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REGOLAMENTO

 

 

CAPPUCCETTO ROSSO

 

FOGLIO CINEMA

 

 

 

 

 

PRESENTA

 

 

 

 

 

 

CAPPUCCETTO ROSSO

 

 

regia di  Stefano Simone

 

 

 

PERCHE’ HO REALIZZATO QUESTO B-MOVIE

 

E’ inutile annoiarvi raccontando come è nata la collaborazione tra me, Gordiano e Lele. Se vi fate una ricerca su internet risolvete ogni quesito in proposito. Piuttosto, vorrei precisare il motivo per cui ho deciso di realizzare questo cortometraggio.

Sono ormai anni e anni che il glorioso cinema di genere italiano è morto e sepolto; non si producono più perle horror come Quella villa accanto al cimitero, Suspiria, Reazione a catena, Antropophagus e tanti altri titoli che è inutile stare a elencare. Pellicole che, con tutti i loro difetti e ingenuità, hanno ispirato autori come Tarantino, Scorsese e Tim Burton; pellicole che hanno creato un nuovo linguaggio all’interno della cinematografia di genere; pellicole che hanno fatto storia! Ora sono solo dei ricordi…

Cappuccetto Rosso, dedicato a Mario Bava, Lucio Fulci e Joe D’Amato,  è un film che ripercorre l’intera cinematografia di genere italiana; come accennato in alcune interviste rilasciate sul web, il film abbraccia (quasi) tutti i sottogeneri: gotico, thrilling, cannibal movie, splatter. Cita (non copia, come alcuni potrebbero pensare…) esplicitamente e non i migliori registi, tra cui quelli succitati. E’ stato realizzato con pochissimi mezzi e tanta creatività, proprio nella grande tradizione del cinema di genere italiano.

Perche quest’operazione? La risposta potreste essere voi! Potreste dimostrare che c’è ancora tanta voglia di cinema di serie B, quel cinema “ingenuo” e artigianale che con tutti i suoi limiti ha regalato perle di successo e lanciato registi apprezzati in tutto il mondo come Michele Soavi (chi non ha visto il suo Deliria lo faccia e poi ne riparliamo…).Quel cinema all’epoca stroncato dalla critica “intellettuale” e rivalutato solo negli ultimi anni dagli appassionati e dai cinefili (lo stesso Tarantino).  Insomma, quel cinema morto e sepolto ma che qualcuno (io per primo) vorrebbe tornasse a galla come ai vecchi tempi!

Buona visione!

Stefano Simone

 

 

l'ultimo cortometraggio diretto da Stefano Simone

 

E' con grande piacere che, finalmente, posso dedicarmi a redigere un breve articolo sull'ultimo lavoro del regista pugliese, Stefano Simone.

"Cappuccetto Rosso", questo il titolo dell'ultimo corto diretto da Simone.

Il film è tratto dall'omonimo racconto dello scrittore Gordiano Lupi.

Il lavoro è stato svolto nella primavera del 2009 nelle locations situate a Perrero (TO).

Questo progetto, spazia, a differenza dei precedenti lavori del cineasta nel campo horror, proponendo agli spettatori una storia con un crescendo di suspense nel finale.

Gore ed effetti splatter non mancheranno affatto. Gli effetti di make-up, riescono nel loro intento, seppure l'intero operato è stato realizzato senza budget alcuno.

Ovviamente non intendo affatto scrivere una recensione, sarebbe fuori luogo, avendo scritto l'intero soggetto e sceneggiatura, del resto, su giornali e siti web compaiono decine e decini di articoli e recensioni che criticano l'intero lavoro.

Quello che sento in dovere di rendere noto è che, il lavoro è stato concepito con grande professionalità da parte di ogni personaggio che vi ha preso parte, dagli attori principali, quali Soraia di Fazio, Luca Peracino, Andrea Zamburlin e Sara Ronco.

L'ottima e splendida colonna sonora creata dall'amico Luca Auriemma, con il quale, in costante contatto ho assistito alla nascita ufficiale di quelle musiche che sottolineano perfettamente ogni singola azione proposta sul video.

Molti hanno criticato il corto attribuendogli meriti, altri descrivendolo come un prodotto a dir poco "discreto". Ovviamente ogni parere è gradito, così come suggerimento, critica o consiglio.

Sta di fatto che, un prodotto come questo, se non avesse riscontrato consensi, soprattutto da parte di chi, di nome fa Ruggero e cognome Deodato, non sarebbe mai stato distribuito sul mercato.

Di fatti "Cappuccetto Rosso" sarà allegato all'antologia Racconti Sepolti tratta dal mio sito, ma non si fermerà qui. Visto le richieste dirette al regista, è presumibile che il corto possa essere venduto anche separatamente.

