a parlare con due belle streghe di fine
settecento. Nel frattempo arrivano quattro
incredibili personaggi: uno scheletro, un lupo
mannaro, l’ultimo degli immortali ed un gigantesco
zombi. Questi parlano di scienza ed etica, mentre si
dirigono verso la platea già pullulante di
coreografiche e losche figure più o meno note. Nel
palchetto centrale del primo ordine vi è Mary
Shelley in compagnia di Frankenstein. Più in alto
l’élite della letteratura gotica ed horror: Bram
Stoker, la signora Radcliffe, Lovecraft ed Edgar
Allan Poe che conversano amorevolmente su ciò che è
reale e ciò che è ultraterreno. Quest’ultimo in
verità sembra più interessato alle due fate nel
palchetto a fianco... del resto come dargli torto,
quella bionda in abiti da strega farebbe ribollire
il sangue nelle vene anche alle quattro mummie e i
tre vampiri che ho di fronte.
È una festa di musica, balli, luci e colori. Un
momento di assoluta trasgressione, felicità, gioia
d’animo e spensieratezza. Tutti si divertono come
matti. Bellissime fanciulle, cavalieri armati di
spade in plastica e possenti armature di cartone,
frati francescani, demoni, marziani, un dinosauro,
sua eminenza Papa Pio II, due fantasmi, tre
indemoniati con a fianco un prete esorcista e chi
più ne ha più ne metta. Scorgo persino il famoso
'indagatore dell'incubo', Dylan Dog. Lo vedo davvero
provato: accerchiato da bellissime donne e numerosi
mostri non sa più che pesci prendere. C’è pure ‘un
pesce di nome Wanda’, che gran mito Otto…
Il veglione è vivace, la festa inarrestabile. È
circa la mezzanotte quando l’attenzione di gran
parte dei presenti viene rivolta ad una maschera di
eccezionale realismo. È presumibilmente un uomo
molto alto, con la faccia fasciata da una benda nera
che lascia intravedere solo gli occhi scuri e
profondi. La figura, apparentemente non troppo
robusta, è avvolta in un lungo mantello nero che
incappuccia la testa ed arriva a coprirne i piedi.
Il braccio sinistro esce dall’enorme mantello e la
grande mano, coperta da un guanto nero, impugna una
grossa falce.
L’inquietante maschera si fa largo tra
la folla posizionandosi al centro della platea.
Molte delle persone che prima ballavano sono
immobili, alcune si defilano nei palchetti, altre,
assiepate lungo il muro perimetrale della platea, si
tengono a debita distanza da quel personaggio tanto
realistico quanto terrificante. Pochi attimi e la
musica cessa improvvisamente. Il teatro è
silenzioso, incuriosito. L’uomo vestito di nero è
sempre al centro dell’attenzione, misterioso ed
imperscrutabile. Certo i più sensibili sono
spaventati, ma la stragrande maggioranza delle
persone presenti pensa che questo tetro saltimbanco
abbia in serbo per loro un qualche spettacolo
organizzato, una sorta di sorpresa da mostrare alla
mezzanotte di Halloween.
Nel frattempo due teneri bimbi, una fatina e un
diavoletto, gli si avvicinano. Prima ancora che
riescano a toccarlo, la falce si libra in aria e
stacca di netto le loro teste. Qualcuno grida, molti
scappano, altri applaudono convinti che si tratti di
una messa in scena forse un po’ grottesca, ma
estremamente realistica e ben riuscita. I corpicini
dei due bambini restano però esanimi a terra privi
delle teste, mentre la platea si colora di rosso. La
terribile maschera ora si muove velocemente e
comincia a colpire con la falce chiunque le sia
vicino. Ovunque braccia e gambe martoriate, corpi
devastati privi delle teste. La furia del
terrificante saltimbanco è inarrestabile e miete
vittime, mutilandone i resti, con la facilità con
cui un fiume in piena rompe gli argini.
La gente è in preda al panico, si spintona, si
pesta, si aggroviglia alle uscite che sono bloccate.
Cinque coraggiosi, sempre in maschera, si gettano
sul nero carnefice cercando di fermarne lo scempio,
ma vengono spazzati via come fuscelli in mezzo a una
tempesta. La terribile figura con uno sguardo e
un'alzata di lama impone all’orchestra sul palco di
continuare a suonare, come a voler proseguire la
mattanza al ritmo di musica, una musica ora non più
melodica ma decisamente straziante. Il teatro è un
mattatoio. Nulla dall’esterno si sarebbe mai potuto
immaginare e comunque niente poteva essere fatto. In
poco meno di un’ora vengono massacrati tutti gli
astanti. Gli ultimi ad essere uccisi sono i cinque
orchestrali. Centinaia di vittime. Una vera e
propria carneficina. I quattro ordini di palchetti e
la platea sono un mare di sangue. Nessuno si è
potuto nascondere, tantomeno scappare o fingersi
privo di vita. Sono tutti morti!
Il perfido carnefice scende dal palco, attraversa la
platea tra il sangue e lo scempio dei corpi
orrendamente mutilati, e lentamente si dirige verso
l’uscita del teatro. Dopo un breve corridoio, scesi
i pochi scalini in marmo, si trova di fronte al
portone d’ingresso. Vicino la biglietteria sei corpi
devastati, tra cui due agenti di polizia. Poco
distante un bambino di dieci anni mascherato da
pirata, impietrito ai piedi della statua in marmo di
Ludwig van Beethoven. La Bestia le si avvicina, con
la grande lama della falce gli solleva la testolina
coperta da una graziosa bandana scura, guarda il
piccolo negli occhi, non dice nulla e se ne va. In
un attimo svanisce nel nulla.
È passato tanto tempo da allora. Ho
sempre davanti a me, nella mente, l’immagine di quel
grande 'uomo' vestito di nero con la falce ed il
mantello intrisi di sangue. Non potrò mai
dimenticare quegli occhi di pece aperti sull'abisso.
Trent’anni fa vidi in faccia la Morte. Ancora oggi
mi chiedo perché mi abbia risparmiato la vita.