NOTE
di Boccuni Claudio
Un manifesto era affisso sul muro, di fianco alla
porta di ingresso del rinomato locale notturno Blue
Night:
“Venerdì 24 Aprile,
il Blue Night avrà l’onore di ospitare uno fra i
musicisti più talentuosi della nuova generazione:
Elia Nero. Sarà la sua prima apparizione in pubblico
dopo un lungo ritiro durato quasi tre anni, durante
il quale ha composto i suoi primi brani inediti col
suo inseparabile pianoforte. In anteprima assoluta
sarà possibile ascoltare alcuni degli inediti che
saranno inseriti nell’album di prossima
pubblicazione. L’artista non eseguirà altre
performance antecedenti l’uscita dell’album, perciò
l’offerta che il Blue Night offre è unica e
irripetibile”.
Il 24 Aprile giunse in fretta. Il Blue Night riuscì
a destare l’interesse del pubblico che, numeroso,
riempì il locale per assistere alla performance
musicale del pianista Neri. La sala adibita per
l’esibizione consisteva in un piccolo spazio
quadrato cosparso di piante dall’aspetto tropicale e
tavolini dalla forma cubica. Il palco, rialzato di
una ventina di centimetri rispetto al pavimento, era
addossato a una delle pareti. Due faretti di colore
blu illuminavano un pianoforte a coda nero.
Un uomo dalla lunga chioma nera era chino sui tasti,
ma non produceva ancora alcun suono. Vestiva uno
sgargiante abito azzurro che riusciva a riflettere
quasi totalmente la luce proveniente dai due
faretti.
Il presentatore della serata, nonché proprietario
del locale, salì sul palco con un’agilità
sorprendente, nonostante i suoi sessantadue anni di
età, ben testimoniati dalle rughe presenti sul volto
e dai capelli completamente bianchi.
“Signore e signori, ladies and gentlemen, madame et
monsieur, sono orgoglioso questa sera di poter
presentare nel mio locale una stella nascente della
musica. Col suo personale e inseparabile pianoforte
a distanza di tre anni dalla sua ultima
apparizione…Elia Neri!”
Il locale non poteva ospitare moltissima gente, ma
nonostante le ridotte dimensioni, il pubblico era
composto da almeno una sessantina di individui.
Tutti applaudirono con grande vigore ed entusiasmo
al pianista, il quale attese che nella sala si
ristabilisse il silenzio prima di cominciare. Alzò
gli occhi dal pianoforte e diresse il suo sguardo
verso il pubblico, mostrando un volto giovane e
perfettamente rasato. Un respiro profondo e poi giù
a trasformare in suoni perfetti e armoniosi quello
che la sua anima voleva comunicare. Ogni volta che
terminava un pezzo interveniva il presentatore per
pronunciare il titolo conferito dall’autore a
ciascuna delle sue composizioni.
“Questa era Life che ha aperto l’esibizione di
questa sera e che aprirà anche l’album che fra tre
giorni sarà acquistabile sia nei negozi che on-line”
“Bellissima! È impossibile non ammirare il talento
di questo ragazzo. Questo pezzo si intitola Primi
passi”
Il pubblico era catturato dalle note che Neri
riusciva a produrre con l’ausilio del suo pianoforte
e gli applausi si sprecavano ogni volta che il
musicista terminava una delle sue composizioni.
“Abbiamo ascoltato Fantasia”
“È stato il turno di Maturità”
“Ci siamo spostati nella seconda metà dell’album con
Mestiere”
“Purtroppo siamo giunti al gran finale. Il pezzo
appena ascoltato era Senilità. Ormai l’epilogo è
prossimo, ma vedo che Elia mi chiede il microfono.
Perciò fategli tutti un grande applauso mentre vado
a porgerglielo”
Elia senza muoversi dalla sua postazione al piano
afferrò con la mano destra il microfono che il
presentatore gli stava consegnando e iniziò a
parlare rivolto al pubblico.
“Prima di concludere l’esibizione di questa sera ci
tengo a raccontarvi ciò che mi ha permesso di
intraprendere questo percorso musicale durato tre
anni e sfociato poi nell’album che lunedì,
finalmente, vedrà la luce. Non avrei mai potuto
comporre dei pezzi così profondi se non avessi
incontrato durante il mio soggiorno in America
quello che poi è diventato il mio compagno
inseparabile in questa avventura. Mi riferisco
ovviamente a questo pianoforte. Per puro caso mi
sono trovato a curiosare in un negozio che trattava
unicamente strumenti musicali usati. Guardando i
prezzi delle chitarre, dei sassofoni, delle batterie
e dei pianoforti messi in vendita mi sono imbattuto
in un fatto alquanto singolare. Seppur usati tutti
gli strumenti in cui mi ero imbattuto avevano un
costo abbastanza consistente. Questo pianoforte,
invece, no. Solamente un dollaro e novantanove
centesimi. La prima deduzione logica che mi passò
per la mente era che probabilmente c’era qualcosa di
rotto. Sicuramente qualcosa non funzionava a dovere.
