MORTE
A SIVIGLIA
Hotel
Desperacion
di Caputo Marco
Prologo
Siamo a Siviglia, in pieno agosto, all’interno di un
hotel. Le storie si intrecciano nella hall e nella
sala della colazione.
Persone diverse, per età, religione, etnia, gusti e
colori si alternano in questo piccolo hotel
spagnolo.
Ognuno porta con se la propria esperienza.. e forse
il dolore.
C’è Carmen, single quarantenne, piuttosto
robusta, americana di colore che viaggia sola, dopo
la fresca delusione d’amore: il suo compagno è
scappato con una ventiduenne dopo una lunga e felice
convivenza, trasferendosi in una villa di Miami,
Florida.
L’unica cosa che le è rimasta è la sua macchina
fotografica e quindi l’amore per la fotografia.
Ci sono Lola e Javier, di
Madrid, che vista la loro giovane età, si divertono
a girare la Spagna in autostop.
C’è Simon, quarantaquattrenne
inglese, che è alla ricerca dell’anima gemella.
E’ venuto in Spagna con la speranza di trovare un
compagno ideale, mediterraneo.
A chiudere il cerchio è Alberto, ventottenne
italiano, neolaureato in Architettura, che vorrebbe
specializzarsi in Andalusia, senza dover fare quel
noioso esame di stato, senza il quale in Italia non
sei un vero architetto.
La trasferta per non sarà facile per nessuno dei
cinque.
La storia
(Al telefono) “Hotel Desperacion?”
“Spiacente, siamo al completo”.
Lola e Javier entrarono in hotel di notte.
Ana, la donna alla reception, continuava a
rispondere alle telefonate.
“Sono le tre, la gente non va a dormire?”.
Il telefono squillò di nuovo: “Hotel Desperacion?”
Si liberò presto e poté accogliere i due
malcapitati:
“Avrebbe una stanza libera?”
“Sembrate distrutti, da dove venite?”
“ Siamo di Madrid, siamo venuti in autostop”
“Che coraggio… Siete fortunati, è appena andato via
un uomo dalla stanza 8”
(La donna aveva nascosto alla coppia la ragione per
la quale la stanza era libera. L’ultima persona che
l’aveva occupata era morta in circostanze
misteriose)
Ana pensò: “siamo in agosto, ci saranno quaranta
gradi e la gente continua a venire a Siviglia!”
Il suo turno in hotel era terminato. Un uomo le
diede il cambio.
Mentre alla reception c’era Josè, collega di Ana,
due uomini arrivarono quasi nello stesso momento.
Il primo, proveniente dall’Inghilterra era Simon,
uomo biondissimo, sembrava quasi tinto.
Il secondo si chiamava Alberto, da Roma.
“Si muore di caldo già a quest’ora”, disse Simon.
Josè, come per dire -Che ci sei venuto a fare-
domandò gentilmente:
“E’ in viaggio di lavoro?”
“Direi proprio di no. Di lavoro faccio il
poliziotto. Sono qui per amore, ma è una lunga
storia, meglio lasciar perdere…” concluse Simon.
“Benvenuto a Siviglia” biascicò l’uomo alla
reception.
Dietro Simon c’era Alberto.
“Posso chiederle cosa la porta in pieno agosto in
un posto così caldo e senza mare?” domandò l’uomo
dell’hotel.
Alberto, abbozzando un sottile sorriso rispose : “Mi
sono appena laureato in architettura e vorrei
cercare lavoro in Spagna…
Inizierò da Siviglia; poi credo di spostarmi nei
paesi baschi : Bilbao e San Sebastian. Devo
assolutamente vedere le opere di Calatrava*”
Adoro i suoi ponti. Ne abbiamo uno anche in Italia,
a Venezia”.
“A Bilbao sono curioso di vedere il Museo
Guggenheim*, concluse Alberto”.
“E’ il più bel museo di arte contemporanea che io
abbia visitato” bofonchiò Josè, porgendo ad Alberto
le chiavi della sua stanza.
Tardo pomeriggio. Ecco tornare in hotel Ana.
Arrivò Carmen, americana di origine giamaicana.
“Salve! Prima volta in Spagna?” chiese la
receptionist.
“La seconda. Due anni fa venni qui a Siviglia, per
la Semana Santa*.
“Sono una fotografa e credo che una settimana così
folkloristico-religiosa non esista in nessun posto
del mondo” rispose Carmen.
“Non c’è modo migliore per festeggiare la Pasqua”
aggiunse la donna dell’hotel.
