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BUNKER 77/T
Bunker 77/T, rapporto del Claumastro eletto - 31/10/XX
Non ci rimane ancora molto da vivere. La Comunità è in ginocchio. Le scorte di viveri sono oramai esaurite e in superficie non rileviamo più alcuna presenza. All’Esterno le carcasse delle genti che ricoprono il suolo e infettano l’aria ci costringono a questa esistenza di clausura e a questa degenerazione evolutiva (o involutiva) che stiamo vivendo. Il coraggio del nostro osservatore Morel, ieri l’altro, l’ha portato ad imbattersi in uno dei pochissimi NM (Non Morti) ancora randagi. Il nostro compagno è scampato all’essere riuscendo lo stesso a tornare al Bunker ferito – un morso sulla spalla di notevole gravità – e febbricitante. L’abbiamo immediatamente assegnato alla Quarantena e ad oggi stiamo ancora provando a covare una minuscola speranza circa la degenerazione fisica e mentale che il soggetto dovrebbe vivere in seguito alla brutalità dell’aggressione ricevuta. Non ci restano che poche ore per sapere, forse capire. Il timore che tutto possa succedere nuovamente come a Kugelmass è palpabile e non farebbe altro che consolidare i nostri dubbi su quello che stiamo diventando e sull’irrimediabile sorte che ci si para davanti. Il Morbo Eibmoz è una realtà... il più beffardo scherzo della natura cui abbia mai assistito.
Confido in questa ultima missiva e nelle mani e nelle gambe che la sapranno recapitare, speranzoso di incontrare un sostegno che ci permetta di sopravvivere alla morte o ad un destino ancora più crudele. Possano esser benedetti gli occhi che si poseranno pietosi su questa richiesta d’aiuto. Possa lo stesso Signore tornare a vederci dietro queste nuvole. Barrakan Claumastro del Bunker 77/T
Clank! Un rumore metallico ruppe il silenzio di quella che una volta era definita una popolosa arteria viaria. Nell’asfalto scrostato e spruzzato di neve si aprì un passaggio dal sottosuolo. Due figure incappucciate e voluminose ne uscirono. Guardinghe e raccolte sigillarono nuovamente il varco. Non vedevano l’Esterno da soli pochi giorni ma questa volta era diverso. Le due missioni affidate loro non concedevano errori e li designavano irrimediabilmente come responsabili della sopravvivenza di una colonia di almeno quindici esseri umani, un patrimonio inestimabile. Lovborg, il corriere, era basso e sgradevolmente snodato, aveva capelli bianchi tagliati con irregolarità e indossava, stretta in vita da cinghie, una porosa giacca marrone ed un paio di pantaloni scuri che si infilavano direttamente negli spaiati stivali. Due piccoli fagotti sporgevano da una tasca della giacca; erano gli ultimi viveri del Bunker, dati a lui per volere del Claumastro. Era l’ultimo sostentamento che la Comunità poteva offrire per aiutare Lovborg a trovare altri umani distanti e ancora vivi che potessero venire presto in aiuto. Kugelmass, il predatore, era invece piuttosto alto e nerboruto, completamente calvo e sfigurato in volto a seguito di un recente e ravvicinato scontro con un NM, indossava una divisa imbottita e verde, una spessa cintura di cuoio alla quale era appeso un grosso quanto arrugginito coltello da caccia ed una corda arrotolata. Aveva pantaloni ruvidi color cachi e ai piedi un robusto paio d’anfibi neri. Non portava fagotti di alcun tipo, ma stringeva tra le mani una vecchia balestra. La missione affidatagli da Barrakan era di rintracciare e catturare il NM che aveva ferito Morel. Il freddo era pungente, entrambi si strinsero nelle giacche e, una volta coordinati con la mappa appena imbiancata della prima neve, si diressero oltre il guardrail e puntarono a nord, lungo un percorso inavvertibile che solamente per poche centinaia di metri li avrebbe tenuti ancora insieme. Camminarono rapidi e silenziosi per due grossi viali, scansarono cadaveri completamente putrefatti e auto della vecchia era rovesciate di lato. In fondo si scorgeva una piccola piazza. Avanzarono oltre quella e si fermarono, giunti finalmente al bivio invisibile.