Dovetti però ricredermi. Strutturalmente era
perfetto. Chiesi al venditore se potevo provarlo e
lui non fece alcuna obiezione. Mi misi, perciò,
all’opera suonando qualcosa che conoscevo a memoria,
come la Sonata al chiaro di Luna di Beethoven. Il
pianoforte, oltre a essere perfettamente integro dal
punto di vista strutturale era anche magnificamente
accordato. Inoltre lo strumento sembrava essere in
perfetta sintonia con ciò che stavo facendo e
soprattutto con quello che volevo esprimere suonando
le varie note. Chiesi perciò delucidazioni
riguardanti il prezzo e il rivenditore mi rispose
con un’altra domanda, un po’ come fanno gli
psicologi. Voleva sapere se consideravo la cifra
troppo alta. Io risposi che il prezzo mi andava
benissimo e che ero pronto ad acquistarlo. Tirai
fuori due banconote da un dollaro dal mio
portafoglio e comunicai l’indirizzo al quale il
negozio avrebbe dovuto far pervenire il pianoforte.
Uscito dal negozio fui fermato da un anziano signore
il quale mi rivolse una particolare domanda. Mi
chiese se ero stato io ad acquistare quel piano. Io
annuii con la testa in segno di assenso. L’uomo si
allontanò da me senza controbattere. Io mi voltai
per guardarlo e lo vidi farsi il segno della croce.
Un evento strano e singolare che ho potuto
comprendere solamente dopo aver composto questo
pezzo che si intitola Death e che chiude il mio
ultimo album”
Ridiede il microfono al proprietario e cominciò a
suonare. Una melodia lenta e malinconica che molto
lentamente stava acquistando forza e vigore.
Il pubblico era come ipnotizzato dai suoni che Elia
riusciva a produrre battendo sui tasti del suo
pianoforte, sempre più velocemente. Il ritmo stava
aumentando esponenzialmente e sembrava impossibile
che un uomo riuscisse a muovere le mani sul
pianoforte con tanta rapidità.
Elia, solitamente silente, durante l’esecuzione dei
suoi pezzi, urlò:
“E ora il gran finale!”
Sembrava possedere quattro mani. Veloce quanto la
luce riusciva a pigiare centinaia di tasti diversi
in una frazione di secondo. La musica penetrava
direttamente nel cervello di coloro i quali erano
andati ad assistere allo spettacolo. Le teste
iniziarono a gonfiarsi quasi fossero palloncini in
cui veniva costantemente soffiata dell’aria. Il
sangue iniziò a fuoriuscire a fiotti da ogni
orifizio. Cominciarono le urla di terrore e
sofferenza dei presenti. Era, però, impossibile
sovrastare la diabolica melodia che Elia stava
suonando col suo pianoforte. La prima testa a
scoppiare fu proprio quella del presentatore, il più
vicino fra tutti, essendo proprio a ridosso del
palco. Brandelli di materia cerebrale schizzarono
dappertutto. Nessuno però ebbe modo di
preoccuparsene perché a tutti stava accadendo la
stessa cosa. Altre teste iniziarono a scoppiare
inondando la sala di sangue, bulbi oculari e pezzi
di cervello. La melodia proseguiva incontrastata
mentre andava formandosi sul pavimento un vero e
proprio lago rosso sul quale galleggiavano i corpi
decapitati e dissanguati del pubblico.
La musica cessò. Elia si accasciò sul suo
pianoforte, stremato dallo sforzo compiuto per
eseguire il suo pezzo più complesso.
Trascorsero alcuni minuti prima che il musicista
potesse ritrovare le forze per mettersi in piedi. Si
guardò intorno osservando compiaciuto il risultato
della sua ultima fatica. Poi eseguì anche un
perfetto inchino verso gli spettatori, cadaveri, che
aveva di fronte.
“È stata un’esperienza unica e vi ringrazio
tantissimo per essere venuti fin qui stasera”
Poi scese dal palco immergendo le scarpe e l’orlo
dei pantaloni nel viscido liquido rossastro che
aveva allagato la sala. Si avviò verso l’uscita
sorridente e soddisfatto della sua prestazione.
L’album, come previsto, uscì tre giorni dopo
vendendo in un solo giorno centocinquantamila copie.