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I VAMPIRI - a cura di Gabriele Lattanzio

 

A HISTORY OF BITES

  

Qualche tempo fa leggevo una recensione su un film di vampiri, mi pare “Ragazzi perduti”. L'autore della recensione, secondo me, ha dipinto in maniera esatta le caratteristiche che rendono magnetica e attraente la figura del vampiro: vive di notte, dorme di giorno, ha notevoli poteri e un fascino sensuale. Queste, grossomodo, sono peculiarità riscontrabili anche nel protagonista del romanzo vampirico per eccellenza, il “Dracula” di Bram Stoker. Proprio grazie a questo romanzo, la figura del vampiro, e di Dracula in particolare, è entrata nell'immaginario popolare in maniera prepotente, come mai era successo prima, sebbene opere sui vampiri fossero già state pubblicate in precedenza (ricordiamo le avventure di “Varney il vampiro”,“Il vampiro” di Polidori e il più noto “Carmilla” di LeFanu). E' interessante notare quali siano i tratti caratteristici attribuiti ai vampiri, in quella che è una considerazione “moderna”, evolutasi nel corso dei millenni, come vedremo in seguito. Se chiedete a un qualsiasi profano cosa può essere in grado di fare un vampiro, egli risponderà quasi certamente che: il vampiro si nutre di sangue, muore solo se esposto alla luce del sole o se è trafitto al cuore da un paletto di legno, può trasformarsi in pipistrello, teme l'aglio. Volendo completare il quadro, possiamo dire che il vampiro ha poteri ipnotici, può comandare gli elementi e gli esseri inferiori (come i topi o i cani), la sua immagine non si riflette allo specchio, ha una forza sovrumana, teme le croci e le immagini sante in generale e può entrare in casa d'altri solo dietro esplicito invito da parte del padrone di casa. Ma andiamo con ordine, cercando di tracciare una sorta di “biografia” del vampiro, attraversando i secoli. Trovo che il libro di Petoia in merito (“Vampiri e Lupi mannari”, edito dalla N&C nel 1991) sia abbastanza preciso ed esauriente, pertanto lo userò come riferimento per le nozioni che troverete di seguito. In questo articolo mi limiterò a fornire elementi generali, in attesa di pubblicare altro materiale su questo sito.

Petoia afferma nel libro che alla base del mito del vampiro vi siano due elementi fondamentali: il sangue e la morte. Il che è indubbiamente vero, dato che le prime incarnazioni accostabili al vampiro erano di non-morti che tormentavano i vivi al fine di succhiarne il sangue. La prima di queste incarnazioni è riscontrabile in Grecia, dove troviamo le Empuse e le Lamie, demoni femminili che sottraevano forza vitale agli uomini. Altresì, le empuse e le lamie sono da ricondurre alla cultura ebraica e alla figura di Lilith in particolare, demone dalle fattezze femminili. Petoia sottolinea inoltre la bivalenza del termine strix, che se da un lato è comunemente indicato come “progenitore” del termine strega, dall'altro incarnava negli antichi un uccello notturno, che si nutriva di sangue di bambini. Accostabile ai vampiri è anche la mitologica figura delle sirene, che prima di essere raffigurate come donne-pesce, erano considerate donne-uccello e riconducibili alle Arpie e alle Lamie. Tuttavia, nel corso dei tempi, la figura del vampiro si evolve e si delinea in maniera più netta. Ne ritroviamo traccia nel MedioEvo, soprattutto in Inghilterra, dove in alcune testimonianze si può constatare che i vampiri tornano dalle loro tombe e possono essere uccisi tagliando loro la testa. L'usanza del paletto da conficcare nel petto è invece una pratica descritta in Scandinavia, così come è descritta l'usanza di accertarsi che i morti fossero effettivamente tali riesumando cadaveri dalla tomba. Fatto questo excursus (corredato da scritti e racconti), Petoia pone l'attenzione sulle leggende vampiriche dell'Europa Orientale, quindi Ungheria, Romania e paesi slavi in generale, dove la figura del vampiro è molto più radicata che in qualunque altro paese del mondo. Qui troviamo le definizioni di strigoi, moroi, vukodlak e altri (il termine “vampiro” inizierà invece a circolare in Europa nella prima metà del XVIII secolo), in auge in Romania, Ungheria, Serbia, Moravia, Grecia. In queste terre emergono i tratti caratteristici del vampiro, sintetizzati e riutilizzati da Stoker nel suo celebre romanzo, fino ad assumere le valenze a tutt'oggi più conosciute. In successivi articoli affronteremo anche il discorso vampirico dal punto di vista socio-antropologico, cinematografico-letterario, oltre ad una sorta di “compendio” sui poteri e sulle capacità del vampiro. Se anche voi volete contribuire alla crescita di questa sezione, inviate pure il vostro materiale all'indirizzo inviasognihorror@yahoo.it:

