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SOGNI HORROR |
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LA SPOSA NERA
1835. Milano. Sono scesa dalla carrozza assieme al mio futuro sposo avvolta nel mio bell’abito di seta e pizzo, nero: è tradizione del mio paese che le spose vestano di nero e indossino un velo anch’esso scuro. Per allontanare il malocchio dicono loro, ma io non ho mai capito il vero motivo. Appoggio una mano sul grembo in cui credo di percepire un fremito, un battito, una vita. E il ricordo di un giorno passato, durante il quale ho giaciuto con un altro uomo, mi tormenta e una voce sussurra maligna di non essere degna di sposare il mio sposo e di tenere mio figlio perché esso è figlio del peccato. Sono allarmata. Ho paura. Paura. Dio, aiutami. Guidami. Siamo entrati in chiesa. Sento lo sguardo del Signore che mi osserva, mi giudica. Il mio amante si volta a guardarmi e sorride raggiante. Lui non sa. E io più mi tormento. Gli ho mentito. L’ho tradito. Devo dirglielo. No, non posso. Più mi guarda e più sto male. Più mi sorride, più mi rattristo. Scappo. Non so dove andare. Fuggo. Salo delle scale. Ignoto. Buio. Sono spaventata, ma non posso tenere oltre questo segreto nel mio grembo. Sono debole. Fuggo perché solo questo sanno fare i codardi. Lui mi chiama. Io continuo a correre. Arrivo sulla cima del campanile. I raggi del sole brillano sulla campana. Mi sorridono anche loro. Guardo giù dal parapetto. Siamo molto in alto. Dodici metri saranno. Sentirò dolore? Ho paura anche di morire. Salgo sul bordo del parapetto. Apro le braccia. Chiudo gli occhi. Una lacrima scende amara sulla guancia. Il peccato sussulta spaventato nel grembo. Il mio cuore batte svelto. Il suo pure. Giunge il mio futuro sposo. Mi grida di scendere. Sussurro. ‘Ti amo’. E cado nella morte. 2007. Milano. Sara era così raggiante nel suo abito bianco e rosa, accompagnata dal padre. Era una mattina plumbea che prometteva pioggia. Eppure il Duomo sembrava splendere come se la pietra con cui era stato costruito fosse stato mescolato con della luce. Un corteo di gente li attendeva fuori e dentro alla chiesa. Sara oltrepassò l’entrata e la felicità vacillò lasciando il posto a tanta inquietudine. Il giorno precedente era stata con un uomo sconosciuto durante la festa di addio al celibato e tremava al pensiero di cosa avrebbe detto o fatto il suo Michele. Parenti e amici sorridevano o piangevano di commozione, entusiasti e felici. Ogni passo verso l’altare e il futuro marito sembrava sempre più difficile. Pareva che una forza invisibile la trattenesse. E poi la vide. Una fugace figura vestita di nero con un velo a coprirle il viso. L’apparizione fu veloce, tuttavia vide che scuoteva la testa in segno di disapprovazione. Sara percepì un’ondata terribile di collera che quasi la soffocarono e una nota flebile di profonda malinconia. La comparsa della misteriosa figura suscitò altro turbamento e spavento. Aveva sentito la leggenda del fantasma della sposa nera che ancora si aggirava nella chiesa. Si divertiva a tormentare e a uccidere le spose infedeli, si diceva, perché lei era morta suicida e non voleva che altre fossero felici. Cosa doveva fare? Mancavano pochi metri. Ancora tre. Due. Uno. Era davanti all’altare, vicino allo sposo. La figura nera le tornava in mente, tormentandola. Il prete aveva iniziato la messa. Doveva resistere. Non aveva fatto nulla di male. Era tutta finzione. I fantasmi non esistono. Al quel pensiero, ecco che ricomparve di fianco al prete col suo bell’abito di pizzo nero e il viso cereo, e gli occhi… che occhi! Bianchi come la morte… Sara sussultò dallo spavento. Si guardò intorno, ma sembrava che nessuno avesse notato lo spirito. Solo lei riusciva a vederlo. Solo lei. Strani pensieri si fecero strada in Sara. E se Michele l’avrebbe scoperto? E se sarebbe nato un bambino? Sarebbe stato un abominio agli occhi di tutti! Non poteva sposarsi! Lei aveva peccato… Cosa le stava succedendo? La sposa fantasma la fissò compiaciuta. Stava ottenendo l’effetto desiderato. Sara non riusciva a guardarla negli occhi. Non poteva. Solo al pensiero sentiva la morte che l’avvolgeva, l’abbracciava, le sussurrava… Il fantasma non era contento della forza interiore di Sara. Si impossessò del suo corpo. Era come morire. Il fiato mancò. Il battito cessò. Il gelo della morte l’attraversò. Tutto in un instante. Un instante che cambiò il destino della ragazza. Una forza più forte di lei la fece scappare sotto gli occhi attoniti dei presenti. Dei pensieri non suoi cominciarono a comparire nella sua mente. Scappo. Fuggo. Ignoto. Buio. Arrivò sul campanile e la vita ritornò in lei. Qualcuno stava salendo frettolosamente le scale. La sposa fantasma comparve davanti a lei opalescente e misteriosa. Un solo sguardo negli occhi vuoti e prese una decisione insensata. Salì sul parapetto. Doveva morire. Morire. Soffrire. Essere punita. Aveva peccato, peccato, peccato… Lo sposo e qualche familiare arrivarono sul campanile. Gridarono di spavento. La implorarono di scendere. Non poteva tornare indietro. ‘Ho peccato’. Disse. ‘Ti amo’. Sussurrò. Il salto. La caduta. La paura. Il nulla. Le tenebre. La peccatrice cade. Un’altra è stata punita. Nessuna di loro deve avere pace perché io la pace non l’ho ottenuta. La sposa bianca è caduta tra le ombre. Un’altra è stata punita. Io non avrò pace finché le peccatrici esisteranno. Un’altra è stata punita. E io ho peccato, peccato, peccato…
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