«Fantastico!» disse
Mattia, chiudendo tra le mani un libro della collezione Urania. L’aveva
acquistato da poco, in una delle tante bancarelle che inondavano il lungomare.
Era una notte speciale, ma
non per lui.
La fidanzata lo aveva
lasciato da una manciata di giorni e lui non aveva ancora smaltito il colpo.
Aveva anche pensato di lasciarsi sedurre dai demoni che possiedono ogni uomo,
creature così effimere da bruciarti l’anima non appena le assecondi, ma alla
fine aveva resistito.
«Fai un salto al
Piccadilly, stasera?» lo aveva esortato un amico per sms. Mattia, però,
aveva ignorato l’invito e, per non esser disturbato, aveva spento il cellulare.
Non gli andava di
festeggiare il Ferragosto con gavettoni, birra e risate. Cercava la quiete,
l’isolamento; un modo per meditare e assaporare un passato di cui avrebbe dovuto
fare a meno.
Così, per non restare
impantanato nella fiumana di persone che invadevano le vie, alle venti era
uscito di casa, aveva preso il motorino ed era andato sul mare.
Voleva godersi il
refrigerio della brezza tirrenica, standosene seduto su uno scoglio, in
prossimità del punto in cui si spegneva il fascio dell’ultimo lampione.
Non gli interessava lo
spettacolo dei colori che tappezzavano le vie. Si era posizionato dando la
schiena alla vecchia cittadina balneare e il volto puntato verso l’arcipelago.
Più in basso, un paio di
pescatori se ne stavano silenti a controllare gli starlight fluorescenti
che avevano calato in acqua.
«Si, davvero bello»
aggiunse Mattia, riponendo il libro in una busta di nylon. Ora era stanco di
leggere, perché le palpebre iniziavano a fargli male, tuttavia sentiva di esser
grato a Bob Shaw. Quello scrittore, tanto matto quanto simpatico, era riuscito a
strappargli un sorriso e già questo era impresa non da poco.
La dolce escursione nel
mondo dei sogni, però, cominciò presto a svanire il suo effetto anestetizzante e
le oppressioni della quotidianità si prepararono a bussare di nuovo alla porta.
Il giovane si passò una
mano sul collo e ruotò il capo da sinistra a destra.
In un cangiare
arancio-bianco, vide brillare i lontani bagliori del porto, poi le luci del
paese confinante, quindi il flebile sussultare del gigante assopito e, infine,
la scogliera che lo separava dal mare aperto.
D’un tratto gli venne di
scrutare in alto, a ponente. Un puntino giallo baluginava nel cielo, sulle prime
impercettibile.
«Che stella è quella?»
sussurrò Mattia, pronto a esprimere un desiderio qualora l’avesse vista tagliare
il firmamento.
Dietro di lui, intanto, i
turisti perseveravano a degustare gelati, acquistare cianfrusaglie e qualcuno
addirittura a litigare.
Una pattuglia della
polizia municipale, infatti, era apparsa simile a un’aquila piombata su una
preda.
«È in divieto di sosta,
signora» diceva un vigile. «Mi dispiace, ma dobbiamo farle il verbale» aggiunse
il collega.
Mattia era alieno da tutto
questo. Continuava ad ammirare quella stella che non voleva saperne di cadere,
impedendogli di esortare il Dio degli astri a concedergli il dono dell’abbraccio
del suo perduto amore.
«Al diavolo!» sbuffò il
ragazzo. Non era una stella, no: si stava ingrandendo.
«È un maledetto aereo!»
convenne.
D’improvviso, il baccano
che lo circondava cessò d’un colpo.
«Guardate lassù!» urlò una
voce femminile.
Un indice si distese in
alto, in direzione delle case popolari corrose dal salmastro.
Non ci volle molto a
capire a cosa si riferisse la donna, perché, in tale afa infernale, quasi tutte
le luci delle case erano spente. Ce n’era solo una accesa e proveniva da una
camera che sfociava in un terrazzo. Sporgente dalla balaustra, c’era una
vecchia. Si disperava e piangeva, seguita da un tizio, in mutande e canottiera,
che teneva in braccio un fucile.
La situazione era così
irreale che anche Mattia distolse lo sguardo dalle sue fantasticherie e lo
ricondusse alla realtà.
Il tizio col fucile
vaneggiava, diceva frasi senza senso, ripetendo varie volte la parola “morte”.
Poi fece un gesto inconsulto, disegnando un cerchio immaginario col braccio.
Forse toccò la vecchia oppure no - nella concitazione non fu chiaro capirlo -
fatto sta che la poveretta cadde nel vuoto. Il corpo, piuttosto grasso a dire il
vero, fece una piroetta in aria, quindi atterrò sul marciapiedi con la testa che
sbatté violentemente sulla superficie.
Qualcuno scattò foto,
qualcun altro, alla ricerca di emozioni più forti, riprese il tutto con il
videofonino.
«Questa è roba da real
tv» ridacchiò un adolescente. «Appena arriviamo a casa la carichiamo su
youtube» aggiunse un altro.
Dopo fu di nuovo silenzio:
il tipo col fucile riprese a vaneggiare.