 

testimonianze, immagini, articoli e quant'altro riguardi i vampiri saranno sempre ben accetti.

 

 a cura di Gabriele Lattanzio

 

 

NUOVO ARTICOLO

 

 

Al giorno d’oggi, in molti paesi, specie quelli della regione baltico-balcanica, è ancora ben viva la credenza nei vampiri: ormai non si contano nemmeno più le associazioni e le sette (sataniche e non) e i club di cacciatori di vampiri. Non penso che tutti quelli che compongono tali associazioni siano ignoranti, anzi, sicuramente molti di loro saranno più che istruiti, magari con posizioni di spicco nella società. Dicendo questo, non voglio minimamente affermare che i vampiri effettivamente esistono, ma c’è da constatare una volta di più quanto l’uomo abbia bisogno di credere in qualcosa di ultraterreno, nonostante la nostra sia un’epoca ipertecnologica e quindi teoricamente refrattaria a credere in qualcosa che non abbia una base razionale. Ma l’uomo è molto scarso in teoria, si sa. Fin dagli albori della civiltà, l’uomo ha combattuto con la fede la paura dell’ignoto, della morte, dell’inspiegabile, sviluppando religioni e diffondendo credenze. Senza contare che, nella storia dell’umanità, la religione ha sempre avuto uno straordinario peso politico. Naturale, quindi, che chi fosse al potere ‘sponsorizzasse’ i culti religiosi per ottenere una coesione sociale del popolo difficilmente raggiungibile in altri modi. Non c’è quindi da stupirsi se molte tradizioni sono sopravvissute nei secoli, profondamente radicate specie in paesi, come quelli baltici e slavi, in cui il cristianesimo non ha attecchito completamente. In quelle regioni, forme di paganesimo resistettero (o si ‘mischiarono’) alla religione cristiana, dando vita in seguito a una leggenda quale quella del vampiro. Particolarmente forte in quei popoli era l’attenzione, oltre che il timore, riservata al culto dei morti: si credeva infatti che esistesse una vita oltre la morte, vista come un risvolto negativo della vita di questo mondo. In questa credenza possiamo anche trovare attinenze e similitudini con quelle degli antichi egizi: difatti, gli slavi pre-cristiani avevano la consuetudine di lasciare vicino al morto cibo e oggetti, che si ritenevano utili al morto per garantirgli una decorosa vita anche nell’Aldilà. La veglia al cadavere, però, non era vista come nell’accezione cristiana; era convinzione che i morti si separassero malvolentieri dalla propria gente e per questo motivo si vegliava il cadavere, cercando di distrarlo con canti e danze. Pur tuttavia, possiamo avere un’idea di come si temesse in particolare il ritorno di persone decedute di morte violenta. Strappati prematuramente alla felicità della vita, queste persone avrebbero potuto tornare tra i vivi, con rischio e paura degli stessi. Così, ogni tot anni (3,5,7 anni, di consueto ) i sepolcri venivano riaperti, le ossa lavate con balsami, i resti riavvolti in teli funebri. Quando un corpo veniva trovato non decomposto, o in condizioni di preservazione diverse da quelle che ci si aspettava, si credeva che nel frattempo fosse tornato periodicamente nel mondo dei vivi a suggere sangue per prolungare la propria esistenza terrena. Allora, lo si impalava o lo si bruciava. [fonte: Evel Gasperini, Encyclopaedia Britannica]

