DARKO,
REDD E BLOODY
I
Fratelli Del Male
di D'Avola Federica
Le nuvole di quella nera notte oscuravano la
brillante bellezza delle stelle.
La luna piena mostrava con arroganza il suo volto
etereo, mentre un cervo correva per la foresta
infestata da mostruosi alberi dalle fattezze
demoniache. Le sue zampe calpestavano violentemente
l’erba umida, il suo respiro era affannato e i suoi
occhi roteavano velocemente tra questo e quell’altro
angolo di tenebra. Scrutò il vicino villaggio con i
lampioni attorniati dalla fitta nebbia autunnale e
seguì la morte tra le sue strade di pietra grigio
chiaro. Il rumore dei suoi zoccoli echeggiava per le
strette vie insieme al sospiro del vento gelido. Nel
giro di pochi istanti, il cervo si distese sul
pavimento della piazza ed esalò il suo ultimo
respiro.
Il suo carnefice riprese l’alabarda conficcata nel
cuore del povero cervo e leccò con enfasi la punta,
poi si gettò sul cadavere e affondò i lunghi canini
nell’inerme collo. Con annoiato piacere rubò ogni
goccia di quello che era stata la sua rossa vita.
Una risata ruppe il silenzio e lunghi capelli rossi
corsero per i tetti. Il cacciatore lasciò la
carcassa ed inseguì la ragazza. Le loro risate
scuotevano la silenziosa notte ed i passi leggeri
deformavano a malapena la bagnata erbetta nella
consacrata terra del sonno eterno. I resti del
marmoreo mausoleo dei Lucian sovrastavano la collina
di iris ed il sentiero di indignitosa pietra
piangeva per i primi ospiti che lo oltrepassavano.
La civetta era l’unica spettatrice di quel funesto
rito. Da sopra il tetto diroccato osservava i due
disegnare sul polveroso marmo e bagnarlo con il
proprio sangue. I tratti del disegno brillarono di
porpora e l’interno del cerchio divenne di liquida
tenebra.
Una mano guantata di pelle bordeaux emerse dal
laghetto, ma i ragazzi non riuscirono a vedere il
suo proprietario. Fili sottili dorati avvolsero la
mano e la ricondussero giù e il cerchio si spense.
10 anni dopo
Coktail, fronzoli, musica house e spensieratezza
quella sera regnavano nel ballo di primavera di un
liceo di un piccolo paesino. Il cacciatore dai
bronzei ricci aveva trascorso 3 ore a mimetizzarsi
tra quegli stupidi adolescenti che l’avevano
annoiato ed ora osservava i neo-eletti re e
reginetta.
Salì sul palco e strappò il microfono dalle mani del
re con nonchalance.
<< Vi state divertendo ragazzi? Un applauso ai
sovrani >> disse.
Si voltò verso i due e applaudì e anche gli altri
fecero lo stesso.
<< Io sono Darko e sono convinto che debbano essere
il re a morire prima del popolo >>.
Detto ciò si guardò intorno e vide molti sorridere
pensando che fosse uno scherzo.
Si avvicinò al dj e lo buttò a terra, attaccò
l’I-pod e la sua musica preferita uscì dalle casse:
il metal era perfetto per quella sera. Un enorme
spadone emerse da una pozza nera evanescente sotto
la sua mano tesa e lui la puntò verso il re.
<< Che la festa inizi! >> disse, mentre la testa del
biondino rotolava tra le urla della folla.
La reginetta saltò giù dal palco scappando verso
l’uscita, mentre la folla si accalcava sulle vie di
fuga disponibili.
Darko rimase sul palco a fissare quella gente
terrorizzata con profondo gusto, mentre la sala si
stava velocemente svuotando. Sarebbe dovuto scattare
all’attacco, ma sapeva che non gli sarebbero
sfuggiti e decise di sedersi e ascoltare la playlist
del suo I-pod.
Nel frattempo per il corridoi bui correvano
disperati i ragazzi.
La scuola vantava più uscite, ma quella più veloce
si trovava di fronte a loro. Spinsero il maniglione
antipanico, ma non si aprì. Tentarono più di una
volta e, quando si resero conto che i cardini era
stai sciolti, si avviarono verso la seconda uscita.
Scesero le scale e percossero il lungo corridoio ed
uscirono nel cortile: poche decine di metri li
separavano dal cancello.
Il cielo che poco prima era stellato si riempì di
nuvole nere, mentre tuoni in lontananza rompevano il
silenzio.
Il cancello era chiuso e furono costretti a
scavalcarlo.
