STEFANO SIMONE
REGIA
- FOTOGRAFIA
-
Stefano Simone, penso di poter dire che, dopo vari e
interessanti cortometraggi inquadrabili in un filone che
potremmo definire “noir – drammatico”, con “Cappuccetto
Rosso” sei definitivamente passato all’horror puro. Come
mai questa scelta?
Avevo
voglia di girare un horror nel senso più “puro” del termine,
un filmetto che non si prendesse sul serio, senza
cervello e con tanto divertimento (e intrattenimento
ovviamente), splatter, suspense e tutte le varie componenti
necessarie… Ero stufo di girare “cronache quotidiane” tipo
Lo storpio e Kenneth e ho deciso di dare una
sterzata con Cappuccetto Rosso.
-
“Cappuccetto Rosso” è ispirato da un omonimo racconto di
un apprezzato e conosciuto scrittore, quale Gordiano
Lupi. Parlaci del vostro incontro e della vostra idea di
realizzare, in collaborazione, un cortometraggio.
Gordiano
ha visto i miei corti e li ha recensiti; io ho letto alcuni
suoi racconti e sono rimasto piacevolmente colpito. Quando
ci siamo incontrati alla Fiera di Chiari lui mi ha regalato
il libro “I tre volti della paura”, un’antologia di racconti
horror che comprende anche “Cappuccetto rosso”. Abbiamo
deciso di realizzare questo omaggio al cinema horror
italiano durante la cena, prima che io leggessi il racconto!
-
Hai
omaggiato, fin dai titoli di testa, alcuni dei
principali maestri dello spaghetti horror. Cosa
rappresenta, per te, la filmografia di genere italiana?
Io sono
un patito di cinema di genere, i miei cari b-movies:
thriller, horror, noir e poliziesco. Li considero i film più
“cinematografici” che esistano. Di conseguenza, sono un
grandissimo estimatore del glorioso cinema di genere
italiano.
-
Dalla visione dei tuoi cortometraggi, “Cappuccetto
rosso” compreso, appare pressoché costante la presenza
di sequenze in cui i tuoi protagonisti compiono delle
lunghe camminate. Utilizzi queste sequenze per dettare i
tempi del ritmo oppure, per te, assumono una qualche
valenza simbolica?
Non ci
avevo mai fatto caso. Siccome non hanno nessuna valenza
simbolica, dico che le utilizzo per dettare i tempi della
narrazione e, come nel caso di Kenneth e Lo
storpio, mettere in evidenza lo stato d’animo dei
protagonisti.
-
Come
hai scelto il cast tecnico e artistico di “Cappuccetto
Rosso”?
E’ stata
una sorta di “reazione a catena”. Per quanto riguarda Soraia
Di Fazio, mi è stata segnalata dall’amico collega Andrea
Zamburlin (“Giorgio” nel corto). Con Sara Ronco mi sono
conosciuto su myspace e, una volta incontrata di persona,
l’ho subito scritturata; ed è stata lei a segnalarmi Luca
Peracino. Per quanto riguarda Luca Auriemma, il musicista,
Lele (Mattana) mi ha fatto ascoltare delle musiche da lui
composte pensando al corto e l’ho subito scelto! E’ stata
forse la prima volta che ho girato e montato il film su
musiche già fatte.
-
Parlaci dell’effetto splatter della scena in cui Pietro
strappa un occhio a Cappuccetto rosso, come l’hai
realizzato?
Per
quanto riguarda l’ “effetto” in se, è una semplicissima
protesi applicata sull’occhio di Soraia. L’ “effetto dello
strappo” l’ho ottenuto semplicemente giocando col montaggio
(video e audio) e con le inquadrature, facendo fare a Luca
una sorta di “tendina d’azione”, il quale ha scoperto il
volto di Soraia con l’occhio già strappato.
-
Oltre alla regia hai curato anche la fotografia. Quali
accorgimenti hai adottato per ottenere l’effetto visivo
che abbiamo ammirato?
