SOGNI HORROR

 
   
  [Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Sogni d'horror]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]|[Vampiri]|[Frasi Horror]|[Chi siamo]|[Buio in sala]|[Link]  
 

 

 

IL NEMICO DENTRO

“La vita è buia. Più buia di un’ombra, più buia di una fitta foresta, più buia della notte. Chiunque affermi il contrario, vive in un sogno. Come le ombre che turbano le notti insonni. Senza motivo per vivere, senza motivo per morire anzitempo. Forse tutti siamo ombre, la vita stessa di ognuno di noi, vili esseri umani, vermi striscianti nel sudiciume da noi stessi prodotto. Ombre contro ombre, nell’ombra della morte. Sofferenza, dolore, ribrezzo. Questo vedo su questa terra arida e scura, e tristezza. Le anime piegate sotto il peso dell’oscurità, gobbi neri contro il freddo crepuscolo. Morte, morte, morte… Solo questo vedo. Solo questo esiste. Dolore, dolore, dolore…solo questo sento. E solo questo voglio che senta… E’ morta, seppellita tra i fanghi del cimitero, nella sua squallida bara di legno, mentre i vermi dovrebbero mangiarla, divorarla, imputridirla, privarla di ogni tratto umano, ma prima di tutto del cuore. Lei, che tanti uomini ha privato del cuore…lei che tranquilla dorme tra i cipressi della città dei morti, lei che dovrebbe marcire come avrebbe dovuto marcire in vita, tra le ombre dei suoi fantasmi! Ho pregato perché la sua bara venisse fulminata, incendiata, che il suo corpo venisse dilaniato, smembrato, che quel sorriso stampatole sulla faccia scomparisse in una smorfia orrenda. Ma niente! Niente! Cosa dovrei fare allora? Dovrei lasciare che tutto questo vada avanti? Lasciare che non paghi per i suoi delitti? Lasciare che riposi col suo cuore intatto?

Tutto è buio, ed un’ombra in più non può notarsi.”

Angel camminava lungo il viale di ciottoli che dalla chiesa di San Giuseppe conduceva gli abitanti della borgata al luogo ove i morti riposano. Sulla sua sinistra un’immensa parete di roccia si stagliava pericolosamente, quasi perfettamente verticale, e grigia come le pietre della strada. Sulla sua destra, invece, i cipressi si susseguivano in fila indiana con regolare distanza tra loro, uno dietro l’altro, uno uguale all’altro. Angel tremava e nel guardare i cipressi la sua inquietudine cresceva.

“Sei qui, sei vicina… Non puoi più sfuggirmi ormai. Non riposerai più d’ora in avanti…il tuo riposo di morte diventerà un supplizio. Il tuo dolore sarà eterno e ti farò cento volte più male di quanto male abbiano provato le tue vittime sotto le tue mani esperte. Tanto forte da farti maledire di essere morta e d’essere vissuta. Vedo già il tuo corpo in brandelli in un lago di sangue….si…si! Farò di te una pozza di sangue e carne da macello!”

L’aria del cimitero era pesante e fredda. Le lapidi, grigie a tramonto inoltrato, si somigliavano tutte, e la loro somiglianza non recava semplicemente tristezza ed abbattimento di spirito, ma rendeva l’atmosfera ostilmente tetra. Le membra di Angel tremavano sempre di più e sempre più difficilmente Angel riusciva a trattenerle. Qualcosa le impediva di farlo, qualcosa che alimentava la sua inquietudine.

- Perché?

Una strana voce risuonò nell’aria. Angel cercò di dare un volto a tale voce, ma non ci riuscì. Si voltò e rigirò diverse volte, scrutò nell’oscurità dei viottoli che serpeggiavano tra le tombe e i cipressi., ma non vide nulla. Come se avesse parlato un fantasma.

- Perché? – risuonò di nuovo. La voce sembrava lontana e come proveniente da un sogno. Ma un volto ancora non era comparso. Angel non sapeva cosa fare, ma istintivamente rispose.

- Perché, cosa?... Chi sei?

- “Perché” lo chiedo a te, poiché solo tu puoi saperlo.

- Perché di cosa? Chi diavolo sei?

Silenzio.

La voce non rispondeva. Angel cominciò a fare qualche passo, nervosamente, barcollando a destra e a sinistra, non sapendo dove andare né cosa dire. Lasciò il viottolo per inoltrarsi tra le tombe, visibilmente in preda al panico e all’isteria, reggendosi sulle lapidi che invadevano il suo percorso.

- Che diavolo vuoi? Che vuoi da me?

- Perché vuoi fare questo?

Era la voce. Come tornata dall’aldilà.

