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C I M I T E R I  

M O N U M E N T A L I

a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

Ho rivisto il procace angelo della morte…

L’ho rivisto imprigionato in una statua di gesso.

Esaltava il puro connubio fra Eros e Thanatos.

Appoggiato ad una lapide di marmo, mi fissava con il suo sguardo immortale.

Inquietante ed indefinito, come la sottile linea che divide il regno dei vivi dal regno dei morti…

 

Giovanna Amoroso

 

 

CIMITERO MONUMENTALE DI STAGLIENO

 

 

Il cimitero monumentale di Staglieno, ubicato a Genova, è uno dei luoghi di sepoltura tra i più importanti d'Europa.

Una raccolta atmosfera di serenità aleggia nelle varie cappelle, sentieri, luoghi di preghiera, sempre al cospetto di sontuose statue funerarie.

Il Cimitero venne realizzato a metà Ottocento, in occasione del decentramento dei luoghi di sepoltura rispetto ai centri delle città per motivi di igiene. Il maestoso progetto fu ideato dall'architetto Carlo Barabino, e portato a termine da Giovanni Resasco.

Le opere degli scultori Santo Varni, Lorenzo Orengo, Luigi Rovelli, hanno dato vita ad un suggestivo ed imponente “regno dell’oltretomba”, un vero museo all’aria aperta. Le sculture presenti offrono un panorama della classe borghese tra Ottocento e Novecento, partendo dal neoclassicismo fino al Liberty e all'Art Déco. In molte statue viene evidenziato il rapporto “eros-thanatos” (amore-morte) con figure di angeli che ricordano le concubine del morto, ovvero statue femminili molto seducenti che erano poste nella tomba dei faraoni o dei notabili egizi per rendergli piacevole la permanenza nel regno dei morti.

Tra i personaggi illustri che dimorano a Staglieno, è d’obbligo citare: Giuseppe Mazzini, Gilberto Govi, Nino Bixio, Fabrizio de Andrè, e Mary Constance Lloyd, ovvero la moglie di Oscar Wilde…

 

 

a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

IL “MONUMENTALE” DI MILANO

 

 

Nel suggestivo Cimitero Monumentale di Milano, detto semplicemente “Il Monumentale” si riflettono non solo i passaggi delle varie stagioni artistiche, ma anche la storia e l'immagine più rappresentativa della città.

Le origini del Monumentale risalgono al 1838 quando il municipio di Milano bandì un concorso per il progetto di un nuovo cimitero che raggruppasse in un unico luogo le sepolture distribuite in sei camposanti periferici.

L’imponente luogo di sepoltura rispecchia sia gli eventi storici che le vite dei suoi protagonisti, sia il variare dell'arte e del gusto estetico, e rappresenta un museo all’aria aperta che per decenni è stato in progressivo crescere.

All'interno del complesso si trovano numerose opere scultoree, cappelle e monumenti che illustrano l'arte funebre del periodo tra Ottocento e Novecento. Numerosi artisti realizzarono queste opere, tra cui Luca Beltrami, Medardo Rosso, Ettore Ximenes, Giacomo Manzù e Francesco Messina.

Esteso per circa 250.000 mq, il Monumentale si organizza in base all'incrocio ortogonale di due assi principali e numerosi assi secondari che lo percorrono in lunghezza e in larghezza. Essi creano una maglia entro cui si distinguono: le gallerie e le arcate all'ingresso, i "Riparti" distribuiti su tutta l'area, le zone rialzate ai lati, la "Necropoli" centrale a impianto ottagonale, le fasce perimetrali dette "Circondanti", ed infine i "Giardini cinerari" sul fondo.

Il Famedio (dal latino famae aedes: Tempio della Fama) è l'entrata principale del cimitero monumentale. Consiste in una voluminosa costruzione in stile neo-medievale di marmo e mattoni. Il Famedio venne inizialmente ideato per essere una chiesa, mentre dal 1870 venne utilizzato come luogo di sepoltura degli italiani più onorati come: Alessandro Manzoni, Luca Beltrami, Salvatore Quasimodo, Arrigo Boito, Francesco Hayez, Carlo Cattaneo, Eugenio Montale, Elio Vittorini e Arturo Toscanini.

Altri personaggi vengono nominati e ricordati, ma non sono realmente sepolti qui, come Giuseppe Verdi e Giuseppe Mazzini.

Il Famedio del Monumentale rappresenta una significativa conquista per la società, un luogo dove ricercare i segni di una cultura trascorsa, ma non superata. Un’ "opera aperta" dove altri meritevoli nomi della nostra epoca possono aggiungersi al "libro d'onore" della città.

