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Biografia dell'autore

 

 

 

 

LORO

di "Nanny Ranz"

 

 

Lo sapeva e non poteva permettersi di perdere tempo. Prese la piccola tra le braccia e iniziò a cullarla. Aveva paura, ma era necessario agire. Doveva agire, era il suo dovere di madre. Svitò il tappo della boccetta e...

 

 

Lisa si svegliò di soprassalto. Aveva avuto un incubo. Non ricordava nulla, ma i sintomi erano sempre gli stessi: sudore, mal di testa e il cuore pulsante nella gola a un ritmo così veloce che sembrava dovesse esplodere da un momento all'altro.

Doveva essersi agitata parecchio, perché anche Giulio si era svegliato.

-Hai avuto di nuovo un 'incubo?- le domandò senza neanche voltarsi.

Lei non rispose. Si alzò dal letto e cercò a tatto la culla. Toccò Giuseppe. Stava riposando placidamente.

Sospirò.

Tornò a letto.

-Ti senti bene?

-S-sì, sì! Tutto bene.

-Ultimamente sei troppo agitata.

“Dovresti dirglielo.”, pensò.

-Allora?

“Ma poi dirgli cosa? Dopotutto  non è successo nulla. Non agitiamolo inutilmente”.

-È solo un po' stress!

-Dovresti cercare di calmarti. Questa è la terza notte di fila che ti, anzi, ci svegli. Vuoi che ti prepari una tazza di camomilla?

-Non è necessario. È passato.

-Cerca di riposare. Domani abbiamo il battesimo.

-Va bene. Buonanotte.

-Buonanotte.

Non riuscì a chiudere occhio. Una strana inquietudine aveva invaso il suo corpo e la sua mente e non l'abbandonò per tutta la notte.

 

Quella sera si tenne il ricevimento per il battesimo di suo figlio. Giuseppe era un bambino adorabile, ma solo in braccio a lei, così fu costretta a sorbirsi tutte le cerimonie di parenti e amici, senza possibilità di dileguarsi.

L'inquietudine della notte prima non l'aveva abbandonata, ma cercò ugualmente di apparire serena per non rovinare la festa.

“Speriamo che finisca presto”, pensava, ma più il tempo passava, più il disagio aumentava. Avvertiva crescere l'inquietudine dentro di se, fino a  diventare paura e angoscia.

“Preparati”.

Il suo cuore sembrò fermarsi per un attimo. Chi aveva parlato?

Si sforzò di capre a chi potesse appartenere quella voce, ma non vi riuscì.

-Tesoro, puoi venire un attimo con Giuseppe?

Le parole di Giulio giunsero come una liberazione.

-Che c'è caro?

-Vorrei presentarti il nostro nuovo vicino.

Il battito del suo cuore divenne più intenso. Il ritmo accelerava man mano che udiva i passi più vicini.

-Scusa tesoro se non ti ho avvertito, ma si è trasferito da poco e mi è sembrata una buona occasione per conoscersi.

-Piacere, Claudio De Lorenzo.

-Pia.... pia... piacere.

Non riusciva a parlare. Le parole erano bloccate nella bocca.

-Ma che bel bambino. Complimenti.

Fece per giocare un po' con le dita di Giuseppe, quando questi cominciò a piangere. Lisa provò a calmarlo, ma stavolta non ne voleva sapere di fermarsi.

-Mi spiace- disse Claudio- non volevo...

-No, non è colpa sua!- rispose Lisa, più terrorizzata che imbarazzata- Deve essere solo cambiato. Adesso lo porto di là. Faccio in un attimo.

Si fece accompagnare da suo marito in bagno.

-Puoi andare tesoro.

-Sicura? Potresti aver bisogno di una mano!

-Cambio pannolini ogni giorno. Ormai so come si fa.

-Se hai bisogno chiamami.

Giulio si allontanò. Nel frattempo il bimbo aveva smesso di piangere ed era tornato sereno.

“Che succede? Che sta succedendo?”

-Lo sai benissimo!

Quella voce.

Stavolta la riconobbe: sua madre!

Era sua madre.

“Ma non è possibile, mia madre è morta molti anni fa”

-Io sì, ma Loro no!

-Ma... ma.... mamma sei tu?

-Devi farlo Lisa! È venuto il tempo! Tuo figlio è come te!

-No! Non può essere! Lui è diverso!

-Lui è come te!

-Ti sbagli!

-Allora perché ha pianto, come ha visto Claudio?

-È stato un caso. Solo un caso.

-Il suo cuore, così come il tuo, ha iniziato a battere più velocemente.

-È stato un caso, solo un caso.

-Tutto bene signora?

Era Claudio. Perché l'aveva seguita?

-Volevo sincerarmi che tutto andasse bene. Mi dispiace per poco fa..

Giuseppe ricominciò a piangere, più forte di prima.

-Va tutto bene!

-Dai pianti non si direbbe!

-Non si preoccupi, fa sempre così quando è sporco.

-È sicura di non volere una mano?

-No, grazie lo stesso.

“Vattene! Vattene!”, pensava Lisa insistentemente.

Non udì alcun passo. Quel bastardo era fermo e sorrideva. Non lo poteva vedere, ma era sicura che sul suo volto si fosse disegnato un ghigno malefico.

-Sai bene cosa devi fare per salvare tuo figlio.

-Come?

-Tua madre fece lo stesso con te.

-Lasciatemi stare. Lasciate in pace il mio bambino, lui è innocente.

-Lui ci vede. Questa è la sua colpa. Noi  non siamo assassini, ma abbiamo il dovere di difenderci. Se vuole renderlo innocente sa cosa fare. Altrimenti torneremo a prenderlo.

-Aspetti, io...

Ma ormai Claudio si era allontanato.

Toccò il suo bambino.

Anche lui.

Anche lui come lei.

Il destino si ripeteva.

L'incubo era diventato realtà.

Loro erano tornati, per verificare se Giuseppe possedesse gli stessi poteri della sua stirpe. Suo figlio li poteva riconoscere. Loro gli avrebbero sicuramente dato la caccia per tutta la vita.

A meno che...

“Devo parlare con Giulio. Dirgli la verità. Forse insieme potremo trovare una soluzione...”

-Sai benissimo che se lo farai vi uccideranno tutti. C'è solo una soluzione piccola mia.

Di nuovo quella voce, di nuovo sua madre.

Purtroppo aveva detto il vero.

C'era solo un modo per salvare Giuseppe.

Aprì l'armadietto e prese una boccetta che aveva nascosto per anni.

La boccetta di sua madre. La boccetta che l'aveva resa cieca.

-Non gli farà del male. Avvertirà solo un leggero bruciore agli occhi e poi tutto sarà finito.

-Sarà cieco per sempre mamma, come me!

-Ma almeno sarà salvo, non gli daranno la caccia! Loro lo lasceranno in pace una volta appurata la sua cecità. Da grande gli spiegherai tutto, come feci io con te e vedrai che capirà.

-Ho paura.

-Lo so, ma non esiste altra via. Lo sai.

 

Lo sapeva e non poteva permettersi di perdere tempo. Prese il piccolo tra le braccia e iniziò a cullarlo. Aveva paura, ma era necessario agire. Doveva agire, era il suo dovere di madre. Svitò il tappo della boccetta e...