“Sono cresciuta qui, per cui per me è quasi normale;
anche se lo ammetto, quegli uomini vestiti in quel
modo, incappucciati, possono suscitare una certa
ilarità, ma per qualcuno timore. E le sessanta
processioni che partono da tutte le chiese,
incuriosiscono chiunque si trovi a passare nei
dintorni”.
Carmen chiese: “E’ vero che a Siviglia spesso
spariscono delle persone? Qualcuno dice che gli
incappucciati col cappello a punta facciano parte di
una setta e hanno sempre bisogno di carne fresca per
i famosi sacrifici umani”.
Ana sbarrò gli occhi, ma rimase in silenzio.
Passò qualche secondo. Carmen, non avendo alcuna
risposta, prese la sua chiave e se ne andò.
Appena giunta nella stanza si buttò sul letto,
addormentandosi, stordita per il fuso orario e forse
per l’afa.
Prima di addormentarsi pensò: “ Sono tornata in
Spagna appositamente per scoprire la verità, ma
perché gli abitanti di questa città sono così
omertosi?”
L’indomani i cinque villeggianti si ritrovarono
tutti nella sala della colazione.
“Non mangiavo churros* da parecchio” disse
Javier.
“Vacci piano, dobbiamo fare il giro col battello sul
fiume Guadalquivir*” obiettò Lola.
“Da dove si prende questo battello?” chiese Carmen.
“Se vuoi puoi venire con noi” disse Javier.
“Volentieri” rispose Carmen chiedendo agli altri
due: “Venite anche voi?”
Alberto disse: “Sì, grazie”
“Io..no..soffro il caldo, andrò al centro
commerciale..” balbettò Simon.
I cinque si alzarono dalle rispettive sedie
pronunciando ognuno il proprio nome.
Passò qualche ora.
La gita col battello era stata proprio bella.
Era giunto il momento di tornare in hotel quando
Javier disse:
“E se ci fermassimo a mangiare qualcosa?”
Tutti si trovarono d’accordo. Al primo fast food
entrarono.
All’interno del locale c’era Simon.
“Che coincidenza” disse Alberto.
Simon, che stava già spolpando del pollo, parlò in
imbarazzo :
“Ho camminato a lungo e mi è venuta fame… unitevi a
me!”
Appena si sedettero tutti, uno strano silenzio
piombò nella sala del ristorante.
Si guardavano negli occhi, mangiando, ma senza
parlarsi. Nemmeno una parola.
Cosa si celava dietro quei volti inespressivi?
Sembrava che stessero scappando da qualcosa. Tutti
quanti.
Terminato il pasto, rientrarono in hotel, come
automi.
Il mattino seguente mentre Lola e Javier stavano
scendendo le scale si scontrarono con dei
poliziotti.
Videro Alberto, che sembrava impaurito.
“Ma che è successo?”
“Non so come dirvelo…
Simon è stato trovato morto stanotte! Era riverso
sul letto e il suo corpo sembrava essere stato
svuotato di tutto il sangue! E’ stato un essere
sovraumano! Ne sono sicuro!”
Calmati Alberto! Disse Lola, comprensiva.
“E’ più di un’ora che aspetto Carmen. Avevamo
appuntamento per visitare insieme il Museo delle
Arti e Costumi Popolari. Volevamo vedere se ci
fossero per caso delle sessioni di Flamenco. Non
l’ho mai visto ballare dal vivo.
Inoltre, mi ha detto che avremmo dovuto fare delle
foto. So che era qui per questo, ma sinceramente non
le ho mai visto scattare nulla”.
“Perché non provi a bussarle alla porta?” suggerì
Javier.
“Già fatto” fu la risposta di Alberto. “Ho anche
fatto telefonare dalla reception ma niente”.
I tre si recarono nella hall.
Improvvisamente Alberto saltò giù dalla poltrona
dove era seduto. Con un vero e proprio scatto si
diresse verso Josè, l’uomo di turno alla reception.
“Ma quella è la chiave della stanza di Carmen, è
appesa! – notando sul portachiavi dove sono riposte
in ordine numerico le chiavi di tutte le stanze, una
volta riconsegnate. “Quindi vuol dire che è già
uscita” urlò Alberto.
“Sta per caso cercando la mora?” chiese Josè. “E’
proprio lei che cerca? Non l’avevo capito”
“Guardi che adesso che ci penso non è proprio
rientrata. O meglio: dopo essere tornata, ieri sera,
quando eravate in gruppo, la signora è uscita di
nuovo.
