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A HISTORY OF BITES
Qualche tempo fa leggevo una recensione su un film di vampiri, mi pare
“Ragazzi perduti”. L'autore della recensione, secondo me, ha dipinto in
maniera esatta le caratteristiche che rendono magnetica e attraente la
figura del vampiro: vive di notte, dorme di giorno, ha notevoli poteri e
un fascino sensuale. Queste, grossomodo, sono peculiarità riscontrabili
anche nel protagonista del romanzo vampirico per eccellenza, il
“Dracula” di Bram Stoker. Proprio grazie a questo romanzo, la figura del
vampiro, e di Dracula in particolare, è entrata nell'immaginario
popolare in maniera prepotente, come mai era successo prima, sebbene
opere sui vampiri fossero già state pubblicate in precedenza (ricordiamo
le avventure di “Varney il vampiro”,“Il vampiro” di Polidori e il più
noto “Carmilla” di LeFanu). E' interessante notare quali siano i tratti
caratteristici attribuiti ai vampiri, in quella che è una considerazione
“moderna”, evolutasi nel corso dei millenni, come vedremo in seguito. Se
chiedete a un qualsiasi profano cosa può essere in grado di fare un
vampiro, egli risponderà quasi certamente che: il vampiro si nutre di
sangue, muore solo se esposto alla luce del sole o se è trafitto al
cuore da un paletto di legno, può trasformarsi in pipistrello, teme
l'aglio. Volendo completare il quadro, possiamo dire che il vampiro ha
poteri ipnotici, può comandare gli elementi e gli esseri inferiori (come
i topi o i cani), la sua immagine non si riflette allo specchio, ha una
forza sovrumana, teme le croci e le immagini sante in generale e può
entrare in casa d'altri solo dietro esplicito invito da parte del
padrone di casa. Ma andiamo con ordine, cercando di tracciare una sorta
di “biografia” del vampiro, attraversando i secoli. Trovo che il libro
di Petoia in merito (“Vampiri e Lupi mannari”, edito dalla N&C nel 1991)
sia abbastanza preciso ed esauriente, pertanto lo userò come riferimento
per le nozioni che troverete di seguito. In questo articolo mi limiterò
a fornire elementi generali, in attesa di pubblicare altro materiale su
questo sito.
Petoia afferma nel libro che alla base del mito del vampiro vi siano
due elementi fondamentali: il sangue e la morte. Il che è indubbiamente
vero, dato che le prime incarnazioni accostabili al vampiro erano di
non-morti che tormentavano i vivi al fine di succhiarne il sangue. La
prima di queste incarnazioni è riscontrabile in Grecia, dove troviamo le
Empuse e le Lamie, demoni femminili che sottraevano forza vitale agli
uomini. Altresì, le empuse e le lamie sono da ricondurre alla cultura
ebraica e alla figura di Lilith in particolare, demone dalle fattezze
femminili. Petoia sottolinea inoltre la bivalenza del termine strix, che
se da un lato è comunemente indicato come “progenitore” del termine
strega, dall'altro incarnava negli antichi un uccello notturno, che si
nutriva di sangue di bambini. Accostabile ai vampiri è anche la
mitologica figura delle sirene, che prima di essere raffigurate come
donne-pesce, erano considerate donne-uccello e riconducibili alle Arpie
e alle Lamie. Tuttavia, nel corso dei tempi, la figura del vampiro si
evolve e si delinea in maniera più netta. Ne ritroviamo traccia nel
MedioEvo, soprattutto in Inghilterra, dove in alcune testimonianze si
può constatare che i vampiri tornano dalle loro tombe e possono essere
uccisi tagliando loro la testa. L'usanza del paletto da conficcare nel
petto è invece una pratica descritta in Scandinavia, così come è
descritta l'usanza di accertarsi che i morti fossero effettivamente tali
riesumando cadaveri dalla tomba. Fatto questo excursus (corredato da
scritti e racconti), Petoia pone l'attenzione sulle leggende vampiriche
dell'Europa Orientale, quindi Ungheria, Romania e paesi slavi in
generale, dove la figura del vampiro è molto più radicata che in
qualunque altro paese del mondo. Qui troviamo le definizioni di strigoi,
moroi, vukodlak e altri (il termine “vampiro” inizierà invece a
circolare in Europa nella prima metà del XVIII secolo), in auge in
Romania, Ungheria, Serbia, Moravia, Grecia. In queste terre emergono i
tratti caratteristici del vampiro, sintetizzati e riutilizzati da Stoker
nel suo celebre romanzo, fino ad assumere le valenze a tutt'oggi più
conosciute. In successivi articoli affronteremo anche il discorso
vampirico dal punto di vista socio-antropologico,
cinematografico-letterario, oltre ad una sorta di “compendio” sui poteri
e sulle capacità del vampiro. Se anche voi volete contribuire alla
crescita di questa sezione, inviate pure il vostro materiale
all'indirizzo
inviasognihorror@yahoo.it:
testimonianze, immagini, articoli e quant'altro riguardi i vampiri
saranno sempre ben accetti.
