SOGNI HORROR

 
   
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LICANTROPIA

 

La luna sarebbe stata nascosta dalle nuvole ancora per poco. Credevo di avere ancora del tempo. Le previsioni dicevano che l’alta nuvolosità l’avrebbe oscurata. Invece la luna tra breve si troverà in quella fase in cui, contrapposta al sole, ne sarebbe stata completamente illuminata.

Tutto avvenne molto velocemente. Incominciai a sentire il formicolio nelle mani. La salivazione aumentare, un forte prurito su gambe e schiena e quell’orribile escrescenza pulsare di dolore nel punto in cui si faceva strada tra i miei tessuti, tra la mia pelle, fino a diventare una lunga coda. Dovevo correre. Dovevo nascondermi. Ancora un piccolo spicchio e la luna sarebbe stata piena. Non volevo che succedesse ancora, c’erano molte persone in giro per il parco, anche se l’aria era gelida e penetrava nelle nostre ossa come un midollo. Vi erano persone ovunque. Mia sorella si stringeva al mio braccio per evitare zombie dalle carni decomposte, che si trascinavano con le loro membra lacerate e sanguinolente. Scheletri dalle orbite profonde come pozzi e streghe dai nasi  adunchi. Era la serata di Hollowing. Troppe persone. Troppe mamme che non sapevano, che dietro ad alcuni costumi in quella notte, vi erano entità senza maschera. Spiriti senza pace. S'illudevano che la loro semplice presenza, bastasse a salvaguardare i loro piccoli. Quanto male c’è nel mondo che loro ignorano. Incominciai a sentire il sibilo che mi penetrava nella testa, come una lama affilata penetrarmi lentamente le carni. La mia mente perse di nuovo coscienza. Stava per abbandonarsi all’inettitudine dei sensi e alla perdita dello spazio, della mia dimensione. Aveva promesso che sarebbe arrivata in tempo, oddio aiutami a resistere! “Stai tranquillo, sono mesi che ci lavoro, credo che questa volta ce la faremo, il vaccino è ormai pronto”. Erano state quelle le sue ultime parole, dette con convinzione, celando la sua paura, prima che si dirigesse correndo al laboratorio. Prima di lasciare la stretta al mio braccio ed avventurarsi da sola, tra quegli aliti di vento e di morte. Dalla mia pelle iniziò ad uscire una massa informe di peli ispidi e spessi. Il parco si trasformò in breve in una visione tridimensionale, come quella che si vedeva nei cinema nei primi anni novanta, ma non indossavo nessun occhiale. Sapevo che era la distorsione che precedeva la trasformazione. Mi sedetti su di una panchina tra dolori lancinanti, agli occhi della gente potevo sembrare un tossico in crisi d’astinenza ma noncurante degli sguardi curiosi che si posavano su questo corpo maltrattato da un germe infetto, che mi stava divorando poco a poco, il mio viso incominciò ad assumere un ghigno disumano, con protuberanze che purtroppo conoscevo bene. Denti aguzzi come pugnali, labbra sporgenti a coprire gengive deformi. La fronte scomparve in un cranio allungato. La spina dorsale lacerò i miei vestiti ed insieme con essi,  tutte le terminazioni nervose, facendomi assumere una posizione da quadrupede. Qualcuno corse verso di me, ma ormai era troppo tardi. I miei denti affondarono nelle carni fresche di quella giovane donna. Strappandole un lembo di pelle, come assaggio di quel succulento pasto che stavo per gustare. Fu il suo stesso sangue nell’esofago ad impedirle di respirare. Gorgoglii sommessi, come di un rubinetto intasato, riempirono il silenzio. Si bagnò i pantaloni. Ne percepii l’odore acre e pungente. Le vertebre spezzate all’altezza del collo, le fecero assumere una posizione innaturale. Era come una marionetta a cui nessuno stava manovrando più i fili. Non riesco a dimenticarla. Era mia sorella! I miei genitori prima di lei, hanno dato la vita per questo figlio maledetto dal destino del plenilunio. So di averli delusi e di aver sottovalutato la bestia che c’è in me. Hanno lottato fino all’ultimo rantolo di vita, nella speranza di poter impedire la mia trasformazione. Ma impotenti ed increduli, sono stati divorati con gusto, dalle fauci di questo figlio licantropo che in quei momenti, vedeva in loro solo carne da macello. Il mezzo per saziare quell’insulso bisogno di riempire il mio stomaco di cibo. Ricordo ancora il suono delle loro ossa sotto i miei denti. Il liquido caldo che dal loro corpo si riversava nella mia gola arsa. Ricordo ancora l’odore putrescente che li accompagnava il giorno successivo il decesso, fino a che, non trovai il coraggio di  afferrare ciò che restava dei loro corpi e seppellirli dietro casa. La mia vita è stata un susseguirsi di recite, nel cui copione spiegavo i numerosi viaggi in giro per il mondo a cui partecipavano i miei genitori, per giustificare le loro lunghe assenze. Quel carattere impulsivo di mia sorella era l’altra scusa per spiegare il perché se ne fosse andata. Ho tolto la vita alle persone che me l’hanno donata, con la stessa semplicità con cui si toglie un dente cariato. Ora guardo nello specchio quel mostro ed il suo sguardo, è ricambiato dal mio.

