PROFUMO
di Alessandro
Antonino
Percorreva la strada provando a non vacillare, sotto
lo scialle di lana la mano contratta, chiusa in un
pugno risoluto: nessuno doveva intuirne il tremore.
Il mal di testa la torturava da giorni e il bruciore
tra le gambe era insopportabile, avrebbe voluto
buttarsi per terra e rimanere lì, tra i rifiuti, se
ciò avesse potuto darle sollievo.
Passò vicino a un gruppetto di uomini dai visi neri
di fuliggine, mani unte di grasso scuro e barbe con
in mezzo pezzi di frittura. Disposti attorno un
tavolo li sentì giocarsi a dadi la paga
dell’indomani.
“Quanto vuoi?” le urlò uno di loro ridendo sguaiato.
L’odore di pesce stantio si sentiva a metri di
distanza e una moltitudine di denti gialli e storti
gli usciva dalle labbra come a voler fuggire dal suo
alito puzzolente. Quando Annie gli voltò le spalle,
l’uomo stava ancora sventolando il berretto lurido
provando uscendo la lingua e leccandosi le labbra
rugose.
Figurarsi: quello non ha i soldi nemmeno per un
lavoro a mano.
La donna proseguiva il suo pellegrinaggio tra
bambini sporchi, ubriachi addormentati e colleghe
che si facevano sfondare da uomini pieni di
pidocchi, per un bicchierino di gin.
Annie guardò le carrozze sulla strada principale.
Quando una le passava vicino sperava che il
tamburellare della ruote sul selciato viscido di
liquame si arrestasse. A quel punto sarebbe sceso un
gran signore, uno di quelli dai gusti stravaganti,
pronto a spendere qualche penny per il suo vecchio
buco.
“Attenti a dove andate, piccoli bastardi!” gridò
quando un’orda di ragazzi le tagliò la strada
schiamazzando.
“Cosa c’è, vecchia? Non si batte chiodo?” urlò il
più grande.
“Lo sai che tua madre beve con me?” cercò di dire la
donna. Un eccesso di tosse la costrinse a tirare il
fiato; levò solo un pugno, rischiando di inciampare
su una bottiglia vuota.
Il gesto minaccioso non sortì nessun effetto.
“Non la vorrei da te nemmeno se me la regalassi”
disse il ragazzo. Le ultime parole rimbalzarono per
qualche secondo tra le pareti di mattoni rossi per
poi venire assorbite dalle grida degli irlandesi che
vendevano patate. Annie ebbe un capogiro e
dispensando altre maledizioni si guardò il vestito:
tutto schizzato di sudiciume.
Alzò gli occhi al cielo: quanto avrebbe desiderato
un bicchierino. Ma a chi chiederlo? Non aveva
nemmeno i soldi per una notte al chiuso.
Un soffio di vento spazzò via l’odore del suo corpo
dandole qualche secondo di sollievo da sé stessa.
Il profumo non basta più a coprire il puzzo; ci
voleva anche il vestito sporco.
La donna tirò lo scialle sulle spalle per eliminarne
le pieghe e si rassettò i capelli infilando le mani
nel groviglio informe attorno al pezzo di spago.
Quindi ciondolando tra i rifiuti, proseguì la sua
ricerca.
***
Appollaiato sul campanile della chiesa il crocifisso
osservava in silenzio il viavai delle persone che
affollavano le strade. Accanto a lui l’essere
rimaneva immobile, la coda tagliente attorcigliata
al doccione. Sorrise snudando i denti nella spenta
luce del tramonto nebbioso, un rivolo di bava
gocciolò atterrando sul marmo tra le colonne della
scalinata principale.
La fame era ancora lontana dal placarsi.
Rivolse gli occhi verso la folla sotto di lui:
prostitute, sarte, lavandaie tutte pronte a
soddisfare il suo appetito. Si mise in piedi in
equilibrio tra le tegole: le unghia picchettarono su
di esse come pietre sul metallo. Con un balzo
attraverso la foschia della canne fumarie e la
pioggia che gli inumidiva le squame nere; si immerse
in uno dei vicoli bui che correvano dietro la
chiesa.
Anche oggi avrebbe ricevuto il suo tributo di
sangue.
***
Ci mancava solo la pioggia.
Annie sbuffò continuando a girare attorno la chiesa.
Solo un cliente quella sera: un grassone lercio che
aveva faticato a farselo venire duro. Quando era
riuscito nell’impresa le aveva alzato la gonna e se
l’era messa davanti carponi. Per fortuna di Annie
con poche spinte aveva completato il suo piacere,
gettandole poi i quattro penny dentro una
pozzanghera.
Quanto ha riso il bastardo figlio di puttana!
La donna si toccò la fronte. Quando il pancione era
venuto le aveva fatto anche sbattere contro la
staccionata.
