JACOB
di Tonelli Nicola
« Jaaaacoooob. Giochi con me?»
Ancora questa voce, improvvisa, che nasce dal nulla.
« Cosa vuoi ancora?»
« Jacob andiamo a giocare?»
« Non voglio. Non ancora.»
Il tono sembra una carezza nell’anima inquieta.
« Ricordi Jacob la prima volta che mi hai sentito?
Eri spaventato, ma solo per un attimo, poi ti sei
rasserenato perché non ero il diavolo come pensavi.
Portami fuori questa sera.»
« Perché mi tormenti?»
« Io sono la voce della coscienza. Sei tu che mi
chiami.»
« Vattene, non voglio giocare con te.»
Ora sembra piagnucolare.
« Ti prego.»
« Non riuscirai ad impietosirmi.»
La voce tace, cerca una nuova tattica, diventa
quella di bimbo che cerca un compagno di giochi.
« Jaaaacoooob andiamo a fare il giochino
bruciailbarbone che ti piace tanto? Poi ti lascio
ballare attorno al profumo della carne bruciata
fino all’alba.»
« Uccidere è peccato, mi hai ingannato con la tua
logica di avvicinare una pecorella sofferente a Dio.
Ora basta! VATTENE.»
« Jacob tu sei la mano del Signore, porti la pace su
cuori disperati, la serenità in chi soffre in questa
valle di lacrime. Sei il nuovo Mosè che conduci il
popolo alla terra promessa, il salvatore di anime
dannate.»
Si guarda allo specchio, triste con sorriso maligno,
pensa al suo compito terreno: portare la pace in
cuori dannati.
« Mio Dio non lasciare che lui vinca ancora.»
Tono profondo, da vecchio saggio.
« Lascialo stare è troppo intento a bearsi dei suoi
adoratori nelle chiese profumate d’incenso. Ora ci
sono io.»
« Va bene, solo per questa volta.»
Voce contenta, allegra come quella di un bambino
davanti alla torta di compleanno.
« Si, questa volta però giochiamo al macellaio.
Porta con te un coltello.»
« Ne prendo uno in cucina.»
« Jacob ricordati di indossare la tuta.»
E’ blu, copre tutto il corpo e la cerniera arriva
fino al collo.
La infila dalle gambe, poi le braccia, la sistema
sul tronco, ripone il pesante coltello nella tasca
profonda della gamba destra, si calca un basco blu
sulla testa per coprire folti capelli biondi e un
paio di scarponcini neri, tacco e punta rinforzati
con una piastra di metallo.
« Stavolta Jacob sotto il cavalcavia della
tangenziale.»
L’auto scivola nella notte, una luna piena proietta
ombre di palazzi sull’asfalto, nessuna anima vede la
morte correre verso l’ignara vittima, tutte
rifugiate in casa occupate con televisione,
carriera, cotoletta e purè.
« Jacob esci alla prossima uscita.»
« Perché ti devo obbedire? Chi sei tu?»
« Sono il tuo grillo parlante, che ti indica il
bene e il male.»
Rallenta, scala le marce, ubbidiente svolta in una
stradina male illuminata che corre parallela al
cavalcavia appena superato.
« La senti Jacob?»
« Cosa?»
« L’ eccitazione che aumenta, l’adrenalina che
scarica brividi in tutto il corpo. Ti piace vero?»
« Non ho alternative.»
«Certo, potresti opporti, strapparti la tuta,
gettare il coltello, vestire il tuo saio da
peccatore.»
« Non posso.»
« Io sono la mente tu il braccio. Parcheggia in
quella rientranza.»
Jacob scende dall’auto, chiude a chiave e si avvia
in cerca della preda.
Tanti scatoloni sparsi nel buio; sembrano vuoti, ma
impercettibili movimenti dicono che c’è vita dentro.
Vite perse che trascinano la misera esistenza tra
una bottiglia di vino economico e una stazione dove
chiedere l’elemosina.
« Guarda Jacob, quello vicino al pilone: isolato e
buio. Avvicinati.»
Senza fretta, eccitato nell’attesa del breve attimo,
si accosta al pilastro portante in cemento armato;
ombra non vista che si muove senza rumore.
Ai suoi piedi una coperta lurida nasconde il corpo
del prescelto, si notano solo pochi capelli bianchi
e il regolare movimento del respiro.
Per un attimo Jacob alza gli occhi al cielo.
« Dio dammi la forza di oppormi.»
Voce indispettita.
« Non ricominciare Jacob sennò mi incazzo. Questo
che hai davanti è solo un barbone senza speranza.»