 

Un’annotazione di non poca rilevanza: è solo a partire dal XVII secolo in poi che il vampiro verrà descritto, soprattutto grazie all’influsso della letteratura, come un essere dotato di astuzia e intelligenza. Ancora nel Basso Medioevo, infatti, il vampiro era considerato alla stregua di una bestia, seppur demoniaca, identificabile da alcuni con il termine rumeno di strigoi. Il vampiro era quindi visto come un non-morto, generalmente di umili origini (molto spesso un contadino), guidato dal solo istinto, alla ricerca costante di sangue che potesse garantirgli la sopravvivenza. Di documentazione in questo senso ce n’è in abbondanza, così come documentate sono le ‘epidemie’ vampiriche dal XII secolo in poi, localizzate in Moravia, Istria, Grecia, Prussia orientale, Ungheria, Slesia, Valacchia, Russia e Serbia. Pur vero che nei secoli immediatamente successivi alla fine del MedioEvo era viva più che mai la superstizione, accompagnata dalla famigerata ‘caccia alle streghe’, attirando l’interesse della Chiesa, nonché di illustri pensatori. Se già si possono intravedere nel “Malleus maleficarum”, di Sprenger e Kramer, alcuni cenni al vampirismo, è significativo riportare l’opera di alcuni pensatori che hanno scritto e descritto minuziosamente questa fenomenologia: citiamo, ad esempio, Collin De Plancy (autore del celebre Dizionario Infernale), Dom Augustin Calmet e persino un illuminista come Jean-Jacques Rousseau. Senza dubbio, ‘l’evoluzione’ della figura del vampiro è da attribuire in larga parte alla letteratura, che attinse a piene mani alla leggenda per i propri scopi, e grazie a lavori come “Il vampiro” di Polidori, “Carmilla” di LeFanu e naturalmente del “Dracula” di Stoker, la valenza orrorifica dei vampiri è entrata prepotentemente nell’immaginario popolare in ogni parte del pianeta.

A tutt’oggi, comunque, si possono tranquillamente riassumere tutte, o quasi, le caratteristiche che contraddistinguono un vampiro. Eccovi quindi una piccola summa.

Il vampiro:

 

- per sopravvivere si nutre di sangue umano;

- è una creatura delle tenebre, per questo teme l’esposizione al sole;

- rifugge i simboli sacri;

- può trasformarsi in nebbia e, in generale, mutare in forma animale;

- può comandare gli esseri inferiori, quali cani e ratti;

- ha poteri ipnotici;

- può comandare gli elementi;

- teme l’aglio (noto come agente antiparassitario);

- ha il viso emaciato e lunghi canini affilati;

- non può entrare in casa d’altri se non espressamente invitato;

- è immune allo scorrere del tempo, ma può essere ucciso se gli si conficca un paletto di legno (frassino, in genere) nel cuore. Successivamente, gli si dovrà tagliare la testa e riempirla di aglio;

- ha una forza sovrumana.

 

Ovviamente questo articolo non pretende di essere esaustivo, ma raccoglie solo alcune informazioni e nozioni di base su questa affascinante leggenda. Ricordiamo inoltre che chiunque voglia contribuire alla crescita di questa sezione può inviare materiale (articoli, segnalazioni, immagini e altro) all’indirizzo inviasognihorror@yahoo.it .

 

Nel prossimo articolo ci occuperemo della filmografia vampirica, dai primi film di inizio ‘900 ad oggi.

 

a cura di Gabriele Lattanzio

 

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