SOGNI HORROR

 
   
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TRITTICO DELLE LACERAZIONI

 

Era stata proprio una bella idea quella di fare una tesi sul malessere nell' arte. Originale davvero, peccato che chiudere il cerchio stava diventando sempre più dispendioso in termini di tempo. Sara, studentessa in psicologia e futura psicoterapeuta si chiese se il progetto non era stato troppo impegnativo. Sicuramente il materiale che aveva raccolto era estremamente interessante e significativo perchè l'arte diventava un vulcano naturale per liberare le malattie dell' individuo. Aveva già collezionato e sviscerato numerose opere che parlavano di tortura, espiazione, sofferenza sulla tela anche senza mettere in gioco i soliti attori protagonisti noti dalle masse. L'urlo di Munch rimaneva pur sempre immortale ma era superato. Aveva scovato delle chicche inedite come i famosi bui squartati di Chagall per esempio e le opere di Maurice de Vlamink il fauvista, quello del secondo periodo espressionista che parlava di case isolate nella notte e di strade troncate che lasciavano trasparire una angoscia intensa e profonda; e quando il male di vivere non prendeva le forme delle cose familiari riconducibili al mondo reale, ecco che alcuni artisti singolari come “il fiammingo” per esempio, riuscivano a trasformare il loro disagio e la loro inquietudine attraverso formule soprannaturali, quasi come a voler esorcizzare la paura della morte. Il fiammingo era sbarcato con la sua personale a Torino osannato dall' inserto cultura della stampa e con i suoi quadri ambigui che parlavano di mostruose aberrazioni. Sara entrò a palazzo Bricherasio osservando le sfumature del  tramonto, ma contrariamente a quello che si era aspettata, non c'era un orda di curiosi a indagare sull' opera dell' artista olandese che amava firmarsi con uno pseudonimo che rivendicava una appartenenza a un ceppo araldico millenario, a un' area blasonata nella storia dell' arte. Non a caso nell' intervista al quotidiano fatta al fenomeno nordico Sara aveva colto delle significative allusioni all' opera ispiratrice di Bosch, temi demoniaci che seppure privi di quella perversità originale, erano stati ripresi dal fiammingo contemporaneo.