- Così ci siamo… - Già, ultimo treno per la speranza, Lovborg, la Comunità confida in noi, nelle tue gambe e nella mia mira… e nella fortuna di entrambi… - Sai già dove andare? - Forse… Morel tre giorni fa è stato assalito nella vecchia zona industriale… e non credo che quel bastardo possa essersi mosso tanto rapidamente per uscire da lì… - Altre piste da battere non ce ne sono comunque, amico. Io invece andrò verso nord-ovest, oltre il limite della foresta. Se raziono bene quanto ho posso percorrere anche 200 chilometri. Se ho davvero fortuna, entro quel raggio potrei imbattermi in altri avamposti di umani. - Che la fortuna ti assista allora, Lovborg… - Anche a te, Kuge, cattura quel mostro e portalo al Bunker. Fecero pochi passi e il predone si girò. - Ah, dimenticavo, “amico”… - Cosa? - Il cibo… - Cosa? - Hai capito, Lovborg, dammi il cibo, tutto quello che hai… - Tu devi essere impazzito. E perché dovrei? Barrakan è stato chiaro. - Barrakan è il vero pazzo, ancora si ostina a credere che i morsi dei NM siano infettivi. Guardami, osservami, ti sembro diventato un NM? Avrei potuto sfamarvi io se lo fossi diventato, e la stessa cosa vale per Morel. Non si trasformerà in NM. Oramai gli esseri umani ne sono immuni. Nessun uomo degenera più per la Peste Nera, e gli zombie si sono estinti… - Non chiamarli zombie, Kugel… - E sai meglio di me che chi ha l’Eibmoz, tutta la nostra comunità, non può più nutrirsi d’altro oltre ai NM. È finita, Lovborg, neanche mangiando i “vivi” si può porre rimedio all’Eibmoz. - Non è vero, non è vero… - Non ricordi, non vuoi ricordare… e ti capisco, Allen era nostro amico. - Lascia perdere Allen, non nominarlo, si è sacrificato per noi, per noi… - E non è servito a nulla. - Non è detto, Barrakan ha tratto importanti spunti… - Barrakan è morto, lo siamo tutti, non possiamo vivere di spunti ed intuizioni… Moriamo di fame e non abbiamo più “materia prima”. - Forse Morel… - Morel starà benissimo tra non molto, proprio come me, il morso non infetterà… - Ma Morel era ferito gravemente e… - Tu proprio non capisci o non vuoi capire, e, a questo punto, nemmeno mi importa… Non te lo ripeterò ancora… il cibo, dammi il cibo, Lovborg! - Non posso, Kugelmass. - Il cibo, Lovborg, non sono un assassino, ma se non mi nutro muoio… - Non posso, Kugelmass, non posso. - Dammi quel fottutissimo avanzo! - Barrak…
Una freccia sibilò rapidissima. Nemmeno un urlo, nemmeno un sussulto, la morte fu quasi indolore. A pochissimi metri di distanza dal suo uccisore, Lovborg giaceva silenzioso con una freccia conficcata in gola; il sangue zampillava dall’arteria recisa e sporcava quella poca neve per terra. Kugelmass si portò sulla preda, ne esplorò le tasche della giacca e si impossessò dell’esiguo bottino alimentare. Si diresse su alcuni gradini poco distanti e si sedette scartando il piccolo fagotto. Alla sola vista lo stomaco di Kugelmass si contrasse immediatamente e dolorosamente poiché, per quanto si trattasse solo di una asciutta mano di NM, non era più abituato da tempo, da troppo tempo. Con abilità adoperò il coltello e staccò ad una ad una tutte le dita. Iniziò a spolpare con perizia ogni singola falange addentando anche lo stesso odore (sembrava, forse era davvero il pasto più succulento che avesse mai provato). Un dito, due dita, tre dita – la fame non si placava – e il cervello, annebbiato da piaceri primordiali, certo non si rese conto del lento strascico di passi alle sue spalle. Un raggio di sole ballò sulla balestra scarica quasi ad incoraggiare il possessore ad aguzzare i giusti sensi. Ma gli occhi di Kugelmass esploravano falangi e tendini alla ricerca di scampoli di carne ancora sopravvissuti, le dita scivolavano sulla struttura scheletrica e carpivano brandelli incastrati ma non irraggiungibili, il naso era completamente offuscato da quel odor rancido che col tempo aveva imparato ad amare, e nella bocca danzavano gusti e aromi che stava quasi dimenticando. Solo le orecchie di Kugelmass, per un momento, avvertirono qualcosa. Ma troppo tardi. Il NM dietro di lui gli fu subito addosso. Kugelmass non riuscì a scansare la foga dell’aggressore e fu duramente travolto. Pestò forte la testa. Il NM attaccava alla cieca, furioso e affamato. Impotente, Kugelmass voltò il capo e rivide Lovborg disteso e sanguinante. Lovborg. Non era certo un amico, ma era uno del Bunker, uno della Famiglia. Forse, se avesse aspettato qualche minuto, il NM sarebbe comparso loro, lo avrebbero catturato insieme, lo avrebbero portato al Bunker, sarebbero stati eroi, avrebbero salvato la Comunità. Ma quanto tempo sarebbe durata ancora la sopravvivenza? Una settimana? Due? Un mese? Kugelmass sorrise e chiuse gli occhi. Era finita. Finalmente. La sua testa, divelta con forza dallo zombie, rimbalzò sui gradini fino a fermarsi vicina al corpo esanime di Lovborg; era la resa definitiva. Niente fu più amaro in tutta l’esistenza di Kugelmass di quell’ultimo, sfilacciato pezzettino di carne rimasto incastrato tra i denti e mai più gustato. Prese a nevicare dolcemente. Kugelmass, come il coriandolo di cibo scampato ai suoi morsi, rimase lì, macchiolina di vita esaurita nel bianco di un mondo feroce.
