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Biografia dell'autore

 

 

 

 

LE ALI DEL RISCATTO

di Passeri Marco

 

La via era deserta.

Il centro cittadino, un labirinto di viuzze, faceva perdere l’orientamento persino a chi vi risiedeva da tempo. I raggi lunari formavano morbidi fili argentei che il pavimento pietroso riluceva. Passata la mezzanotte, pochi si avventuravano per gli stretti vicoli e non certo per affari degni di testimoni. I giornali del posto titolavano ogni mattina crimini compiuti con il favore dell’oscurità. Una figura solitaria aveva appena svoltato e camminava a passo sostenuto. Era la vittima perfetta.

L’uomo dall’elegante giacca nera l’aveva pedinata per giorni, un esemplare ideale di despes, come li chiamava lui. La sua memoria stava ripercorrendo i giorni in cui l’aveva spiato di nascosto, scrutandolo camminare su quel fragile palcoscenico che a detta sua era la vita. Ogni mattina l’individuo prescelto si svegliava tardi e dopo aver arrotolato un verdone, aspirava il suo nettare bianco preferito; così caricato, andava fuori dalla sua bettola in cerca di soldi con cui rifarsi. Di giorno si dava a piccoli furti in cui era un vero asso: borsette, portafogli, tutto quanto potesse contenere denaro. Quando scendeva la notte riusciva a portare al suo fornitore somme notevoli, con il suo amato coltello che entrava e usciva in ignari passanti, ricchi da morire, come pensava sghignazzando. Per lui era un’abitudine che recava grandi soddisfazioni, anche se i piaceri maggiori venivano dalla sua polvere nivea. Viveva per questo e al diavolo tutto il resto, non era un suo problema.

Quella notte aveva ricavato una bella sommetta e si doveva sbrigare se voleva ottenere nuove dosi. Aumentò il passo quando avvistò di sfuggita un’ombra nera con la coda degli occhi. Si fermò di scatto quando vide davanti un uomo con una giacca nera. Una nube oscurò la luna. “Bene” – pensò – “la notte mi offre ancora qualcosa”. Non fece in tempo a finire il pensiero che l’uomo di fronte gli balzò addosso cingendolo con forza. Il coltello cadde dalla tasca del suo logoro cappotto e sentì sussurrare una voce ben articolata nell’orecchio sinistro: “L’oscurità dell’anima è più buia della notte”. Dopo aver ripetuto mentalmente la frase, bloccato dal vigore dell’uomo, il malcapitato intravide il cielo senza stelle offuscarsi e perse coscienza.

 

La prima cosa che notò al risveglio era il fastidio all’inguine. Si sentiva gonfio ma non riusciva a capire il perché. Dopo aver abituato gli occhi alla penombra si rese conto di essere legato, con mani e piedi ammanettati, su una sedia fissata nel pavimento. Lo smarrimento si trasformò in urla di rabbia. Nel frattempo si accorse che doveva di corsa andare ad urinare. Tutt’intorno non notava niente, una stanza vuota eccetto che per una porticina. Sicuramente da dove era stato condotto, Dio solo sa perché e da chi.

“Sei qui per Sua volontà, portato da me”, sibilò una voce che ricordava appartenere all’uomo dalla giacca nera.

“Chi è che parla? Fammi uscire! Giuro che ti ammazzo figlio di puttana! Te ne pentirai quant’è vero Iddio!”.

Lo stimolo era diventato insostenibile tanto che a breve se la sarebbe fatta nei jeans.

“Capirai che non sarà saggio provare a fartela addosso”.

Ora lo aveva localizzato, la voce era dietro di lui. Ricominciò a sbraitare: “Si può sapere chi diavolo sei e cosa vuoi da me? Slegami e fammi uscire da quella porta sacco di merda!”.

“Quella porta non ti condurrebbe lontano da qui. Guarda tu stesso”.

Con stupore la guardò aprirsi lentamente. In una fioca luce di lampadina osservò qualcosa di molto familiare. Una latrina con una tazza senza coperchio, come la sua.

“Come hai fatto ad aprire quella dannata porta? Cristo, devo usarlo quel cesso, fammi andare! Fanculo tu e i tuoi trucchi! Ma cosa vuoi da me? Chi sei? Dannazione!”.

L’uomo dalla giacca nera strascicò lentamente i suoi passi entrando nell’angusto gabinetto. Sbalordito, il tossicodipendente sentì il rumore di una zip che si apriva e vide un getto di urina, rosso lucente anche nella luce fievole.

“Razza di pervertito liberami!” sbottò di colpo con la vescica che sentiva premere sull’inguine. Tentava di divincolarsi ma riusciva a muovere solo la testa. Il panico cominciò ad assalirlo: capiva che era alla completa mercé di quello strano uomo. Prima la porta aperta non sapeva come e poi quel getto disgustoso…

Lo stimolo non gli dava tregua: l’uomo incatenato oltrepassò il limite naturale di sopportazione, si rilassò e lasciò che la sua urina fuoriuscisse.

Qualcosa non funzionava: sentì il liquido che si fermava mentre sarebbe dovuto uscire. L’orifizio era stato completamente tappato, dal suo membro non usciva neanche una goccia. Scosso dai tremiti, l’uomo sulla sedia urlò atrocemente mentre sentiva la sua vescica scoppiare.

A quel punto il suo orifizio si liberò e vide uscire un getto arcuato di urina rossa.

Lo strazio fu urlato a pieni polmoni e l’uomo sentì che le manette erano cadute. Incredulo, madido di sudore, con uno scatto tentò di alzarsi, ma cadde dal dolore lancinante nel basso ventre. Le mani libere si congiunsero sopra l’inguine e le sentì appiccicate del suo sangue.

“Cosa mi hai fatto? Io t’ammazzo!”, esclamò piagnucolando per la sofferenza, un pulsare sordo che dal basso ventre stava avanzando sullo stomaco.

Qualche minuto fa pensava che non potesse esistere niente peggiore d’una crisi d’astinenza.

La porta del bagno d’improvviso si chiuse battendo con fragore; scosso dal rumore e agonizzante, guardò il suo sangue scorrere copioso; l’uomo dalla giacca nera si chinò sopra di lui.

Stava per gridare quando notò il volto del suo aguzzino sorridere sopra il suo viso.

Un gigantesco paio di ali nere come la pece spuntò dalla sua schiena e con una voce che gli fece intirizzire i testicoli, sussurrò: “Il rosso del nostro sangue è sempre più vivido di quello altrui”. L’essere con la giacca nera fu abile e preciso come al solito: la sua mano saettò come un fulmine e fracassò la cassa toracica. L’uomo che giaceva intravide prima di morire il suo cuore schiacciato in un palmo: grondava il suo sangue vermiglio in un’orribile bocca, che non poteva appartenere ad un umano. Tuttavia portava quella giacca nera in maniera davvero impeccabile.