La collaborazione con Stefano Simone, da parte mia nasce lo scorso anno, quando, per la prima volta scrissi la sceneggiatura del mio primo film, per la regia di Simone, ossia "Kenneth". Alla seconda esperienza mi sono trovato a pubblicare il film... Ora, con Stefano attendo solo di dar luce a progetti ancora più ambiziosi. In cantiere c'è già la sceneggiatura del nostro primo lungometraggio.

Ma, per ora, andiamo cauti. Vediamo di fare le cose per bene e con attenzione, senza incorrere in errori o inciampare. Dobbiamo muoverci lentamente stando attenti, come se fossimo un ragazzo che deve attraversare, da solo, un bosco... dal quale, qualcuno dice "non si esce vivi da lì"...

 

Emanuele Mattana

RECENSIONE - Cappuccetto Rosso

RECENSIONE A CURA DI MATTEO MANCINI

 

Dopo “Kenneth”, il duo Mattana – Simone sforna un nuovo cortometraggio, virando dalle parti dell’horror estremo (un po’ di splatter, in vecchio stile, nell’ultima parte).

Alla coppia citata si aggiunge l’apporto di un espertissimo del mondo della letteratura underground – e non solo – vale a dire lo scrittore toscano Gordiano Lupi.

L’opera, infatti, trae spunto proprio da un racconto del bravo artista di Piombino, per svilupparsi secondo le vie tracciate dallo sceneggiatore Emanuele Mattana. Mattana elabora la storia senza percorrere pedissequamente il soggetto originale, sciorinando gradite citazioni al maestro Mario Bava (in apertura vengono citati esplicitamente due titoli dell’autore) e a Joe D’Amato (“Antropophagus”), ma anche ad altri racconti di Gordiano Lupi (“Il sapore della carne”) e di Luigi Boggia (“Il canto del cannibale”). Ne viene fuori un’amalgama che regge bene alla distanza, senza dare l’impressione di esser poco originale, eccetto, forse, per una certa prevedibilità che si “respira” nella parte che precede il ritrovamento della nonna.

Cercando di individuare dei difetti nella sceneggiatura, giusto per dare delle indicazioni che possano esser utili a Lele Mattana, segnalerei due aspetti che, a mio avviso, si sarebbero potuti curare meglio: in prima battuta, i dialoghi – talvolta - appaiono troppo “puliti” (tutti quegli “okay” si potrebbero eliminare, a vantaggio di espressioni meno “perfettine”) e, soprattutto, ho trovato un po’ “fuori luogo” il passaggio in cui il protagonista racconta a Cappuccetto Rosso di aver trovato nel bosco un ragazzo con la gola recisa e cappuccetto gli risponde che probabilmente, il tipo, si è ferito con una trappola per lupi (!?).

Premesso quanto sopra, si deve dare atto che il regista Stefano Simone ha fatto decisi passi in avanti. “Cappuccetto Rosso” è senz’altro il lavoro più curato della sua corposa (vista la giovanissima età) filmografia, anche per quel che concerne la regia. Le sbavature e le incongruenze che ogni tanto emergevano nei suoi precedenti corti, adesso, sono scomparse o comunque passano inosservate. Il regista riesce a girare anche le scene di “azione” (penso alla trasformazione in lupo e all’aggressione successiva) senza quell’effetto amatoriale e scattoso che si riscontrava anche in “Kenneth”. Ciò è dovuto, soprattutto, a una migliore scelta nella posizione della telecamera e a un’esperienza maturata sul campo di lavoro.

Al di là dei miglioramenti tecnici, Simone realizza anche una fotografia a tratti maiuscola (penso alle sequenze ambientate di notte o a quelle ambientate all’imbrunire). Simpatica poi la scelta di citare nell’ultimissima inquadratura - non so quanto volontariamente – “Il Presagio” di Richard Donner. Non posso, infine, non notare l’inconfondibile firma dell’autore nello scandire il ritmo del film, con il suo particolare gusto per le scenografie naturali e le lunghe camminate del protagonista.

Per trovare un neo, non mi ha convinto, per quanto attiene il make up, la scena dell’estirpazione dell’occhio che, con un po’ più di cura, sarebbe potuta risultare più efficace.

Il montaggio (sempre di Simone) è ben calibrato e capace di sfruttare appieno la fantastica (senza voler esagerare) e variegata colonna sonora di Luca Auriemma. Auriemma opta per un main theme in stile anni ’80 (il riferimento va ai Goblin), anche se propone un pezzo che ricorda la soundtrack principale di “Resident Evil” e un altro che mi ha fatto tornare in mente la trasmissione “Real Tv”.  

Un’ultima analisi va spesa in relazione alle interpretazioni. Nell’occasione, salvo qualche attore secondario (in termine di importanza del personaggio interpretato), si registrano miglioramenti. Senz’altro più efficace, rispetto al protagonista, Soraia Di Fazio (nei panni di un cappuccetto rosso “versione night club”) e ciò nonostante un improbabile look che, nella prima inquadratura specialemente, appare, a mio avviso, un tantino ardito (forse più adatto a un’opera grottesca, piuttosto che a una più “seriosa”). L’attrice, penalizzata in piccola parte da uno spiccato accento meridionale, riesce a mostrare un certo fascino grazie alle sue movenze e al suo fare vanitoso.

