IL
SOPRAVVISSUTO
di "Rikygiò"
Credo di essere una sorta di sopravvissuto. Sento
ancora le urla di mia figlia Dalia che mi chiede
aiuto, پgTi prego papà aiutamiپh. E quelle di mia
moglie Nicoletta che mi grida پgCal, ti prego
aiutaci, aiuta Daliaپh. Le vedo correre verso di me
nel buio del bosco tenuamente illuminato dalla fioca
luce della luna. E urlo dal dolore quando vedo mia
moglie che cade per terra. A terra come un albero
appena segato dai boscaioli. Con le mani cerca
invano di attaccarsi al terreno, alle radici degli
alberi, ai rami. Urla e mi chiede di pensare a
nostra figlia. Rabbrividisco nel sentire la sua voce
piena di paura e disperazione e son pieno di rabbia
perché non posso aiutarle. Sono nascosto dietro ad
un albero mezzo marcio, con una costola incrinata e
una caviglia slogata. Perdo sangue dalla fronte. Mi
è arrivato qualcosa in faccia, qualcosa che mi ha
morso. Qualcosa di veramente mostruoso e orribile mi
ha morso. È incredibile. Una specie di schifosa
palla verde con denti aguzzi come i vampiri.
Un'apertura di bocca da animale. Da licantropo. Lo
so sembra assurdo anche a me, ma giuro sul mio onore
che era una cosa senza corpo, senza arti, senza
occhi, senza orecchie: solo una palla verde con una
bocca che si apriva a dismisura. Una consistenza
gommosa al tatto e al contempo immateriale. Non son
pazzo. L'ho colpita con un sasso per staccarmela
dalla fronte. Ha emesso un suono acuto e si è
smaterializzata alla velocità della luce. Sento che
mi sta preparando un secondo attacco. Sento l'odore
pungente della sua saliva e lei deve sentire l'odore
della mia paura. Mi ha strappato la pelle dalla
fronte, si vede la carne viva. Sento la ferita che
mi brucia, come se mi avessero versato dell'acido
sopra. Sto impazzendo dal dolore. Mia moglie viene
trascinata ad una velocità incredibile lontano da
me. Non so da cosa. Sono spaventatissimo. Il corpo
di mia moglie batte sul terreno pieno di sassi e
radici. Un grido, straziante e poi non sento più
nulla. Il terrore mi assale. Chiamo mia figlia verso
di me, le dico di correre più che può e di non
voltarsi indietro. La vedo che si avvicina a me
sempre più, piange e mi chiede di aiutarla. Allungo
la mia mano per prendere la sua, piccolina e
morbida. Ce la faccio, per un attimo provo un
sentimento di gioia, poi all'improvviso la sua mano
sparisce dalla mia. Hanno preso anche lei, la sento
piangere e implorarmi di aiutarla. Me la stanno
portando via. Mi alzo in piedi, non la vedo. Sento
la sua voce sempre più lontana e poi non sento più
niente. Niente. Piango, urlo. Cado per terra
distrutto dal dolore fisico e morale. Devo fare
qualcosa per loro, per aiutarle. Sono la mia
famiglia, la mia vita. Mi alzo a fatica, pieno di
rabbia e piangendo urlo: پgBastardi! Dovevate
prendere me e non loro!پh. Poi in quel momento la
cosa, quella bolla verde, si lancia su di me con le
sue fauci enormi spalancate. Come una palla da
baseball lanciata a tutta forza. Mi si attacca alla
cintura dei jeans. Io ho ancora il mio sasso in
mano, la mia arma. La colpisco di nuovo. Si stacca.
Cade per terra, sembra svenuta. Decido di
schiacciarla con la forza che mi rimane, ma mentre
la sto per colpire si volatilizza. Sento il suono
acuto di una sirena, mi sembra che mi si debbano
rompere i timpani. Mi esce sangue dal naso e dalle
orecchie. Davanti a me l'orrore. Mi si prospetta
davanti agli occhi uno spettacolo inquietante e
impressionante. Migliaia di quelle bolle verdi vanno
verso il cielo. Ognuna è attratta da un raggio di
luce e tiene tra le sue possenti mascelle la testa
sanguinante di una persona. È uno spettacolo
raccapricciante. Quelle persone sono ancora vive e
urlano disperate. Vedo anche mia moglie e mia
figlia. Grido پgnooooooپh con tutto il fiato che ho
in gola. Alzo gli occhi al cielo per vedere dove me
le stanno portando: un'astronave fatta di luce
attira quei mostri a sé. Poi il nulla. Si vede che
il tempo è terminato ed hanno ottenuto ciò che
volevano. Poi all'improvviso ancora buio e solo
qualche raggio di luna che mi aiuta ad orientarmi.
Esco dal bosco, con la forza della disperazione, e
corro. Trovo una macchina con il motore acceso, ci
salgo e mi dirigo in città per cercare aiuto:
nessuno. Ovunque è deserto. پgC'è qualcuno?پh urlo,
ma invano. Sono passati dieci giorni da allora. Ogni
città che ho incontrato sul mio cammino è deserta.
Ho paura e sono esausto. La ferita in testa mi si è
cicatrizzata, ma son rimasto sfregiato. Non so
spiegarmi cosa sia successo. L'unica spiegazione che
riesco a darmi è che quelle cose erano degli alieni,
almeno credo. Ma non ho ancora trovato una ragione
sul loro agire. Fino ad ora sono l'unico
sopravvissuto all'attacco. Andrò in ogni angolo del
mondo per cercare altri sopravvissuti. Devono
essercene altri di sopravvissuti come me, accidenti!
Devo trovarli al più presto. Non posso essere il
solo. Disperazione. Ogni tanto questo sentimento si
impossessa di me. Poi mi faccio forza. Voglio capire
cos'è successo a mia moglie e a mia figlia e a come
posso farle tornare indietro sempre se non
impazzisco prima e se la forza me lo permetta. Sento
che sono ancora vive. Prima o poi lo scoprirò.
Eppure sento ancora l'odore pungente dell'alieno.
Sento che mi sta seguendo. Vuole portare a terminare
ciò che ha cominciato: è la sua missione. È rimasto
qui sulla terra per me. È pieno di rabbia e vuole
tornare a casa con il suo trofeo. Ma io non glielo
permetterò. Mai. Non gliela darò vinta a quel
bastardo. Né a lui né a chi ha commissionato questo
massacro. Finché io sarò su questa terra non
permetterò che quei mostri schifosi se ne
impossessino. Questa è casa mia, è il mio mondo, e
lo sarà per sempre. Io combatterò la mia solitaria
battaglia per riavere la mia famiglia. Sarò io a
catturare e torturare quel mostro fino a che non mi
dirà dove me le hanno portate, dove hanno portato la
mia felicità. Non so come farò. Ma so che ce la
farò. Devo farcela. Ci sarà pure un modo per
combattere quelle mostruosità. Ma per far questo non
mi devo fare catturare, devo sempre stare all'erta e
scoprire qual è il loro punto debole. Lo scoverò.
Giuro che vi tirerò fuori da tutto questo amori
miei.
FINE