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CIMITERO MONUMENTALE
CERTOSA DI BOLOGNA
MariaSilvia
Avanzato Bolognese Doc
Il Cimitero
comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture
della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del '300. Un
ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli
altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione
degli spazi. Dall'originario nucleo conventuale si diramano logge, sale
e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei
'vivi'.
Nel cimitero di
Bologna sono sepolti molti personaggi importanti per la storia cittadina
e italiana, fra i quali lo statista Marco Minghetti, il politico
Gioacchino Napoleone Pepoli, i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti,
il poeta Giosuè Carducci e il suo discepolo prediletto Severino Ferrari,
lo scrittore Riccardo Bacchelli, il compositore Ottorino Respighi, il
cantante castrato Carlo Broschi detto Farinelli, l'ufficiale polacco
Giuseppe Grabinski, gli industriali Alfieri Maserati, Edoardo Weber.
La Certosa di Bologna, vista e raccontata da Maria Silvia Avanzato, bolognese doc
Nessun sito
documenta la Tomba Beretta. Nessuno
racconta una storia, né cita una famiglia importante. Ebbene attrae
sempre la mia attenzione e quella di tutti. E’ la tomba “della bimba
addormentata”, nella Galleria degli Angeli. Cosa la rende speciale? La
foto di una coppia di giovani e la data della morte. La sposa è morta
dopo pochi giorni dal matrimonio. Cosa ancora più impensata…chi è che
lascia puntualmente un fiore fra le mani della bimba? Perché, in almeno
dieci anni che vago fra queste tombe, quella bambina ha sempre stretto
un fiore. Un fiore fresco, intendo.

Il tesoro del piccolo guardiano.
Il Cippo Aleotti
merita certamente un discorso particolare in quanto lo scultore stesso
(Paolo Aleotti) realizzò il monumento, mentre era ancora in vita. Decise
di mettere sulla sua tomba questo piccolo guardiano. L’iscrizione recita
che “il maestro qui riposa vegliato dal caro putto”. Questo bimbo, che
si trova su una colonnina di marmo di Carrara, sembra ripararsi dal sole
con la mano…e nell’altra mano, c’è una strana sorpresa!Molti hanno
erroneamente pensato che impugnasse dei melograni ed invece, da letture
documentate, risulta che siano semi di papavero. Il papavero rappresenta
il “sonno”, l’ “oblio”….ironicamente, lo scultore sepolto, si è augurato
“buonanotte”.
Tomba Bisteghi – Una preghiera per lui.
Interessante, in
questa tomba della Galleria Degli Angeli, è il forte contrasto fra le
figure. Il tema del monumento è “il Dolore confortato dalla Fede”.
Accanto alla scultura di un vecchio morente apre le sue ali un angelo
meraviglioso, simbolo della Fede venuta in soccorso all’uomo.
L’angelo esorta
una donna a pregare per l’anima del defunto….senza ricorrere a troppe
parole…guarda le mani della donna…
E’ di gran lunga
una delle sculture più realistiche del cimitero. E’ vera in tutto e per
tutto...
La Giovane
fra le foglie
La prima volta che
la vedi, all’improvviso, fra le altre statue del giardino, suscita
sempre la stessa sensazione: fa paura. La ragazza della tomba Montanari
sbuca fuori dalle foglie, con la testa appoggiata alla mano (come se
pensasse) e l’espressione sul suo viso è decisamente turbata, scossa.
Senza contare che si trova semi sdraiata ai piedi di un sarcofago,
rialzato da terra per mezzo di alcuni gradini. Sembra subito una statua
“spaventosamente grande”, solo perché “spaventosamente alta”. E invece,
nel monumento, c’è una grande armonia di elementi: un sarcofago
silenzioso, un piccolo genio ai suoi piedi e una ragazza con i lunghi
capelli sciolti, una guardiana quasi annoiata. Sembra che dica “che hai
da guardare?” e, con la mano, si appoggia ad una ghirlanda di fiori
disordinati, che sembra cadere dal gradino stesso, come se fosse la sua
“postazione abituale”. La ragazza pensa, ti guarda e le foglie le
crescono attorno. A cosa stia pensando, qui a Bologna, ce lo chiediamo
tutti.
Quella splendida mamma.
Quante volte,
passandoci davanti, ho chiesto a mia nonna: “Dove vanno quei due?”.
In effetti, queste
due statue, non si mostrano completamente. Il bambino si presenta quasi
completamente di spalle e la sua mamma, che lo stringe fra le braccia,
si gira verso di lui e lo guarda con amore. Vediamo bene solo il viso
della mamma perché è lei a restare fra noi: sta salutando il bimbo che
l’ha lasciata e lo abbraccia un’ultima volta. La Tomba Pezzoli Paglia è
nota soprattutto per motivi storici artistici (opera di Carlo Monari).
Ma, a noi sognatori, piace semplicemente quella splendida mamma che
saluta il suo piccolo un’ultima volta.

