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Biografia dell'autore

 

 

 

 

DI SORRISI SENZA VOLTI

di Giacomelli Luca

 

 

Tutto era immobile adesso. Sembrava quasi non fosse accaduto nulla. Ed in effetti tutto era rimasto uguale a prima, ma Alice non riusciva ancora a respirare. Scese velocemente le scale per controllare che la casa fosse in ordine: sistemò i quadri alle pareti, raccolse qualche vecchio soprammobile annerito.

“Oh mio Dio! Non puoi immaginare il trambusto che è successo in strada!” disse d’un fiato Penny chiudendosi la porta d’ingresso alle spalle. Prese fiato.

“Ma questa dove essere di assestamento…è durata meno delle altre” disse

Alice la guardò accigliata.

“D’assestamento o no, io odio i terremoti!” sentenziò mentre finiva di aggiustare il vaso di ortensie sul tavolo dell’ingresso.

Alice si guardò intorno preoccupata; c’era qualcosa nell’aria cupa di quel pomeriggio che la turbava, ma quel che era peggio non sapeva il perché. Sembrava che una gelida foschia si fosse impossessata della casa e non riusciva a togliersi dalla testa che tutto fosse cominciato con il terremoto.

Fu come uno sparo, uno schianto secco che si portò via la corrente elettrica. Alice istintivamente si coprì la testa con le braccia quando la lampadina del soggiorno si frantumò in mille pezzi.

“No! No! Dimmi che non è vero!” imprecò Penny dal piano di sopra

“Si è fulminata una lampadina credo…” rispose Alice ancora spaventata. Cercò di riprendere il controllo mentre affannosamente cercava la torcia che si trovava nel cassetto della credenza. Era solamente andava via la luce, una cosa che non la spaventava più da quando era bambina. Eppure mentre apriva i cassetti cercando quella maledetta luce le tornavano alla mente quei ricordi sopiti, di ombre silenziose, di volti senza sorrisi. Non si rese conto della presenza alle sue spalle presa com’era dall’ansia. Non riuscì nemmeno a voltarsi quando la mano le afferrò la spalla e gridò più forte che poteva.

“Ehi, ehi calmati! Non pensavo di spaventarti tanto!” si scusò Penny che era giunta alle sue spalle

“Sei diventata matta? Vuoi farmi morire?” le gridò contro Alice. Era davvero spaventata, il cuore le batteva a mille.

“D’accordo stai calma! È solamente andata via la corrente…e comunque…” ma fu interrotta.

La credenza di fronte a loro cominciò a oscillare: ogni singolo bicchiere di cristallo, ogni singola bottiglia, ogni vaso cominciò a intonare un tintinnio armonico, una sinfonia che nella sua bellezza era terrificante. Tutto intorno a loro tremava. Le due ragazze si strinsero una vicino all’altra, mute.

“Scossa di assestamento. Scossa di assestamento. Ora finisce. Ora finisce.” Continuava a ripetere Penny.

Ma il terremoto non cessava. Le due ragazze si strinsero ancora più forte, paralizzate dalla paura. Ci fu colpo secco in cucina che le fece sobbalzare e poi un vetro che si rompeva in soggiorno, un quadro che si staccava proprio dietro a loro.

“Perché non smette? Perché non smette!” gridò Alice

Poi di nuovo il silenzio. Si potevano udire solo i respiri spaventati delle due ragazze che si guardavano attorno caute.

“Ma cosa sta succedendo? Questa non era come le altre scosse!” sbottò Penny chiudendo lo sportello della credenza che si era aperto.

Poi ci fu un altro schianto. Alice e Penny si guardarono seriamente preoccupate questa volta.

“Cos’era?” chiese Alice

“La porta sul retro credo…”. Poi un altro schianto.

“Ohhh!” si lasciò sfuggire Alice

“Si deve essere aperta a causa del terremoto” razionalizzò Penny e si diresse in cucina per chiuderla

“Aspetta!”

Girò la chiave tre volte assicurandosi che questa volta fosse ben chiusa. Guardava gli alberi fuori muoversi sotto la forza del vento cercando di nascondere in quel modo quanto fosse spaventata. Era la sorella più grande e doveva mostrarsi forte per proteggere Alice.