Grazie
innanzitutto per “fotografia maiuscola”. Per quanto riguarda
la cromia, ho scelto tutti gli elementi profilmici con un
unico tono, ossia il marrone-ocra, in modo da rispettare i
canoni della favola. Dopo di che, sia in interni che
esterni, vedevo quanto mi dava in automatico il diaframma e
sovraesponevo di mezzo stop per avere il bianco un po’ più
bruciato e, di conseguenza, più “antico”. In fase di
post-produzione, poi, ho accentuato i neri per sporcare
ancor di più la grana e dare l’effetto pellicola e, le scene
in interne, le ho virate un po’ sull’ocra. In più, ho
accentuato notevolmente i contrasti da zone di luce e ombra.
Nelle scene all’imbrunire, ho usato il filtro 5.600 gradi
Kelvin per avere una temperatura colore alta e, di
conseguenza, molto fredda.
Insomma,
nei (grossi) limiti del possibile, ho cercato di rendere
l’immagine il più possibile retrò in stile technicolor.
-
Hai
qualche aneddoto curioso da raccontarci sul dietro le
quinte del film?
Fattelo
dire da Luca Peracino quando ha mangiato le budella di
Cappuccetto e poi mi racconti…
-
Quale sarà il futuro di “Cappuccetto Rosso”, lo
presenterai a qualche festival?
Certo, e
spero di avere il massimo di visibilità…
-
Progetti in cantiere per i tuoi prossimi lavori, puoi
anticiparci qualcosa?
A
settembre comincio a girare il lungometraggio a carattere
religioso; dopo di che, sempre con Gordiano, avremmo già in
mente qualcosa… Ne riparliamo più avanti. Una cosa è certa
però: basta corti! A meno che…
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GORDIANO LUPI
EDITORE
- SCRITTORE
-
Gordiano Lupi. Scrittore di narrativa di genere, autore
di saggi cinematografici, recentemente traduttore di
importanti testi di scrittori cubani, infine, editore.
Quali di questi ruoli ti hanno regalato maggiori
soddisfazioni?
Verrebbe
da dire nessuno, visto che mi sento in vena pessimistica, ma
invece dirò tutti, perché l’importante non è il numero di
copie vendute e la fama acquisita ma la coscienza di fare
cose in cui si crede.
-
La
tua casa editrice, le “Edizioni il Foglio”, sta quasi
per compiere dieci anni. Senza contare gli innumerevoli
autori che avete scoperto, le edizioni il Foglio hanno
ospitato autori di importante calibro, penso a Luigi
Cozzi, Gianfranco Nerozzi, Nicola Lombardi e molti
altri, e si è avvalsa di prefazioni di maestri quali
Valerio Evangelisti ed Eraldo Baldini, tanto per citarne
due. Quale è stato il risultato in ordine di vendite;
per dirla in altri termini, l’editoria c.d.
“underground” quanto viene soffocata da quella che
beneficia di una catena di distribuzione e di una
campagna pubblicitaria estesa su tutto il territorio
nazionale?
Viene
soffocata completamente, inutile illudersi, soprattutto la
narrativa, che non trova spazio in libreria. Per fare
editoria underground ci vuole tanta passione e
servirebbe anche un portafoglio largo, perché il mercato è
nelle mani dei soliti noti. Noi insistiamo, però. Siamo
pazzi? Forse.
-
Parliamo di “Cappuccetto Rosso”, l’ultimo lavoro di
Stefano Simone. Come e da chi è nata l’idea di trarre un
cortometraggio dal tuo omonimo racconto?
Simone
ha letto il racconto e ha avuto l’idea. Io – a dire il vero
– credevo che fosse un’impresa molto ardua rendere credibile
un racconto surreale. E invece l’entusiasmo giovanile ha
avuto la meglio sullo scetticismo d’un cinquantenne. Meglio
così, ma è stato bravo anche lo sceneggiatore!
-
La
sceneggiatura di “Cappuccetto Rosso”, penso di poter
dire, ingloba in sé diverse altre tue opere, in
particolare “Il sapore della carne”. Quanto ci vedi di
te stesso nell’opera e che sensazioni ne hai tratto.
