U.F.O.
di Bellomarin
Alessandro
Qualche tempo fa mi raccontava le favole, ora è tra
la terra con sopra una lapide che indica il suo nome
e un amore infinito e falso dei suoi parenti, un
vero peccato non poterla più abbracciare.
Il suo sogno di vivere pienamente gli anni migliori
della sua vita si è spento quando ha saputo di
essere incinta di me.
La stronza non ha mai concepito il rispetto come un
parente dell'amore, io sono una forma di vita e come
tale devo essere trattata: rimboccarmi le coperte
quando è ora di andare a dormire, augurarmi
buonanotte, spegnere la luce e caricare la sveglia
per potermi ancora stringere e baciare la mattina
dopo, magari accompagnando il tutto con i musi
lunghi delle ore che anticipano il lavoro, dei
biscotti senza sapore da inzuppare nel latte freddo
e subito dopi una coca-cola per vomitare tutto,
sentirsi bulimici per elemosinare una carezza è
un'energia atipica: non so cosa, ma quando ci penso,
le mie braccia vorrebbero stringere il collo di
qualcuno fino a farlo soffocare; la puttana mi ha
detto che si tratta di rabbia e che spesso e
volentieri, sono stata io e fargliela venire.
Una sera, erano quasi le dieci, il telefono bolliva:
squillava ogni pochi secondi e dell'altra parte
lunghi fischi assordanti dall'oscura identità. La
puttana al piano di sotto si lamentava che fossi
sgualdrina e che tutti i ragazzi della scuola, prima
o poi, si sarebbero infiltrati nel mio letto, la
cosa che non sapeva la puttana però, era che io,
alla verginità e alla purezza dell'essere, ci tenevo
più di quanto ci teneva lei. Forse era qualcuno che
aveva il telefono di casa difettoso, oppure era uno
stupratore, pronto a prendermi alle spalle e a
seviziarmi per tutta la notte nonostante le lacrime
e l'implorazione di non essere uccisa. Non so com'è,
ma quelle telefonate senza interlocutore, mi
eccitavano, ma provai un senso di pace assoluta, di
benessere paragonabile all'estasi che precede la
morte quando fuori dalla finestra, come vaghe luci
di lampioni nel cielo, su e giù come trottole
impazzite o come un mio capogiro da masturbazione,
quando il telefono tornò a dormire e fuori dalla
finestra, oltre le stelle e la luna, due dischi
giallastri si avvicinavano a velocità supersonica
verso il giardino della villetta della puttana.
Una luce di potenza devastante entrò nella mia
stanza e in tutta la casa quando uno di questi due
dischi dalla strana forma ovoidale si poggiò vicino
alle margherite e ai girasoli: anche l'unica rosa
blu della città, piantata nel nostro giardino, cessò
di vivere a causa dell'alta temperatura.
Corsi fuori aprendo la porta con impeto e con
cotanto impeto, quel bagliore visto prima dalla
finestra della mia stanza, fu qualcosa paragonabile
solo ad una divinità. Mi coprii gli occhi con le
braccia...
Come faccio adesso senza di lei! Quando era con noi,
mi raccontava sempre favole bellissime ed ora guardo
la sua fotografia su di una lapide. Tutti le
volevano bene e i suoi occhi si illuminarono quando
seppe di essere incinta di me. La mia mamma mi ha
sempre regalato tutto l'amore che aveva in corpo: mi
rimboccava le coperte prima di dormire, mi augurava
buonanotte e spegneva la luce e svegliarsi la
mattina, con la sveglia che mi aveva caricato lei,
era dolce come i biscotti che metteva nel piattino
bianco per farmi bere il latte caldo. Vorrei bere la
coca-cola, ma la mamma mi dice che mi fa male dopo
colazione, io non discuto mai ciò che dice la mamma,
perché io le voglio un mondo di bene!
Questa sera il telefono squilla incessantemente e
dall'altra parte della cornetta non c'è nessuno, se
non un fischio assordante: la mamma è già a letto e
dorme beata, è come se fosse sempre con me e, non
voglio svegliarla, ma ho tanta paura! Vorrei
mettermi a dormire ma sono sicura che non mi
riuscirà. Mi passano in mente miliardi di idee:
qualche male intenzionato potrebbe volermi portare
via e farmi del male, la mamma non reggerebbe
all'idea che qualcuno mi metta le mani addosso e
abusi di me. Ora guardo fuori dalla finestra, il
telefono ha smesso di squillare e vedo due luci
giallastre che girano impazzite nel cielo: mi sento
bene e non so cosa mi succede, forse sto morendo! La
fortissima luce inonda la stanza quando uno di
questi dischi gialli atterra nel giardino, proprio
accanto ai fiori della mamma, peccato, ci teneva
tanto!
Scendo in giardino e quella luce gialla, ora
raggiunge una potenza mai vista prima da parte di
una luce: forse è Dio. Mi copro gli occhi per non
rimanere accecata...
Qualche tempo fa mi raccontava le favole, ora è tra
la terra con sopra una lapide che indica il suo nome
e un amore infinito e falso dei suoi parenti, un
vero peccato non poterla più abbracciare. Il suo
sogno di vivere pienamente gli anni migliori della
sua vita si è spento quando ha saputo di essere
incinta di me.
La stronza non ha mai concepito il rispetto come un
parente dell'amore, io sono una forma di vita e come
tale devo essere trattata: rimboccarmi le coperte
quando è ora di andare a dormire, augurarmi
buonanotte, spegnere la luce e caricare la sveglia
per potermi ancora stringere e baciare la mattina
dopo, magari accompagnando il tutto con i musi
lunghi delle ore che anticipano il lavoro, dei
biscotti senza sapore da inzuppare nel latte freddo
e subito dopi una coca-cola per vomitare tutto,
sentirsi bulimici per elemosinare una carezza è
un'energia atipica: non so cosa, ma quando ci penso,
le mie braccia vorrebbero stringere il collo di
qualcuno fino a farlo soffocare; la puttana mi ha
detto che si tratta di rabbia e che spesso e
volentieri, sono stata io e fargliela venire.
Stanotte nella mia stanza ho visto di nuovo quella
luce giallastra del disco volante, forse sono solo
io a poterla vedere, ma questa notte, ho capito
veramente cosa vuol dire rabbia.
Stanotte ho provato uno strano languorino, ma quando
sono andata in cucina per mangiare una merendina e
magari guardare un film porno per tirarmi un po' su,
invece del telecomando e del frigorifero, la mia
attenzione è stata attirata da un coltello affilato
appoggiato sulla credenza di marmo...
Qualche tempo fa mi raccontava le favole, ora è tra
la terra con sopra una lapide che indica il suo nome
e un amore infinito e falso dei suoi parenti, un
vero peccato non poterla più abbracciare... proprio
un vero peccato!