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SOGNI HORROR |
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LA MORTE E' FATTA A SCALE
Trieste. 8 dicembre 2001, ore 23:19. I viali del porto sono deserti e sferzati dalla bora. Eppure, tra i palazzi, rasente ai muri, un cupo individuo si aggira ingobbito, con le cenciose vesta che svolazzano. Pare un povero barbone. Puzza come un povero barbone. Ma i suoi occhi emettono lampi belluini che non si addicono a quell'immagine. «Diavolo porco, che notte fetente. Sto morendo di freddo e di fame.» bofonchia tra sé e sé. Camminando in cerca di non si sa cosa, incappa nelle sfavillanti luci del cinema Excelsior. Stasera “Dracula. Morto e contento” con Leslie Nielsen. Sì, sì, proprio contento. Vorrei sapere chi glieli suggerisce certi titoli, Diavolo porco! «Ehi tu, con quella faccia lì, mi sa tanto che mi stai sfottendo!» urla contro il volto pacioccone e soddisfatto del protagonista. Furioso com'è, il derelitto non si trattiene dal raccoglie una pietra, «te le do io tutte queste luci,» ma il braccio ormai caricato si paralizza appena la maschera esce dalla vetrata. «Vattene via, vecio bacuco! Va allo ospizio o buttati a mare, se no te conzo!» e per lo strano personaggio non resta che la fuga. «Allo ospizio? Eh, non sarebbe una cattiva idea, se fossi un cittadino italiano! Lì troverei tanti bei vecchietti facili facili… Ma quand’è che mi ricapiterà un bel giovanotto o, addirittura, mmmh, una bella giovincella?» Dopo una corsa estenuante, all'ometto resta solo fiato per compatirsi. «Diavolo porco, che idea traslocare negli USA. "Lì sì che sarà tutto più facile," mi dicevo, anzi, "mi sa tanto che divento una star". Una Dark Star! E invece m'hanno fregato i condizionatori! Quando ero in cerca, estate o inverno che fosse – che poi, dov'ero io, l'inverno non è mica rigido come qua – tutte le case avevano le finestre chiuse! Si può sapere cos'ha di meglio l’aria condizionata da quella normale?» Sempre più afflitto, l'uomo si avvicina a una vetrina, si allenta lo sciarpone che gli copre mezza testa e tenta di specchiarsi. «Ma… ah cretino! Sono trecento anni Mircea che non ti puoi più specchiare e ancora te lo dimentichi! Per vedere cosa, poi? Un nonnetto incartapecorito! O mi metto a un sano regime alimentare o qua ci lascio le penne. Eh sì, alla faccia dell’immortalità. Siamo peggio delle top model, noialtri. Se trovi un diabetico, poi devi farti la dialisi. Se è un iperteso, di giorno fai i salti nella bara. Diavolo porco. Erano bei tempi quelli in cui gli uomini facevano i contadini. Vita sana, pochi grilli, gran buon sangue.» Di scatto, come richiamato, si volta: vicino a una grata s'intravede una figura sommersa da stracci e cartoni. «Va bene l'ideale, ma io ho fame.» Passo felpato. La fiera è in avvicinamento. Con cautela scopre il collo del barbone. Che puzza... La luce del lampione scintilla sui lunghi e aguzzi canini che fremono. I denti affondano, avidi, perentori, nella giugulare dello sventurato. Finché... «Puah, che schifo! È in coma etilico, Diavolo porco!» Sputando e imprecando il vampiro fugge via come ombra nella notte. Oggi soltanto ombra della figura che tanto terrore incuteva. Lo sforzo è troppo per uno nel suo stato, c'è giustappunto una panchina di fronte al mare su cui accasciarsi. E guardare l'infinito nella notte. E farsi investire dagli spruzzi di acqua salmastra portata dal vento. «Voglio tornare a casa! Oh mia bella Transilvania, quanto mi manchi. Sono anni che vago disperato nella speranza di riabbracciarti. Ci mancava pure di rimanere bloccati qui, nell’attesa di trovare un contrabbandiere che mi faccia varcare il confine. Come faccio a pagarlo se non ho più un soldo? E dire che ero partito da casa in pompa magna. Nave da crociera super lusso – che