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Biografia dell'autore

 

 

 

 

ELEANOR NON SE NE VA

di Lizzi Marina

 

 

Da quanto tempo se ne stava fermo a guardare la porta chiusa davanti a sé?

Non lo sapeva, ma doveva essere una bella manciata di minuti, perché i suoi piedini nudi erano ormai diventati più freddi delle piastrelle del corridoio su cui poggiavano e la manina che reggeva il bicchiere colmo d’acqua per la notte stava tremando indolenzita, rovesciando gocce sul pavimento. Tremava la manina di Louis, come ogni notte, davanti alla porta della sua stanza, da quasi sei mesi a quella parte.

Louis, è successa una cosa oggi, piccolo mio…

La voce di sua madre gli percorse la mente come un soffio d’aria autunnale, uno di quelli che sembra tiepido e dolce, ma porta nascosta al suo interno una punta di freddo gelido e fa sempre cadere sciami di foglie morte dagli alberi.

Louis rabbrividì battendo i dentini, e altre gocce d’acqua caddero sul pavimento, una di quelle gli cadde su un piede, e quel tocco fu così inaspettato che Louis trasalì per lo spavento.

Non poteva permettersi di aspettare ancora, si era fatto troppo tardi, la mamma, che da sei mesi ormai non faceva altro che piangere,  l’avrebbe sgridato se l’avesse trovato ancora lì, fermo in corridoio davanti alla porta, e papà, che da sei mesi invece non faceva altro che bere, avrebbe probabilmente fatto anche peggio.

Deglutì rumorosamente e poggiò la manina sulla maniglia, con un altro immenso sforzo e un sospiro aprì la porta. Era sempre stata così buia la sua camera? No, oh no, questo lo sapeva, lo sapeva benissimo che non era così, sapeva benissimo che anche lei era cambiata in quei mesi, insieme a tutti e tutto il resto, e ora, quando apriva la porta di notte, il buio prigioniero che conteneva sembrava fluttuare fuori come nebbia nera.

La manina si spostò sull’interruttore.

Click…

La luce rimase spenta.

Certo, a Eleanor piaceva così. Eleanor voleva che fosse così. La luce le aveva sempre dato fastidio, quando lei era in camera, la luce doveva rimanere spenta e se per caso Louis l’accendeva per sbaglio iniziava a lamentarsi, lamenti che si sarebbero trasformati in grida, grida che sarebbero diventate rabbia, rabbia pura, e avrebbe continuato a gridare furiosa anche molto tempo dopo averla spenta. Allora Louis stava fermo dietro la porta, rannicchiato per terra, ad aspettare che smettesse con le manine sulle orecchie, cercando di piangere silenziosamente perché se lei l’avesse sentito, ne era certo, si sarebbe trascinata giù dal letto con gemiti e tonfi, e sarebbe strisciata fino alla porta maledicendolo in mille modi diversi e lì sarebbe rimasta, a bloccargli l’ingresso. Eleanor voleva che lui soffrisse, Louis lo sapeva. Voleva che lui soffrisse perché lui era sano e lei invece no.

Eleanor lo odiava, Louis lo sapeva.

Con un piede spinse la porta un po’ più in là e si intrufolò nel varco, avendo cura di non richiudere la porta dietro di sé, per quanto fosse inutile, lo faceva lo stesso. Quasi all’istante sentì il freddo arrampicarglisi  lungo la schiena come un insetto velocissimo e impazzito, arrivando fino alla nuca. Nonostante i brividi, si concesse un’occhiata fugace al letto vuoto e silenzioso accanto al suo, tutto quel freddo e quel maledetto buio, ne era sicuro, venivano da lì. Bastava guardarlo, quel letto, per capirlo. Giaceva immobile, silenzioso e nero come farebbe un mare calmo e profondo di notte, e distribuite attorno aveva ancora le rovine delle attrezzature mediche che avevano tenuto in vita sua sorella per lunghi anni atroci. Nessuno le aveva buttate in quei sei mesi, probabilmente nessuno le avrebbe buttate mai più. Era necessario che rimanessero lì, come monumenti della sofferenza e del dolore. Era necessario che rimanessero lì a raccontare quello che Eleanor aveva subìto.

Ti piacerebbe diventare come me, Louis? Il ricordo lo colpì come un pugno nello stomaco, immediatamente avvertì un fortissimo senso di nausea e per un terribile attimo barcollò faticando a reggersi in piedi.

Ti piacerebbe? Ti piacerebbe essere come me, fratellino? Ce l’hai nel sangue, lo sai? Hai il mio stesso sangue schifoso e malato, Louis. Perché non mi guardi, Louis? Ti faccio schifo, vero? Ti faccio schifo, Louis? TI FACCIO SCHIFO? Guardami! GUARDAMI GUARDAMI GUARDAMI!!!!!!!!!

E batteva, batteva contro tutte quelle attrezzature facendo un rumore infernale. Batteva con il bastone alla cui estremità il papà aveva attaccato un uncino, per permetterle di prendere le cose anche quando era ferma nel letto o sulla sedia a dondolo.

Anche quel bastone era ancora lì, non lo vedeva adesso, ma le luci dell’alba lo avrebbero rivelato in un angolo, appoggiato al muro.

Louis strinse gli occhi e corse verso il suo lettino buttandosi sotto le coperte, senza preoccuparsi di avere il bicchiere ancora in mano e rovesciando altra acqua sul pavimento e sulle lenzuola.

Louis, è successa una cosa oggi piccolo mio, Eleanor…Eleanor se n’è andata…

Perché gli adulti non usavano mai le parole adatte? Quelle giuste?

Eleanor è morta, avrebbero dovuto dirgli.

La manina sbucò timidamente da sotto le coperte e poggiò il bicchiere quasi vuoto sul tavolino che divideva il suo letto da quello che una volta era appartenuto alla sorella malata, poi la ritrasse velocemente e attese, con il cuore che batteva velocissimo nel petto e gli rimbombava nelle orecchie.

Attese tremando, sotto le coperte che ogni giorno diventavano di più ma non riuscivano a impedirgli di avere freddo, per tutta la notte.

E la mamma non capiva, la mamma non voleva starlo a sentire quando tentava di spiegarle il perché.

La mamma piangeva e lo sgridava, quando tentava di spiegarle il perché.

Un leggero spostamento d’aria, un tonfo lieve.

La porta della camera si era chiusa.

Crik…

Eccola.

Crak…

La sedia a dondolo davanti ai loro letti va avanti…

Crik…

…e poi va indietro…

Crak…

…e fa scricchiolare le assi del pavimento.

Louis gemette sotto le coperte, cominciando a piangere in silenzio con le manine schiacciate sulle orecchie per cercare di non sentire.

Crik…

Non è cambiato niente.

Crak…

“Louis…” la voce scricchiolava come il pavimento. Perché nessun altro riusciva a sentirla?

Crak…

 “Louis? Perché non mi guardi, Louis?”

Eleanor è morta, avrebbero dovuto dirgli…

“Ti faccio schifo, vero Louis? TI FACCIO SCHIFO? LOUIS!!”

 …ma non se n’è andata.

“Guardami!! GUARDAMI!! GUARDAMI GUARDAMI GUARDAMI!!!!!!!!!”

Eleanor non se ne va.