Il protagonista Luca Peracino, invece, funziona più a sprazzi. Bravo nella scena in cui mangia la carne e nell’ultima sequenza (quella che sembra voler richiamare la vera favola di “Cappuccetto Rosso”), finisce, spesso, per perdersi nel suo fare fanciullesco. Quest’ultimo aspetto, senz’altro richiesto dal regista (per intenderci, in stile Argento in “Suspiria”), a mio avviso, si rivela un po’ sopra le righe. Inoltre, Peracino tende a farsi rubare la scena anche da un Andrea Zamburlin relegato a un piccolo ruolo, ma spigliato a sufficienza per dare l’impressione di una certa padronanza nello stare in scena.

In conclusione, un cortometraggio gradevole che dimostra i costanti miglioramenti di Stefano Simone e che deve essere la rampa di lancio verso nuovi e ancora più qualificati lavori. In bocca al lupo, Stefano!

 

 

LE INTERVISTE AL CAST - a cura di Matteo Mancini

 

STEFANO SIMONE

 REGIA - FOTOGRAFIA 

 

  1. Stefano Simone, penso di poter dire che, dopo vari e interessanti cortometraggi inquadrabili in un filone che potremmo definire “noir – drammatico”, con “Cappuccetto Rosso” sei definitivamente passato all’horror puro. Come mai questa scelta?

Avevo voglia di girare un horror nel senso più “puro” del termine, un filmetto che non si prendesse sul serio, senza cervello e con tanto divertimento (e intrattenimento ovviamente), splatter, suspense e tutte le varie componenti necessarie… Ero stufo di girare “cronache quotidiane” tipo Lo storpio e Kenneth e ho deciso di dare una sterzata con Cappuccetto Rosso. 

 

 

  1. “Cappuccetto Rosso” è ispirato da un omonimo racconto di un apprezzato e conosciuto scrittore, quale Gordiano Lupi. Parlaci del vostro incontro e della vostra idea di realizzare, in collaborazione, un cortometraggio.

Gordiano ha visto i miei corti e li ha recensiti; io ho letto alcuni suoi racconti e sono rimasto piacevolmente colpito. Quando ci siamo incontrati alla Fiera di Chiari lui mi ha regalato il libro “I tre volti della paura”, un’antologia di racconti horror che comprende anche “Cappuccetto rosso”. Abbiamo deciso di realizzare questo omaggio al cinema horror italiano durante la cena, prima che io leggessi il racconto! 

 

 

  1. Hai omaggiato, fin dai titoli di testa, alcuni dei principali maestri dello spaghetti horror. Cosa rappresenta, per te, la filmografia di genere italiana?

Io sono un patito di cinema di genere, i miei cari b-movies: thriller, horror, noir e poliziesco. Li considero i film più “cinematografici” che esistano. Di conseguenza, sono un grandissimo estimatore del glorioso cinema di genere italiano. 

 

 

  1. Dalla visione dei tuoi cortometraggi, “Cappuccetto rosso” compreso, appare pressoché costante la presenza di sequenze in cui i tuoi protagonisti compiono delle lunghe camminate. Utilizzi queste sequenze per dettare i tempi del ritmo oppure, per te, assumono una qualche valenza simbolica?

Non ci avevo mai fatto caso. Siccome non hanno nessuna valenza simbolica, dico che le utilizzo per dettare i tempi della narrazione e, come nel caso di Kenneth e Lo storpio, mettere in evidenza lo stato d’animo dei protagonisti. 

 

 

  1. Come hai scelto il cast tecnico e artistico di “Cappuccetto Rosso”?

E’ stata una sorta di “reazione a catena”. Per quanto riguarda Soraia Di Fazio, mi è stata segnalata dall’amico collega Andrea Zamburlin (“Giorgio” nel corto). Con Sara Ronco mi sono conosciuto su myspace e, una volta incontrata di persona, l’ho subito scritturata; ed è stata lei a segnalarmi Luca Peracino. Per quanto riguarda Luca Auriemma, il musicista, Lele (Mattana) mi ha fatto ascoltare delle musiche da lui composte pensando al corto e l’ho subito scelto! E’ stata forse la prima volta che ho girato e montato il film su musiche già fatte. 

 

 

  1. Parlaci dell’effetto splatter della scena in cui Pietro strappa un occhio a Cappuccetto rosso, come l’hai realizzato?

Per quanto riguarda l’ “effetto” in se, è una semplicissima protesi applicata sull’occhio di Soraia. L’ “effetto dello strappo” l’ho ottenuto semplicemente giocando col montaggio (video e audio) e con le inquadrature, facendo fare a Luca una sorta di “tendina d’azione”, il quale ha scoperto il volto di Soraia con l’occhio già strappato. 

