SOGNI HORROR

 
   
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SAMHAIN

 IL GIO

Fra enormi tomi polverosi, emananti un penetrante odore di muffa e di antico, pensava.

Il capo, chino sulle gialle e sottili pagine del Necronomicon, ormai penzolava senza forza  ma doveva trovarla, doveva trovare quella formula.

Si passo' una mano sulla testa, muovendo le magre e lunghe dita fra i radi capelli. i suoi occhi erano stanchi e le palpebre pesanti tendevano a chiudersi regolarmente e a riaprirsi spinte da un'enorme forza di volontà .

Il fruscìo ipnotico della carta,sotto la  mano che sfogliava lentamente, sembrava volerlo tradire accompagnandolo nel mondo dove ogni cosa e'possibile ma nulla e' reale.

Ad un tratto, proprio quando la sua forza stava per venir meno, gli occhi si spalancarono avendo trovato ciò che a lungo avevano cercato.

 Il fuoco che crepitava nel camino sembrò, ad un tratto alimentato da una forza invisibile e iniziò ad allungare le sue lingue sinuose nell'oscurità dell'umida stanza, dove prima non avrebbe mai osato farsi strada.

 La stanchezza traditrice svanì in un istante, senza lasciar alcuna traccia di sé.

 Era davanti ai suoi occhi… quante volte quella stessa pagina era stata toccata dalle sue gracili dita da   vecchio ma qualcosa gliel'aveva nascosta.

 La formula che poteva riportare l'ordine all'alba del giorno dopo Samhain.

Nonostante il suo immenso rispetto per i libri, sopratutto quelli millenari, in preda all'ansia, afferrò un angolo della pagina e la strappò poi si alzò in piedi cosciente del sacrificio che avrebbe dovuto presto fare.

Quando si avvicinò al fuoco che si era ormai acquietato, le fiamme sembrarono contorcersi diventando sempre più piccole per poi scomparire del tutto lasciando che l'oscurità vincesse quella lotta eterna per la sopravvivenza.

Ciò che rimaneva in quel caminetto che aveva  protetto antichi segreti e alimentato innumerevoli fiamme vitali , era della grigia e impalpabile cenere che si sollevò al primo alito di vento proveniente dalla porta spalancatasi bruscamente.

 " Non l'avrai !" sbraitò il monaco e si volse verso la finestra che raggiunse con l'ultimo sforzo.

 Non pensò, sapeva già come sarebbe andata a finire. si gettò nel vuoto per concludere la sua lunga vita nel gelido abbraccio delle acque del fiume.

La pagina tanto bramata scivolò via dalle sue mani e le parole che custodiva  si persero scomparendo cancellate dalla fluidità dell'acqua.

Che ironia: l'acqua, artefice della vita ora sarebbe stata la causa della morte di ogni cosa che respirasse sotto quel cielo.

 La speranza di salvezza era durata troppo poco.

 Intanto, dall'alto della torre, colui che avrebbe causato la fine stava ridendo silenziosamente sapendo già ogni cosa.

L’aria, quel giorno era particolarmente fredda e il cielo notturno costellato di luminosi astri che di lì a poco si sarebbero oscurati.

La sua spigolosa figura svanì dalla finestra della torre di pietra e comparve sotto quel cielo che sarebbe stato suo, insieme a tutto quello che sovrastava.

Si diresse verso il fiume, limpido grazie all’incessante scorrere dell’acqua.

Nessuno avrebbe mai pensato che vi era stato versato del sangue pochi istanti prima.

Si chinò sul suo letto e prese fra le mani un po’ di quella fonte di vita che divenne subito nera e densa come petrolio, se la portò alla bocca e bevve.

“Saggezza e virtù sono state sacrificate qui, in questo giorno, ad opera della purezza. Sono state sacrificate per me, ora mi devi ciò che mi spetta anche se non avresti mai pensato che sarebbe potuto succedere!”

Proclamò con voce tonante, rivolto verso suo padre.

Fù in quel preciso istante che le stelle si incendiarono e iniziarono a cadere sfrecciando nel cielo.

Si alzò in piedi “finalmente è tutto di nuovo mio!”

Il monaco, con il suo sacrificio, aveva pensato di salvare l’unica formula in grado di maledire colui che avrebbe regnato sulla terra con il terrore e rispedirlo da dov’era venuto, dall’inferno.

Ora che la sua vita si era spenta, non avrebbe mai potuto sapere che la pagina che sarebbe dovuta volare lontano da lì, trasportata dagli indomiti venti, al sicuro, era invece perduta per sempre.

Quello era il giorno di Samhain e nei villaggi i contadini iniziavano ad avviarsi verso i campi per  accendere i numerosi fuochi della festa che ogni anno si teneva per ringraziare la terra del raccolto e per ricordare chi non era più tra di loro.

Era una terribile coincidenza perché coloro che dovevano essere rimembrati, presto sarebbero tornati a camminare fra i vivi, in carne ed ossa.

La processione di fiaccole che procedeva nel buio si arrestò all’improvviso alla vista del cielo infuocato, non era mai successo prima di allora.

Rimasero tutti con il viso rivolto verso l’alto fino a quando quella luce non si spense per sempre.

Iniziarono ad addensarsi delle dense nubi e un fulmine squarciò il cielo rivelando con la sua luce il loro nuovo Signore che li osservava ghignando.

Iniziò a piovere, una strana pioggia che spense in poco tempo la fila di luci.

Chi non era rimasto raggelato da quell’immagine si passò una mano sul volto scoprendo che quella non era pioggia ma scuro sangue.

Sangue che continuava a cadere e a coprire ogni cosa, le persone, il bestiame e le rotonde zucche nei campi che sarebbero state pronte per essere raccolte il giorno dopo, se ci sarebbe stato.

Le torce ormai spente vennero fatte cadere per terra e ognuno iniziò a scappare in una direzione diversa, gettando a terra chiunque si fosse opposto, anche solo con la sua semplice presenza.

Il silenzio si riempì di urla terrorizzate ma non ci mise molto tempo a ritornare, più assoluto e più vuoto di prima.

Ritornò subito dopo che dalla terra inzuppata di sangue, diventata una palude, un brodo primordiale generatore di non vita, spuntarono delle mani che cercarono, afferrarono e trascinarono con sé tutto ciò che avevano trovato.

Il sangue era tornato ai corpi ai quali apparteneva e i corpi ai quali apparteneva erano semplicemente tornati.

La pioggia cessò e il cielo si riaprì anche se ormai gli astri non esistevano più e quindi non potevano essere scorti.

Ciò che la terra aveva accolto sarebbe stato restituito, quello che avrebbe camminato sopra e sotto la sua superficie , da quel giorno in poi,  non si era visto da tempo immemorabile.

In quel giorno il Signore aveva riavuto il suo popolo.

Era il giorno di Samhain di molti secoli fa, era il giorno in cui fù creato il nostro mondo.

Questo è quel che si dice nella più antica leggenda di noi dannati.

 

 

 
 

 

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