Devo aver sonnecchiato, sono esausto, questo fine
settimana è stata proprio dura per me con i doppi
turni”.
“Ma perché non me lo ha detto prima! Dannazione”
gridò Alberto.
“Deve esserle successo qualcosa! L’avranno rapita,
si sarà sentita male! E’ pericolosa questa città?”
disse Alberto, in preda alla disperazione.
“Stai calmo, per prima cosa dovremmo denunciare la
scomparsa alla polizia!” disse Lola.
“Devono passare almeno ventiquattro ore prima di
poter denunciare una scomparsa” rispose Josè, come
se fosse abituato a situazioni simili.
Disperazione sui volti dei tre.
“Andiamo a cercarla!”
“D’accordo, ma dividiamoci” suggerì Alberto.
Dopo circa trenta minuti di cammino ininterrotto,
Lola e Javier deviarono per la strada del Centro
Commerciale, chiuso perché era domenica.
Le strade erano deserte.
Quando ormai si erano rassegnati a tornare indietro…
un urlo a squarciagola ruppe il silenzio.
Era una voce di donna. Da dove proveniva? Cosa stava
succedendo?
“Aiuto! Per favore!” si lamentò la donna
sconosciuta.
Stava piangendo, lamentandosi e allo stesso tempo
urlava.
“Corriamo, forza, da questa parte” .
I due madrileni videro una donna sdraiata in un
angolo, si avvicinarono cautamente. C’era del
sangue, una pozza di sangue. Quella che videro fu
una scena davvero raccapricciante: sembrava di
essere in un film dell’orrore.
“Lola ebbe un conato di vomito”
“Cosa ti hanno fatto?” “ Chiamiamo un’ambulanza!”
Riconobbero il volto di Carmen, insanguinato.
Una volta giunta in ospedale si capì che era stata
violentata, ma…
continuava a sanguinare. Aveva il ventre gonfio. Si
contorceva.
La donna era visibilmente incinta, ma sembrava che
la pancia si gonfiasse al trascorrere di ogni
singolo minuto.
“Fatelo uscire! Vi prego!” ma nessuno si muoveva.
Disperata e sofferente prese un bisturi. Si procurò
un grosso taglio.
Rimase a terra, immobile, in un letto di sangue
color porpora. E poi il buio pesto.
Epilogo
Dalla donna uscì una creatura senza forma.
L’essere aveva una forza spropositata. Uscendo dal
corpo che l’aveva ospitata risucchiò tutto il sangue
dal corpo della donna, che morì poco dopo.
Il mostro si dileguò fuggendo dalla finestra.
Nelle ore successive furono trovate altre vittime.
Il demone continuava ad uccidere!
Alberto fu trovato morto. La “cosa” aveva ammazzato
anche lui in un modo indescrivibilmente cruento.
Lola e Javier, nel tentativo di salvare Carmen, che
prima di spegnersi aveva tentato invano di proferire
parola, furono uccisi dall’essere che si
materializzò dal nulla.
Carmen forse aveva scoperto qualcosa. Non ebbe modo
di comunicarlo a nessuno. La morte la sorprese prima
che potesse farlo.
Ma perché il demone aveva colpito in modo così
atroce?
A questo nessuno seppe dare una spiegazione.
Dopo la morte dei cinque, niente sembrò essere
cambiato nell’Hotel Desperacion.
Il telefono continuava a squillare.
Tutto ricominciò, come se niente fosse accaduto.
Che fine aveva fatto la “creatura”?
E i gestori dell’hotel, che agli ospiti facevano
sempre troppe domande, c’entravano qualcosa?
...
Il sangue ha proprio un ottimo sapore.
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GLOSSARIO
Santiago Calatrava,
architetto e ingegnere di Valencia, è noto
soprattutto per i suoi ponti.
Il Museo
Guggenheim
di Bilbao è un famoso museo di arte moderna e
contemporanea.
La
Semana Santa
(Settimana Santa) è la commemorazione annuale che si
svolge a Siviglia nella settimana di Pasqua, dove,
secondo il calendario cristiano si commemora la
Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Durante
tutta la settimana ci sono varie processioni con le
varie Madonne portate in spalla dai fedeli.
l
churros
sono dei dolci, tipici della cucina spagnola, a base
di una pastella fritta spolverata di zucchero.
Spesso si mangiano con cioccolato caldo.
Il
Guadalquivir
è un fiume del sud della Spagna, che attraversa
l'Andalusia.