 

 

  1. Oltre alla regia hai curato anche la fotografia. Quali accorgimenti hai adottato per ottenere l’effetto visivo che abbiamo ammirato?

Grazie innanzitutto per “fotografia maiuscola”. Per quanto riguarda la cromia, ho scelto tutti gli elementi profilmici con un unico tono, ossia il marrone-ocra, in modo da rispettare i canoni della favola. Dopo di che, sia in interni che esterni, vedevo quanto mi dava in automatico il diaframma e sovraesponevo di mezzo stop per avere il bianco un po’ più bruciato e, di conseguenza, più “antico”. In fase di post-produzione, poi, ho accentuato i neri per sporcare ancor di più la grana e dare l’effetto pellicola e, le scene in interne, le ho virate un po’ sull’ocra. In più, ho accentuato notevolmente i contrasti da zone di luce e ombra. Nelle scene all’imbrunire, ho usato il filtro 5.600 gradi Kelvin per avere una temperatura colore alta e, di conseguenza, molto fredda.

Insomma, nei (grossi) limiti del possibile, ho cercato di rendere l’immagine il più possibile retrò in stile technicolor. 

 

 

  1. Hai qualche aneddoto curioso da raccontarci sul dietro le quinte del film?

Fattelo dire da Luca Peracino quando ha mangiato le budella di Cappuccetto e poi mi racconti… 

 

  1. Quale sarà il futuro di “Cappuccetto Rosso”, lo presenterai a qualche festival?

Certo, e spero di avere il massimo di visibilità… 

 

 

  1. Progetti in cantiere per i tuoi prossimi lavori, puoi anticiparci qualcosa?

A settembre comincio a girare il lungometraggio a carattere religioso; dopo di che, sempre con Gordiano, avremmo già in mente qualcosa… Ne riparliamo più avanti. Una cosa è certa però: basta corti! A meno che…

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GORDIANO LUPI 

EDITORE - SCRITTORE

 

  1. Gordiano Lupi. Scrittore di narrativa di genere, autore di saggi cinematografici, recentemente traduttore di importanti testi di scrittori cubani, infine, editore. Quali di questi ruoli ti hanno regalato maggiori soddisfazioni?

Verrebbe da dire nessuno, visto che mi sento in vena pessimistica, ma invece dirò tutti, perché l’importante non è il numero di copie vendute e la fama acquisita ma la coscienza di fare cose in cui si crede.  

 

 

  1. La tua casa editrice, le “Edizioni il Foglio”, sta quasi per compiere dieci anni. Senza contare gli innumerevoli autori che avete scoperto, le edizioni il Foglio hanno ospitato autori di importante calibro, penso a Luigi Cozzi, Gianfranco Nerozzi, Nicola Lombardi e molti altri, e si è avvalsa di prefazioni di maestri quali Valerio Evangelisti ed Eraldo Baldini, tanto per citarne due. Quale è stato il risultato in ordine di vendite; per dirla in altri termini, l’editoria c.d. “underground”  quanto viene soffocata da quella che beneficia di una catena di distribuzione e di una campagna pubblicitaria estesa su tutto il territorio nazionale?

Viene soffocata completamente, inutile illudersi, soprattutto la narrativa, che non trova spazio in libreria. Per fare editoria underground ci vuole tanta passione e servirebbe anche un portafoglio largo, perché il mercato è nelle mani dei soliti noti. Noi insistiamo, però. Siamo pazzi? Forse. 

 

 

  1. Parliamo di “Cappuccetto Rosso”, l’ultimo lavoro di Stefano Simone. Come e da chi è nata l’idea di trarre un cortometraggio dal tuo omonimo racconto?

Simone ha letto il racconto e ha avuto l’idea. Io – a dire il vero – credevo che fosse un’impresa molto ardua rendere credibile un racconto surreale. E invece l’entusiasmo giovanile ha avuto la meglio sullo scetticismo d’un cinquantenne. Meglio così, ma è stato bravo anche lo sceneggiatore! 

 

 

  1. La sceneggiatura di “Cappuccetto Rosso”, penso di poter dire, ingloba in sé diverse altre tue opere, in particolare “Il sapore della carne”. Quanto ci vedi di te stesso nell’opera e che sensazioni ne hai tratto.

Ci vedo il mio amore per il cinema horror di Ruggero Deodato, Joe D’Amato e Lucio Fulci. Tra l’altro a settembre uscirà il mio miglior romanzo horror – Una terribile eredità – per Perdisa Editore, che parla ancora una volta di un serial killer cannibale. Hai presente Apocalypse Domani di Margheriti? Simile… solo che è ambientato a Cuba. 

 

 

  1. È evidente un certo gusto dell’autore, ma anche tuo – almeno questo deduco dalla lettura di molte delle tue opere – per i film italiani di genere del ventennio ’60 – ’80. So che hai scritto anche diversi saggi sul tema, da Lucio Fulci a Joe D’Amato. Cosa ti lega di più a questo modo di fare cinema e cosa ti piace di più del cinema di genere.