Alcune persone uscivano dalle sale principali del primo piano. Sara non riusciva a cogliere sui loro volti segni tangibili di entusiasmo o disapprovazione, come se la visione delle opere del maestro, di fatto avesse provocato nei suoi interlocutori stati alterati di coscienza. Sembravano davvero tutti inebetiti. Le perplessità di Sara svanirono quando si trovò a contatto con le strane creature immortalate dal fiammingo, volti vagamente umani che  esprimevano una grande sofferenza interiore, il più delle volte torturati e trafitti da oggetti acuminati. Se c'era un punto di contatto con l'opera di Bosch era soprattutto sul tema dell' eresia, erano tutte opere sacrileghe protese a sfidare il potere  inviolabile di sacra romana chiesa. Anche quei volti avevano un non so che di familiare, espressioni estrapolate dal volgo, dalle masse miserevoli, dai ceti più poveri e dannati, entità che avevano dei parallelismi con un altro grande, “Brugel il vecchio”. Un tonfo secco interruppe le sue meditazioni, fare la turista curiosa durante l' orario di chiusura non era stata una grande intuizione. Si rese conto di essere completamente sola. I suoi passi producevano echi sinistri o forse era solo la suggestione di tutti quegli sguardi biechi incisi sulle tele a renderla sensibile come una pellicola fotografica. Si rese conto che anche i guardiani che prima la scrutavano con fare furtivo temendo chissà quali deturpazioni ai beni culturali, adesso erano scomparsi, precipitati in una sorta di misterioso buco nero locale. Respira Sara, respira, si disse, trovarti in mezzo a tutte queste creature dannate non ti aiuta. Incominciò a lavorare sugli aspetti positivi di quella trasformazione ambientale. Anche la luce esterna stava scemando ma questo non le impedì di prendere appunti significativi per la sua tesi. Perchè l'artista sentiva l'esigenza di infierire sulla carne dei soggetti? Quale bisogno di espiazione c'era dietro? E perchè come per Monna Lisa tutti gli occhi delle creature all' unisono sembravano acquistare una inquietante vita propria per seguirla ovunque si spostasse nel salone centrale? Domande senza risposte. Forse non era abbastanza attenta a cogliere i dettagli. Mise a fuoco delle opere intrise di simbolismo. In una tela il fiammingo aveva dipinto una siepe con un volatile imprigionato in primo piano intitolata “rovi”. Era tutto sbagliato. Vi era qualcosa di demoniaco nel modo in cui l'artista aveva dipinto il becco deformato in una smorfia, nelle ali insanguinate crocifisse nelle spine, nell' agonia di una creatura che aspirava alla libertà ma che veniva ostacolata nella sua affermazione di volontà dal male. Interessante. Così come era da interpretare in chiave psicoanalitica quella nave incastrata tra gli scogli a fianco che tentava di svincolarsi con il suo carico di creature deformi e malate, esseri che avevano perso la loro umanità e che rumoreggiavano intorno a un crocefisso rovesciato conficcato in mezzo all' imbarcazione. Nella sala gravava un senso di oppressione, Sara si rese conto che tutte le nefandezze orripilanti ritratte in quelle tele malsane avevano uno stampo veristico, macchiaiolo, realista. Forse aveva visto che quello che doveva vedere, forse era il caso di ritornare sui suoi passi. Seguendo a ritroso il percorso trovò la strana novità della porta antincendio sbarrata. Prima non c'era, realizzò, ma non si allarmò perchè con gli occhi a trenta metri di profondità teneva d'occhio l'altra uscita del settore opposto. Prese quindi a muoversi con circospezione tra i demoni che la circondavano verso quella direzione, non senza trasalire di fronte alla graduale trasformazione dello stile del fiammingo, che alle persone quasi normali della prima produzione, aveva sostituito creature fantastiche soprannaturali. Allora i volti diventavano cianotici, le labbra esangui, i denti acuminati. Il volgo veniva trasfigurato con peli, squame, aberrazioni articolari simili a tronchi nodosi. I corpi venivano tesi come tralicci, piegati fino allo spasimo fino a intingere di terrore la parte umana di quelle divinità malvage. Anche i colori che nella prima produzione erano chiari e luminosi nella seconda diventavano plumbei e claustrofobici, rinnovando in Sara il bisogno di aria vitale impellente. Aveva visto le cose proibite, ora doveva uscire da quell' ambiente pieno di vapori nefasti che scivolavano sotto la pelle provocando una sorta di invisibile stordimento. Con determinazione si portò a ridosso di quella che pensava essere l' unica uscita disponibile. Adesso della luce esterna non c'era quasi più traccia. Si paralizzò quando il tonfo dell' unica via verso la salvezza implose verso l'interno. Qualcuno aveva sigillato ermeticamente anche quell' anfratto. Prese a sbattere pugni concitati sui battenti metallici per farsi notare dall' altra parte, ma non ebbe nessun riscontro. Poi tutto ridivenne normale quando alzando gli occhi vide un cartello contrassegnato dalla scritta   “exit” che la spingeva a sottrarsi all' oscurità imminente. Nessuno si preoccupava di accendere le luci. Poi quando un ombra tremolò al suo fianco, fitta e densa come nebbia, le sembrò quasi di impazzire, ma prima di urlare vide il volto sereno del fiammingo che aveva imparato a conoscere sull' inserto della stampa cittadina.

-Le piacciono le mie opere?-, chiese l'uomo dal fascino tenebroso e dall' indole tranquillizzante.

-Come, chi, scusi?-, rispose Sara concitata. Era completamente spiazzata, impreparata di fronte all' emozione di trovarsi al cospetto dell' artista che aveva plasmato quelle creature fantastiche.

-E cosa le pare del mio “trittico delle lacerazioni?”-, disse il leggendario pittore olandese indicando una parete frontale.