Ci vedo
il mio amore per il cinema horror di Ruggero Deodato, Joe
D’Amato e Lucio Fulci. Tra l’altro a settembre uscirà il mio
miglior romanzo horror – Una terribile eredità – per Perdisa
Editore, che parla ancora una volta di un serial killer
cannibale. Hai presente Apocalypse Domani di
Margheriti? Simile… solo che è ambientato a Cuba.
-
È
evidente un certo gusto dell’autore, ma anche tuo –
almeno questo deduco dalla lettura di molte delle tue
opere – per i film italiani di genere del ventennio ’60
– ’80. So che hai scritto anche diversi saggi sul tema,
da Lucio Fulci a Joe D’Amato. Cosa ti lega di più a
questo modo di fare cinema e cosa ti piace di più del
cinema di genere.
Mi piace
la spontaneità e la leggerezza con cui venivano fatte le
cose e che adesso non esiste più. Tu parli solo di cinema,
ma io sono legato anche alla narrativa pulp degli ani 70.
Forse sei troppo giovane per ricordare i KKK, I Classici
dell’Orrore, I Romanzi di Dracula…
-
Da
grande appassionato di filmografia di genere ti
chiediamo: da quali film e da quali registi deve partire
un giovane che intenda avvicinarsi al filone dei film
“fantastici italiani” prodotti e diretti fino a un
ventennio fa.
Si deve
cominciare da Mario Bava e da Riccardo Freda, due maestri
indiscussi. Vedere due o tre ottime cose di Ferroni e
Mastrocinque. Non trascurare Argento, Fulci, Avati (non il
minimalista ma il nero), D’Amato, Lenzi e Deodato. A me
Margheriti piace meno, ma era un grande pure lui.
-
Il
Dvd di “Cappuccetto Rosso”, stando a quanto ho sentito
dire, dovrebbe esser commercializzato insieme a una
raccolta di racconti curata, tra gli altri, da Lele
Mattana e edita dalla tua “Edizioni il Foglio”. Cosa ci
dici su questa antologia?
Si
tratta di una raccolta di racconti horror scritti da autori
molto giovani, alcuni sono alla prima prova narrativa. Lele
Mattana è il selezionatore che ha curato il lavoro con
passione e competenza, dalle colonne del sito Sogni Horror.
Si tratta di una sorta di gemellaggio tra un sito Internet e
una casa editrice che si occupano di horror. Speriamo di non
vendere ancora una volta i gelati al Polo, come dice il mio
amico Danilo Arona a proposito degli italiani che scrivono e
pubblicano horror…
-
Gordiano Lupi e il futuro. Che progetti hai per
l’immediato prossimo futuro, sia in ambito narrativo
che, eventualmente, cinematografico.
A luglio
esce Sangue Habanero (Eumeswill Edizioni -
http://www.eumeswiledizioni.info/),
la riedizione del vecchio Il giustiziere del
Malecon, ampliato e modificato radicalmente nel finale.
In pratica è un nuovo libro che ha poco a che vedere con
l’originale del 1999. A settembre esce Una terribile
eredità (Perdisa), il mio romanzo horror migliore.
Dopo tante traduzioni e saggistica torno alla narrativa, con
un genere che in Italia vende poco, se non sei famoso e non
frequenti i salotti televisivi. Ma va bene così…
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LUCA
PERACINO
ATTORE
1.
Eccoci qua con il
protagonista. Spero per te che Stefano Simone non abbia
citato i grandi maestri del cinema di genere italiano anche
nel mettere in scena la parte in cui addenti le interiora di
“Cappuccetto Rosso”… Che sensazioni hai provato
nell’interpretare questa scena e, soprattutto, che cosa hai
effettivamente addentato?
Ciao! Vorrei
innanzitutto ringraziarti in quanto non sono esattamente un
habituè di interviste o simili ed esserne per la prima
volta l’oggetto mi rende davvero molto onorato.
Archiviati saluti e ringraziamenti vari, passo al sodo e ti
rispondo...