“Penny guarda…i vetri delle finestre sono tutti crepati…e la carta da parati si sta staccando…le lampadine sono tutte esplose…ma cosa sta succedendo?”. Alice stava analizzando con voce tremula i danni alla casa.

“Non ne ho idea…ma non ho intenzione di passare tutta la notte qui al buio! Quindi accompagnami in soffitta!” disse Penny passando la torcia alla sorella.

Alice la guardò con aria interrogativa.

“Così tu mi reggi la torcia mentre io sistemo il quadro della luce!” spiegò Penny.

 

 

“Ricordami perché lo stiamo facendo?” chiese sarcastica Alice mentre salivano le scale di legno della vecchia casa della nonna.

“La luce ricordi…guarda che non siamo più delle bambine!” rispose Penny, ma la voce tradiva le sue parole.

Ad un certo punto Alice si fermò. Penny la guardò, attendendo che parlasse, non capendo cosa l’avesse bloccata. Con lo sguardo seguì quello della sorella fino al soffitto.

“Pensi sia un’infiltrazione?” chiese

“Dal tetto? Non sta neppure piovendo…” cercò di capire Penny

“Ma allora cos’è? Io non l’ho mai notata prima quella macchia…”

“Che sia colpa del terremoto?” azzardò Penny

“Già…come i vetri incrinati, la carta da parati staccata, la corrente e…questa strana atmosfera cupa…sembra quasi che la casa non sia più la stessa” continuò Alice mentre salivano le scale. Fu Penny questa volta a fermarsi e a guardarla.

“Non ti sembra di esagerare? Paranoica!”

“Sarà…ma la nonna ci credeva…”

“La nonna era matta ed è morta!” rispose Penny, stufa di quegli stupidi pensieri.

La porta della soffitta ci mise un po’ prima di aprirsi. Sembrava che il terremoto non avesse colpito la grande stanza che era sorprendentemente in ordine. Tutto era perfettamente immobile, forse anche troppo. Dalla grande vetrata nel lato est della soffitta entrava un debole fascio di luce argentea.

“Non ti sembra un po’ troppo silenziosa…mette i brividi” confessò Alice

“No! Ma sbrighiamoci che sono stanca del buio!”

Si avvicinarono al vecchio quadro elettrico. Lo sportello si aprii con un acuto cigolio, eppure il rumore fu quasi assorbito dalla stanza e quasi non lo avvertirono.

“Che strano…c’è sempre stato un forte eco quassù… ma cosa sta succedendo?” si chiese Penny

“La stanza sembra satura…” constatò Alice guardandosi le mani che si mescolavano con il buio della stanza.

“Satura? Ma ti senti quando parli? Vuoi farmi luce?”disse irritata Penny

“La torcia è punta proprio su di te!” rispose seccata Alice

“Non si vede nulla! Eppure prima la torcia funzionava…” disse Penny mentre colpiva la torcia sperando di farla funzionare. Eppure non si accorgevano di quello che le circondava. L’aria stessa era pregna di quella cosa.

L’ombra si muoveva tutto intorno a  loro, era densa, di un nero assoluto. E pensava.

“Prova a vedere se ci sono delle batterie nuove…qua non si vede niente!” suggerì Penny

“E come faccio…è buio pesto…un momento…”

“Cosa?”

“La luce della luna…perché è tutto nero? Penny c’è qualcosa che non va!”

“Non dire sciocchezze!”

“Penny è tutto nero! Non vedo più nulla!”

“Nemmeno io vedo nulla! Dannazione ma cosa sta succedendo?” sbottò anche la sorella maggiore.

Erano bloccate nel buio più totale, immobilizzate dalla paura, tutto sembrava essere risucchiato da quell’entità che le circondava; la luce, i suoni, persino i loro respiri sembrava inghiottiti in quel buco nero.

Alice si rivide bambina, nella camera da letto della nonna mentre facce senza sorrisi, ombre terrificanti la circondavano mentre cercava rifugio sotto le coperte.

“Si! Non ero un brutto sogno…ora lo sai!” echeggiò una voce demoniaca

“Oh mio Dio! Che diavolo eh? Alice dove sei?” gridò terrorizzata Penny. Ma Alice non riusciva a parlare, non riusciva a muoversi.

