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L'ANTICRISTO
L’ANTICRISTO di Alberto De Martino
(1974)

Quando l’imitazione supera
l’originale
L’anticristo
(1974) è uno dei migliori film a tematica esorcistica usciti negli anni
Settanta dopo il successo de L’esorcista (1973) di William
Friedkin. Interpreti: Carla Gravina, Alida Valli, Remo Girone, Anita
Strindberg, Mario Scaccia, Mel Ferrer, Arthur Kennedy, Umberto Orsini ,
George Coulouris, Bruno Tocci e Vittorio Fanfoni.
Ippolita (Gravina) è una ricca e nobile
donna romana che da bambina ha subito un grave incidente d’auto. Non ha
riportato lesioni, ma è rimasta paralizzata alle gambe e deve muoversi
con l’aiuto di una sedia a rotelle. Ippolita soffre di disturbi
psichici, la sua paralisi è nervosa, frutto di uno shock violento,
causato dalla morte della madre nello stesso incidente. La ragazza conta
molto sull’affetto del padre (Ferrer) e del fratello (Girone), ma il suo
fragile equilibrio si incrina quando si rende conto che il genitore
vorrebbe sposare Greta (Strindberg). Ippolita viene accudita da
un’infermiera (Valli) che ormai è diventata una persona della famiglia,
perché presta servizio da molti anni. Il padre prova la strada del
miracolo, ma alla fine pensa che uno psichiatra (Orsini) possa riuscire
a far camminare la figlia. Il metodo di cura prevede l’ipnosi con
regressione all’infanzia per ricordare l’episodio traumatico. Ippolita
rivede lo spettacolare incidente, il padre che esce di strada, la mamma
che muore e la sua salvezza tra le fiamme. Lo psichiatra fa ricordare
alla donna una vita passata in cui è stata una strega condannata dalla
Santa Inquisizione. In realtà si tratta di un’antenata che per non
entrare in convento divenne adoratrice di Satana e finì sul rogo.
Assistiamo ai primi indizi di possessione demoniaca quando Ippolita
scatena la sua rabbia su una fotografia del padre, accoltellandola e
spaccando il vetro. Il padre fa l’amore con la sua donna e la figlia
stringe la foto del genitore al petto, si contorce in smorfie di dolore
mentre rivede sequenze della vita precedente. Ippolita rivive la
possessione dell’antenata che in punto di morte salvò la sua anima
strappando il crocifisso a un prete. De Martino è molto bravo a
raccontare la possessione demoniaca durante un sabba nel bosco e mostra
un rapporto sessuale con un essere dalla maschera infernale. Molto
realistica la sequenza del rospo spremuto con il sangue che cola sul
talamo e la testa divorata dalla strega. La donna ha un rapporto con il
diavolo e diventare una posseduta, ma l’elemento scatenante è l’odio nei
confronti del padre. Vediamo Ippolita guarita che adesca un giovane, ci
fa l’amore in una catacomba e poi lo uccide torcendogli il collo. Molto
spettacolare - pure se a imitazione de L’esorcista - tutta la
parte in cui Ipolita si rivela come posseduta. A tavola insulta la donna
del padre, secerne bava dalla bocca, fa muovere tavoli, oggetti,
finestre, mobili, pronuncia suoni gutturali e si esprime con voce
maschile, profonda, cavernosa. Intuiamo soltanto il rapporto erotico con
il fratello, immaginato attraverso gli occhi dell’infermiera che spia la
sequenza morbosa, ma è proprio da un atto incestuoso che Satana vuol
generare l’anticristo. Mario Saccia interpreta un santone di paese
chiamato a scacciare il demonio, ma rischia di venir soffocato dalla
potenza del male. Abbondano le sequenze a imitazione de L’esorcista:
finestre che si aprono, mobili che si muovono, smorfie demoniache e
levitazione del corpo di Ippolita che vaga per la stanza. Non poteva
mancare il vomito di sostanza verde in una sequenza piuttosto
disturbante che mostra il santone convinto da Satana a leccarlo. Il
padre lascia la sua donna per facilitare la guarigione di Ippolita, ma
ormai è tardi, perché il diavolo si è impossessato di lei al punto che
tenta di strozzare il genitore con la sua stessa cravatta. A questo
punto lo psichiatra viene licenziato, perché tutti si convincono che
Ippolita è un’indemoniata. In un primo tempo è lo zio prete (Kennedy)
che prova a scacciare il maligno, ma non ci riesce, anzi deve subire gli
insulti della donna e la macabra confessione che ha fatto l’amore con il
fratello e attende il figlio del demonio. Ottimi effetti speciali: un
rospo ucciso, la Bibbia che prende fuoco, gli occhi bianchi, la bava
alla bocca, mobili e cassetti che si muovono. Non serve a vincere il
male neppure un crocefisso applicato sul corpo. Si ricorre a un vero
esorcista, un vecchio frate (Coulouris) autorizzato dalla Chiesa. Il
demonio è sempre più padrone del corpo di Ippolita, che adesso mostra
piaghe sul corpo, vomita roba verde e frantuma specchi. L’esorcismo
ricorda la stessa sequenza del film statunitense, ma ci sono elementi
originali come le piaghe prodotte dall’acqua benedetta e il serpente che
funge da simbolo demoniaco. Il finale è del tutto originale, perché
Ippolita fugge di casa, forse vorrebbe suicidarsi, raggiunge il
Colosseo, ed è là che il padre riesce a farle abbracciare la croce,
mentre il frate insiste con le preghiere. Stupende le ultime sequenze
sotto la pioggia, mentre la ragazza abortisce il figlio del demonio e
torna finalmente libera. L’anticristo non nascerà, la fede ha scacciato
il diavolo che vola via sconfitto da un corpo abbandonato in una notte
di tregenda.
Il film è scritto dal regista con la
collaborazione di Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino, autori di
sicura esperienza, che infarciscono la pellicola di effetti speciali
demoniaci, ma realizzano un horror inquietante e originale. I momenti
migliori del film sono giocati nelle atmosfere claustrofobiche degli
interni e in una suspense magistralmente costruita anche per
merito del commento musicale di Ennio Morricone e Bruno Nicolai. Ottimi
gli attori, soprattutto Carla Gravina nel ruolo della posseduta, ma non
sono da meno Alida Valli e Umberto Orsini. La fotografia è del grande
Aristide Massaccesi, meglio noto come Joe D’Amato. Gli effetti speciali
sono di Carlo Rambaldi, che rende credibile persino il purè di piselli
come vomito diabolico. L’originalità della pellicola nei confronti de
L’esorcista sta in abbondanti dosi di erotismo morboso e in molti
effetti speciali eccessivi e truculenti. Non meno interessante la parte
iniziale con la rappresentazione realistica di una processione a un
santuario dove vengono condotti a chiedere la grazia indemoniati e
malati. Da vedere.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
(Tratto da: G. Lupi - Breve
storia del cinema horror italiano – in preparazione)
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