 

a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

IL “MONUMENTALE” DI PISA

 

Il maestoso Monumentale di Pisa

 

Il Camposanto monumentale di Pisa è un antico cimitero, chiuso da quattro portici, che chiude il lato settentrionale della Piazza del Duomo. La sua costruzione fu iniziata da Giovanni di Simone nel 1277.

 

All'ingresso sono collocate epigrafi romane (circa 600) e statue medievali. L'accesso principale è quello che dà sulla piazza, a est, ed è decorato da un ricco tabernacolo gotico sopra il portale di accesso, opera della seconda metà del XIV secolo, contenente statue della Vergine col Bambino e quattro santi di un allievo di Giovanni Pisano.

Le suggestive gallerie del chiostro sono decorate da affreschi, attribuiti a Bonamico Buffalmacco, Taddeo Gaddi e Andrea di Bonaiuto, raffiguranti scene del Vecchio Testamento e storie di Santi pisani. Gli affreschi di Benozzo Gozzoli, che si trovano lungo la parete nord e che riproducono storie bibliche, sono composizioni di valore assolutamente inestimabile, tutte solenni e maestose.

Degno di nota il trittico del Giudizio Universale, che risulta nella sua interezza tremendamente poetico, imponente, e grandioso.

All’interno del cimitero le tombe più importanti si trovano nel prato centrale, nella Terra Santa o contenute nei magnifici sarcofagi romani riutilizzati per le sepolture più prestigiose, mentre sotto le arcate trovano spazio le personalità meno di spicco, con una più semplice lastra tombale sul pavimento dei corridoi.

Anche il Camposanto, come il Battistero e il Duomo, è a suo modo legato alla celebre figura di Galileo. Nella Cappella Aulla è conservata la lampada votiva che, secondo la leggenda, ispirò al celebre scienziato le sue osservazioni sull'oscillazione del pendolo.

Nonostante i buoni propositi, il camposanto pisano appare ancora oggi piuttosto trascurato, con poche didascalie esplicative delle opere esposte, molte delle quali risalenti agli anni'60-'70 e quindi poco attraenti e non aggiornate (basti pensare alla sala degli affreschi del Trionfo della Morte, dove è indicato come autore un anonimo Maestro del Trionfo della Morte, quando ormai la critica è già abbastanza assestata sull'attribuzione a Buffalmacco), tratti chiusi da catenacci o contornati da impalcature e un vago senso di abbandono…

Purtroppo…

a cura di Giovanna Amoroso

[fotografie di Almar]

 

 

 

IL “MONUMENTALE” DI OROPA

 

 

Il maestoso Monumentale di Oropa, ovvero "La piccola Staglieno"

 

Il particolare e suggestivo cimitero monumentale di Oropa (Biella) è un gioiello di architettura realista e simbolista, situato in montagna, oltre i mille metri d’altezza.

Nella sua parte superiore le edicole funerarie sono sparse entro un bosco di grandi faggi, preesistente alla creazione del camposanto, e di esso assai più ampio e in forte pendenza.

Ne risulta un ambiente di grande suggestione e originalità.

L’insieme, costituito da un campo aperto delimitato da un porticato e dal soprastante bosco, ricorda l’assai più grande cimitero di Genova: non per nulla quello di Oropa è stato definito “La piccola Staglieno”.
Inaugurato nel 1877 su progetto di Ernesto Camusso il camposanto oropense presenta motivi di interesse sia per i personaggi ivi sepolti, sia per le opere di scultura, pittura e architettura che contiene.

Qui riposano lo statista Quintino Sella, tre vescovi fra cui monsignor Giovanni Pietro Losana (il più famoso e benemerito fra coloro che ressero la diocesi di Biella) nonché innumerevoli prestigiosi imprenditori (lanieri e non, da Oreste Rivetti a Riccardo Gualino), uomini politici (qualcuno dei quali fu deputato, senatore o sindaco di Biella), combattenti (come la Medaglia d’Oro Costantino Crosa), artisti (fra cui va annoverato il grande fotografo Vittorio Sella), scienziati e nobili biellesi.

In campo architettonico, oltre all’insieme più antico (porticato semicircolare, cappella e campo aperto) dovuto all’artista Camusso, vanno osservate la piramide di sienite che contiene le spoglie di Quintino Sella, progettata da Carlo Maggia, testimone (insieme a qualche edicola che ricalca la forma della mastaba egizia) del gusto per l’antico Egitto che ebbe una certa diffusione, a vari livelli, fra Otto e Novecento.

Degne di nota la circolare edicola “Gualino”, dovuta allo scultore Pietro Canonica qui in veste di architetto, e la bramantesca edicola “Ferrua”, anch’essa circolare.