« Non è vero, tutti abbiamo una speranza.»
« Lo sai qual’è la sua? Di bere vino scadente,
cadere in coma etilico e morire soffocato dal suo
rigurgito.»
Odore di acido lo investe, vomito accanto al
giaciglio.
« Guadati attorno, cosa vedi?»
« Solitudine, sofferenza, dolore.»
- Offrigli la possibilità di diventare
angelo.Colpisci Jacob. Uccidi. ORA.
« No.»
« Fallo Jacob, liberalo dalla sua miseria.»
Jacob si lascia cadere con le ginocchia alla base
del collo immobilizzando ogni tentativo alla testa
di sollevarsi ed estrae il coltello.
La voce è stridula, eccitata.
« UCCIDI.»
Affonda il coltello nella schiena, nessun ostacolo
lo ferma, penetra nei vestiti laceri, nella carne
molliccia.
« UCCIDI.»
Colpisce tre volte. Ogni volta che il coltello
penetra torce il polso per scavare meglio nei
muscoli fino sentire l’ intralcio delle ossa.
« UCCIDI.»
La mano è lurida, sangue caldo bagna le ginocchia e
alcuni schizzi sono volati sino al viso, odore
pungente si mescola a quello acre del vomito.
Nessun lamento sotto la coperta, pochi movimenti
scomposti delle gambe; poi il nulla.
« Andiamocene.»
La voce è inquieta.
« Aspetta, dammi una mano a girarlo, devo fare
un’ultima cosa.»
« Jacob, sai che devi farlo da solo.»
Con fatica lo corica a pancia in su e per la prima
volta vede il viso del vecchio: occhi sbarrati,
bocca spalancata con espressione stupita.
Strappa i vestiti impregnati di sangue e vede il
bianco torace: pochi peli bianchi e chiazze rosse di
avanzata psoriasi.
Con il coltello inizia a fare una profonda
incisione, dalla gola all’ombelico,fino a graffiare
le ossa dello sterno poi un’altra perpendicolare da
capezzolo a capezzolo.
« Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito
Santo, io ti assolvo da tutti i peccati.»
Segna con l’indice e il medio sulla fronte del
barbone una piccola croce, recita sottovoce un Padre
Nostro.
«Va bene Jacob hai fatto la tua scena commovente ora
andiamocene. Togliti la tuta e gettala in un
cassonetto. Lontano mi raccomando.»
«Mio Dio cosa ho fatto.»
Guarda le mani, la destra impugna ancora il coltello
lercio.
« Non farti venire la solita crisi di nervi.»
« Prego tanto ma Lui non mi ascolta.»
« Io ti ascolto Jacob, sono con te ogni attimo.»
« E’ stato orribile. Mai più.»
« Se fossi io il tuo Dio?»
« Sarebbe mostruoso.»
«Perché? Non si è forse rivelato a Saulo il
persecutore dei cristiani ? E alla prostituta
Maddalena non ha affidato le cure di Suo figlio?
Piuttosto, pulisciti il viso, hai delle macchie di
sangue sulle guance e sulla fronte.La prossima volta
giochiamo al chirurgopaziente con una donna.»
« NO BASTA. Dovrei usare questo coltello su di me.
Tutto sarebbe finito.»
« Certo, ma pensa per un attimo al disonore che
porteresti sulla tua famiglia. Tua madre morirebbe
di crepacuore, tuo padre sarebbe deriso dagli amici
e non pensi allo scandalo che dovrebbero sopportare
i tuoi superiori?»
« Vattene lasciami solo.»
«Va bene, Va bene, ti lascio...per ora.»
Jacob torna a casa senza alcuna voce che lo
accompagni, si toglie gli abiti, bacia il crocifisso
che ha sul petto e recita il mea culpa.
Dall’armadio, sotto stirati abiti bianchi, estrae
uno scudiscio in pelle intrecciata s’inginocchia e
frusta il corpo nudo.
“Sangue del peccato, sangue del peccato” ripete,
finché stille rosse rigano spalle, braccia, cosce.
Smette solo quando il braccio è stanco.
Solo allora entra in bagno e lascia scorrere acqua
gelida sul corpo. Pulisce tutto lo sporco accumulato
quella notte, poi esausto si copre con un
asciugamano e si butta sul letto.
Dorme tranquillo senza sogni o voci che gli parlano
nella testa.
« Padre Jacob sono le 7.30 deve celebrare la messa.»
« Grazie Maria mi alzo subito.»