a cura di Gabriele Lattanzio

NUOVO ARTICOLO
Al giorno d’oggi, in molti paesi, specie quelli della regione
baltico-balcanica, è ancora ben viva la credenza nei vampiri: ormai non
si contano nemmeno più le associazioni e le sette (sataniche e non) e i
club di cacciatori di vampiri. Non penso che tutti quelli che
compongono tali associazioni siano ignoranti, anzi, sicuramente molti di
loro saranno più che istruiti, magari con posizioni di spicco nella
società. Dicendo questo, non voglio minimamente affermare che i vampiri
effettivamente esistono, ma c’è da constatare una volta di più quanto
l’uomo abbia bisogno di credere in qualcosa di ultraterreno,
nonostante la nostra sia un’epoca ipertecnologica e quindi teoricamente
refrattaria a credere in qualcosa che non abbia una base razionale. Ma
l’uomo è molto scarso in teoria, si sa. Fin dagli albori della civiltà,
l’uomo ha combattuto con la fede la paura dell’ignoto, della morte,
dell’inspiegabile, sviluppando religioni e diffondendo credenze. Senza
contare che, nella storia dell’umanità, la religione ha sempre avuto uno
straordinario peso politico. Naturale, quindi, che chi fosse al potere
‘sponsorizzasse’ i culti religiosi per ottenere una coesione sociale del
popolo difficilmente raggiungibile in altri modi. Non c’è quindi da
stupirsi se molte tradizioni sono sopravvissute nei secoli,
profondamente radicate specie in paesi, come quelli baltici e slavi, in
cui il cristianesimo non ha attecchito completamente. In quelle regioni,
forme di paganesimo resistettero (o si ‘mischiarono’) alla religione
cristiana, dando vita in seguito a una leggenda quale quella del
vampiro. Particolarmente forte in quei popoli era l’attenzione, oltre
che il timore, riservata al culto dei morti: si credeva infatti che
esistesse una vita oltre la morte, vista come un risvolto negativo della
vita di questo mondo. In questa credenza possiamo anche trovare
attinenze e similitudini con quelle degli antichi egizi: difatti, gli
slavi pre-cristiani avevano la consuetudine di lasciare vicino al morto
cibo e oggetti, che si ritenevano utili al morto per garantirgli una
decorosa vita anche nell’Aldilà. La veglia al cadavere, però, non era
vista come nell’accezione cristiana; era convinzione che i morti si
separassero malvolentieri dalla propria gente e per questo motivo si
vegliava il cadavere, cercando di distrarlo con canti e danze. Pur
tuttavia, possiamo avere un’idea di come si temesse in particolare il
ritorno di persone decedute di morte violenta.
