Fu il mio primo vero
incarico. Finalmente Loro mi avevano concesso un'opportunità per mettermi in
mostra, per dimostrare le mie capacità. Non sembrava un compito difficile. Fino
ad ora non avevo mai dovuto fare nulla del genere, ed ero ansioso di cominciare.
Non mi ero mai spinto più in là del terrorizzare persone innocenti, al massimo
era arrivato a torturare animali. Gatti per lo più. Sì, di quelli ne avevo
feriti e uccisi una decina, ma quello era un lavoro che dava poca
gratificazione. Questa volta invece... Questa volta avevano voluto mettermi alla
prova, ed ero certo che l'avrei superata senza troppe difficoltà.
Era notte naturalmente –
non si poteva fare un lavoro del genere in pieno giorno – quando varcai la
soglia di quella grande casa. Entrai con scioltezza, le porte non erano mai
state un problema per me.
«Uccidili, uccidili tutti
e tre», mi avevano ordinato.
Io avevo ghignato. In
fondo era quello che desideravo da tutta una vita.
Attraversai il corridoio
senza emettere un solo suono, senza indugiare, poi entrai nella camera da letto.
Guardateli, pensai, stanno per essere uccisi tra atroci sofferenze e
loro ancora non lo sanno. Marito e moglie stavano dormendo profondamente,
lei a pancia in giù con le gambe fuori dalle lenzuola e la vestaglia sollevata
fino alla vita, lui coperto fino al mento e russando come un orso. Ghignai
gustando il potere che avevo in quel momento. Se avessero sapessero che qualcuno
li stava osservando nella loro intimità... Decisi che li avrei lasciati vivere
ancora qualche minuto, sarei tornato dopo che mi fossi occupato della piccola.
Così lasciai coloro che non sapevano ancora di essere morti e mi spostai nella
cameretta adiacente. Sei anni, mi avevano riferito. E infatti eccola lì nel suo
lettino, che ronfava ignara della presenza della morte nella sua cameretta tinta
di violetto. Aveva un'espressione serena, probabilmente stava sognando. Bene,
niente avrebbe potuto darmi più gioia che strappare la vita ad un faccino come
quello. Decisi che prima l'avrei strangolata, poi avrei ucciso i genitori e, una
volta che fossero tutti quanto morti, avrei iniziato ad infierire sui loro
corpi. Forse Loro però non avrebbero apprezzato, volevano che soffrissero, su
questo erano stati chiari. Avrei potuto obbligare i genitori a guardare mentre
torturavo la piccola... Sì, questo mi piaceva di più, e sicuramente avrebbero
gradito anche Loro. Tenevo in modo particolare a questa missione, se avessi
agito nella maniera più giusta ero certo che mi avrebbero ricompensato
adeguatamente. D'altra parte, se avessi fallito...
Silenzioso come sempre,
feci qualche passo verso il letto e rimasi qualche secondo ad osservare il viso
della bambina. Ero forte, non sarebbe stato un problema afferrarla e
trasportarla fino alla camera dei genitori, stanza nella quale avrei compiuto il
massacro. Grazie alla mia abilità sarebbe stato un gioco da ragazzi fare a pezzi
la piccola e lasciare che le sua grida svegliassero i genitori in tempo per
assistere allo spettacolo. Avvicinai le mani al minuscolo collo e, quando l'ebbi
quasi afferrato, la bambina spalancò gli occhi. Mi bloccai, non per il timore
che potesse vedermi, ma per la sorpresa. Restai immobile con la faccia a pochi
centimetri dalla sua e le mani a formare una circonferenza poco più larga del
suo collo. Aveva avvertito qualcosa? Impossibile, mi dissi.
Invece la bambina gridò,
un urlo che mi fece indietreggiare di qualche passo per lo stupore. Barcollai
all'indietro con gli occhi sgranati, ripetendomi che quella mocciosa non poteva
avermi visto. Doveva essersi svegliata per un incubo, non c'era altra
spiegazione. Eppure continuava ad urlare, e mi fissava. Fissava me. Non
guardava solo nella mia direzione, i suoi occhi erano proprio piantati nei miei.
Un attimo dopo il padre fu
in camera accanto alla figlia, che continuava a sbraitare e indicare nella mia
direzione.
«Su, su, piccola, è stato
solo un brutto incubo», le disse il padre a pochi passi da me.
Ero stato colto alla
sprovvista. Quella bambina mi aveva visto.
«C'è un mostro là, papà»,
piagnucolò.
Il padre si voltò verso di
me. «Io non vedo niente, tesoro. Avanti, sta' tranquilla, torna a dormire.»
«No, non mi lasciare
sola.»
«Resto io con lei, tu va'
a dormire», disse la madre entrando in camera e sistemandosi vicino alla figlia.
«Sei sicura?»
La donna annuì e passò una
mano tra i capelli della piccola. Aspettò che il marito si fosse allontanato poi
si alzò. Mi passò accanto e chiuse la porta.
Io ero ancora troppo
sbigottito per fare qualcosa. Come poteva avermi visto?
«Perché la chiudi, mamma?
Lasciala aperta, per favore.»
La donna la guardò con
aria sofferente. «Ormai sei grande, amore», disse.
Poi – e tutto accadde in
non più di cinque secondi – la donna si voltò verso di me. «Hai scelto la casa
sbagliata, stronzo!» e mi piazzò qualcosa di rovente al centro del petto. La
donna sembrava non sentire alcun dolore alla mano che stringeva l'oggetto.
Probabilmente ero il solo a sentire il calore che emanava quell’affare.
La carne, la mia
carne, iniziò a fumare mentre, ancora troppo esterrefatto per credere che tutto
ciò stesse accadendo per davvero, fissavo la donna di fronte a me.
«Tornatene da dove sei
venuto, maledetto!» ringhiò mentre la bambina urlava.
«Ehi, che succede là
dentro?»
«Tutto bene caro, torna a
dormire.» Poi, rivolta alla figlia: «Chiudi gli occhi, amore.»
Solo in quel momento capii
che lo scopo della missione era eliminare la donna e la bambina, esseri umani
che chissà come avevano il dono di vedere i demoni come me.
Non riuscivo a muovermi
mentre la mia carne andava arrosto; era quella cosa, quella cosa che la donna mi
aveva piazzato nel petto.
Faceva male, ma non era
quello il mio pensiero principale. Cominciai a tremare, e non per il dolore.
Pensavo a Loro, Loro che mi avevano affidato un semplice e piccolo incarico e io
Li avevo delusi. Mi avevano messo alla prova, e io avevo sottovalutato la
missione.
Urlai, e vidi la bambina
premersi le mani sulle orecchie. Poi, nel centro della stanza, si aprì un
vortice di fuoco. Volevano me. Ero stato sconfitto e adesso dovevo pagare.
In che modo non ne avevo
idea, ma le Loro menti di certo avevano escogitato qualcosa di terribile,
qualcosa che era impossibile anche solo da immaginare.
Venni risucchiato dal
vortice e rispedito da dove ero venuto, in un mondo di fiamme e lamenti.