“Questa sera vieni nella
mia camera, Stefania… Ti prego!… Ho bisogno del tuo aiuto… Devo dirti una cosa
molto importante!… Ma non farti vedere dalle altre allieve e nemmeno dalle
insegnanti… Non farti vedere da nessuno!… Hai capito?!…”.
Jessica aveva
paura. Qualcosa di strano, di molto strano stava succedendo nella camera dove
alloggiava, situata nella torre del piccolo maniero, a poche centinaia di metri
dal Conservatorio Femminile di Musica, l’esclusivo istituto dove la ragazza si
era iscritta per seguire un corso di perfezionamento in viola. La direttrice del
Conservatorio, la Signora Lupu, romena, si era scusata quando aveva accompagnato
Jessica nella sua camera e le aveva detto che la sua sistemazione nella torre
sarebbe stata provvisoria, e che, comunque, non le sarebbe mancato nulla, visto
che il maniero era abitato da lei stessa e dalla sua famiglia alla quale
Stefania avrebbe potuto rivolgersi tranquillamente per ogni necessità.
La camera posta
nella torre era senz’altro migliore di quelle spartane del Convitto annesso al
Conservatorio, ma, forse o sicuramente a causa degli arredi antichi dai colori
cupi, che pur avevano un notevole valore, era tetra, quasi lugubre, ed aveva
subito messo a disagio Jessica. In particolare la infastidiva la spalliera del
letto di ottone che era decorata con grandi immagini di gatti in rilievo
dall’aspetto feroce ed aggressivo, gatti che, in virtù delle loro bizzarre
posizioni, sembravano reggersi soltanto sulle zampe posteriori assumendo così
l’aspetto di figure mostruose. La porta della camera era anch’essa scura,
pesante e scricchiolava sinistramente quando si apriva e si chiudeva; l’unica
finestra della camera, che dava su una piccola radura boscosa vicina, era molto
simile, nella forma e nei colori, alla vetrata di una cattedrale gotica.
A spaventare
Jessica non era però stata la camera, che pure l’aveva messa in uno stato di
agitazione, ma ben altro.
“Sei certa che
non ti ha vista nessuno?” domandò a bassa voce Jessica alla sua amica Stefania,
dopo aver spento il lampadario ad acceso la lampada del comodino la cui luce era
molto tenue.
“Sììì!… Ti assicuro che non mi ha
visto proprio nessuno!… E adesso mi dici perché hai paura?… Temi che i gatti del
letto possano mangiarti?” chiese Stefania sorridendo.
“Non fare la
scema!… E parla piano” le fece Jessica. “Non è di questo - continuò - che ho
paura, ma di altre cose… Ascoltami!... È dal momento in cui sono arrivata qui
che poco prima di dormire, proprio in questa camera, all’improvviso diventa
tutto buio senza che io spenga la luce e subito dopo inizio a sentire dei rumori
strani, dei rumori orribili… Sembra… Sembra che ci sia qualcuno che sta per
morire…”.
“Sei certa di
quello che dici?” chiese Stefania cercando di nascondere un sorrisino ironico.
“Non è, per caso, che sei già nel mondo dei sogni quando ti accorgi che è tutto
buio e senti questi rumori strani?!” aggiunse allo stesso modo.
“No!... Non sto
dormendo!… Sono sveglia!” replicò Jessica.
“E… Chi è che
spegne la luce al posto tuo?... E come sono questi rumori?” incalzò,
incuriosita, Stefania.
“Non so chi
spegne la luce…. Io sono sicura di non fare questo gesto… E poi... È come se ci
fosse qualcuno che sta picchiando con un martello su qualcosa… Come se stesse
inchiodando degli assi di legno… Come se stesse chiudendo il coperchio di una
bara… E ad ogni colpo fanno seguito delle urla soffocate e delle invocazioni
d’aiuto che sembrano essere quelle di una donna giovane, di una ragazza in
agonia. Non oso pensarlo!… Di una sepolta viva!”.
Stefania scrutò Jessica con
attenzione cercando di capire se la sua compagna di corso stesse dando i numeri
o fosse sincera. Poi, con tono spocchioso, disse:
“Domani mattina
dirai alla direttrice, la Signora Lupu, che non vuoi più dormire in questa
camera… Le inventerai una scusa qualsiasi e le dirai che preferisci un’altra
sistemazione, anche se meno comoda… Che ti va bene dormire su una branda, magari
vicino a me”.
“Tu non mi credi,
Stefania, vero?… Non mi credi! Lo vedo dai tuoi occhi!” esclamò Jessica
affranta.
