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Biografia dell'autore

 

 

 

 

FAME

di Carli Ballola Riccardo

 

 

La luna era alta e rossa nel cielo, come il sangue.

Era arrivato di lontano, volando nella notte fredda d’autunno. Solo topi in pancia. L’odore di marcio e la nausea gli tornavano su rompendogli lo stomaco e le narici, sensibilissime.

La campagna era cespugliosa e all’orizzonte, dall’altra parte della luna, spuntò il fumo di un camino che, nel buio di una boscaglia, saliva nell’aria rarefatta facendo le capriole. Si sentivano versi sommessi di animali. Percepì delle bestiole strisciare sotto di lui, correre e poi gemiti di uccelli, frulli di ali tra gli alberi. Fissò il comignolo e si orientò verso di esso. S’immaginò il tepore e il calduccio attraversare la sua pelle intirizzita.

Via via che si avvicinò vide spiccare nel buio fitto della selva, al centro di una radura, una casupola gialla, isolata. Entrò nel bosco, scese zigzagando tra gli alberi e si precipitò, fiondandosi sopra la casa.

S’infilò nella canna fumaria, impuzzonendosi in quel fumo soffocante. Ruzzolò giù, battendo contro i mattoni diverse volte, fino a rotolare sul focolare.

Nel camino il fuoco stava spegnendosi, ma le pareti fuligginose che lo perimetravano erano arrossate. Fece appena in tempo, con un guizzo, a scostarsi dalle braci, prima di ustionarsi.

Dall’angolo del camino, contro il quale era rintanato, gli occhietti rossi nel buio osservarono un salotto e delle ombre profilarsi nell’ambiente dov’era. Le orecchie appuntite avvertirono voci e rumori provenire dalla stanza accanto, appena illuminata.

Il calore intanto penetrò nella sua carne, i suoi muscoli ripresero vigore, le ossa lo sostennero e il sangue rifluì nelle sue vene.

Annusò una puzza fastidosa e udì le voci alterate di due persone, rimbalzare contro i muri e rimbombare dentro le sue orecchie. Le loro ombre tremolavano nella luce.

— Hai bruciato la cena — diceva un uomo.

— È rimasta una scatoletta di tonno! — aveva risposto una donna.

Poi lei aprì un’anta della credenza, la prese e gliela mostrò.

— Se la vuoi…

— Tonno…? — fece lui —Aaargh… sempre tonno! Porca puttana, sono tre sere che bruci tutto. Ma ci vuoi badare a quello che fai?

— Sono stufa di stare sempre in casa a cucinare — piagnucolò lei.

— Che cosa ti sei messa in mente? Eh? Pensi che io, alla mia età, possa mettermi a imparare?

Lei abbassò la testa di scatto, e la sua ombra superò la soglia della cucina.

Il volatile ebbe un sussulto. Drizzò le orecchie per percepire se c’era pericolo, ma non accadde niente.

Si sentiva adesso rinfrancato e pieno di energie. Perdurava solo un vuoto pazzesco nello stomaco. Una fame smisurata.

Uscì a balzelli dal perimetro del camino, scrollandosi di dosso la polvere e la cenere che lo insozzavano. Al centro del salotto c’erano un tavolo e intorno delle sedie impagliate. Saltellò sulla prima. Puntò lo sguardo verso la cucina e stette in silenzio ad ascoltare.

La donna rialzò la testa.

— Perché non mi porti mai al ristorante?

La sua voce ora era aggressiva.

Ristorante? — grugnì suo marito.

— Sì, — disse lei. — Vorrei mangiare dell’altro, invece della solita carne surgelata. Ne ho fin sopra i capelli di cibo precotto o altre schifezze preconfezionate.

–– Si può fare… — rispose lui con aria sorniona, avvicinandosi e abbracciandola.

Lei alzò la testa verso di lui.

— Magari domani — aggiunse il boscaiolo.

— Domani?!? — la donna si lasciò cadere per terra con un tonfo, come morta.

Il pipistrello sobbalzò.

— È quasi ora di andare a dormire — rifletté l’uomo, lanciando nell’aria uno sbadiglio inenarrabile.

Lei assunse un’espressione catatonica.

— Io non sono una che si accontenta — bisbigliò, stando seduta e con la testa china. — Quando ho fame, ho fame…

Lui la osservò, scosse la testa, poi guardò la scatoletta sulla credenza, alzò gli occhi verso il soffitto e, con voce demoniaca, brontolò qualcosa di sgradevole. Poi si zittì di colpo…

— Hai sentito? — fece.

— Che-che c-c-cosa? — singhiozzò la donna, pulendosi gli occhi e il naso gocciolante con il dorso della mano.

— Dei rumori in salotto.

Il boscaiolo afferrò un coltellaccio e si affacciò alla porta della cucina guardando in profondità.

Nel buio vide brillare due occhi grandi e rossi, e una figura nera sagomare un corpo d’uomo.

Accese la luce.

Seduto al tavolo c’era un anziano, capelli lunghi e bianchi, tirati all’indietro, ben vestito, con un grande mantello nero, foderato di seta rossa. Sorrideva con un ghigno.

— Chi è lei? Da do-do-dove è entrato? — disse il marito della donna, appena spaventato.

— Passavo davanti alla finestra e ho sentito delle urla — sogghignò l’anziano, mettendosi una mano davanti alla bocca. — La porta era accostata — aggiunse, continuando a ridere.

— Non credo proprio… — disse il boscaiolo.

Sopraggiunse la donna, ancora sottotono per quel rinvio.

— Oooh, — disse spalancando gli occhi — che sorpresa!

Si era ripresa del tutto.

Suo marito la guardò accigliato.

— Chi pensi che sia? Eeeh? — le chiese retoricamente — Mandrake? — poi rise a crepapelle, quasi strozzandosi, buttandosi a terra e saltellando con il sedere.

— Che importa chi è… — rispose lei. — A quest’ora va bene tutto!

La donna si avvicinò al capellone, estasiata, scalciando il marito per non inciampare.

L’anziano, si alzò dalla sedia e si aggiustò fino alle orecchie il colletto inamidato del mantello.

— Madame… — fiatò, e andò incontro alla signora, incedendo con un sorriso e aprendo le braccia.

Il marito, si rialzò da terra con un abile colpo di reni, fu in piedi in un attimo e si mise in mezzo.

— E no! — urlò, guardando negli occhi la moglie con rabbia. — L’ospite, lo sai, lo tratto prima io! — corrugò la fronte e tenne lo sguardo terrificante su di lei per alcuni secondi.

La donna abbassò lentamente il capo, senza proferire parola.

Il boscaiolo si voltò di scatto, per complimentarsi con quel tale di aver scelto proprio quella casa. Stava per abbracciarlo e dimostrargli così tutta la sua gratitudine, ma ad aspettarlo trovò i denti aguzzi del biancone, pronto a piantarglieli nel collo.

Con le due mani il boscaiolo gli afferrò il collo e gli strappò la testa. — Per questa volta, — disse rivolgendosi alla moglie — lascio correre…

Come per miracolo la donna riprese vigore. Si avvicinò contenta e con un morso staccò di netto naso, bocca e mezza guancia del vampiro. Ingoiò il boccone.

— Ero proprio stanca dei soliti petti di pollo! — commentò.

Poi passò la testa al marito che mangiò la rimanente parte.

— Mhmm… — disse lui — questa, però, è carne dura, speriamo che non ci resti indigesta, non voglio fare brutti sogni stanotte.