- Perché voglio fare questo? Ah, ah, ah! – Angel scoppiò in una risata sconnessa. Le sue membra ancora tremavano ma la sua volontà era irremovibile.

La voce tacque. Ma Angel non vi fece caso. Lasciò la selva di lapidi in cui si trovava e cominciò a cercare l’unica tomba che le interessasse davvero trovare. Il gracchiare di alcuni oscuri uccelli accompagnava il suo cammino tortuoso e la nebbia iniziava a scendere ed infittirsi, limitando ulteriormente la visibilità notturna. La ragazza fu costretta a rallentare.

“Non ci sono ostacoli. Gli unici ostacoli alle nostre azioni sono creati sempre da noi stessi. Noi stessi siamo il nostro ostacolo, la nostra limitazione. Prigionieri di noi stessi e di ciò che comunemente riteniamo giusto. Ma davvero possiamo noi dire cosa è giusto e cosa è sbagliato? Io vedo solo che ogni giorno dobbiamo combattere, combattere per sopravvivere. Ma questa lotta, che ogni giorno ricomincia, è una lotta inutile, poiché in realtà siamo già tutti morti in partenza.” 

Angel s’inoltrò tra i cipressi. Gli uccelli diventarono silenziosi, e l’oscurità tacque.

- Angel…

Un’altra voce risuonò dal ventre della nebbia. Una voce familiare.

- Tesoro!

Angel scrutò ogni cosa le fosse vicina, si girò e rigirò più volte. Credeva di non aver sentito realmente quella voce, ma i suoi occhi e tutto il suo corpo cercavano la persona che in vita si sarebbe rivolta a lei con quella stessa dolcezza.

- Angel…

- Dove sei?! Non ti vedo! Dove sei?! – la ragazza sentì il desiderio di piangere.

- Non puoi vedermi.

- Ma ti sento davvero? O è solo un sogno, o una allucinazione? – singhiozzò, e dalle sue guance scesero lacrime.

- Mi senti davvero.

- Amore, dove sei?!

- Torna a casa.

- Tornare a casa? Perché mi dici questo?

La voce non rispose.

- Perché mi dici questo?! – gridò Angel in preda ad un folle pianto.

- Angel… non voglio vederti così.

- Non abbandonarmi, ti prego!

- Tu… stai abbandonando te stessa.

Improvvisamente uno stormo di uccelli neri spiccò il volo abbandonando i cipressi e puntando pericolosamente verso Angel. Il loro gracchiare divenne intollerabile e presto Angel si ritrovò completamente avvolta dallo stormo che le volteggiava intorno graffiandole la pelle, strappandole via brandelli di vesti e ferendole il viso. Angel si sforzò di farli allontanare e con le mani nude tentò di afferrare alcuni di loro, ma riuscì solo a procurarsi una brutta ferita alla mano sinistra. Corse verso la cappella più vicina, cercando disperatamente di divincolarsi da quel branco di bestie volanti.

- Perché vuoi farmi questo?

“Tutti abbiamo le nostre motivazioni. Di qualsiasi genere esse siano, non possono comunque ritenersi più o meno valide. Sono tutte valide. Sono valide per noi. E nessuno può chiedere spiegazioni, poiché nessuno può capire le nostre necessità bene quanto noi stessi. Perciò, nessuno può chiederci “perché” ed avere una risposta soddisfacente. E lei di certo non sarebbe in ogni caso degna d’averla.”

Angel non rispose. Riuscì ad entrare in una cappella e miracolosamente si salvò dallo stormo famelico. Avrebbe atteso che gli uccelli si fossero allontanati.

- Questa…sarà la tua tomba.

Angel impallidì. Le sue membra sembravano essersi atrofizzate in un istante. Non uno spasimo. Neanche un respiro. Immobile.

- Non dovresti avere paura della morte, tu…tu che la morte hai desiderato infliggere.

Angel non trovò la forza di rispondere.

- Non rispondi neanche alle domande che ti poni da sola?

- Tu… chi sei? – la ragazza ancora non si muoveva. Riusciva malapena a sillabare.

- Chiedi a te stessa chi sei? Chieditelo più spesso, allora.

Angel riuscì finalmente a voltarsi. Dietro di lei c’era un altare, e sopra l’altare decine di vasi con fiori rinsecchiti e acqua putrida. E dietro l’altare c’era qualcuno. Una donna…bianca, diafana, dagli occhi grigi e privi di vita.

- Tu…sei… - la voce di Angel tremava. Tutto il suo corpo tremava.

- Il tuo fantasma, Angel.

Angel chiuse gli occhi e lanciò un urlo disperato, portandosi le mani alle orecchie, come per non sentire. Ed il fantasma le si avvicinò fulmineo al volto.