Un
bacino quasi scalzo.
Questo bimbo,
intento a baciare l’immagine di un angioletto, ci piace non soltanto
perché ricorda quelle “buone maniere di un tempo”. E’ il “bimbo quasi
scalzo”! Infatti, indossa un vestitino alla marinaretta e, nell’alzarsi
sulle punte per baciare l’angelo….un calzino gli scivola quasi via.
Un
Dialogo speciale.
Padre e Figlio. Si
sdraiano uno davanti all’altro e finalmente scambiano due parole, senza
curarsi dei passanti, guardandosi dritto negli occhi. La Tomba Frassetto
è di sicuro una delle più originali (salta subito all’occhio, si ha la
sensazione di poter prendere parte al dialogo, sdraiandosi accanto a
loro). Ebbene, papà Fabio, docente dell’Ateneo, parla con il figlio
Flavio, caduto nella Seconda Guerra Mondiale. La loro conversazione non
si può proprio disturbare.
La
più bella fra tutte.
E la più famosa.
“La Desolazione”, che siede sconsolata nella cella Gregoriani Bingham.
Il mio consiglio è semplicemente di guardarla negli occhi.
Bella, giovane,
triste, forse un po’ arrabbiata.
In molti hanno
storpiato il senso di questi occhi cupi e l’hanno definita “un’
allegoria della
politica italiana”. Ma per noi, che del cimitero amiamo solo il sapore
magico e la bellezza assoluta, ci piace pensare a lei come al dolore con
fattezze umane. I profani, continuano a farle visita perché è la più
nota fra le statue. Noi la guardiamo con occhi diversi e tristi almeno
quanto i suoi.
Monumento ai caduti di Russia – Un altro scherzetto.
Questo soldato,
nei monumenti collettivi, monta la guardia appoggiandosi al fucile e
sembra ripararsi dal freddo e gemere per la stanchezza. Ebbene, altri
non è che lo scultore Cesarino Vincenzi! Il viso del soldato è quello
dello scultore! Un modo di certo solenne per farsi ricordare.
Un Ruggito Importante.
Il Monumento ai
martiri dell’indipendenza rischia di farci venire un infarto ogni volta.
E’ posto in fondo alla sala delle catacombe, illuminato solo dalla luce
che proviene dall’esterno. La galleria è tutta buia e deserta. In fondo,
illuminato e gigantesco, ruggisce (come in ogni fiaba che si rispetti)
un grande leone buono. E’ ferito e pone le grandi zampe sulla bandiera,
difendendosi dietro una barricata e sventolando il nostro tricolore.
Insomma, non poteva mancare questo amico “da fiaba”. Ma trovarselo
davanti con le fauci spalancate non è l’esperienza più divertente del
mondo! (penso che sia uno dei monumenti più grandi del cimitero).

Saturno “low cost”.
La Tomba Buratti
colpisce per due motivi: in primo luogo rappresenta il tempo, con
fattezze di Saturno, un vecchione barbuto e dall’aria burbera, ben lungi
dall’assomigliare agli angeli e le giovani fanciulle che lo circondano.
Impugna una falce e una clessidra (questo gusto “macabro-tragico”
serpeggia un po’ per tutta la Certosa), ma i suoi strumenti sono
notevolmente danneggiati. Motivo? Lo scultore ha utilizzato materiali
economici come gesso, carta, stucco, cartone, legno e stoffa… e
l’inquietante Saturno, oggi, sta proprio perdendo i pezzi!
La Strana Tomba
di Gerolamo Legnani.
Inutile dirlo,
salta all’occhio. Viene da chiedersi se si tratta di uno scherzo! E
invece no, questa tomba è in stile egizio! Ed inoltre non è scolpita, ma
dipinta. Insomma, si può pensare che ci stia “come i cavoli a merenda”,
ma quello schizzo di colore sotto la porticata, non può che far
sorridere e catturare l’attenzione di tutti i passanti.
Il defunto,
chiaramente, non era cristiano e ha preferito farsi rappresentare con
simboli di un’altra religione.
Ne ha scelta una
davvero particolare…
Un sincero grazie a Maria Silvia Avanzato.
a cura di Giovanna Amoroso
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