SOGNI HORROR

 
   
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IL VIAGGIO ASTRALE

 

 

Lo so già: non crederete ad una parola di quanto sto per raccontarvi.

Eppure, che Iddio mi sia testimone, ogni singola virgola corrisponde a verità.

Che la mia curiosità possa essere perdonata, ora che nient’altro può più esserlo.

Fu infatti un frivolo gioco intellettuale, il puro divertimento per l’esplorazione dell’ignoto che mi ha portato fin dove sono ora.

Quali recessi dell’animo umano possono condurre a certe scoperte?

Quali altri meccanismi spingono perché tali scoperte siano divulgate piuttosto che nascoste, celate, sepolte?

Un pomeriggio di alcuni mesi fa, perso nei miei vorticosi pensieri, girovagavo per la città, senza che le mie gambe avessero alcuna destinazione. Alla fine dell’insensato giro, il mio sguardo fu catturato da una vetrina, prima di allora mai vista.

Sembrava promettente, con le sue abat-jour a mosaico, i suoi quadri incastonati in cornici dall’aria goticheggiante, i suoi tomi antichi…

Una volta entrato in quel luogo per me nuovo, fu proprio un libro ad attrarre la mia attenzione.

“Come diventare maestri nella tecnica del viaggio astrale”: questo il suo titolo.

Lo comprai, e ora che ci penso al tempo colsi un fugace lampo negli occhi di colui che me lo vendette, un uomo di mezza età dal fisico snello e dai capelli brizzolati.

– Ne rimarrà sorpreso – mi promise con un sorriso compiaciuto. Che già sapesse?

Devo con tutta sincerità affermare che egli aveva ragione, per quanto il senso di tale sorpresa mi è stato chiaro solo quando ormai era troppo tardi per tornare indietro.

Durante il primo mese mi immersi nella lettura del testo, nella sua invitante introduzione, nel suo apparato concettuale teso a dare validità a quanto sarebbe seguito, nelle testimonianze di ciò che era possibile ottenere con quelle tecniche.

Ah, se solo la lettura mi avesse annoiato!

Se solo fossi stato distratto da qualsiasi altra cosa!

Purtroppo continuai e lessi il testo fino al suo compimento, compreso quel maledetto capitolo, la cui pagina d’apertura rimpiango amaramente di avere sfogliato: “Le tecniche del viaggio astrale”.

Il capitolo conclusivo, l’apice del trattato, la concretizzazione di quanto fino a quel punto enunciato.

Chi ha steso quel testo era uno che sapeva scrivere, che ti teneva incollato a quelle pagine ingiallite e che ti trascinava con sé… ovunque mi abbia trascinato…

Nel secondo mese provai le tecniche suggerite.

Senza grandi risultati, devo dire.

Ancora una volta, se solo avessi desistito, se avessi rinunciato a quel folle proposito!

Ma purtroppo è nella mia natura portare avanti ciò che comincio.

Rilessi dunque l’intero testo, dall’introduzione, aulicamente denominata “induzione” (un vocabolo forse non casuale?), fino al capitolo finale. Lessi e riflettei su quanto letto, fatto che occupò il terzo mese successivo all’acquisto del libro.

Il quarto mese ottenni i primi risultati: il mio sonno, o almeno quello che all’epoca ritenevo tale, fu visitato da alcune presenze. Sensazioni bizzarre, ma non spiacevoli, percorsero il mio corpo, immerso in quel sogno artefatto. Queste eteree creature, o forse il mio stesso inconscio (che Dio mi perdoni per questo!) mi invitarono a proseguire il mio esperimento e mi promisero visioni estatiche e orizzonti infiniti.

Mai promessa fu più ingannatrice: ho avuto nuovi orizzonti, sì, ma orizzonti di perdizione e di indescrivibili abissi.

Ad ogni modo, continuai, e migliorai man mano nelle tecniche, padroneggiandole sempre più.

Il quinto mese passò così: i lenti ma costanti progressi mi spinsero a procedere ulteriormente, mentre la mia mente già favoleggiava su come applicare queste nuove conoscenze.

