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Biografia dell'autore

 

 

 

 

 

L'INCUBO PRIMA DEL SONNO

di Giancarlo Ferraris

 

 

“Questa sera vieni nella mia camera, Stefania… Ti prego!… Ho bisogno del tuo aiuto… Devo dirti una cosa molto importante!… Ma non farti vedere dalle altre allieve e nemmeno dalle insegnanti… Non farti vedere da nessuno!… Hai capito?!…”.

 

         Jessica aveva paura. Qualcosa di strano, di molto strano stava succedendo nella camera dove alloggiava, situata nella torre del piccolo maniero, a poche centinaia di metri dal Conservatorio Femminile di Musica, l’esclusivo istituto dove la ragazza si era iscritta per seguire un corso di perfezionamento in viola. La direttrice del Conservatorio, la Signora Lupu, romena, si era scusata quando aveva accompagnato Jessica nella sua camera e le aveva detto che la sua sistemazione nella torre sarebbe stata provvisoria, e che, comunque, non le sarebbe mancato nulla, visto che il maniero era abitato da lei stessa e dalla sua famiglia alla quale Stefania avrebbe potuto rivolgersi tranquillamente per ogni necessità.

         La camera posta nella torre era senz’altro migliore di quelle spartane del Convitto annesso al Conservatorio, ma, forse o sicuramente a causa degli arredi antichi dai colori cupi, che pur avevano un notevole valore, era tetra, quasi lugubre, ed aveva subito messo a disagio Jessica. In particolare la infastidiva la spalliera del letto di ottone che era decorata con grandi immagini di gatti in rilievo dall’aspetto feroce ed aggressivo, gatti che, in virtù delle loro bizzarre posizioni, sembravano reggersi soltanto sulle zampe posteriori assumendo così l’aspetto di figure mostruose. La porta della camera era anch’essa scura, pesante e scricchiolava sinistramente quando si apriva e si chiudeva; l’unica finestra della camera, che dava su una piccola radura boscosa vicina, era molto simile, nella forma e nei colori, alla vetrata di una cattedrale gotica.

 

         A spaventare Jessica non era però stata la camera, che pure l’aveva messa in uno stato di agitazione, ma ben altro.

         “Sei certa che non ti ha vista nessuno?” domandò a bassa voce Jessica alla sua amica Stefania, dopo aver spento il lampadario ad acceso la lampada del comodino la cui luce era molto tenue.

         “Sììì!… Ti assicuro che non mi ha visto proprio nessuno!… E adesso mi dici perché hai paura?… Temi che i gatti del letto possano mangiarti?” chiese Stefania sorridendo.

         “Non fare la scema!… E parla piano” le fece Jessica. “Non è di questo - continuò -  che ho paura, ma di altre cose… Ascoltami!... È dal momento in cui sono arrivata qui che poco prima di dormire, proprio in questa camera, all’improvviso diventa tutto buio senza che io spenga la luce e subito dopo inizio a sentire dei rumori strani, dei rumori orribili… Sembra… Sembra che ci sia qualcuno che sta per morire…”.

         “Sei certa di quello che dici?” chiese Stefania cercando di nascondere un sorrisino ironico. “Non è, per caso, che sei già nel mondo dei sogni quando ti accorgi che è tutto buio e senti questi rumori strani?!” aggiunse allo stesso modo.

         “No!... Non sto dormendo!… Sono sveglia!” replicò Jessica.

         “E… Chi è che spegne la luce al posto tuo?... E come sono questi rumori?” incalzò, incuriosita, Stefania.

         “Non so chi spegne la luce…. Io sono sicura di non fare questo gesto… E poi... È come se ci fosse qualcuno che sta picchiando con un martello su qualcosa… Come se stesse inchiodando degli assi di legno… Come se stesse chiudendo il coperchio di una bara… E ad ogni colpo fanno seguito delle urla soffocate e delle invocazioni d’aiuto che sembrano essere quelle di una donna giovane, di una ragazza in agonia. Non oso pensarlo!… Di una sepolta viva!”.

         Stefania scrutò Jessica con attenzione cercando di capire se la sua compagna di corso stesse dando i numeri o fosse sincera. Poi, con tono spocchioso, disse:

         “Domani mattina dirai alla direttrice, la Signora Lupu, che non vuoi più dormire in questa camera… Le inventerai una scusa qualsiasi e le dirai che preferisci un’altra sistemazione, anche se meno comoda… Che ti va bene dormire su una branda, magari vicino a me”.

         “Tu non mi credi, Stefania, vero?… Non mi credi! Lo vedo dai tuoi occhi!” esclamò Jessica affranta.