- E’ la tua anima a sentirmi, sciocca.

Angel piangeva. E si dimenava come un’isterica tenendo strette le mani alle orecchie. Ma il fantasma aveva ragione. Riusciva ugualmente a sentire.

- Cosa vuoi da me?!

- Riconosci di essere morta.

Angel gridò ed uscì correndo dalla cappella, senza neanche assicurarsi che lo stormo si fosse allontanato. Ma gli uccelli non erano più lì e Angel si diresse verso la tomba che stava cercando. Doveva andar via il prima possibile. Aveva gli occhi gonfi e la pelle ferita e non poteva più muovere la mano sinistra.

“Eccoti… qui riposa il tuo corpo. Ma come ti ho già detto, il tuo riposo durerà ancora poco. Qui comincerà il tuo supplizio, ed il tuo supplizio non troverà mai fine… Hai condannato decine di uomini a vagare nella dimora dei morti senza il loro cuore… E io condannerò te a vagare tra le loro anime assetate di vendetta priva non solo del cuore, ma anche delle tue membra. Ti squarcerò il petto, ti priverò del seno, e ti strapperò il cuore a mani nude. Poi lentamente di taglierò le braccia e poi le gambe. Finchè del tuo corpo non rimarrà che un lurido sgorbio.”

Angel cominciò nervosamente a scavare una fossa nel punto in cui si trovava la tomba della donna.

- Tu non puoi capire.

Era lei.

Angel continuava senza sosta a scavare. La mano sinistra poteva aiutare ben poco la destra, e questa stava già cominciando a sanguinare.

- Non capisci.

Angel era sporca di fango e la mano perdeva molto sangue. Le unghie si erano tutte spezzate. Ma la bara, adesso, era aperta.

Lei era lì. Tranquilla nel suo riposo. Pulita, ben vestita, e sorridente. Una pugnalata allo stomaco.

Con tutta la rabbia e la disperazione che aveva in corpo, Angel mise in atto l’ultima parte del suo piano. L’asportazione del seno fu precisa, e così anche l’apertura del petto. Angel poté  finalmente tenere in mano il cuore della donna.

“Rimarrai nuda, smembrata, e senza cuore. La tua anima piangerà per l’eternità. Non potrai mai pentirti di ciò che hai fatto, e non potrai mai avere salvezza. Nella mia mano ho adesso il tuo cuore, ed esso brucerà tra le fiamme che io stessa appiccherò alla tua bara. Così non avrai neppure un luogo ove rifugiarti, ma vagherai per sempre trascinandoti a forza come fanno i tuoi simili.”

E così Angel portò a compimento il suo piano.

Rimase immobile, in ginocchio di fronte alla sua opera. Non sentiva più le mani, ma la sua anima assetata era soddisfatta. La nebbia cominciò a diradarsi. Il mattino stava per giungere. Un leggero vento s’alzò e scosse le cime dei cipressi e i capelli neri di Angel. Il corpo della donna giaceva in una pozza di sangue e le sue membra erano state staccate una ad una, fatte a pezzi, e poste tutte intorno. Il fuoco stava emanando i suoi ultimi bagliori. Della bara e del cuore era rimasta solo cenere.

- Soddisfatta, adesso?

Angel s’alzò di scatto. I suoi occhi si riempirono di terrore. Era la voce del fantasma.

- Soddisfatta, adesso?

- Cosa vuoi da me?! Lasciami in pace!

Angel girò su sé stessa più volte, ma non vide nessuno. – Dove sei, maledetta?!

- Non dovresti parlarti così.

Angel iniziò a correre con tutta la forza che le rimaneva in corpo, in cerca dell’uscita. Doveva lasciare quel luogo di morte e di follia. I cipressi erano alti e bui e non riuscì a ritrovare il viottolo che l’aveva portata fin lì. Prese altre vie, ma in direzione totalmente opposta. La sua mente era annebbiata. E giunse al precipizio.

- Non puoi sfuggirti.

- Ti prego… - Angel esplose in un pianto sconnesso. – Lasciami andare!...Non capisci…

Il fantasma rise. Ma la sua risata sembrò la risata del Demonio.

- Tu…sei morta! – gridò il fantasma, portando le mani al cielo come se avesse proferito una sentenza divina. Angel si portò le mani alle orecchie e chiuse gli occhi ed urlò in preda al panico. L’orlo del precipizio era vicinissimo.

- Morta!

Un tonfo. E poi silenzio.

 

 
 

 

inviasognihorror@yahoo.it

LA MUSICA CHE STATE ASCOLTANDO E' LA COLONNA SONORA DEL FILM - PHENOMENA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI - © degli autori