CASTELLI, ALIENI E VENDETTE
di Venturini
Carolina
Le scale a chiocciola si avvitavano in una spirale
che progrediva verso la torre più alta del castello
a strapiombo sul mare. Il gelo imperava
tutt'intorno. Scostando i pesanti tendoni
impolverati si potevano sbirciare le onde
infrangersi sugli scogli tappezzati di muschio,
addossati alla nuda, vitrea pietra delle prigioni.
Una barchetta striminzita con lo stemma del casato
era sbatacchiata dalla corrente in un perpetuo
tormento.
Sir Thomas Holland saliva lento e silenzioso i
ripidi gradini illuminando le sue pantofoline in
velluto cremisi con la luce di una fiaccola
avvizzita. Si aggrappava al passamano in ottone
annerito con le sottili, scheletriche, candide mani
da Rettore e intanto pensava e rimuginava sgranando
mentalmente la conta dei suoi averi. Mormorava fra
sé i calcoli delle rendite, pensando a stratagemmi
per aumentare la sua dote. Il deserto castello
apparteneva a lui come erede universale designato in
seguito alla morte della sua cara madre. Nessuno
seppe mai che ad ucciderla era stato lui, con la
glaciale piega ironica dipinta nella linea rossa
sul suo incarnato grigio.
Ormai erano passati dieci anni e il rimorso per tale
gesto sconsiderato, crudele, demoniaco non l'aveva
mai sfiorato. Beveva sherry ogni quindici del mese,
festeggiando in solitaria la portentosa notte del
suo trionfo: accarezzava con la mente l'immagine del
volto della madre straziato in una smorfia di dolore
mentre lui le sottraeva il potere scandendo le sue
mosse in armonia con gli ultimi accenni di vita di
lei. Sir Holland divenne in un baleno proprietario e
come tale decise di sbarazzarsi, uno ad uno, di
tutti i servi e i possibili personaggi che avrebbero
potuto ettere a repentaglio la tanta sudata fortuna
e il tanto meritato denaro.
Aveva appena raggiunto l' ultimo pianerottolo che
portava, allungandosi verso l'esterno, alla sua
stanza quando d'un tratto una finestra sbatte
violentemente rompendo il silenzio, uno stormo di
pipistrelli trafisse il cielo.
La candela si spense con un respiro alle sue spalle.
Sir Holland si girò di scatto:
–
“C'è qualcuno?” domandò, ma nessuno gli rispose.
“Questi maledetti castelli medievali!” imprecò
voltandosi infastidito!
Alle sue spalle due occhi gialli lo fissavano
famelici, pullulanti di bramosia. La piega di un
sorriso beffardo venne celata da un lieve svolazzo
di damasco che il Magnifico Rettore non percepì.
Qualcosa si muoveva intorno a lui ma lui non vedeva
nulla. Una goccia di saliva scivolò sul pavimento
nascosto dal drappeggio allungandosi sinistra e
invisibile fino alla porta della sua camera,
strisciando con la sua ombra di morte fra le lastre
di granito e legno, nascondendosi sotto il sanguigno
tappeto ai piedi del letto e lì si tuffò sotto le
pesanti asole delle trapunte che accarezzavano il
pavimento, cascanti ai lati del letto.
Il silenzio regnava, spezzato solo dall'affanno con
cui Sir Holland procedeva lungo il corridoio
illuminato dalla luna, alta nel cielo e incorniciata
in ampi finestroni. Soldati in armatura facevano la
guardia, imbalsamati con arazzi, elmi appesi a
fianco di zanne portentose sporgenti da teste di
cinghiali mozzati. Le ombre si confondevano con il
nero della notte, mentre nuvole oscure coprivano a
tratti la luna.
Sir Holland si spogliò lentamente posando
nell'armadio in noce massiccio la sua vestaglia in
porpora ed ermellino. Scostò le coperte candide
quand'ecco che lì, proprio lì dove stava per sedere,
proprio laddove le sue stanche membra avrebbero
trovato ristoro comparve un grossissimo scorpione
nero, vivo, con occhi vivi come la morte quando ti
viene a trovare. Raggelato Sir Holland prese a
urlare e come un forsennato cercò un contenitore
adatto ad intrappolare la lurida bestia.
Questa, quasi stranamente, non combatté contro di
lui ma gli sfuggì sotto l'asola della porta da cui,
pochi attimi prima era sgusciata la goccia di bava
di saliva.
Calmatosi e del tutto ignaro di questo via vai
misterioso di forze oscure, Sir Holland si allungò
nel letto, imprecando contro i castelli medievali e
le loro eredità di bestie abominevoli.