Laila quella notte era esanime tra le mie braccia. La siringa con l’antibiotico era ancora conficcata nel mio avambraccio. Era riuscita a riportarmi alla realtà e forse alla guarigione, ma ormai ero rimasto solo. Sono solo. Ho continuato a lavarmi per anni con spazzole abrasive e detergenti d'ogni tipo, cercando invano di mandare via quell’odore di morte che mi sono sempre sentito addosso. Quell’odore di putridume, un misto di pesce marcio o di carogne lasciate sotto il sole. Ora nel mio sangue con la maledizione, scorre anche il vaccino, ma non so per quanto avrà effetto. Per quanto potrà combattere il germe. Sto camminando di nuovo per il parco. Le foglie sono cadute tutte a terra. Le panchine sono quasi sgombre dai soliti abitudinari che, nella bella stagione frequentano il parco. Chissà perché, ogni anno che passa mi ritrovo a rivivere l’anniversario delle loro morti sempre più triste e senza una via d’uscita. Questo è un posto del quale non posso fare a meno. Ho provato ad esorcizzare le mie paure tornando qui, dove ho ucciso mia sorella e chissà quante altre persone. Calpesto questo suolo bagnato dai primi fiocchi di neve. Tutto questa sera, ha un’aria completamente diversa e cerco di scacciare il gusto dolciastro del loro sangue, che sento ancora in bocca,  bevendo una birra.