Questi monumenti funerari permettono, assai più di quanto non succeda negli altri cimiteri della provincia, di leggere il mutevole rapporto con la morte che la società biellese ebbe nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e lungo tutto il Novecento: alla magniloquenza classicheggiante e allo sfoggio dei mezzi posseduti (si veda l’enorme edicola Rivetti) fa seguito, nel secondo dopoguerra, la moda antimonumentale delle ultime dimore in foggia di piccoli chalet, a indicare che la morte non è che la normale prosecuzione dell’ordinaria vita di tutti i giorni…

“L’indefinita linea che divide il regno dei vivi dal regno dei morti…”

 

a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

CIMITERO MONUMENTALE CERTOSA DI BOLOGNA

 MariaSilvia Avanzato Bolognese Doc

 

Il Cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del '300. Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall'originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei 'vivi'.

Nel cimitero di Bologna sono sepolti molti personaggi importanti per la storia cittadina e italiana, fra i quali lo statista Marco Minghetti, il politico Gioacchino Napoleone Pepoli, i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti, il poeta Giosuè Carducci e il suo discepolo prediletto Severino Ferrari, lo scrittore Riccardo Bacchelli, il compositore Ottorino Respighi, il cantante castrato Carlo Broschi detto Farinelli, l'ufficiale polacco Giuseppe Grabinski, gli industriali Alfieri Maserati, Edoardo Weber.

La Certosa di Bologna, vista e raccontata da Maria Silvia Avanzato, bolognese doc

 

Nessun sito documenta la Tomba Beretta. Nessuno racconta una storia, né cita una famiglia importante. Ebbene attrae sempre la mia attenzione e quella di tutti. E’ la tomba “della bimba addormentata”, nella Galleria degli Angeli. Cosa la rende speciale? La foto di una coppia di giovani e la data della morte. La sposa è morta dopo pochi giorni dal matrimonio. Cosa ancora più impensata…chi è che lascia puntualmente un fiore fra le mani della bimba? Perché, in almeno dieci anni che vago fra queste tombe, quella bambina ha sempre stretto un fiore. Un fiore fresco, intendo.

 

Il tesoro del piccolo guardiano.

Il Cippo Aleotti merita certamente un discorso particolare in quanto lo scultore stesso (Paolo Aleotti) realizzò il monumento, mentre era ancora in vita. Decise di mettere sulla sua tomba questo piccolo guardiano. L’iscrizione recita che “il maestro qui riposa vegliato dal caro putto”. Questo bimbo, che si trova su una colonnina di marmo di Carrara, sembra ripararsi dal sole con la mano…e nell’altra mano, c’è una strana sorpresa!Molti hanno erroneamente pensato che impugnasse dei melograni ed invece, da letture documentate, risulta che siano semi di papavero. Il papavero rappresenta il “sonno”, l’ “oblio”….ironicamente, lo scultore sepolto, si è augurato “buonanotte”.

 

Tomba Bisteghi – Una preghiera per lui.

Interessante, in questa tomba della Galleria Degli Angeli, è il forte contrasto fra le figure. Il tema del monumento è “il Dolore confortato dalla Fede”. Accanto alla scultura di un vecchio morente apre le sue ali un angelo meraviglioso, simbolo della Fede venuta in soccorso all’uomo.

L’angelo esorta una donna a pregare per l’anima del defunto….senza ricorrere a troppe parole…guarda le mani della donna…

E’ di gran lunga una delle sculture più realistiche del cimitero. E’ vera in tutto e per tutto...

 

La Giovane fra le foglie

La prima volta che la vedi, all’improvviso, fra le altre statue del giardino, suscita sempre la stessa sensazione: fa paura. La ragazza della tomba Montanari sbuca fuori dalle foglie, con la testa appoggiata alla mano (come se pensasse) e l’espressione sul suo viso è decisamente turbata, scossa. Senza contare che si trova semi sdraiata ai piedi di un sarcofago, rialzato da terra per mezzo di alcuni gradini. Sembra subito una statua “spaventosamente grande”, solo perché “spaventosamente alta”. E invece, nel monumento, c’è una grande armonia di elementi: un sarcofago silenzioso, un piccolo genio ai suoi piedi e una ragazza con i lunghi capelli sciolti, una guardiana quasi annoiata. Sembra che dica “che hai da guardare?” e, con la mano, si appoggia ad una ghirlanda di fiori disordinati, che sembra cadere dal gradino stesso, come se fosse la sua “postazione abituale”. La ragazza pensa, ti guarda e le foglie le crescono attorno. A cosa stia pensando, qui a Bologna, ce lo chiediamo tutti.

 

Quella splendida mamma.

Quante volte, passandoci davanti, ho chiesto a mia nonna: “Dove vanno quei due?”.