Mi piace la spontaneità  e la leggerezza con cui venivano fatte le cose e che adesso non esiste più. Tu parli solo di cinema, ma io sono legato anche alla narrativa pulp degli ani 70. Forse sei troppo giovane per ricordare i KKK, I Classici dell’Orrore, I Romanzi di Dracula… 

 

 

  1. Da grande appassionato di filmografia di genere ti chiediamo: da quali film e da quali registi deve partire un giovane che intenda avvicinarsi al filone dei film “fantastici italiani” prodotti e diretti fino a un ventennio fa.

Si deve cominciare da Mario Bava e da Riccardo Freda, due maestri indiscussi. Vedere due o tre ottime cose di Ferroni e Mastrocinque. Non trascurare Argento, Fulci, Avati (non il minimalista ma il nero), D’Amato, Lenzi e Deodato. A me Margheriti piace meno, ma era un grande pure lui.  

 

 

  1. Il Dvd di “Cappuccetto Rosso”, stando a quanto ho sentito dire, dovrebbe esser commercializzato insieme a una raccolta di racconti curata, tra gli altri, da Lele Mattana e edita dalla tua “Edizioni il Foglio”. Cosa ci dici su questa antologia?

Si tratta di una raccolta di racconti horror scritti da autori molto giovani, alcuni sono alla prima prova narrativa. Lele Mattana è il selezionatore che ha curato il lavoro con passione e competenza, dalle colonne del sito Sogni Horror. Si tratta di una sorta di gemellaggio tra un sito Internet e una casa editrice che si occupano di horror. Speriamo di non vendere ancora una volta i gelati al Polo, come dice il mio amico Danilo Arona a proposito degli italiani che scrivono e pubblicano horror… 

 

 

  1. Gordiano Lupi e il futuro. Che progetti hai per l’immediato prossimo futuro, sia in ambito narrativo che, eventualmente, cinematografico.

A luglio esce Sangue Habanero (Eumeswill Edizioni - http://www.eumeswiledizioni.info/), la riedizione del vecchio Il giustiziere del Malecon, ampliato e modificato radicalmente nel finale. In pratica è un nuovo libro che ha poco a che vedere con l’originale del 1999. A settembre esce Una terribile eredità (Perdisa), il mio romanzo horror migliore. Dopo tante traduzioni e saggistica torno alla narrativa, con un genere che in Italia vende poco, se non sei famoso e non frequenti i salotti televisivi. Ma va bene così…

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LUCA PERACINO

ATTORE

1. Eccoci qua con il protagonista. Spero per te che Stefano Simone non abbia citato i grandi maestri del cinema di genere italiano anche nel mettere in scena la parte in cui addenti le interiora di “Cappuccetto Rosso”… Che sensazioni hai provato nell’interpretare questa scena e, soprattutto, che cosa hai effettivamente addentato?

Ciao! Vorrei innanzitutto ringraziarti in quanto non sono esattamente un habituè di interviste o simili  ed esserne per la prima volta l’oggetto mi rende davvero molto onorato.
Archiviati saluti e ringraziamenti vari, passo  al sodo e ti rispondo...
Ad essere sincero non ricordo troppo piacevolmente la scena di cui vuoi che ti sveli il backstage; in essa, infatti ,mi è toccato addentare (anche con certo entusiasmo) un maleodorante  mix  di salsiccia, intestini d’agnello e sangue finto, dal sapore, te lo assicuro, tutt’altro che piacevole... Ovviamente, come in tutto il cortometraggio, anche in quella sequenza andava citato un film di genere italiano, nello specifico “ Antropophagus”, e il sottoscritto avrebbe dovuto, sotto la sapiente guida di Stefano, tentare di emulare la foga del cannibale protagonista. Al termine di ciò che oserei definire con simpatia una “tortura”, ricevetti svariati complimenti dal regista, il quale mi lodò per la precisione, a suo dire, con la quale avevo reso l’interpretazione: “Bravo, Luca, è uguale!”. Riconoscente per il lieto annuncio, rendevo grazie di non essere obbligato a ripetermi, quando Stefano-precisissimo nel suo lavoro, come scoprii in seguito a mie spese- aggiunse le fatidiche parole: “Rifacciamo!”. Rassegnato a compiere il mio dovere, dopo non poche resistenze - non potevo credere di dover nuovamente ingurgitare quella “Cosa” ,per restare in tema di film d’autore , disgustosa-  tornai a chinarmi sulla povera Cappuccetto sventrata.

