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Biografia dell'autore

 

 

 

 

 

IL BARBIERE

di Sanna Simone
 

 

 

Aveva iniziato quel lavoro a quattordici anni. Allora spazzava i capelli che cascavano a terra, nell’unica barberia che c’era nel paese. Da allora erano passati più di 40anni. Da trenta aveva aperto una sua attività e stava sempre lì.

Quarant’anni tutti uguali. Il lunedì a casa e poi, mattine e sere, barbe e capelli. Mai una donna si era presentata alla sua attività e lui aveva finito per perdere persino il contatto con il gentil sesso. La sua vita, erano quelle quattro chiacchiere con gli abituè della barba. Ma nell’ultimo periodo non era più lui. Avvolte si sentiva soffocare. Aveva sessant’anni e pensare di aver passato la sua vita là dentro, o meglio aver buttato la sua vita là dentro, lo faceva star male. E’ come se l’incombenza della morte si facesse avanti e lui guardasse realmente in faccia la realtà.

Era sempre più ossessionato. Entrava nella sua barberia alle nove e già alle nove e mezza voleva scappare via. Voleva fuggire andare al mare, fare qualcosa, vivere, ma come al solito, gli mancava ciò che gli era mancato per tutta la vita: il coraggio.

Oramai mancava solo una settimana alla sua pensione. Sarebbe andato a casa abbandonando quel buco. Purtroppo però, oramai il suo stato mentale era veramente al limite. Così che, quando lavorando si vedeva allo specchio, aveva delle allucinazioni. Era convinto che un demone lo guardasse.

 

Quella mattina la testa gli girava. Arrivò nella sua attività come sempre alle nove meno un quarto. La serranda mezzo alzata: preparava i suoi arnesi da lavoro.

C’è chi giura ora, di averlo visto parlare allo specchio da solo. Ma lui non parlava da solo, parlava col demone che vedeva.

Alle nove e dieci come ogni mattina signor Fedele andò a farsi la barba. Era venti anni che lo faceva e il nostro barbiere non ne poteva più, lo odiava. Venti anni di discorsi inutili e futili. Stamattina sarebbe stato difficile ascoltare signor Fedele.

Il suo cliente si sedette nella poltrona  e dopo essere stato insaponato, iniziò la sua lagna contro politici e sport. Il nostro barbiere con molta calma iniziò a raderlo, quando all’improvviso, con uno scatto di mano veloce, gli recise la giugulare. Il sangue schizzò sullo specchio, signor Fedele aveva gli occhi strabuzzati e il nostro barbiere lo teneva da dietro, impedendogli di muoversi.

Cinque minuti dopo stava trasportando il corpo, attraverso una battola nascosta. Lo scese in una piccola stanza sotterranea, che probabilmente, prima dell’esistenza della barberia, doveva essere una piccola cantinetta per i vini. Lo buttò sopra una pedana in legna, che non era ancora completamente morto. Con molta velocità, dopo essere ritornato sopra ripulì specchio e poltrona. Era pronto per il secondo cliente…

 

Il secondo cliente tardò ad arrivare. Erano già le dieci e mezza, quando un giovane trentenne entro nella barberia. Il nostro protagonista, lo conosceva a mala pena, probabilmente lo aveva visto solo tre o quattro volte girare in paese.

Il barbiere era lì che gli tagliava i capelli, quando poggiò le forbici e prese la lametta. Era tempo della rifinitura. Il demone ricomparve allo specchio e quando la cruente figura si riaffaccio, probabilmente la vide anche la giovane vittime, perché si girò con un viso allibito verso il barbiere. Ma ormai era tardi. Con precisione chirurgica la lametta gli solcò tutto il collo, aprendogli da orecchio a orecchio. La vittima morì praticamente pochi istanti dopo. ..

Anche questo cadavere, venne portato attraverso la bottola nella stanza segreta.

Con molta calma, poco dopo, il nostro barbiere, addentrò tranquillamente il panino che si era portato da casa.

 

Per la terza vittima quasi portò pena, era un suo vecchio amico d’infanzia. L’avrebbe anche risparmiato, se non fosse arrivato all’ora di pranzo. Il nostro barbiere odiava lavorare dopo mezzogiorno. E poi anche per un altro motivo. Il demone, quel demone che si era nuovamente affacciato allo specchio..

Il modus operandi era sempre lo stesso. Solo che stavolta, dovette finire il suo amico di infanzia, a colpi di forbici nel cuore.

Stava oramai chiudendo la barberia per un meritato pranzo, quando la moglie di signor Fedele venne a cercarlo.

- Si che l’ho visto, gli ho fatto la barba (..e non solo pensò..), stamattina appena aperto e poi è andato via- disse. Fù più facile del previsto liberarsi di lei.

 

Alle tre riaprì, mise un po’ di musica e si rilassò. Bevette un bicchierino di acquavite, pareva proprio che nessuno si presentasse. Ma c’era uno strano movimento in paese, un sacco di gente che girava e cercava qualcuno. Chissà cosa è successo pensò.

Alle quattro e un quarto uccise un altro compaesano. Era andato lì anche lui per farsi la barba. Fù facile era anziano e morì quasi subito. Lo portò nella solita stanza segreta, non senza sforzi, le fatiche della giornata cominciavano a farsi sentire. Dopo aver accumulato il corpo sopra gli altri tre, andò a cercare qualcosa nello scaffalino alla sua sinistra. Porto fuori una piccola bottiglietta.Vi era un teschio come etichetta. Salito di nuovo al piano di sopra si sedette nella poltrona e guardò di nuovo lo specchio. Quell’essere infernale era di nuovo lì che lo guardava:

- Ho fatto tutto ciò che mi hai chiesto- disse il barbiere.

- Ho ucciso quattro persone in tuo nome e ora arriverà pure la quinta vittima o demone-.

Si versò l’arsenico nel bicchierino, quello utilizzato qualche ora prima per l’acquavite. Stramazzò dieci minuti dopo, con laceranti dolori allo stomaco.

 

Alle diciotto e trenta il capitano di polizia decise di recarsi dal barbiere. Era deciso a farsi ritoccare i capelli. Appena entrato lo trovò stramazzato al suolo.

Si avvicinò e ne constatò la morte. Trovò una bottiglietta con un teschio inequivocabile, era ovvio: si trovava di fronte a un suicidio.

Si alzò, aprì il cellulare, la prima chiamata l’avrebbe fatta in caserma. Ma proprio in quel momento, la sua attenzione fu attirata da una figura nello specchio.

- Ma che cazzo- esclamò. Improvvisamente si sentì stanco, tanto stanco. Erano oramai vent’anni che stava in polizia..

- La mia vita è solo poltiglia- pensò. Una vita fatta di nessun piacere..

E quel demone allo specchio glielo confermava e lo incitava a prendere la pistola…

 

Fine.