         “Beh, devi ammettere - affermò Stefania - che è un po’ difficile credere a quello che mi hai raccontato… La luce che si spegne da sola e… Questi colpi sul legno, queste urla soffocate, queste invocazioni d’aiuto quanto durano?”

         “Non lo so” rispose Jessica. “Dopo che si è fatto buio e che ho sentito questi rumori, mi addormento… Sono assalita da un sonno pesantissimo, come non mi è mai successo prima… Un sonno a cui non riesco minimamente a resistere”.

         “Sembra quasi un film dell’orrore” asserì Stefania un po’ scocciata.

         “Non è un film. È tutto vero! E c’è dell’altro” disse Jessica al colmo dell’angoscia.

         “Ancora?” fece Stefania quasi sbuffando.

         “Ieri sera - fece Jessica - ho voluto dare un’occhiata alla torre. Credevo che ci fossero altre camere, altre stanze da cui potevano provenire questi colpi, queste urla, queste invocazioni d’aiuto che mi tormentano… Invece non è così… Non ci sono altre camere nella torre se non la mia!… Mi capisci?”

         “Un momento!” esclamò Stefania indispettita. “Com’è possibile quello che mi stai dicendo se quando venivo qui, da te, ho visto altre finestre sulla facciata della torre ed altre porte lungo le scale?!”

         “Sono tutte porte finte, Stefania, come lo sono le finestre!” esclamò Jessica turbata. “Sono state messe lì - aggiunse - per senso estetico, per abbellire l’esterno e l’interno della torre! Ho tirato con forza le porte, una ad una, senza spostarle di un millimetro ed ho visto che sono tutte attaccate ai muri. Ed anche le finestre, a parte quella della mia camera, sono finte… Le uniche porte vere sono quella d’accesso alla torre, quella della mia camera e quella che conduce in cima alla torre stessa”.

         “Ma, allora, i battiti sul legno che tu senti da dove provengono?” E chi è che spegne la luce al posto tuo?” domandò Stefania guardandosi attorno inorridita.

         “Se non ci sono altre camere - rispose Jessica - vuol dire che ciò che sento può provenire soltanto da questa stessa camera… E che c’è qualcuno qui dentro che spegne la luce al posto mio… Oppure… Oppure tutte queste cose che mi riempiono di terrore esistono soltanto dentro di me, nella mia mente… Forse sto diventando pazza!... Non so più che cosa dico!... So solo che ho tanta paura, che sto vivendo un incubo prima di dormire…”.

         Le due ragazze si guardarono nei loro grandi occhi ormai pieni di paura e si fecero vicine come per proteggersi a vicenda.

         “Dobbiamo subito andarcene via, Jessica, anche se è buio” gridò Stefania in un sussulto di coraggio.

         In quel preciso momento la porta della camera si spalancò ed apparve la Signora Lupu, che quasi urlò alle due ragazze:

         “Signorina Stefania!… Che ci fa qui?… Torni subito nella sua camera altrimenti la espello immediatamente dal corso! Quanto a lei, signorina Jessica - aggiunse calma, abbozzando però un sorriso diabolico con le labbra sottili dalla piega crudele - le comunico che, per motivi organizzativi, dovrà alloggiare in questa camera per tutta la durata del corso”.

         “Io… Io… Ho sentito dei rumori strani” disse Jessica facendosi coraggio. “Non riesco a dormire bene… Vorrei trasferirmi nel Convitto dove ci sono le altre ragazze”.

         La direttrice scrutò, quasi in fondo all’anima, Jessica per alcuni lunghi secondi, poi disse con un forte accento romeno:

         “Questa torre, come il maniero della mia famiglia, è vetusta e cela molti brutti ricordi. Ma sono cose - continuò chiudendo lentamente la porta - che appartengono al passato, cose accadute tanto tempo fa. Nessun guerriero nemico e nessun brigante è mai riuscito ad entrare nella torre… E nessun ospite, badi bene, ne è mai uscito… Le auguro, signorina Jessica, una buona permanenza nel nostro Conservatorio ed un buon soggiorno nella sua camera…”.

 

Il Quotidiano

Misterioso suicidio al

Conservatorio Femminile di Musica

 

Un’allieva ventiduenne si toglie la vita gettandosi dall’alto della torre dove soggiornava. Il gesto molto probabilmente dettato dalla follia. Una corsista del Conservatorio ha rivelato infatti che negli ultimi giorni la ragazza suicidatasi sentiva strani rumori nella  propria camera, dove si faceva buio all’improvviso, ed anche dentro la sua mente. (Tutti i particolari nelle pagine della cronaca locale)