scorpacciate di sangue bello carico di colesterolo mi sono fatto! – villa a Palm Beach, servitù di colore rigorosamente senza parenti che li reclamassero. Addirittura, il mio consulente finanziario mi aveva proposto di aprire un sito in internet; sai quanti fessi sono disposti a pagare una bella cifra per provare l'emozione di un morso da un vero vampiro, mi diceva. Maledette tasse, ma chi le aveva mai pagate. Io sono nobile! Dannati francesi, voi e la vostra stramaledetta rivoluzione! In sei anni mi sono trovato sul lastrico. E quando sei povero, sei finito. Puoi succhiare solo dei pezzentacci puzzolenti. Mi viene quasi voglia di vendere l’anima a dio, ma credo non la voglia più» «Ha d’accendere?» Una voce lo sorprende alle spalle. Parla, è vivo, quindi ha sangue in circolo! Con movimenti intermittenti, resi impacciati all'emozione, Mircea si gira sgranando all’inverosimile gli occhi. Diavolo porco, peserà 100 chili di muscoli. Come faccio a saltargli addosso? «Mi dispiace, non fumo.» Ti prego, non te ne andare, dammi una possibilità! L’uomo fissa il vecchietto. Negli occhi compare un moto di pietà. «Andiamo a farci un rodoleto de limpida, un cicheto, va'.» Mi ha scambiato per un ubriacone! Deficiente, ma lo sai con chi parli? Questo non è un invito, bensì un affronto! Se non fossi una persona educata ti manderei a dio! «Grazie, grazie!» gli risponde servile, mentre afferra la mano dello sconosciuto per baciarla. È un trucco! Il vampiro vuole tuffarsi sulle arterie dell’avambraccio e, succhiando più forte che può, indebolirlo rapidamente. Ma, schifato, il generoso sconosciuto è lesto a ritrarre la mano dalle labbra umide di bava. E così, la strana coppia si incammina tra le vie secondarie del molo. Mircea ha il pensiero fisso di come sorprendere l’armadio. È la sua occasione, riuscire a succhiare il sangue a un bestione del genere significa tornare in splendida forma. L’uomo gentile tace, indica la strada a gesti, cammina poco dietro al vampiro e lo fissa continuamente. D’un tratto il gigante afferra per il bavero Mircea, apre la porticina di un fatiscente magazzino interrato, e scaraventa giù dalle scale il poveraccio. «Ma che angelo fai! Ahi, ahia, ah. Ehi dico, è il modo di trattare un povero vecchio?» urla Mircea. L’uomo sbarra la porta, scende precipitosamente le scale, afferra Mircea, lo pesta dappertutto e infine lo lega mani e piedi a ceppi che sembrano lì apposta. Oh Diavolo porco, tutti a me i matti devono capitare. Mi ha rotto i denti! Mi servono! E perdo sangue, come se ne avessi da vendere! «Che fai con quella sega? Senti, ma che cavolo ti sei messo in testa… Aaaah! Il braccio!»
Burp. «Dai, continua il racconto, sono tutto eccitato. Mi sto già pisciando addosso.» «Sei proprio una cloaca. Vabbé, uno ha gli amici che si merita. Come ti stavo dicendo, quel vecchiaccio era una sagoma. Non ci crederai, ma per farlo secco ho dovuto staccargli la testa dal collo!» burp «Gli avevo già segato le braccia e le gambe – sega a mano, mica elettrica – lo avevo sbruciacchiato con la lancia termica, cavato gli occhi con i ferri da calza, strappato naso, orecchie e coglioni con pinze da fontaniere, trapanato nel torace con punte di vari diametri, e questo continuava a inveire e tentare» burp «di mordermi.» «Favoloso! Volevo esserci. Non è che l'hai registrato? Ma, scusa, perché non fai altro che ruttare, oggi?» «Fosse solo oggi. Vado avanti così da tre giorni. Colpa del vecio, maledizione. Sai che vado pazzo per farmi dei manicaretti, dopo. Così ho pensato di bollirlo; come dice il proverbio: “gallina vecchia fa buon brodo”. Un sapore orribile! Era così rancido che pareva avesse trecento anni. Domani torno ai clandestini minorenni. Reggeranno poco, ma almeno sono saporiti.» Burp
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