«I cavalieri sono
prossimi» gridò, puntando l’arma verso le stelle.
«La metta giù, subito!»
gli ordinò uno dei due vigili, ma il tizio era fuori di sé. Forse credeva di
esser ritornato sui campi della seconda guerra mondiale. Fece scorrere il palmo
sul caricatore e mise un colpo in canna.
«Fermo!» comandò l’agente,
ma senza risultato.
Tre, quattro, colpi
risuonarono nella notte.
L’agente doveva
salvaguardare l’ordine pubblico e non poteva certo permettersi il rischio di una
strage.
Adesso i cittadini
piangevano e si nascondevano dietro i tavolini e le bancarelle, ma fu un effetto
effimero. Non appena il pazzo scivolò giù dal terrazzo, tutti si accalcarono per
curiosare. In diversi ripresero a leccare i loro gelati, a scattare foto.
Mattia non sapeva più che
fare, ma aveva toccato con mano che nella vita ci sono cose molte più gravi di
una delusione amorosa. Cose da cui non c’è via di ritorno, come la pazzia, a
esempio.
Tornò a scrutare il cielo
e si accorse che quella luce non era un aereo.
No, ondeggiava troppo.
Inoltre liberava un alone azzurro completamente diverso dai fari di un mezzo
convenzionale.
Il bagliore era così forte
che iniziò a proiettarsi sulle assopite acque del Tirreno, simile a una lama
pronta a penetrare le carni.
Se non ci fosse stata la
tragedia che aveva attratto i cittadini, qualcuno avrebbe gridato all’UFO e
forse a ragione. Ma non c’era nessuno che guardasse a ponente, eccetto Mattia.
Il giovane si massaggiò le
palpebre, perché c’era qualcosa che non riusciva a capire. Era lui che non
metteva più a fuoco l’oggetto non identificato oppure…?
«State indietro, signori»
urlò uno dei vigili, con tanto di paletta in mano. Poi si volse in direzione del
compagno. Il collega si trovava sotto il terrazzino scenario della tragedia,
accucciato nei pressi dei due corpi grondanti sangue.
«Hai chiamato il comando?»
gli chiese il vigile con la paletta.
La domanda parve non fare
breccia nell’attenzione dell’altro. «Ma che stanno dicendo alla televisione?»
rispose, allontanando la bocca dalla ricetrasmittente e facendo attenzione al
brusio che usciva dalla casa delle vittime.
«Per la miseria, hai
deciso di cacciarci nei guai più di quanto siamo?» lo incalzò il collega.
L’agente scosse il capo e
portò lo strumento alle labbra.
«Centrale, mi sentite?
Sono il brigadiere Squaletti» prese a dire. «C’è qualcuno in ascolto, passo.»
Solo un fruscio vi fu in
risposta.
«Nessuno in ascolto? È il
maresciallo Squaletti a parlare, passo.»
Il volto dell’uomo divenne
paonazzo.
«E se fosse vero…»
sussurrò.
Si guardò attorno, infine,
si soffermò poco sopra le isole dell’arcipelago.
Un’energia, quasi solare,
vestiva il mare di grigio perla. In lontananza, montava un alone evanescente che
ricordava l’effetto ottico che regala l’asfalto nelle giornate torride e, più in
alto, una palla di fuoco scendeva in uno scintillio di colori.
Adesso tutti scrutavano
l’inevitabile. Non c’era più nessuno che facesse fotografie o mangiasse il
gelato.
Il caos scoppiò
improvviso. Gli adulti iniziarono a calpestare vecchie e bambini, le auto
travolsero pedoni e passeggini.
In un vai e vieni di grida
e di morte, Mattia rimase fermo, disinteressato.
Ciò che cadeva non era
neanche un meteorite, perché i satelliti lo avrebbero di certo individuato e
tutti avrebbero saputo con largo anticipo cosa sarebbe successo.
Ma che diamine era,
allora?
Il mare, intanto, iniziò a
bollire.
Un mezzo sorriso si
impresse sul viso del ragazzo. Era buffo pensare che coloro che erano sembrati i
pazzi, in realtà, erano stati gli unici a essere coscienti del pericolo che
stava per abbattersi sulla cittadina, mentre gli altri, i presunti normali, se
ne erano stati a trastullarsi in attesa della minaccia, alla stregua di vecchi
pachidermi dal cervello atrofizzato.
“Che succederà, ora?” si
chiese Mattia, per niente intimorito dal sensibile aumento della temperatura.
Sarebbe bruciato tutto
oppure la pazzia avrebbe dilagato nel mondo, come già sembrava verificarsi?
Da amante di pellicole
horror gli venne da pensare alle prime sceneggiature di George Andrew Romero e
alla profezia voodoo secondo la quale i morti ritorneranno sulla terra
per cibarsi dei vivi, quando non troveranno più spazio negli inferi. Che fosse
giunto il momento?
Poi, però, ripensò alla
sua bella e, di fronte all’ignoto, decise di esprimere il suo sogno più bramato.
“Sia mai davvero una
stella cadente” sospirò.
In quell’attimo, il mare
cominciò a evaporare.