SOGNI HORROR

 
   
  [Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Sogni d'horror]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]|[Vampiri]|[Frasi Horror]|[Chi siamo]|[Buio in sala]|[Link]  
 

 

 

PROMESSE

 

Spesso si fanno promesse che non si riescono a mantenere, o peggio ancora che non si vogliano mantenere, convinti che nessuno venga a chiedere il compenso stimato.  

A questo pensava Giovanni, mentre se ne stava  seduto vicino al caminetto a fissare le fiamme danzare e crepitare. Piangeva e mentre si teneva la testa fra le mani supplicava che gli fosse concessa un'altra possibilità. Non nominava il nome di un dio in particolare, la sua più che una preghiera era una supplica rivolta a forze superiori.

-         Una sola! - mormorava – una capace di ridarmi la salute… sarei capace di dare tutto in cambio… qualsiasi cosa!!

Le fiamme del fuoco si attorcigliarono e quasi come se avessero pronunciato versi arcaici sobillarono in modo sinistro.

Un refolo di vento sospinse dalla finestra e scostando la tenta mostrò un cielo senza luna, buio e immobile, quasi innaturale.

L’ uomo percepì un brivido lungo tutto il corpo. Una mano gelida e scheletrica gli graffiava la schiena con lentezza e accuratamente come se gli volesse ricordare cos’ era davvero il dolore. Preso da un impeto di paura si guardò intorno ma era solo, scortato soltanto dalla paura e dall’ abbandono.

Visse così per giorni. In bilico tra l’ isterismo e la depressione, convinto che un’ ombra sinistra si fosse insinuata nella sua vita portando scompiglio e sventura.

Cambiò umore non appena ricevette il risultato delle analisi, che miracolosamente, risultarono nella norma. Questo stava ad indicare che il male che l’ aveva oppresso e sfinito per un anno, ora l’ aveva lasciato libero di vivere e lui lo considerò un miracolo e non un favore che aveva ricevuto in risposta alla sua supplica, pronunciata di notte dinanzi alle fiamme del fuoco.

Ritornò a vivere tranquillamente come aveva sempre fatto, divertendosi e ubriacandosi, ritornando a rivedere i vecchi amici.

Conduceva una vita dissoluta e frenetica. Si sentiva onnipotente e immortale. Aver sconfitto il male gli aveva dato quella sfrontatezza che non aveva mai avuto e mentre beveva e mangiava in compagnia, in preda a deliri di onnipotenza, sbeffeggiava la morte e tutti i demoni e gli dei dell’ universo che non erano riusciti a sotterrarlo.

Una sera, tutto ubriaco, canticchiando e baldanzoso fece ritorno a casa e proprio seduto sullo scalino della soglia d’ ingresso,trovò un barbone accasciato sullo zerbino che chiedeva l’ elemosina.

-          Via da qui- lo scacciò  lui.

-         Non ha niente per me?.

Giovanni gli assestò un calcio facendolo ruzzolare. Il barbone si alzò faticosamente e per reggersi si afferrò al braccio dell’ uomo. Quando la mano del barbone afferrò il braccio di Giovanni, quest’ ultimo percepì un brivido salirgli lungo la schiena e fermarsi alla nuca. D’ un tratto si sentì nudo e spiato, in pericolo, violato da un’ ombra che sembrava volersi insinuare in lui.

-         Non ha niente per me?- ripeté lentamente il barbone e i suoi occhi apparvero lucidi, profondi, fiammeggianti.

Giovanni corse in casa e barricò la porta. Di certo era l’ effetto del vino ma era convinto che la cosa migliore da fare era tenere lontani dai pericoli.

La notte apparve buia e sinistra, quasi rischiosa da superare. Sentiva, arrivargli da lontano, l’ eco della voce del barbone che gli faceva sempre la stessa domanda e aveva un ronzio in testa che sembrava volergli rammentare che c’ era qualcosa che gli era sfuggito e che doveva assolutamente ricordare.

 Si addormentò, esausto e intimorito, avvolto in una calda coperta e quando il sonno sembrò essere clemente e appagante, un piccolo dolore al piede destro lo fece svegliare.

Tentò di accendere la luce ma non trovava il comodino, era in balia di un luogo che non sembrava più casa sua, di un buio vivo che si muoveva, che vibrava, che palpitava e intorno a lui percepiva un crepitio, una presa che l’ aveva afferrato con una morsa maligna. Si sentì consumare l’ osso del piede e anche se tentava di difendersi dalla bestia che sembrava volesse cibarsi delle sue membra, preso dal dolore e dalla paura, svenne.

 Si svegliò al mattino sudato e confuso e quando andò per toccarsi il piede si rese conto che non c’era più.

Chiamò il suo dottore e in preda a una crisi isterica, tentò di raccontargli cosa gli era accaduto. Era impossibilitato a scendere dal letto e quindi il dottore fu costretto a visitarlo a domicilio.

Il medico trovò Giovanni in perfetta salute fisica, il piede era attaccato alla gamba, era  solo leggermente esagitato perché quando si guardava, vedeva un moncone che spingeva al posto del piede. Ma il medico convinto che fossero i postumi di una sbornia, dopo avergli prescritto dei calmanti, lo lasciò solo con i suoi incubi.

Giovanni se stava in casa, terrorizzato all’ idea che sarebbe calata la notte. Provò a chiamare alcuni suoi amici ma erano tutti impegnati per potergli dare retta.