Colsero per la città alla ricerca di un rifugio
sicuro tutti insieme legati da pochi sentimenti:
terrore e istinto di sopravvivenza.
Avevano corso per chilometri ma la stanchezza
sembrava non averli ancora raggiunti e poi si
fermarono di botto: qualcuno ostacolava il loro
cammino. Lunghi boccoli rossicci costernavano uno
splendido viso dagli occhi verdi e ricadevano
sinuosamente sullo spadone sostenuto dalle spalle
della ragazza.
Non si mosse e non staccò gli occhi dal terreno per
minuti, mentre i ragazzi rimanevano immobili: il
tempo sembrava essersi fermato.
Un tuono squarciò la calma ed una ragazza si mosse
da dentro il gruppo; corse veloce nella direzione
opposta all’ostacolo e si sentì salva, ma una nuvola
nera si mosse velocemente al suo inseguimento e la
sommerse; poi si sollevò in volo e sfrecciò verso la
scuola.
La ragazza dai capelli rossi alzò la testa in
direzione del gruppo.
<< Mmm … bella notte … Redd, questa notte, giocherà
con voi stupidi mortali >>.
Sorrise con arroganza, inclinando la testa verso
destra, e guardò la nuvola nera disporsi al suo
fianco. Assunse la forma di un umanoide di fumo nero
e aspettò gli ordini.
<< Prendili ad uno ad uno e riportali indietro, ma
molto lentamente: voglio giocarci un po’ >>.
Detto ciò il gruppo riprese a correre, separandosi,
mentre l’umanoide li sorvolava e la ragazza gli dava
vantaggio: la caccia era il suo forte e niente e
nessuno poteva scappargli.
Il lago veniva scosso dal vento tempestoso di quella
notte, mentre un ragazzo si gettava in ginocchio
sulle sponde. Respirava con affanno stringendosi il
petto con la mano. L’avevano costretto i suoi amici
ad andare al ballo ed ora si era reso conto che era
meglio non ascoltarli. Si avvicinò all’acqua e bagnò
la faccia. Poi una risata attirò il suo sguardo
verso il centro del lago.
La ragazza camminò, sospesa nel vuoto, sopra
l’acqua, guardando il terrore negli occhi di lui.
L’ultima cosa che disse il ragazzo prima di venire
risucchiato dalla nube di tenebra fu uno stentato
miagolio e più nulla.
Due ragazze correvano per la strada vuota quando i
fari di una macchina si videro in lontananza. La
Fiat bianca si fermò davanti le due e aprì lo
sportello del passeggero. Le ragazze salirono senza
farsi molti problemi e ripresero a respirare.
<< Ci sono 2 pazzoidi che vogliono ucciderci, la
prego ci aiuti >> disse una delle due.
Il guidatore non rispose.
L’abitacolo era completamente buia e le luci dei
lampioni non bastavano per vedere il volto del loro
salvatore. La macchina entrò in un cancello e, con
profondo terrore, le ragazze si resero conto che
erano tornate al punto di partenza: la scuola.
La luce del lampione illuminò il volto di
quell’essere e il loro grido venne udito perfino dal
cacciatore nella sala. I residui di carne di quello
scheletro si staccarono, quando le ragazze lo
spinsero via e tentarono la fuga. Un esercito di
scheletri appena usciti dalla tomba gli tagliarono
ogni possibilità e le poverette vennero trascinate
dentro, mentre la nube portava un altro carico.
La sala aveva cambiato decorazioni: ora al posto dei
palloncini, al soffitto vi erano appesi ragazzi che
si dimenavano. Darko staccò l’I-pod e si concentrò
sul disegno con il gesso che stava creando sul
pavimento.
<< Darko, te li ho riportati tutti >> disse Redd,
attorcigliando le dita tra i capelli.
<< Stupendo! Pochi minuti e il fratellone sarà qua
>> rispose, abbracciando la ragazza.
<< L’hai vista la reginetta? >> chiese Redd.
<< Si, non è male, ma non è per noi >> rispose
Darko.
<< Non posso neanche assaggiarla? >> piagnucolò.
<< No. L’esercito è pronto? >>
<< Si >>
<< Wyatt sta arrivando >> disse Darko.
<< Perfetto. Stavolta non ci frega! >>.
La ragazza impugnò un pugnale e il fratello fece lo
stesso.
Chilometri vicino la scuola.
La moto rosso e oro sfrecciava per le strade senza
badare alle macchine che sorpassava.
Aveva cercato i gemelli per anni, ed ora che li
aveva trovati, doveva affrettarsi a fermarli.