Annie alzò lo sguardo verso il campanile della
Chiesa di Santa Maria.
Chiesa delle Puttane: ecco come dovrebbero
chiamarla.
Il loro commercio si snodata attorno quell’edificio,
all’ombra di quella casa del Signore, schifosa e
ipocrita.
Annie e le altre passavano giornate intere
inseguendosi come in una giostra, mentre, tra
lampioni dalla luce tremolante i bobbies tenevano i
fischietti a riposo. Facevano finta di non vederle,
permettendo ai clienti ben vestiti di rintanarsi nel
buio per poi uscirne soddisfatti e un po’ più
leggeri, e non solo nel portafoglio
Annie fece una smorfia che, prima della malattia,
doveva essere un sorriso.
Molte volte si sta più tempo sulla piazza principale
a contrattare, che sul retro.
***
Quando atterrò sull’acciottolato i rumori dei tacchi
della scarpe fecero un rumore sordo. Amava il sapore
delle vittime colte di sorpresa. Le sue reali
sembianze non avrebbero suscitato la scarica di
piacere che rendeva quel cibo irrinunciabile. Si
passò una mano sul volto liscio e sui capelli biondi
mentre il profumo gli si spandeva intorno. Dei passi
femminili lo fecero voltare. Mise il naso all’insù e
odorò l’aria: il suo pasto si avvicinava.
***
“Signorina, potrei accompagnarla?” le disse
sorridendo.
Annie batté le palpebre due volte arrossendo:
sbucato dal nulla come se l’oscurità l’avesse appena
partorito guardò l’uomo più bello che avesse mai
visto. Torreggiava su di lei in un vestito scuro e
la bombetta sotto il braccio mentre il bastone dalla
testa d’argento giocava con un foglio di giornale
per terra. Come dotato di volontà propria lo sguardo
le scivolò sul cavallo dei pantaloni: tra le sottili
pieghe del vestito non ebbe nessuna difficoltà a
distinguerne la mascolinità.
La donna sorrise imbarazzata, attorno a lei un
profumo che le ricordò quello del fieno appena
tagliato.
Cosa accidenti mi succedere? Non è la prima volta
che...
Poi sentì un calore tra le gambe. Arrossì di nuovo.
Respirò percependo il profumo che aveva la sua Mary
dopo il bagno, misto a quello dei biscotti di sua
madre e all’odore di membri maschili.
“Eh... ehm... i... io. Sì” riuscì a farfugliare con
la voce roca mentre immagini di corpi nudi, di donne
e di uomini che si davano piacere, le invadevano la
testa. Sentiva il suo liquido inumidirle il sesso e
il dolore della malattia sparire, così come il
tremito della mano.
Si ricordò dei primi passi di Mary, del suo sorriso,
delle manine paffute; come un lampo passò anche il
pensiero di quella notte d’inverno tra borse del
ghiaccio e guance che bruciavano come l’inferno. Fu
solo un’apparizione fugace; non ne rimase traccia.
Scoppiò in lacrime, tra ad assi di legno, mattoni
rossi e selciato viscido, l’anima combattuta tra il
piacere e il dolore, tra la lussuria e la paura, di
fronte a quell’uomo dalla bellezza eterea.
***
Percepiva il caldo liquore che le fluiva dentro.
Abbandonata al suo volere piangeva e rideva mentre
dalle labbra le colavano parole sconnesse,
intrappolate a sussurri di piacere.
Quando fu addossata al muro l’uomo sparì: le squame
lucide presero il posto della pelle chiara e i denti
aguzzi incastonati nella bocca frastagliata come una
ferita, sostituirono quelli dritti e bianchi che le
avevano sorriso.
“No...” sussurrò lei in un barlume di coscienza.
La punta della coda balenò tagliandole la gola: la
donna sbarrò gli occhi emettendo solo un soffio. Poi
la lama saettò di nuovo nella pioggia sottile.
Accovacciato nel buio tra sangue e gorgoglii
liquidi, incurante dell’intero creato, l’essere si
nutrì dell’intimità di Annie, grugnendo di piacere.
Lo squarcio nel ventre netto come fatto da un
bisturi.
Concedendosi il tempo che fu necessario, illuminato
dalla luna che compariva tra le nubi scure, terminò
il pasto.
Un ultimo sguardo a Annie che fissava con occhi
morti le proprie viscere poggiate sulla spalla e
l’essere sparì di nuovo: al suo posto un vecchio
lercio dalla barba incolta e senza capelli, i
vestiti lisi, le scarpe sfondate.
L’uomo, trascinando una gamba, uscì dal cortile al
numero 26 di Hambury Street e si incamminò all’ombra
della Chiesa di Santa Maria su Dorset Street, nel
cuore di Whitechapel.