Fin da piccolo, i miei genitori notarono in me qualcosa di strano, quei lunghi silenzi seguiti da crisi di ira a volte, li coglievano impreparati. Li fissavo diritto negli occhi, e mio padre diceva che lo terrorizzavo. Leggevo la sua paura dai piccoli gesti che faceva, quando mi era vicino, come quando mi allacciava le scarpe per andare a scuola o quando mi aiutava a fare i compiti. Mia madre nonostante tutto, è sempre stata affettuosa. Mi amava incondizionatamente, mettendo a rischio la sua incolumità. Ricordo come se fosse ieri  che una volta Laila, corse da loro urlante quando mi scoprì mangiare il suo canarino. Rimase in stato shock per giorni e non faceva che ripetere, che aveva visto le piccole interiora del suo canarino, colarmi dalla bocca come una disgustosa crema. Tutti quei gatti e cani morti nel vicinato… perché non sono riusciti a scoprirlo prima, che erano causa mia? Perché cercarono solo di tenermi chiuso in casa, con la porta della mia cameretta sprangata, in quelle fatidiche notti. Ero un bambino all’apparenza indifeso, nel cui corpo però, cresceva e si rafforzava quella maledizione che, come un cancro, faceva impazzire ogni cellula del mio corpo. Chissà quante persone al mondo vivono la mia stessa condanna. Chissà quanti hanno capito che non siamo solo una leggenda, o soggetti per dei film horror. Se avessi avuto il potere di comprendere e di fermarmi, mi sarei sicuramente suicidato. Avrei preparato un cappio con le lenzuola di mia madre. Fissato un’estremità alla gamba del letto, mi sarei spinto fuori dalla finestra. L’altezza non sarebbe stata spaventosa, ma il nodo intorno alla gola avrebbe fatto il resto. Probabilmente, prima che mi si sarebbe spezzato l’osso del collo, avrei potuto chiedere perdono a tutti coloro a cui avevo già fatto del male. Esiste una redenzione per i miei peccati? Ho visto morire uno per volta tutti i miei cari. Li ho visti implorarmi di risparmiarli, con occhi supplichevoli e disperati. Se solo fosse rimasta in me un po’ di coscienza in quelle maledette notti di plenilunio, la mia vita sarebbe stata diversa. Chissà se qualcuno scoprirà mai che mostro posso diventare. Quando sono solo Ray, la mia vita sembra così normale. Mi sembra di avere il poteree la forza per cambiare. Mi piace il mio lavoro e adoro questa grande casa, anche se porta con se molti ricordi dolorosi. Sogno d'essere sano ma ogni volta mi illudo. Ogni volta faccio altre vittime. So che in città la gente inizia a parlare di un serial killer. Le forze dell’ordine sono già allertate a tal proposito da un paio di mesi. So che ormai non tarderanno ad arrivare, e ne gioisco, considerato che io non troverò mai la forza di porre fine alla mia vita. Ci penseranno loro. Loro presto mi renderanno un uomo libero, da quella condanna che è caduta su di me il giorno della mia nascita. Nessuno potrà mai capire che ciò che sono, è dovuto ad un cane infettato da non so che cosa, che morse mia madre in cinta. Come faccio a sapere tutto questo? Da ciò che mi hanno raccontato i miei genitori. Anche se loro ignoravano cosa ne sarebbe scaturito dopo. Alle notti di febbre altissima che colsero mia madre dopo quel morso, dalle strane  e ai loro occhi inspiegabili, emorragie che non influenzarono il periodo di gestazione. Ora so, che cos’erano quelle perdite. Erano il mio sangue puro ed incontaminato, che lasciava il mio corpo attraverso l’utero di mia madre. Ciò che si generava in me, in quel mentre, era il demonio che cellula dopo cellula, si impadroniva di me. Quanta vita è scivolata via con quel sangue. Quante vite risparmiate.

Oggi non sono andato in ufficio. Mi sono dato malato, e mentalmente ho detto addio a quel luogo ieri, prima che le porte dell’ascensore si chiudessero alla mie spalle. Gli amici hanno telefonato per chiedere di venire a trovarmi. Mi hanno offerto di portarmi un brodo di pollo o una pizza a seconda la gravità del mio male. Quanto sono cari… bastasse davvero solo quello! Ho reclinato il loro aiuto sperando in una giornata migliore, pur sapendo che non ci sarà. Pur sapendo che non li rivedrò più. Non ho mai avuto una fidanzata. Credo di essermi innamorato anche più di una volta, ma ho fatto in modo che fossero solo l’emozione di una notte. Non volevo che venissero a cercarmi nelle notti sbagliate o che potessero amare una persona che non avrebbe potuto regalare nessun futuro. Ho sentito dire al TG che in poche ore, il caso del serial killer si concluderà. Così questa sera, dopo aver pulito casa e mangiato un panino, mi sono seduto sul divano ad aspettarli. Spero che questa casa un giorno venga abitata da persone più felici. Sarebbe come riscattare un po’ di quella felicità andata persa. Non so come abbiano fatto ad arrivare fino a me, anche se non ho mai cercato di nascondere le mie tracce, anche se quella bestia che cammina a quattro zampe, con le orecchie a punta e dall’aspetto orribile, ha poco a che fare con me. Ho lasciato una lettera, per chiedere perdono a tutti coloro che ho fatto soffrire, anche se so che non sarà sufficiente.

Ho sentito dei passi in veranda e ho visto le luci dei lampeggianti attraverso la finestra. Credo che saranno in molti ad arrivare. Chissà se hanno caricato i loro fucili con pallottole d’argento. Chissà poi se è solo leggenda il loro impiego. Non temo la morte. Ogni trasformazione ha portato con sé il dolore della fine. È giusto che paghi per il dolore che ho inflitto. Non mi alzo ad accogliere i miei ospiti. Un mio gesto potrebbe spaventarli e metterli in allarme inutilmente. Il mio cuore ha accelerato i battiti, ho fatto il segno della croce e ho girato il viso in direzione della porta…

Per fortuna questa, non è una notte di plenilunio.

 

 
 

 

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