Ad essere sincero non ricordo troppo piacevolmente la scena
di cui vuoi che ti sveli il backstage; in essa, infatti ,mi
è toccato addentare (anche con certo entusiasmo) un
maleodorante mix di salsiccia, intestini d’agnello e
sangue finto, dal sapore, te lo assicuro, tutt’altro che
piacevole... Ovviamente, come in tutto il cortometraggio,
anche in quella sequenza andava citato un film di genere
italiano, nello specifico “ Antropophagus”, e il
sottoscritto avrebbe dovuto, sotto la sapiente guida di
Stefano, tentare di emulare la foga del cannibale
protagonista. Al termine di ciò che oserei definire con
simpatia una “tortura”, ricevetti svariati complimenti dal
regista, il quale mi lodò per la precisione, a suo dire, con
la quale avevo reso l’interpretazione: “Bravo, Luca, è
uguale!”. Riconoscente per il lieto annuncio, rendevo grazie
di non essere obbligato a ripetermi, quando
Stefano-precisissimo nel suo lavoro, come scoprii in seguito
a mie spese- aggiunse le fatidiche parole: “Rifacciamo!”.
Rassegnato a compiere il mio dovere, dopo non poche
resistenze - non potevo credere di dover nuovamente
ingurgitare quella “Cosa” ,per restare in tema di film
d’autore , disgustosa- tornai a chinarmi sulla povera
Cappuccetto sventrata.
2. Lenti a contatto,
canini sviluppati, furia feroce… cosa si prova a essere,
seppur per pochi minuti, un lupo mannaro?
Mi chiedi cosa
si provi ad interpretare la parte del “Lupo cattivo” dotato
di lenti colorate, denti affilati e foga a dir poco
omicida... Devo dire che per quanto riguarda me e il mio
personaggio, Pietro, si è trattato di un appagante riscatto:
dalle vesti assolutamente anonime del tipico liceale
“sfigatello” senza scopi, interessi o ideali nella vita,
assumere l’identità del superdotato assassino vendicatore è
stata una proprio una bella rivincita!
3. Ti sei ispirato a
qualche autore o film in particolare, per ricoprire questo
difficile ruolo?
Per quanto
concerne il materiale da cui ho tratto l’ispirazione per
l’interpretazione del mio personaggio, devo ammettere che
prevalentemente si tratta di farina del mio sacco, anche se
per le movenze e l’andatura, mi sono rifatto a “L’uomo
lupo”, interpretato da Lon Chaney.
4. Parlaci di
Stefano Simone regista. Come è stato lavorare con lui sul
set?
Non essendo io
esattamente un attore professionista, non posso dare un
giudizio specialistico della regia di Stefano, ma
personalmente mi sono trovato molto a mio agio a lavorare
con una persona che, pur essendo così giovane, era tuttavia
capace di destreggiarsi con maestria tra una serie infinita
di compiti, tra i quali le direttive agli attori, le
riprese, le inquadrature e la disposizione pratica di luci
ed oggetti, al punto che pareva che ogni cosa fosse già
perfettamente tratteggiata nella sua mente. Trovo inoltre
che sia d’obbligo lodare la sua serietà, la sua
puntigliosissima organizzazione - non si perdeva mai tempo-
e la sua illimitata pazienza nei confronti di chi gli stava
intorno.
Spero di aver risposto esaudientemente alle domande che mi
hai posto, in caso contrario ti prego di non farti scrupoli
e di ricontattarmi in qualsiasi momento.
Grazie ancora per l’attenzione prestatami.
Ciao!
Luca Peracino alias “Il Lupo Cattivo”
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SORAIA DI FAZIO
ATTRICE
-
“Cappuccetto Rosso”, ovvero una ragazza sadica, ironica
e un po’ vamp. Come ti sei ritrovata a darle voce e
corpo?
BENISSIMO APPENA HO LETTO IL COPIONE ERO ENTUSIASTA,poiché è
UN PERSONAGGIO ORIGINALE E RICCO DI SFACETTAUTE,INOLTRE
PREDILIGO I RUOLI DA CATTIVELLA,CREDO CHE NON AVREI MAI
POTUTO INTERPRETARE LA CLASSICA BUONA E DOLCE CAPPUCETTO
ROSSO
-
Come sei stata contatta per il cortometraggio?