“Beh, devi
ammettere - affermò Stefania - che è un po’ difficile credere a quello che mi
hai raccontato… La luce che si spegne da sola e… Questi colpi sul legno, queste
urla soffocate, queste invocazioni d’aiuto quanto durano?”
“Non lo so”
rispose Jessica. “Dopo che si è fatto buio e che ho sentito questi rumori, mi
addormento… Sono assalita da un sonno pesantissimo, come non mi è mai successo
prima… Un sonno a cui non riesco minimamente a resistere”.
“Sembra quasi un
film dell’orrore” asserì Stefania un po’ scocciata.
“Non è un film. È
tutto vero! E c’è dell’altro” disse Jessica al colmo dell’angoscia.
“Ancora?” fece
Stefania quasi sbuffando.
“Ieri sera - fece
Jessica - ho voluto dare un’occhiata alla torre. Credevo che ci fossero altre
camere, altre stanze da cui potevano provenire questi colpi, queste urla, queste
invocazioni d’aiuto che mi tormentano… Invece non è così… Non ci sono altre
camere nella torre se non la mia!… Mi capisci?”
“Un momento!”
esclamò Stefania indispettita. “Com’è possibile quello che mi stai dicendo se
quando venivo qui, da te, ho visto altre finestre sulla facciata della torre ed
altre porte lungo le scale?!”
“Sono tutte porte
finte, Stefania, come lo sono le finestre!” esclamò Jessica turbata. “Sono state
messe lì - aggiunse - per senso estetico, per abbellire l’esterno e l’interno
della torre! Ho tirato con forza le porte, una ad una, senza spostarle di un
millimetro ed ho visto che sono tutte attaccate ai muri. Ed anche le finestre, a
parte quella della mia camera, sono finte… Le uniche porte vere sono quella
d’accesso alla torre, quella della mia camera e quella che conduce in cima alla
torre stessa”.
“Ma, allora, i
battiti sul legno che tu senti da dove provengono?” E chi è che spegne la luce
al posto tuo?” domandò Stefania guardandosi attorno inorridita.
“Se non ci sono
altre camere - rispose Jessica - vuol dire che ciò che sento può provenire
soltanto da questa stessa camera… E che c’è qualcuno qui dentro che spegne la
luce al posto mio… Oppure… Oppure tutte queste cose che mi riempiono di terrore
esistono soltanto dentro di me, nella mia mente… Forse sto diventando pazza!...
Non so più che cosa dico!... So solo che ho tanta paura, che sto vivendo un
incubo prima di dormire…”.
Le due ragazze si
guardarono nei loro grandi occhi ormai pieni di paura e si fecero vicine come
per proteggersi a vicenda.
“Dobbiamo subito
andarcene via, Jessica, anche se è buio” gridò Stefania in un sussulto di
coraggio.
In quel preciso
momento la porta della camera si spalancò ed apparve la Signora Lupu, che quasi
urlò alle due ragazze:
“Signorina
Stefania!… Che ci fa qui?… Torni subito nella sua camera altrimenti la espello
immediatamente dal corso! Quanto a lei, signorina Jessica - aggiunse calma,
abbozzando però un sorriso diabolico con le labbra sottili dalla piega crudele -
le comunico che, per motivi organizzativi, dovrà alloggiare in questa camera per
tutta la durata del corso”.
“Io… Io… Ho
sentito dei rumori strani” disse Jessica facendosi coraggio. “Non riesco a
dormire bene… Vorrei trasferirmi nel Convitto dove ci sono le altre ragazze”.
La direttrice
scrutò, quasi in fondo all’anima, Jessica per alcuni lunghi secondi, poi disse
con un forte accento romeno:
“Questa torre,
come il maniero della mia famiglia, è vetusta e cela molti brutti ricordi. Ma
sono cose - continuò chiudendo lentamente la porta - che appartengono al
passato, cose accadute tanto tempo fa. Nessun guerriero nemico e nessun brigante
è mai riuscito ad entrare nella torre… E nessun ospite, badi bene, ne è mai
uscito… Le auguro, signorina Jessica, una buona permanenza nel nostro
Conservatorio ed un buon soggiorno nella sua camera…”.
Il Quotidiano
Misterioso suicidio al
Conservatorio Femminile di Musica
Un’allieva ventiduenne si toglie la vita gettandosi dall’alto della torre dove
soggiornava. Il gesto molto probabilmente dettato dalla follia. Una corsista del
Conservatorio ha rivelato infatti che negli ultimi giorni la ragazza suicidatasi
sentiva strani rumori nella propria camera, dove si faceva buio all’improvviso,
ed anche dentro la sua mente. (Tutti i particolari nelle pagine della cronaca
locale)