[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  
 
Biografia dell'autore

 

 

 

 

LES DEMOISELLES D’AVIGNON

di Vellucci Valentina

 

 

“Les Demoiselles d’Avignon è uno dei dipinti più celebri di Pablo Picasso. Fu dipinto del 1907. Le sue misure sono 243,9 x 233,7 cm. È un olio su tela in cui sono ritratte cinque prostitute in un bordello di calle di Avignon”.

 

 

 

 È questa, a grandi linee, la descrizione che si può trovare su un qualsiasi manuale di storia dell’arte di una delle più celebri opere di Picasso. Semplice e lineare. Cinque prostitute  hanno dato la gloria eterna a Pablo Picasso.  Dell’artista, di Picasso, sappiamo tutto… ma cosa fu delle cinque peccatrici? Chi erano? Cosa che cosa aveva innescato il processo creativo de Les Demoiselles d’Avignon?

 

Nessuno sa davvero nulla di quella orribile storia. Nessuno tranne Lui. Se sta ormai da 102 anni a scrutare la finestra di quello che era un vecchio bordello. Col suo impermeabile scuro, la barba lunga, gli occhi talmente neri da non poter distingue la pupilla dall’iride: sta lì aspettando chissà cosa. Per  lui il tempo è  una dimensione relativa. Sta zitto e aspetta. Ogni notte, per almeno un’ora.

Poi svanisce fra la gente: si confonde fra i comuni mortali. In mezzo alla folla, eppure..irrimediabilmente solo.

In città si dice che sia pazzo. Altri dicono che porta male. Altri ancora dicono che porta male solo quando si accompagna a quello strano ceffo, quella specie di gatto bipede con la maschera. Ben pochi però hanno mai visto quel gatto. Quindi si dice solo che quel tizio arriva quando arriva la morte: porta male. Tutto qui.

Nessuno sa che Lui, con quegli occhi neri eppure vitrei,  è  il custode del segreto de Les Demoiselles d’Avignon.

 

Tutto accadde una lontana notte del 1907, mentre Pablo passeggiava  fra le vie affollate di Barcellona, in cerca di se stesso. Era solo quando le vide. Cinque creature, bellissime, pulsanti di vita. Le voleva, le bramava. Le desiderava ardentemente: si avvicinò loro. Quelle smorfiose gli sorrisero suadenti: poi si allontanarono.

Sentì le vene pulsargli rabbiose nei polsi. Volse allora lo sguardo supplichevole all’orizzonte, ove si intravedeva una vecchio casolare abbandonato. Tutto per  un attimo fu silenzio. Un silenzio nero: un silenzio di morte.

Si avvicinò alla piccola costruzione in legno: lì dentro tutto puzzava di putrido. Un odore acre gli pervase le narici.

Respirò un’altra zaffata di morte, poi le  vide. Totalmente nude e discinte, su quello che a tutti gli effetti pareva un altare.  Fece per avvicinarsi: le voleva, avrebbe fatto qualsiasi cosa per averle.

“A cosa rinunceresti per averle stanotte stessa?”. Un essere caprino, col volto di un serpente a tre occhi gli si strinse intorno al corpo. Lo fissò mentre un fuoco che non bruciava li avvolgeva entrambi

 “A qualsiasi cosa. ”

“Cosa potrebbe valere più dell’avere queste cinque donne?”

“La gloria eterna.”

“E sia. Avrai entrambe se farai ciò che ti dico.”

“Cosa vuoi in cambio?”

“Verrò a riscattare  il mio premio a tempo debito. Stanotte tu avrai le ragazze tutte per te. Dopo averle possedute le dovrai dipingere come io le disporrò. Ricorda: solo ritraendo quello che io ti mostrerò potrai avere la gloria eterna che tanto brami.”

Ed ebbe le donne: per tutta la notte. Poi cadde sfinito insieme a loro nel più riposante dei sonni.

Si risvegliò che era di nuovo notte: faceva freddo. Tutto era umido e la stanza male odorava di  carne morta.

Una macelleria si dispiegò davanti ai suoi occhi: alle cinque donne era stata tolta la pelle e ricucita a mo’ di abito sui loro stessi tessuti.  I volti ricomposti stravolgevano la comune percezione delle dimensioni spazio temporali, per fondersi in una sconosciuta e grottesca  profondità sensibile.

I maceti, ancora grondanti di pelle e denti, stavano immobili vicino ai suoi piedi. Gli organi interni erano stati macellati e rimodellati come morbida creta. Con loro qualcuno aveva plasmato una maestosa maschera africana.

Si avvicinò … come per toccarle. Non poteva essere vero: le aveva amate, possedute per tutta la notte precedente. Si era coricato sui loro morbidi seni, coi capelli che gli solleticavano le guance.

Alzò la mano destra per sollevare la maschera africana: stava per toccarla quando si accorse con orrore che la sua mano era impregnata di sangue. Impregnata a tal punto da avere una densa patina rossa e grumosa che gli impediva qualsiasi sensazione tattile.

Stava per vomitare. Sentì il conato farsi fuori dalla gola e fuori dagli occhi. Doveva uscire. Non poteva essere vero. NON POTEVA ESSERE VERO!

Tutto era sprangato. L’aria irrespirabile. Non riusciva, non poteva uscire. Stava per soffocare. ARIA: si avvicinò all’unica finestra per aprirla. Era bloccata da qualcosa. La forzò: il braccio di una delle donne gli cadde sul cranio, stordendolo.

Fuori, con un bastone da passeggio e una bombetta, stava un gatto nero. Aveva il viso coperto da una sorta di sacco per la farina. Due buchi per gli occhi. Era raccapricciante. Batteva  il bastone a tempo di valzer.

Poco dietro, con lo sguardo vitreo e nero allo stesso tempo, stava un ragazzo con l’impermeabile scuro. Fissava la finestra, come se aspettasse qualcuno.

Il gatto si avvicinò al vetro: silenzioso come la morte che giunge nel sonno. Roteò il suo bastone in aria. Poi così come era comparso, si dissolse nel nulla.

D’improvviso tornò quel fuoco che non bruciava ad avvolgerlo: prese lui e tutta la stanza.

Il cuore si nascose in gola. Aveva paura.

“Dipingi”, gli sibilò la mezza capra.

 

Sessantasei anni dopo: 8 aprile 1973. Aveva detto che sarebbe tornato a riscattare  il suo debito. Così fece.

Per Lui, l’uomo dallo sguardo vitreo e allo stesso tempo nero, la mezza capra, invece, non tornò mai. Mai dopo quella agghiacciante notte.

Lo aveva evocato ogni maledetto istante della sua eterna esistenza.

Almeno 120 anni prima gli aveva chiesto la giovinezza eterna. A qualsiasi costo. La voleva, la desiderava più di ogni altra cosa. Voleva essere eterno per poter conoscere  il mondo. Per saggiare le sue più bramose voglie.

E la mezza capra lo aveva accontentato. Gli aveva dato quello che voleva. Quello che lui voleva a qualsiasi costo.

Anche se il prezzo era fare da guardia alla mattanza di quelle cinque sgualdrine. Delle sue cinque sorelle.