 



2. Lenti a contatto, canini sviluppati, furia feroce… cosa si prova a essere, seppur per pochi minuti, un lupo mannaro?

Mi chiedi cosa si provi ad interpretare la parte del “Lupo cattivo” dotato di lenti colorate, denti affilati e foga a dir poco omicida... Devo dire che per quanto riguarda me e il mio personaggio, Pietro, si è trattato di un appagante riscatto: dalle vesti assolutamente anonime del tipico liceale “sfigatello” senza scopi, interessi o ideali nella vita, assumere l’identità del superdotato assassino vendicatore è stata una proprio  una bella rivincita!



3. Ti sei ispirato a qualche autore o film in particolare, per ricoprire questo difficile ruolo?

Per quanto concerne il materiale da cui ho tratto l’ispirazione per l’interpretazione del mio personaggio, devo ammettere che prevalentemente si tratta di farina del mio sacco, anche se per le movenze e l’andatura, mi sono rifatto a “L’uomo lupo”, interpretato da Lon Chaney.



4. Parlaci di Stefano Simone regista. Come è stato lavorare con lui sul set?

Non essendo io esattamente un attore professionista, non posso dare un giudizio specialistico della regia di Stefano, ma personalmente mi sono trovato molto a mio agio a lavorare con una persona che, pur essendo così giovane, era tuttavia capace di destreggiarsi con maestria tra una serie infinita di compiti, tra i quali le direttive agli attori, le riprese, le inquadrature e la disposizione pratica di luci ed oggetti, al punto che pareva che ogni cosa fosse già perfettamente tratteggiata nella sua mente. Trovo inoltre che sia d’obbligo lodare la sua serietà, la sua puntigliosissima organizzazione - non si perdeva mai tempo-  e la sua illimitata pazienza nei confronti di chi gli stava intorno.
Spero di aver risposto esaudientemente alle domande che mi hai posto, in caso contrario ti prego di non farti scrupoli e di ricontattarmi in qualsiasi momento.
Grazie ancora per l’attenzione prestatami.
Ciao!
Luca Peracino alias “Il Lupo Cattivo”

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SORAIA DI FAZIO

ATTRICE

 

  1. “Cappuccetto Rosso”, ovvero una ragazza sadica, ironica e un po’ vamp. Come ti sei ritrovata a darle voce e corpo?

BENISSIMO APPENA HO LETTO IL COPIONE ERO ENTUSIASTA,poiché è UN PERSONAGGIO ORIGINALE E RICCO DI SFACETTAUTE,INOLTRE PREDILIGO I RUOLI DA CATTIVELLA,CREDO CHE NON AVREI MAI POTUTO INTERPRETARE LA CLASSICA BUONA E DOLCE CAPPUCETTO ROSSO

 

  1. Come sei stata contatta per il cortometraggio?

STEFANO HA VISTO DELLE MIE FOTO TRAMITE ANDREA(ZAMBURLIN) E MI HA RITENUTA IDONEA PER IL RUOLO DI CAPPUCETTO,COSI CI SIAMO INCONTRATI PER PARLARE DEL PROGETTO CHE IO FIN DA SUBITO HO RITENUTO VALIDISSIMO E INTERESSANTE

 

  1. Cosa hai pensato quando hai visto il bizzarro costume che avresti dovuto indossare per le riprese?

HO SCELTO L’ABBIGLIAMENTO INSIEME A STEFANO E ABBIAMO CERCATO DI DARE UN IMMAGINE DI CAPPUCETTO SEXY MA NON VOLGARE E CREDO CHE CI SIAMO RIUSCITI.

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LUCA AURIEMMA 

COLONNA SONORA

  1. Innanzi tutto complimenti per l’ottima e variegata soundtrack. Ho notato una certa affinità con Al Festa, in particolare, ma potrei dire con un certo sound legato alla cinematografia di genere italiana anni ‘70-’80. È stata un’esplicita richiesta del regista oppure ti senti legato a questo tipo di colonne sonore?

Grazie tante per i complimenti, non mi aspettavo che queste musiche fossero state così apprezzate! Diciamo che il regista mi fece ascoltare alcune colonne sonore dei film di Dario Argento per darmi delle direttive riguardo al tipo di musica che voleva, dopodiché ho prodotto i miei pezzi con una grande ispirazione.

(inoltre, mi è sempre piaciuta l’idea di poter creare tracce musicali per film horror e appena ho avuto l’occasione non me la sono lasciata sfuggire!) 
 
 
 

  1. Come hai preparato i vari pezzi? Mi spiego meglio, hai composto la colonna sonora dopo aver visto il corto oppure lo hai fatto leggendo la sceneggiatura o in che altro modo?

Tutto incominciò  quando lo sceneggiatore Emanuele Mattana mi chiese se fossi interessato a creare delle colonne sonore, riguardo il cortometraggio di “Cappuccetto Rosso”. Io risposi di si, e la sera stessa ne composi un “pezzetto” (sinceramente tanto per divertirmi ma in piena ispirazione), immaginando il bosco, il lupo, e Cappuccetto. Quel pezzo piacque molto a Emanuele e lo fece ascoltare subito a Stefano (il nostro regista) che, entusiasta, mi confermò per creare tutte le musiche. Da quel pezzetto riuscii a completare la traccia intera (che verrà inserita quando il Lupo cammina per il bosco per andare dalla nonna) con alcune direttive del regista.