Appena la notte calò quel sinistro presagio si insinuò nella sua dimora e lui con gli occhi sgranati se ne stava seduto sul letto pronto a combattere qualsiasi cosa avesse osato avvicinarsi.

Tentava di restare vigile ma aveva le palpebre pesanti e ogni tanto il capo gli oscillava in preda alla stanchezza.

Uno squittio lo mise sull’ attenti e si guardò intorno in cerca dell’ intruso. La tenta della finestra era leggermente scostata e da lì riuscì a vedere una sagoma fissa che lo spiava. Lo squittio si moltiplicò fino a quando uno schianto colpì in pieno il vetro della sua finestra.

L’ uomo si mosse sul letto con il desiderio di darsela a gambe ma rimase sconvolto nel notare che la sagoma che lo fissava come occhi di una bambola di porcellana era un bambino.

Aveva il labbro leporino e denti affilati. Lo fissava incantato con un lo sguardo diabolico. Sbatteva la fronte contro il vetro e con i denti faceva uno strano suono, uno squittio assordante.

-         Vattene, vattene!- urlò Giovanni e gli lanciò con violenza il bastone che colpì il vetro frantumandolo. Il bambino con un balzo, saltò sul letto e afferrò Giovanni dal braccio e iniziò a mangiarlo, morso per morso e quel dolore lancinante lo condusse di nuovo nell’ oblio.

Il mattino dopo, trovò le coperte sporche di sangue e il suo braccio monco. Si trascinò verso il telefono e chiamò un sacerdote e, se il medico gli diede i calmanti, quest’ ultimo non vedendo ferite e segni di violenza ma, solo di squilibrio, preferì benedirlo e consigliargli la lettura del vangelo.

Giovanni in preda al panico, trascinandosi a fatica, appese ai muri di casa dell’ aglio e accese candele d’incenso. Ma questi scongiuri non servirono a salvarlo da un'altra notte orribile.

Seduto sul divano attendeva l’ avversario con un bastone in mano. Era terrorizzato e si chiedeva perché gli stessero facendo tutto questo. Forse la malattia l’ aveva reso matto? Forse aveva solo sognato la guarigione?

Quella notte  le presenze sembrarono moltiplicarsi e mentre lui urlava pretendendo risposte, due lingue di fuoco, sfiammarono e gli colpirono gli occhi, bruciandoli. Urlò con tutta l’aria che aveva nei polmoni e mentre lui tentava di difendersi, una presenza gli apparve alla schiena e questa volta con voce sottile e spettrale, gli disse:

-         Non temere è l’ ultima visita.

-         Cosa vuoiiiiiiiiii????????????- urlò Giovanni muovendosi convulsamente dalla poltrona.

-         Oh! Solo quello che hai di più importante… hai detto qualunque cosa in cambio della salute fisica…

Sentì il cranio aprirsi e scricchiolare, il sangue colargli sul volto e il dolore trapassargli il cervello, il cuore, le viscere. Il buio si dilatava, lo confondeva e lo risucchiava verso il nulla. I suoi occhi videro volti di esseri immondi e di atrocità senza fine.

Si svegliò , in preda al panico e saltò dalla sedia.

Si toccò. Corse a guardarsi allo specchio e si rese conto che era vivo e sano, che era stato tutto un sogno, un incubo.

Convinto che era dovuto tutto allo stress e al nervoso, uscì di casa in cerca degli amici per ubriacarsi.

Ma passata la felicità di essere vivo, si rese conto che nonostante avesse tutti i pezzi al posto giusto, era un uomo malato a cui rimaneva poco da vivere.

Di ritorno dal bar, camminava barcollando, ubriaco e infelice e dinanzi al portone di casa trovò un barbone.

-         Ha qualcosa da darmi?- chiese il poveraccio fissandolo con sguardo perfido.

Giovanni lo fissò tramortito e rincasò in tutta fretta. Gettò dell’ acqua santa contro la porta e una volta convinto di essere salvo,  si accomodò vicino al fuoco scoppiettante e iniziò a piangere amaramente. Com’ era breve e ingiusta la vita.

-         Se solo mi venisse data un’ opportunità…- disse – una sola, sarei capace di dare qualsias…

Poi si blocco e si guardò intorno.

Era meglio non promettere.

Andò a letto, malato ma convinto di aver saldato il debito. Sarebbe morto ma a causa del male fisico e non di un demone che voleva assolutamente possedere la sua mente rendendolo folle.

Un bambino  dagli occhi diabolici e dalle labbra leporino, aprì la porta d’ ingresso e si pose dinanzi al fuoco scoppiettante. Mosse i denti facendoli stridere con un rumore continuo e lento. Fissava le fiamme nel caminetto, attorcigliarsi e dilungarsi, esporsi e rispondergli in una nenia continua e ritmata, sporgersi  verso l’ interno della casa.

Giovanni si era addormentato ignaro che le fiamme avrebbero avvolto tutto e ogni cosa, mentre il bambino avrebbe fatto il resto,per non liberarlo mai dalla maledizione che lui stesso si era procurato.

 

 
 

 

inviasognihorror@yahoo.it

LA MUSICA CHE STATE ASCOLTANDO E' LA COLONNA SONORA DEL FILM - PHENOMENA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI - © degli autori