STEFANO
HA VISTO DELLE MIE FOTO TRAMITE ANDREA(ZAMBURLIN) E MI HA
RITENUTA IDONEA PER IL RUOLO DI CAPPUCETTO,COSI CI SIAMO
INCONTRATI PER PARLARE DEL PROGETTO CHE IO FIN DA SUBITO HO
RITENUTO VALIDISSIMO E INTERESSANTE
-
Cosa hai pensato quando hai visto il bizzarro costume
che avresti dovuto indossare per le riprese?
HO
SCELTO L’ABBIGLIAMENTO INSIEME A STEFANO E ABBIAMO CERCATO
DI DARE UN IMMAGINE DI CAPPUCETTO SEXY MA NON VOLGARE E
CREDO CHE CI SIAMO RIUSCITI.
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LUCA AURIEMMA
COLONNA
SONORA
-
Innanzi tutto complimenti per l’ottima e variegata
soundtrack. Ho notato una certa affinità con Al Festa,
in particolare, ma potrei dire con un certo sound legato
alla cinematografia di genere italiana anni ‘70-’80. È
stata un’esplicita richiesta del regista oppure ti senti
legato a questo tipo di colonne sonore?
Grazie
tante per i complimenti, non mi aspettavo che queste musiche
fossero state così apprezzate! Diciamo che il regista mi
fece ascoltare alcune colonne sonore dei film di Dario
Argento per darmi delle direttive riguardo al tipo di musica
che voleva, dopodiché ho prodotto i miei pezzi con una
grande ispirazione.
(inoltre, mi è sempre piaciuta l’idea di poter creare tracce
musicali per film horror e appena ho avuto l’occasione non
me la sono lasciata sfuggire!)
-
Come
hai preparato i vari pezzi? Mi spiego meglio, hai
composto la colonna sonora dopo aver visto il corto
oppure lo hai fatto leggendo la sceneggiatura o in che
altro modo?
Tutto
incominciò quando lo sceneggiatore Emanuele Mattana mi
chiese se fossi interessato a creare delle colonne sonore,
riguardo il cortometraggio di “Cappuccetto Rosso”. Io
risposi di si, e la sera stessa ne composi un “pezzetto”
(sinceramente tanto per divertirmi ma in piena ispirazione),
immaginando il bosco, il lupo, e Cappuccetto. Quel pezzo
piacque molto a Emanuele e lo fece ascoltare subito a
Stefano (il nostro regista) che, entusiasta, mi confermò per
creare tutte le musiche. Da quel pezzetto riuscii a
completare la traccia intera (che verrà inserita quando il
Lupo cammina per il bosco per andare dalla nonna) con alcune
direttive del regista.
Dopo la
prima traccia lessi tutta la sceneggiatura.
-
Quali sono state le fonti di ispirazione che ti hanno
portato a comporre i vari brani?
Per il
tema principale quando appare il titolo del corto in poi, ho
dovuto prendere spunto da “Suspiria” come volle Stefano, e
ci ho messo del mio immaginando sempre il bosco e il lupo.
Non ho
mai visto le scene eccetto quella finale dal momento in cui
il lupo sale le scale in casa della nonna, fino
all’assassinio di Cappuccetto. Anche per quella scena avrei
dovuto prendere spunto da un’altra traccia, proveniente
sempre da “Suspiria”, ma avevo pochissimo tempo per creare
il pezzo e, senza seguire le mie ispirazioni avrei trovato
molta difficoltà nel comporlo. Quindi dissi a Stefano che
ero in enorme difficoltà e gli chiesi se potevo non fare
riferimento alla colonna sonora di Dario Argento. Quando mi
rispose di seguire il mio istinto, rimboccai le maniche e
decisi di creare una traccia abbastanza dolce di pianoforte
accompagnata da alcuni pad tetri e stonati, per rendere
l’atmosfera molto angosciante. Il pianoforte mi è venuto in
mente grazie al film “Misery non deve morire” e i pad mi
hanno fatto ricordare “Nightmare”. Questo mix ha fatto si
che la scena funzionasse bene!
Concludendo vorrei ricordare che io mi sono ispirato senza
vedere quasi tutto il corto (quindi creandomi i luoghi e i
personaggi in base alla mia immaginazione, al mio punto di
vista), quindi se sono piaciute è dovuto molto anche grazie
alla bravura di Stefano Simone, trovandone le giuste
atmosfere per inserirle!