Dopo la prima traccia lessi tutta la sceneggiatura.  

 

 

  1. Quali sono state le fonti di ispirazione che ti hanno portato a comporre i vari brani?

Per il tema principale quando appare il titolo del corto in poi, ho dovuto prendere spunto da “Suspiria” come volle Stefano, e ci ho messo del mio immaginando sempre il bosco e il lupo.

Non ho mai visto le scene eccetto quella finale dal momento in cui il lupo sale le scale in casa della nonna, fino all’assassinio di Cappuccetto. Anche per quella scena  avrei dovuto prendere spunto da un’altra traccia, proveniente sempre da “Suspiria”, ma avevo pochissimo tempo per creare il pezzo e, senza seguire le mie ispirazioni avrei trovato molta difficoltà nel comporlo. Quindi dissi a Stefano che ero in enorme difficoltà e gli chiesi se potevo non fare riferimento alla colonna sonora di Dario Argento. Quando mi rispose di seguire il mio istinto, rimboccai le maniche e decisi di creare una traccia abbastanza dolce di pianoforte accompagnata da alcuni pad tetri e stonati, per rendere l’atmosfera molto angosciante. Il pianoforte mi è venuto in mente grazie al film “Misery non deve morire” e i pad mi hanno fatto ricordare “Nightmare”. Questo mix ha fatto si che la scena funzionasse bene!

Concludendo vorrei ricordare che io mi sono ispirato senza vedere quasi tutto il corto (quindi creandomi i luoghi e i personaggi in base alla mia immaginazione, al mio punto di vista), quindi se sono piaciute è dovuto molto anche grazie alla bravura di Stefano Simone, trovandone le giuste atmosfere per inserirle!  

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EMANUELE MATTANA 

SCENEGGIATORE - DIALOGISTA

 

  1. Lele Mattana, uomo tutto fare. Prima disegnatore di fumetti, poi scrittore di racconti horror, quindi cantante, dal 2007 webmaster del sito sognihorror.com e, infine, sceneggiatore di pellicole. Come riesci a far convivere tutte queste passioni? 

Indubbiamente riuscire a giostrare tutti questi interessi non è affatto semplice. Soprattutto quando il tempo disponibile è spesso e volentieri limitato da impegni di lavoro. Comunque, nei ritagli di tempo, mi dedico esclusivamente ai miei interessi, cercando di proporli nel migliore dei modi. Le mie passioni, infatti, il più delle volte sono presentate a un pubblico, pertanto, quello che mi interessa è raggiungere un obiettivo soddisfacente, ricevendo consensi e buone impressioni. Di conseguenza, aderendo a organizzare tributi a cantanti, mettendomi di fronte a un pubblico disposto ad ascoltarmi, oppure scrivendo una sceneggiatura, racconti o fumetti, il mio intento è proprio quello di farlo nel migliore dei modi. Il più delle volte questi impegni si sovrappongono l’uno sull’altro, per cui, riuscire a concretizzarli, proporli e superarli mi riesce grazie al fatto che, per me è come si trattasse di una competizione, in cui intendo distinguermi per i risultati ottenuti. Il tempo è tiranno, questo è un dato di fatto, ma io lo sono di più!

 

 

   2. “Cappuccetto rosso” è la tua seconda sceneggiatura per il regista Stefano Simone.

        Puoi   svelarci come è nato questo sodalizio.

Beh, gestendo il mio sito, mi capita spesso e volentieri di ricevere mail da parte di musicisti, disegnatori, scrittori, registi ecc, che mi chiedono un parere sui loro lavori, proponendomi in visione i loro elaborati.

Stefano Simone è stato uno di questi. Mi chiese, ormai oltre un anno fa, se avevo interesse a visionare e giudicare i suoi lavori. Come per ogni lettore ho dato la mia disponibilità nel farlo.

Così, una volta ricevuti i suoi elaborati, mi sono guardato uno per uno i suoi corti. Successivamente alla visione ho contattato il regista fornendogli le mie impressioni al riguardo dei suoi lavori.

Né più né meno che quello che faccio con ogni lettore. Solo che, un bel giorno, Simone mi contatta nuovamente proponendomi di scrivere una sceneggiatura per uno dei suoi prossimi corti.

Si trattava di “Kenneth”! Per il sottoscritto, sarebbe stata la primissima esperienza nel campo cinematografico, di conseguenza, non ho perso neanche un secondo per rispondergli in modo affermativo. I ruoli, a questo punto si sono invertiti, io ho scritto la sceneggiature e Stefano l’ha valutata. Ricordo ancora i suoi apprezzamenti!