Respirava pesantemente scampando alla paura fra le
braccia del sonno quand'ecco che due braccia
consistenti come il fumo strisciarono ai lati del
letto, abbracciando lentamente l'alcova in cui il
Rettore stava dormendo. Lunghe ossa di cenere si
protendevano verso l'uomo congiungendosi sul suo
collo soavi, lente ma sicure. Sir Holland dormiva
beato quand' ecco che questi artigli di ghiaccio
presero a stritolargli il collo. Svegliatosi di
colpo vide due mani scheletriche che premevano e
premevano. Ruotando gli occhi scorse le ossa delle
braccia provenire da sotto il letto e il terrore
divenne valanga dalla testa ai piedi. Urlò, si
dimenò ma le mani invisibili continuarono a tenerlo
bloccato tanto da spezzare le assi di legno del
letto, accartocciandolo. Un sibilo percorse la sua
mente, impossessandosi dei suoi pensieri,
bloccandolo a tal punto da non riuscire più a
comandare il cervello. Questo sibilo divenne sempre
più forte, elettrico, stridulo. Il volume altissimo
gli massacrava i timpani, mentre le braccia della
Morte sotto il letto lo intrappolavano senza pietà.
Quand'ecco che la presa s'allentò un poco e Sir
Holland trovò la forza immediata per precipitarsi
nell'armadio, con l'intento di recuperare la sua
preziosa vestaglia e scappare dal mare, lontano da
qualsiasi cosa si annidasse sotto il letto ma ecco
che aprendo l'armadio si trovò davanti un essere
bianco, non identificabile con nessun essere umano a
lui conosciuto eppure dalle sembianze umane, la
testa ovale, due occhi scavati e profondamente
ricolmi di terrore.
Nel suo cervello comparve nuovamente il sibilo e la
sua mente fu loccata mentre ondate di terrore lo
assaltavano da ogni angolo. Alle sue spalle un
ringhio ironico si faceva più pressante.
Cos' erano? Cos'erano quelle creature? Cos' erano
quelle macabre finzioni? Allucinaizoni, forse?
–
“Ti piacerebbe, vero? Ti piacerebbe che fossimo
finzione?!” un riso agghiacciante frantumò l'aria e
lo specchio sulla cassettiera andò in mille pezzi.
Un lampo e Sir Holland fu azzannato alle spalle da
fauci d'avorio. La bestia bavosa spiccò un balzo
nell'armadio con lui ben conficcato fra i denti,
passando attraverso il corpo dell'anieno. Uno sciame
di scorpioni invase come un'onda la stanza murando
vivo il Rettore nell'armadio, cementandosi vicini.
Sir Holland, attraverso il corpo dell'alieno, venne
catapultato in un buio precipizio. Scendeva veloce,
roteando su se stesso, non più azzannato dal lupo ma
spogliato di ogni avere, misero come un verme. Più
cadeva più le voci di tutte le persone che aveva
ucciso ridevano di lui e lo schernivano. Volti
fantasmi di servi e amici gli sputarono addosso con
saliva purulenta. Urlava agghiacciato e ovunque il
suo sguardo posasse gli occhi in quella caduta
costante e senza fine mani di morti invadevano il
suo corpo, stritolando, strangolando, graffiando
tutto quel che in quella carcassa umana trovarono.
Precipitò sfracellandosi su un freddo terreno
corvino.
Non aveva più le pupille, la sua pelle era
strappata, la sua preziosa vestaglia da Rettore era
dilaniata, appesa ad un rinsecchito albero su cui
gravavano, defecando, corvi e condor pronti al
banchetto.
Si trovò in un baleno su un tavolaccio in acciaio,
circondato da creature grigie come il fumo e
fluttuanti come fantasmi. Gli uni avevano occhi
infossati, larghi, un viso trapezoidale, dei corpi
limitati: erano alieni. Gli altri avevano uno
spessore simile alla carta velina, senza odore,
cerei come la fine: erano fantasmi. Alle spalle
degli alieni e dei fantasmi riuniti intorno al
patibolo giunse una creatura aliena con strani ed
agghiaccianti coltelli da lame seghettate, falci,
machete, forbici.
Il terrore e l'impotenza pervasero Sir Holland e
proprio allora il sibilo nel cervello riprese
bloccando ogni possibile reazione. Questa volta gli
alieni gli lasciarono la consapevolezza ma gli
tolsero l'uso della lingua. In un batter d' occhio
l'alieno sprofondò la falce nel torace del Rettore,
incidendola fino all'inguine. Due mani bianche come
la neve spalancarono le viscere, strapparono le
budella e le gettarono agli uccellacci assetati di
morte. Nel vasetto che Sir Holland aveva usato per
ingabbiare lo scorpione fu intrappolata la scintilla
di vita che ancora era accesa nel corpo del vecchio
e il cuore fu sradicato dalle arterie. La ciurma di
fantasmi s'imbarcò verso il limbo della morte
pregustando il supplizio e la vendetta tenendo in
pugno la scintilla di vita del loro assassino.
Gli alieni se ne andarono con i reperti di studio
che andavano cercando: cuore, cervello, genitali.
Così mutilato il corpo del vecchio sir Holland venne
gettato per terra e su di lui calarono stormi di
volatili neri, divorandosi quel che rimaneva del
vecchio Sir Thomas Holland, Magnifico Rettore ed
erede universale del castello a strapiombo sul mare.
La vendetta non era ancora compiuta quando da
lontano un peschereccio vide la luce strabiliante di
un portentoso incendio: lingue di fuoco lambivano il
cielo arrossendo le guance della luna.
La fortezza arroccata sull'oceano era in fiamme. Al
suo interno una risata isterica copriva lo
sfracello.