Strappati
prematuramente alla felicità della vita, queste persone avrebbero potuto
tornare tra i vivi, con rischio e paura degli stessi. Così, ogni tot
anni (3,5,7 anni, di consueto ) i sepolcri venivano riaperti, le ossa
lavate con balsami, i resti riavvolti in teli funebri. Quando un corpo
veniva trovato non decomposto, o in condizioni di preservazione diverse
da quelle che ci si aspettava, si credeva che nel frattempo fosse
tornato periodicamente nel mondo dei vivi a suggere sangue per
prolungare la propria esistenza terrena. Allora, lo si impalava o lo si
bruciava. [fonte: Evel Gasperini, Encyclopaedia Britannica]
Un’annotazione di non
poca rilevanza: è solo a partire dal XVII secolo in poi che il vampiro
verrà descritto, soprattutto grazie all’influsso della letteratura, come
un essere dotato di astuzia e intelligenza. Ancora nel Basso Medioevo,
infatti, il vampiro era considerato alla stregua di una bestia, seppur
demoniaca, identificabile da alcuni con il termine rumeno di strigoi.
Il vampiro era quindi visto come un non-morto, generalmente di umili
origini (molto spesso un contadino), guidato dal solo istinto, alla
ricerca costante di sangue che potesse garantirgli la sopravvivenza. Di
documentazione in questo senso ce n’è in abbondanza, così come
documentate sono le ‘epidemie’ vampiriche dal XII secolo in poi,
localizzate in Moravia, Istria, Grecia, Prussia orientale, Ungheria,
Slesia, Valacchia, Russia e Serbia. Pur vero che nei secoli
immediatamente successivi alla fine del MedioEvo era viva più che mai la
superstizione, accompagnata dalla famigerata ‘caccia alle streghe’,
attirando l’interesse della Chiesa, nonché di illustri pensatori. Se già
si possono intravedere nel “Malleus maleficarum”, di Sprenger e Kramer,
alcuni cenni al vampirismo, è significativo riportare l’opera di alcuni
pensatori che hanno scritto e descritto minuziosamente questa
fenomenologia: citiamo, ad esempio, Collin De Plancy (autore del celebre
Dizionario Infernale), Dom Augustin Calmet e persino un
illuminista come Jean-Jacques Rousseau. Senza dubbio, ‘l’evoluzione’
della figura del vampiro è da attribuire in larga parte alla
letteratura, che attinse a piene mani alla leggenda per i propri scopi,
e grazie a lavori come “Il vampiro” di Polidori, “Carmilla” di LeFanu e
naturalmente del “Dracula” di Stoker, la valenza orrorifica dei vampiri
è entrata prepotentemente nell’immaginario popolare in ogni parte del
pianeta.
A tutt’oggi,
comunque, si possono tranquillamente riassumere tutte, o quasi, le
caratteristiche che contraddistinguono un vampiro. Eccovi quindi una
piccola summa.
Il vampiro:
- per sopravvivere si
nutre di sangue umano;
- è una creatura
delle tenebre, per questo teme l’esposizione al sole;
- rifugge i simboli
sacri;
- può trasformarsi in
nebbia e, in generale, mutare in forma animale;
- può comandare gli
esseri inferiori, quali cani e ratti;
- ha poteri ipnotici;
- può comandare gli
elementi;
- teme l’aglio (noto
come agente antiparassitario);
- ha il viso emaciato
e lunghi canini affilati;
- non può entrare in
casa d’altri se non espressamente invitato;
- è immune allo
scorrere del tempo, ma può essere ucciso se gli si conficca un paletto
di legno (frassino, in genere) nel cuore. Successivamente, gli si dovrà
tagliare la testa e riempirla di aglio;
- ha una forza
sovrumana.
Ovviamente questo
articolo non pretende di essere esaustivo, ma raccoglie solo alcune
informazioni e nozioni di base su questa affascinante leggenda.
Ricordiamo inoltre che chiunque voglia contribuire alla crescita di
questa sezione può inviare materiale (articoli, segnalazioni, immagini e
altro) all’indirizzo
inviasognihorror@yahoo.it .
Nel prossimo articolo
ci occuperemo della filmografia vampirica, dai primi film di inizio ‘900
ad oggi.
a cura di Gabriele Lattanzio
LA
MUSICA CHE STATE ASCOLTANDO E' LA COLONNA SONORA DEL FILM - DRACULA -
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