Sarà rimase sorpresa. Era talmente impegnata a cecare l'uscita che non aveva minimamente notato l'imponente affresco che troneggiava alcuni metri da lei, quello in cui una donna legata a un palo diventava il pasto ideale per strane figure che la circondavano. Senza rendersene conto capì che stava accompagnando l'autore dell' opera al cospetto di quella blasfemia colorata incisa a muro. L'assenza di luce e aria nella stanza la costringeva ora a vedere le cose in maniera distorta. La sua immaginazione febbrile correva a briglie sciolte, irrefrenabile, come una carrozza in corsa mandata a schiantarsi verso un prevedibile finale. Il “trittico delle lacerazioni”, certo, ne aveva sempre sentito parlare, ma lo aveva rimosso dalla coscienza, una verità scomoda da somatizzare  in tempi di rassicurante compromessi con il quotidiano. Vedere oltre nel delirio, spingersi oltre i confini della macerazione, sperimentare stati mentali  allucinanti, precipitare nei neri abissi dell' anima, non era un cammino destinato a chi era provvisto di equilibrio e sanità mentale. Solo chi sprofondava negli infiniti paradossi dell' esistere poteva essere depositario di quelle terrificanti scoperte, solo chi scivolava nelle contraddizioni del vivere poteva essere iniziato ai segreti dell' invisibile tramite la tortura e il martirio.

All' improvviso tradita dall' oscurità le sembro quasi che le altre tele che la circondavano non erano poi così piene come le aveva studiate in precedenza, svuotate della loro essenza vitale che misteriosamente formava una cappa intorno a loro, una sorta di minaccia incombente popolata di mostruosità che alitava intorno al trittico in un bisogno di aspettativa. L'opera principe del maestro. Quella più famosa del fiammingo. E ora si trovava al cospetto di quel capolavoro in compagnia dell' artefice che aveva dipinto il volto straziato della giovane protagonista. Fu di nuovo lui a trasmettere un finto senso di protezione. Anche se parlava di forze oscure sembrava un padre misericordioso che portava per mano l'adepto verso innominabili segreti.

-Noi fiamminghi ereditiamo gli insegnamenti dei nostri predecessori, anzi è più esatto affermare che portiamo avanti la ricerca dei nostri avi con fedeltà e coerenza stilistica. Il nostro scopo e risvegliare la somma del conoscibile. Esistono cose impalpabili intorno a noi che i nostri pennelli possono sollecitare fino a risvegliarle dal mondo degli incubi che le ha partorite. Per tradizione la scuola fiamminga attinge da sempre a questo potere di resurrezione-, disse lui in tono stranamente conciliante, facendo apparire banale la grande rivelazione metafisica appena vomitata.

Sara non rispose. Si sentiva sempre più debole e distante, come chi sprofonda dentro un sogno impossibile. Poteva soltanto ammirare la perfezione di un opera che metteva in evidenza sotto la figura della martire, un orda feroce di mostri deformi che si accanivano contro la sventurata con forche, pietre e bastoni, presenze stranamente vive e reali, che sembravano quasi alitarle sul collo. Improvvisamente il fiammingo prese a ridere cruento come obbedendo a un segnale che soltanto lui poteva udire. Ora mostrava con le mani l'esile figura del pannello centrale che si innalzava come un angelo intriso di sangue verso la volta. Sarà seguì il movimento fino a spezzare il silenzio con un urlo efferato: il volto raffigurato nel trittico era il suo! E mentre tentava di chiarire a se stessa se era soltanto la penombra a farla trasalire dall' orrore, ingannata dalle suggestioni vivaci della sua  immaginazione ipersensibile, sentì distintamente intorno a lei la presenza di dieci, cento, mille occhi di fuoco che la scrutavano affamati desiderando di affondare una miriade di artigli nelle sue carni. Il miracolo operato dal fiammingo si riproponeva a convalidare le prime intuizioni del sommo Jeroen Anthoniszoon van Aken che intorno al 1500 per primo aveva avviato la moda dei banchetti soprannatturali sotto le tele. Poi quando l'ennesimo urlo lancinante della vittima sacrificale si esaurì, il fiero pasto ebbe inizio.

 

 
 

 

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