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EMANUELE MATTANA
SCENEGGIATORE - DIALOGISTA
-
Lele
Mattana, uomo tutto fare. Prima disegnatore di fumetti,
poi scrittore di racconti horror, quindi cantante, dal
2007 webmaster del sito
sognihorror.com
e, infine, sceneggiatore di pellicole. Come riesci a far
convivere tutte queste passioni?
Indubbiamente riuscire a giostrare tutti questi interessi
non è affatto semplice. Soprattutto quando il tempo
disponibile è spesso e volentieri limitato da impegni di
lavoro. Comunque, nei ritagli di tempo, mi dedico
esclusivamente ai miei interessi, cercando di proporli nel
migliore dei modi. Le mie passioni, infatti, il più delle
volte sono presentate a un pubblico, pertanto, quello che mi
interessa è raggiungere un obiettivo soddisfacente,
ricevendo consensi e buone impressioni. Di conseguenza,
aderendo a organizzare tributi a cantanti, mettendomi di
fronte a un pubblico disposto ad ascoltarmi, oppure
scrivendo una sceneggiatura, racconti o fumetti, il mio
intento è proprio quello di farlo nel migliore dei modi. Il
più delle volte questi impegni si sovrappongono l’uno
sull’altro, per cui, riuscire a concretizzarli, proporli e
superarli mi riesce grazie al fatto che, per me è come si
trattasse di una competizione, in cui intendo distinguermi
per i risultati ottenuti. Il tempo è tiranno, questo è un
dato di fatto, ma io lo sono di più!
2. “Cappuccetto
rosso” è la tua seconda sceneggiatura per il regista Stefano
Simone.
Puoi svelarci come è nato questo sodalizio.
Beh, gestendo il mio sito, mi
capita spesso e volentieri di ricevere mail da parte di
musicisti, disegnatori, scrittori, registi ecc, che mi
chiedono un parere sui loro lavori, proponendomi in visione
i loro elaborati.
Stefano Simone è stato uno di
questi. Mi chiese, ormai oltre un anno fa, se avevo
interesse a visionare e giudicare i suoi lavori. Come per
ogni lettore ho dato la mia disponibilità nel farlo.
Così, una volta ricevuti i
suoi elaborati, mi sono guardato uno per uno i suoi corti.
Successivamente alla visione ho contattato il regista
fornendogli le mie impressioni al riguardo dei suoi lavori.
Né più né meno che quello che
faccio con ogni lettore. Solo che, un bel giorno, Simone mi
contatta nuovamente proponendomi di scrivere una
sceneggiatura per uno dei suoi prossimi corti.
Si trattava di “Kenneth”! Per
il sottoscritto, sarebbe stata la primissima esperienza nel
campo cinematografico, di conseguenza, non ho perso neanche
un secondo per rispondergli in modo affermativo. I ruoli, a
questo punto si sono invertiti, io ho scritto la
sceneggiature e Stefano l’ha valutata. Ricordo ancora i suoi
apprezzamenti!
Sin da quando ero ragazzino,
il mio sogno era quello di contribuire nello sviluppo di un
film. Questa, è in sintesi la nascita di quello che tu
chiami “sodalizio”. Con “Kenneth”, i critici che hanno speso
il loro tempo per visionarlo e recensirlo, hanno espresso,
in generale dei giudizi positivi, pertanto mi sono sentito
ampiamente soddisfatto del lavoro svolto e, devo dire che fa
un certo effetto vedere delle persone comportarsi nel modo
descritto nella sceneggiatura scritta de me, così come i
dialoghi che, a memoria, purtroppo per loro, devono
ricordarsi. Dopo la bell’avventura di “Kenneth”, sono
tornato a scrivere una nuova sceneggiatura, ossia
“Cappuccetto Rosso”. Mi rendo conto che con questo secondo
lavoro, ho ulteriormente migliorato il mio modo di
sceneggiare i film. Con il tempo, credo, i miglioramenti
saranno sempre più visibili.