Bunker 77/T, rapporto del Claumastro eletto - ultimo.
Abbiamo fallito. Kugelmass è disperso da almeno dieci giorni, forse morto di stenti e fame; non mangiava da giorni ed il suo fisico non poteva reggere molti altri sforzi. Nemmeno nessuna notizia di Lovborg, forse è troppo presto, in ogni caso è troppo tardi per il Bunker, che lascia me quale unico erede e testimone della sua esistenza. Come temevamo l’infezione del morso subito da Morel non si è estesa e non ha distrutto i tessuti, anzi, lo stesso Morel ha mostrato di reagire e assorbire meglio di quanto fece Kugelmass. Peccato sia morto pochi giorni dopo a causa di questa fame insanabile. Il resto del gruppo è pure caduto, patendo una carestia che nemmeno il secondo sacrificio di Nedle ha saputo placare. Chi l’avrebbe mai pensato… Il Morbo Eibmoz (1) non sembrava essere tanto pericoloso e confesso di aver sorriso anch’io quando gli fu assegnata questa dicitura; la realtà si stava ribaltando, i NM stavano soccombendo e noi del Bunker addirittura giocavamo con l’idea delle voci da ovest che accennavano a questo flagello che ribaltava il ciclo nutrizionale degli umani. Sembrava un paradosso, un gioco ancora illogico della natura ma questa volta giocato più a nostro favore. Strano scherzo del destino... Zombie che mangiano umani, umani che sterminano gli zombi e umani che incominciano a mangiare zombie praticamente estinti e che in ogni caso non possono più generare altri zombie. Cerchio perfetto. Per l’estinzione di una specie. La nostra. Porto con me questa testimonianza, e prego chiunque la trovi di non dimenticare mai quanto successo al Bunker in questi anni. Mi auguro che l’Umanità sappia ancora sopravvivere. Dio ci ha sicuramente abbandonato. Barrakan Ultimo superstite del Bunker 77/T
Clank! Un rumore metallico ruppe il silenzio. Barrakan uscì dal passaggio senza curarsi di richiuderlo. Era l’ultimo del Bunker 77/T e, se davvero era destinato a morire prestissimo, voleva quantomeno farlo all’aria aperta. Era pur sempre il suo mondo, che diamine, aveva il sacrosanto diritto di crepare dove voleva. Si stese a terra, ignorando i corpi putrefatti coperti di neve ancora sparsi in ogni dove, e si addormentò. Poco distante un NM si accasciava per terra e moriva per cause ignote.
(1) I Non Morti erano stati quasi totalmente sterminati ma qualcosa era per sempre cambiato. Gli Umani, sottoposti a respirare questa “aria” avariata si erano a loro volta trasformati da prede in cacciatori. La catena alimentare si era pertanto rovesciata, ora erano gli Umani a nutrirsi di Non Morti, con questi ultimi che, oltre ad essere ormai “esauriti” nemmeno riuscivano più a trasmettere il morbo della Peste Nera agli uomini, rendendoli a loro volta Non Morti. Il Morbo Eibmoz, così fu chiamato, dove Eibmoz è Zombie scritto al contrario, è la spiegazione inconfutabile che rese gli Uomini dei Non Morti alla rovescia, appunto, e certo non così differenti.
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