Non favoleggiò a lungo.

Un giorno, o meglio una notte, il contatto con quelle creature si fece più concreto e una di esse (o era sempre stata lei? Non saprei dirlo…) venne a dialogo con me. Mi disse che mi attendeva da tempo, che vigilava su di me e che oramai ero pronto a evolvermi.

Le chiesi di che tipo di evoluzione si trattasse, ma si limitò a rispondermi che lo avrei visto con i miei occhi.

L’ho visto.

Dio, aiutami, l’HO VISTO!

Non ebbi nessun sospetto al tempo. E come avrei potuto averne? La figura di quella creatura era maestosa, magnifica nella sua bellezza rarefatta e scintillante. I suoi occhi grigi, dalla forza quasi ipnotica, rilucevano nel buio delle mie notti, il suo sorriso m’invadeva allusivo, le sue mani sinuose davano forza alle sue parole.

Il sesto mese praticamente non fui mai solo: lungo tutta la notte, ma persino per alcuni tratti del giorno, la presenza si manifestava a mio beneficio. Durante la notte, nei miei lunghi sogni; durante il giorno, in fugaci momenti: un viso nella volta, una figura accanto alla mia nello specchio, una leggera brezza o un rapido sospiro…

La sua presenza divenne per me abituale e le sue visite attese.

Come possa essere stato tanto ingenuo ora non lo capisco.

I segni erano evidenti, a cominciare dal rituale cui una notte del settimo mese mi convinse a partecipare. Mi disse che per rendere più stabile il nostro legame avrei dovuto offrire una parte di me. Preoccupato, gli chiesi cosa avrei dovuto offrire.

– Una goccia del tuo sangue – mi rispose placidamente.

Quello fu forse l’unico momento in cui un dubbio si insinuò nella mia mente, ma una parte di me, senza dubbio la parte più ottusa e stupida, lo ricacciò da dove era venuto. In fine dei conti, pensai, ora è notte e sto sognando: quindi è sangue onirico, irreale, finto, quello che gli offro… che male potrà mai venirmene?

Inoltre il mio notturno amico sembrava spazientirsi per quella che ai suoi occhi era una mancanza di fiducia da parte mia (e a buona ragione!), per cui accondiscesi alla sua richiesta.

Mai lo avessi fatto. Le tenebre da allora sono calate su di me e temo che mai più si solleveranno.

Durante l’ottavo mese mi accorsi di qualcosa di strano: qualcosa che era già in atto da tempo ma la cui realtà mi colpì solo allora. I miei orari erano cambiati, i miei appetiti erano cambiati, i miei pensieri erano cambiati, persino la mia dimora era irriconoscibile.

– È normale che sia così – mi disse la mia ombra – Stai iniziando a compartecipare alla realtà più profonda delle cose, stai affacciandoti alla grande finestra dell’Universo, stai evolvendo il tuo essere… che ci sarebbe stato un cambiamento era intrinseco…

Aveva ragione: un cambiamento era ragionevole. Tuttavia, egli non precisò di che cambiamento si trattasse, e io, che già iniziavo a temere nel profondo del mio animo, non ebbi il coraggio di affrontarlo a viso aperto.

Non ne ebbi la risolutezza nemmeno quando, un pomeriggio, feci casualmente una scoperta che mi lasciò dapprima basito, e poi atterrito per le sue possibili implicazioni: i miei occhi avevano mutato colore. Ora il prezioso specchio di famiglia posto nell’altrettanto ricco salone mi diceva che le mie iridi erano grigie.

Il suo stesso grigio, ipnotico e rilucente.

Ma ancora non gli parlai delle mie paure, e anzi presi a girare con dei voluminosi occhiali scuri per nascondere l’inquietante mutazione.

Quando le mie mani diventarono più lunghe, pallide e sottili, iniziai ad utilizzare dei guanti di pelle nera.

E quando la sua figura apparve sempre più vicina al mio riflesso, rimossi lo specchio, come se esso fosse il colpevole di tutto.

Non mi illudevo tuttavia di eludere il suo sguardo.

 

 
 

 

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