Le luci della città si avvistavano sulla collina,
mentre Wyatt si lasciava il lago alle spalle. Una
nuvola rossa sovrastava un grande edificio: il rito
era iniziato.
I Dragonheart li inseguiva da secoli; erano una
sorta di famiglia reale dei demoni.
Al maggiore dei fratelli, Bloody, aveva teso una
trappola più di 2 secoli prima ed era riuscito a
rispedirlo nel suo paese d’origine: l’inferno. Da
allora i gemelli cercavano in tutti i modi per
riaverlo con loro. Il più grande dei due, Darko, era
riuscito ad imprigionarlo un paio di volte, ma mai a
rinchiuderlo nell’inferno: per farlo doveva fare il
rito per entrambi i gemelli nello stesso tempo. Redd
era la più piccola della famiglia, era veloce, forte
e molto intelligente: troppo difficile da catturare.
Entrò dentro l’istituto, investendo una miriade di
scheletri, con la moto e si diresse verso la sala.
Quando i gemelli lo videro, applaudirono la sua
entrata trionfale: anche se erano nemici, provavano
profondo rispetto per lui ed egli provava la stessa
cosa per loro.
Gocce di sangue venivano perse dalle vittime appese
alla parete mentre il disegno sul pavimento emetteva
luce.
<< Sei in ritardo Wyatt >> esclamò Redd.
<< Non importa, posso sempre rimediare >> rispose
lui, impugnando il suo spadone.
Le scintille uscirono dagli spadoni dei due
duellanti. Wyatt era forte almeno quanto lei, ma
Redd poteva vantare più agilità. I fendenti
lanciavano getti d’aria dappertutto: uno prese di
striscio Wyatt ed un altro fece un profondo taglio
sulla guancia di Redd, mentre la sala si riempiva di
crepe.
Il portale diventava sempre più brillante mentre
Darko recitava il rituale.
I tratti luminosi del disegno si spensero a formare
un lago nero: il portare era aperto.
<< Wyatt, meglio che te ne vai: il fratellone è
arrabbiato con te >> disse Redd, ridendo, mentre
bloccava il fendente.
<< Sarete arrabbiati anche voi tra un po’ >> rispose
Wyatt.
Prese una boccetta dalla tasca e buttò la polvere
che conteneva sul faccia di Redd. Mentre lei
starnutiva, ed il suo gemello faceva lo stesso a
metri di distanza, un turbine nero si generò dal
portale. Quando si spense, Wyatt afferrò per i
capelli Redd e la gettò nella pozza nera.
<< Darko … ora tocca a te >> disse Wyatt, ridendo.
Il ragazzo provò a scappare, ma Wyatt lo prese
annodandogli una corda al collo e lo spedì nelle
tenebre.
Il portale si chiuse e Wyatt liberò i ragazzi. Li
portò subito fuori dalla scuola e chiamò un
ambulanza, mentre la scuola crollava.
Distrusse tutte le prove di quel sciagurato rituale
e cancellò loro i ricordi di quella sera e sfrecciò
via a cavallo della sua moto. L’esercito di
scheletri era tornato a dormire.
La polizia disse che la trave principale aveva
ceduto e tutto l’istituto era crollato.
Chissà cosa avrebbe fatto tutto quel tempo senza
quei due pazzoidi? Si sarebbe annoiato presto?
No … ora sarebbe stato lui a ricondurli nel mondo
umano: quel gioco non doveva avere fine.
Il mondo doveva provare terrore per andare avanti e
lui doveva occuparsi di mantenere l’equilibrio tra
bene e male. Il guardiano dell’inferno avrebbe
passato un paio di decenni a distruggere demoni
inferiori e poi avrebbe ricondotto i Dragonheart in
quel mondo.
Con un sorriso divertito saluto quella città e si
preparò per una nuova caccia.
2
giorni dopo
La reginetta del ballo si destò dall’ennesimo incubo
di quei giorni. La scuola era crollata sul suo
fidanzato e non riusciva a darsi pace. Si alzò dal
letto e si avvicinò alla finestra: era l’alba.
Guardò giù e notò un ragazzo che la fissava. Gli
occhi blu notte venivano nascosti da dei bellissimi
capelli neri, mentre il sole lo illuminava. Era
seduto a cavalcioni su di una moto nera e portava
una strano simbolo su un catena che pendeva sul
collo.
Si guardarono negli occhi per un po’, poi lei si
soffermò sulla moto. Sul serbatoio, con lettere
d’argento, c’era scritto qualcosa.
<< Bloody >> sussurrò la ragazza.