-
Come
abbiamo prima anticipato col regista, l’opera è ispirata
da un racconto di Gordiano Lupi, tuttavia il corto
propone una storia con caratteristiche diverse rispetto
a quelle originali. Penso anche che tu abbia voluto
citare almeno un altro racconto dello scrittore toscano
intitolato “Il Sapore della carne”. Come mai avete
deciso di discostarvi, seppur in parte, dal testo
originale?
Onestamente, non ho citato
volontariamente il racconto da te citato, si è trattato
probabilmente di un semplice caso. La scrittura della
sceneggiatura di “Cappuccetto Rosso”, così come i dialoghi,
mi è stata affidata quasi completamente con carta bianca.
Avevo solo dei paletti e una breve scaletta su cui basarmi
per lo sviluppo della storia. Ho letto il racconto e il
fumetto di Lupi, ma, riportarlo sulla pellicola sarebbe
stato difficile per riuscire a trasformarlo in una storia di
almeno 25/30 minuti. Il racconto di Gordiano è piuttosto
breve, si svolge tutto in fretta. Se mi fossi attenuto
completamente al suo scritto, il film non avrebbe raggiunto
neanche i 15 minuti. Pertanto, ho cercato di inserire alcuni
elementi in più nel corso della storia. Ho cercato di fare
in modo che, lo spettatore, provasse sensazioni angosciose,
insomma, un po’ di suspense. Ovviamente, poi, il mio lavoro
è stato giudicato da Stefano e da Gordiano. La sceneggiatura
originale, ha subito lievissime variazione da parte di
Gordiano e il regista stesso. Di conseguenza, i due, hanno
approvato la storia che ho scritto e lo scostamento dal
racconto omonimo di Gordiano Lupi.
-
Parliamo del protagonista della vicenda. Ho notato delle
forti similitudini tra Pietro e “Kenneth”, ovvero il
personaggio principale dell’altra sceneggiatura che hai
curato per Stefano Simone. Entrambi i ragazzi, infatti,
sono molto timidi, impacciati, ma alla fine si
trasformano in dei provetti assassini. Che ci dici sul
punto, è una metafora della natura dell’uomo?
Effettivamente i protagonisti di entrambi i film sono simili
riguardo gli aspetti evidenziati da te. Metaforicamente, è
appunto intuibile la vera natura umana, ma, realmente erano
gli aspetti da evidenziare nella caratterizzazione del
personaggio seguendo la scaletta che il regista intendeva
proporre. Kenneth era un ragazzino timido, sfigato,
sottomesso. Alla fine esplode tutta la sua rabbia e da sfogo
con violenza alla sua vendetta. Pietro, invece, sta
maturando nel suo sub-conscio, il risveglio del suo corpo in
quello di un uomo, che abbandona le vesti da ragazzo, le
pulsioni sensuali scatenano la “bestia” che dal profondo del
suo IO esce dalla “tana”.
-
Cosa
riserva il futuro di Lele Mattana e del suo
www.sognihorror.com
?
Dovrei chiederlo a una
chiromante, per sapere qualcosa! Scherzi a parte, i miei
obiettivi sono quello di riuscire a portare sul grande
schermo qualcosa di importante. Ho scritto la sceneggiatura
per il primo lungometraggio che sarà diretto anch’esso da
Stefano Simone. Inoltre ho scritto un’altra sceneggiatura
per un video musicale che dovrebbe essere girato verso fine
anno sempre dallo stesso regista per un gruppo di Varese.
Quest’ultimo dovrebbe essere visibile su canali musicali
quali MTV, DeeJayTv ecc. Ecco, questo è quello che il futuro
dovrebbe riservare al sottoscritto.
Invece, per quanto concerne la
mia creatura, Sognihorror.com , i principali obiettivi
saranno quelli di proporre nuovi concorsi online, tra cui la
III Edizione del Concorso Buonanotte e Sogni d’Horror 2009,
il Primo concorso di Cortometraggi “28 secondi dopo” e, la
Seconda antologia proposta dal sito.
Insomma, le idee non mancano,
basta solo attuarle! La voglia di fare e di sperimentare non
manca, per cui, vediamo di conquistare consensi, e perché
no, anche il mondo!