“Sono sempre stato qui…io sono la casa stessa…e ora sarò anche voi!” tuonò di nuovo

“Alice rispondimi, ti prego!” gridò Penny

Non ci pensò due volte: si gettò verso la sorella cercando di trascinarla via. Le due ragazze corsero verso la porta della soffitta, ma questa si chiuse di scatto di fronte a loro.

“No!No! accidenti non si apre! Alice fa qualcosa!” gridò Penny mentre cercava di aprire la porta. Ma questa era bloccata. Poi improvvisamente l’ombra sembrò prendere forma, una sagoma longilinea dal ghigno terrificante. Le due ragazze si voltarono contemporaneamente, spalle alla porta, erano terrorizzate.

“Che cosa vuoi? Chi sei?!” gridò Penny. Si guardava attorno, in modo schizofrenico, cercando di vedere quell’essere.

“Voglio voi!”

L’ombra si gettò contro la ragazza sbattendola contro la porta. Alice gridò cadendo sul pavimento di legno.

Per un attimo sembrò essere tornato tutto alla normalità: di nuovo la luce della luna filtrava dalla vetrata e si sentiva il rumore del vento tra gli alberi. 

“Dove è andata l’ombra?” chiese Alice alzandosi in piedi

“Non lo so…sembra scomparsa…ma io non voglio rimanere un minuto di più in questa casa!” disse Penny e fece per aprire la porta.

“Alice aiuto!” si lasciò scappare mentre con uno scatto repentino la richiuse

“Penny che ti prende?”

“Niente” cercò di ricomporsi

“Apri la porta…andiamocene!” la incitò Alice

Ma le ragazza restava ferma lì, con la mano sulla maniglia, sembrava combattuta, sembrava stesse combattendo contro qualcosa che le impediva di andare avanti. Alice strinse la mano della sorella per aprire la porta ma una scossa la fece balzare a terra.

“Tua sorella è forte Alice…ma non è lei che voglio!” disse Penny con una voce demoniaca. Era posseduta.

“Penny! Che cosa le hai fatto? Lasciala andare!” gridò Alice

“Come vuoi…”

Accadde tutto molto velocemente: l’ombra uscì dal corpo della ragazza, tornando a occupare tutta la stanza, a inghiottire nel buio qualunque cosa e come sospinto da una forza irresistibile il corpo di Penny fu scagliato contro la vetrata che si infranse in mille pezzi, in un frastuono che fu assorbito dal vuoto.

“No!” gridò Alice

Cercò di alzarsi in preda alle convulsioni , cercò di raggiungere la vetrata rotta ma fu inutile. Quella stessa forza la abbatté di nuovo per terra, trascinandola verso il lato opposto della soffitta.

“Penny! No! Ti prego, ti prego! Che cosa hai fatto!?” gridò con tutta la rabbia e la disperazione che aveva in corpo. Provò ad alzarsi di nuovo, ma ancora fu schiacciata a terra. Vide ancora quei volti terrificanti intorno a lei, quegli incubi che erano diventati realtà. Improvvisamente si ricordò della storia della nonna, quella sull’uomo nero…

“Non ero una semplice storia…la vecchia lo sapeva…”

Si guardò intorno per cercare di capire da dove provenisse quella voce ma era ovunque e in nessun luogo. E poi ancora vide quel volto, riflesso nello specchio, un volto vuoto, un sorriso senza volto.

“Non resistermi…è inutile…tu mi appartieni come questa casa, sono io!”

Cercò di trascinarsi verso la porta, per l’ennesima volta ma mani invisibili la trattenevano schiacciandola a terra. E poi tutto divenne nero, immobile, silenzioso. Si sentii improvvisamente un tutt’uno con la stanza, con la casa. Vuota. Dentro e fuori. E perse i sensi.

 

Quando si risvegliò era nel suo letto. meccanicamente Alice si alzò e si avvicinò al grande specchio ovale di fronte alla finestra. Guardò la sua immagine riflessa, i suoi lunghi capelli scuri, i suoi occhi castani, i suoi lineamenti delicati ma definiti. Ma era solamente quello ormai. Un insieme di linee e di forme inespressive, prive di qualsiasi emozioni, vuote. Accennò un ghigno soddisfatto. Un sorriso senza volto.