Sin da quando ero ragazzino, il mio sogno era quello di contribuire nello sviluppo di un film. Questa, è in sintesi la nascita di quello che tu chiami “sodalizio”. Con “Kenneth”, i critici che hanno speso il loro tempo per visionarlo e recensirlo, hanno espresso, in generale dei giudizi positivi, pertanto mi sono sentito ampiamente soddisfatto del lavoro svolto e, devo dire che fa un certo effetto vedere delle persone comportarsi nel modo descritto nella sceneggiatura scritta de me, così come i dialoghi che, a memoria, purtroppo per loro, devono ricordarsi. Dopo la bell’avventura di “Kenneth”, sono tornato a scrivere una nuova sceneggiatura, ossia “Cappuccetto Rosso”. Mi rendo conto che con questo secondo lavoro, ho ulteriormente migliorato il mio modo di sceneggiare i film. Con il tempo, credo, i miglioramenti saranno sempre più visibili.

 

 

  1. Come abbiamo prima anticipato col regista, l’opera è ispirata da un racconto di Gordiano Lupi, tuttavia il corto propone una storia con caratteristiche diverse rispetto a quelle originali. Penso anche che tu abbia voluto citare almeno un altro racconto dello scrittore toscano intitolato “Il Sapore della carne”. Come mai avete deciso di discostarvi, seppur in parte, dal testo originale?

Onestamente, non ho citato volontariamente il racconto da te citato, si è trattato probabilmente di un semplice caso. La scrittura della sceneggiatura di “Cappuccetto Rosso”, così come i dialoghi, mi è stata affidata quasi completamente con carta bianca. Avevo solo dei paletti e una breve scaletta su cui basarmi per lo sviluppo della storia. Ho letto il racconto e il fumetto di Lupi, ma, riportarlo sulla pellicola sarebbe stato difficile per riuscire a trasformarlo in una storia di almeno 25/30 minuti. Il racconto di Gordiano è piuttosto breve, si svolge tutto in fretta. Se mi fossi attenuto completamente al suo scritto, il film non avrebbe raggiunto neanche i 15 minuti. Pertanto, ho cercato di inserire alcuni elementi in più nel corso della storia. Ho cercato di fare in modo che, lo spettatore, provasse sensazioni angosciose, insomma, un po’ di suspense. Ovviamente, poi, il mio lavoro è stato giudicato da Stefano e da Gordiano. La sceneggiatura originale, ha subito lievissime variazione da parte di Gordiano e il regista stesso. Di conseguenza, i due, hanno approvato la storia che ho scritto e lo scostamento dal racconto omonimo di Gordiano Lupi.

 

  1. Parliamo del protagonista della vicenda. Ho notato delle forti similitudini tra Pietro e “Kenneth”, ovvero il personaggio principale dell’altra sceneggiatura che hai curato per Stefano Simone. Entrambi i ragazzi, infatti, sono molto timidi, impacciati, ma alla fine si trasformano in dei provetti assassini. Che ci dici sul punto, è una metafora della natura dell’uomo? 

Effettivamente i protagonisti di entrambi i film sono simili riguardo gli aspetti evidenziati da te. Metaforicamente, è appunto intuibile la vera natura umana, ma, realmente erano gli aspetti da evidenziare nella caratterizzazione del personaggio seguendo la scaletta che il regista intendeva proporre. Kenneth era un ragazzino timido, sfigato, sottomesso. Alla fine esplode tutta la sua rabbia e da sfogo con violenza alla sua vendetta. Pietro, invece, sta maturando nel suo sub-conscio, il risveglio del suo corpo in quello di un uomo, che abbandona le vesti da ragazzo, le pulsioni sensuali scatenano la “bestia” che dal profondo del suo IO esce dalla “tana”.

 

 

  1. Cosa riserva il futuro di Lele Mattana e del suo www.sognihorror.com ?

Dovrei chiederlo a una chiromante, per sapere qualcosa! Scherzi a parte, i miei obiettivi sono quello di riuscire a portare sul grande schermo qualcosa di importante. Ho scritto la sceneggiatura per il primo lungometraggio che sarà diretto anch’esso da Stefano Simone. Inoltre ho scritto un’altra sceneggiatura per un video musicale che dovrebbe essere girato verso fine anno sempre dallo stesso regista per un gruppo di Varese. Quest’ultimo dovrebbe essere visibile su canali musicali quali MTV, DeeJayTv ecc. Ecco, questo è quello che il futuro dovrebbe riservare al sottoscritto.

Invece, per quanto concerne la mia creatura, Sognihorror.com , i principali obiettivi saranno quelli di proporre nuovi concorsi online, tra cui la III Edizione del Concorso Buonanotte e Sogni d’Horror 2009, il Primo concorso di Cortometraggi “28 secondi dopo” e, la Seconda antologia proposta dal sito.

Insomma, le idee non mancano, basta solo attuarle! La voglia di fare e di sperimentare non manca, per cui, vediamo di conquistare consensi, e perché no, anche il mondo!