In effetti, queste due statue, non si mostrano completamente. Il bambino si presenta quasi completamente di spalle e la sua mamma, che lo stringe fra le braccia, si gira verso di lui e lo guarda con amore. Vediamo bene solo il viso della mamma perché è lei a restare fra noi: sta salutando il bimbo che l’ha lasciata e lo abbraccia un’ultima volta. La Tomba Pezzoli Paglia è nota soprattutto per motivi storici artistici (opera di Carlo Monari). Ma, a noi sognatori, piace semplicemente quella splendida mamma che saluta il suo piccolo un’ultima volta.

 

Un bacino quasi scalzo.

Questo bimbo, intento a baciare l’immagine di un angioletto, ci piace non soltanto perché ricorda quelle “buone maniere di un tempo”. E’ il “bimbo quasi scalzo”! Infatti, indossa un vestitino alla marinaretta e, nell’alzarsi sulle punte per baciare l’angelo….un calzino gli scivola quasi via.

 

Un Dialogo speciale.

Padre e Figlio. Si sdraiano uno davanti all’altro e finalmente scambiano due parole, senza curarsi dei passanti, guardandosi dritto negli occhi. La Tomba Frassetto è di sicuro una delle più originali (salta subito all’occhio, si ha la sensazione di poter prendere parte al dialogo, sdraiandosi accanto a loro). Ebbene, papà Fabio, docente dell’Ateneo, parla con il figlio Flavio, caduto nella Seconda Guerra Mondiale. La loro conversazione non si può proprio disturbare.

 

La più bella fra tutte.

E la più famosa. “La Desolazione”, che siede sconsolata nella cella Gregoriani Bingham. Il mio consiglio è semplicemente di guardarla negli occhi.

Bella, giovane, triste, forse un po’ arrabbiata.

In molti hanno storpiato il senso di questi occhi cupi e l’hanno definita “un’

allegoria della politica italiana”. Ma per noi, che del cimitero amiamo solo il sapore magico e la bellezza assoluta, ci piace pensare a lei come al dolore con fattezze umane. I profani, continuano a farle visita perché è la più nota fra le statue. Noi la guardiamo con occhi diversi e tristi almeno quanto i suoi.

 

Monumento ai caduti di Russia – Un altro scherzetto.

Questo soldato, nei monumenti collettivi, monta la guardia appoggiandosi al fucile e sembra ripararsi dal freddo e gemere per la stanchezza. Ebbene, altri non è che lo scultore Cesarino Vincenzi! Il viso del soldato è quello dello scultore! Un modo di certo solenne per farsi ricordare.

 

Un Ruggito Importante.

Il Monumento ai martiri dell’indipendenza rischia di farci venire un infarto ogni volta. E’ posto in fondo alla sala delle catacombe, illuminato solo dalla luce che proviene dall’esterno. La galleria è tutta buia e deserta. In fondo, illuminato e gigantesco, ruggisce (come in ogni fiaba che si rispetti) un grande leone buono. E’ ferito e pone le grandi zampe sulla bandiera, difendendosi dietro una barricata e sventolando il nostro tricolore. Insomma, non poteva mancare questo amico “da fiaba”. Ma trovarselo davanti con le fauci spalancate non è l’esperienza più divertente del mondo! (penso che sia uno dei monumenti più grandi del cimitero).

 

Saturno “low cost”.

La Tomba Buratti colpisce per due motivi: in primo luogo rappresenta il tempo, con fattezze di Saturno, un vecchione barbuto e dall’aria burbera, ben lungi dall’assomigliare agli angeli e le giovani fanciulle che lo circondano. Impugna una falce e una clessidra (questo gusto “macabro-tragico” serpeggia un po’ per tutta la Certosa), ma i suoi strumenti sono notevolmente danneggiati. Motivo? Lo scultore ha utilizzato materiali economici come gesso, carta, stucco, cartone, legno e stoffa… e l’inquietante Saturno, oggi, sta proprio perdendo i pezzi!

 

La Strana Tomba di Gerolamo Legnani.

Inutile dirlo, salta all’occhio. Viene da chiedersi se si tratta di uno scherzo! E invece no, questa tomba è in stile egizio! Ed inoltre non è scolpita, ma dipinta. Insomma, si può pensare che ci stia “come i cavoli a merenda”, ma quello schizzo di colore sotto la porticata, non può che far sorridere e catturare l’attenzione di tutti i passanti.

Il defunto, chiaramente, non era cristiano e ha preferito farsi rappresentare con simboli di un’altra religione.

Ne ha scelta una davvero particolare…

 

Un sincero grazie a Maria Silvia Avanzato.

 

a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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