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SOGNI HORROR |
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UN'ANIMA SPORCA
Rosso correva a più non posso per non farsi raggiungere dal padre , un’omone grosso e foruncoloso che , a causa della sua bruttezza , faceva paura alla maggior parte della gente che abitava il paesino di Lirus , squallida periferia del pianeta Omega4 non lontano da Marte. Isos era arrabbiato con suo figlio per non aver testimoniato al processo contro il presunto serial killer : perché proprio lui doveva essere cosí pauroso? Forse l’avranno minacciato , devo assolutamente parlargli , lui è l’unico a conoscere il vero volto dell’assassino. << Ruber fermati! Per amor del cielo , devo parlarti >> ‘’ Rosso ‘’ come lo chiamavano gli amici , si fermò davanti al panificio dove aveva lavorato la madre che in quel momento gli mancava tremendamente. << Papà ti prego non inferire , non so cosa mi sia successo ma non riuscivo a parlare. Mi si è seccata la gola e non distinguevo le persone. Mi spiace ma non sono riuscito a riconoscerlo >> cadde piangente tra le braccia di suo padre che prese ad accarezzargli i capelli riccioluti come quelli della sua defunta moglie. << Caro , non preoccuparti , capita di avere delle giornate-no ma vedrai che la prossima volta lo riconoscerai. Forse eri un po’ troppo scosso , non avevi mai preso parte ad un’udienza cosí traumatica. Adesso torniamo a casa >> era tanto brutto quanto dolce suo padre e se non fosse stato per lui chissà come avrebbe affrontato la morte della madre. Incamminandosi verso casa , furono avvicinati dal tenente Aima del Dipartimento Omicidi e Scomparsi , che quel giorno era furibondo per com’era andato il processo. Non riuscí a riconoscere il ragazzo : da quando era iniziata la sua indagine aveva mostrato segni di stanchezza agli occhi e aveva scoperto che un paio di occhiali sarebbero stati assolutamente necessari per mettere a fuoco le persone. << Signor Semyer , vorrei parlare con suo figlio se me lo permette >> disse avvicinandosi con il suo passo svelto e deciso . << Certo , stiamo andando verso casa se vuole possiamo parlare là >> il padre indicò un piccolo appartamento sito al terzo piano di un palazzo moderno ma semplice. << Si , gradirei una tazza di the visto che siamo in confidenza. Sa , ho la gola secca e una bevanda mi ci vorrebbe proprio. Adoro il caffè ma quando sono a lavoro non lo prendo mai perché mi mette sotto tensione! >>. Il tenente Aima entrò per primo in quella casa stile antico che si discostava in modo evidente dallo stampo moderno che aveva tutto l’edificio. << Gran bella casa , devo ammetterlo >> sentenziò prima di accomodarsi sul divano accanto a Rosso che giocherellava nervosamente con il suo braccialetto di plastica nero e oro , simbolo della sua scuola superiore. << Come ti senti , Ruber? >> chiese infine il tenente dopo aver sorseggiato un po’ della sua bevanda. << Meglio , ma ho la testa pesante e sono ancora scosso. Mi dispiace ma mi sono lasciato prendere dall’emozione. Quando ho visto il volto del signor Trevis… >> << Non ti preoccupare , quest’indagine ha stravolto tutti al dipartimento. Non ho mai visto tante vittime in cosí poco tempo! Ora devo proprio andare , si è fatto tardi e non vorrei far arrabbiare Carmen. Grazie del the e vi terrò informati >>. Il tenente Aima non aveva appuntamento con la sua fidanzata quel giorno ma non riuscí a trovare una scusa plausibile per andar via : era rimasto sconvolto dal fatto che stava perdendo la vista. Impaurito rivolse un breve saluto al padre di Rosso e scappò al pronto soccorso , prendendo un taxi perché l’auto non sarebbe riuscito a guidarla. Il suo capo gli aveva consigliato di sospendere il servizio , forse era il troppo lavoro , e lasciare il caso a un nuovo assunto che lui non riteneva all’altezza del compito. Lei non capisce con chi ha a che fare , tenente Aima. Lei non vuole vedere la realtà , si ostina a cercare un movente ma sa che quelle donne dovevano morire. Ricordava ancora le parole che Benjamin Trevis disse quando era sotto interrogatorio per l’omicidio di venti giovanissime prostitute. Lei non la vede , tenente Aima…. Continuò a ripetergli quando lo misero in cella. Che strano riferimento al senso della vista! << Papà vorrei prenotare una visita dall’oculista se non ti dispiace. Sono tre giorni che mi bruciano gli occhi e non riesco ad aprirli anche se poi quando li riapro vedo perfettamente. Non credo dipenda da un fatto nervoso , perché non mi è capitato solo in aula anche se mi sono spaventato e per questo son corso via >> Rosso era ancora a letto , le coperte verde pisello che gli coprivano il viso e nascondevano per metà il suo naso enorme e la bocca sottile. Va bene , adesso chiamo e vedo se può riceverci in mattinata. Nel frattempo non azzardarti ad andare a scuola , chiamo io Miss per avvisarla che non ti aspetti all’ingresso perché non ti senti bene. Ora riposati e se ti serve qualcosa basta che mi chiami , sono di là >> disse il padre accarezzandogli i capelli spettinati. << Oggi non vai a lavoro? >> chiese Rosso incuriosito. << No , oggi voglio dedicarmi al mio ometto >> … e non era la prima volta che pensava a lui , davvero un padre meraviglioso! Ruber passò in rassegna tutti gli strani avvenimenti dei giorni successivi l’arresto del signor Treves e si ricordò di aver ricevuto anche minacce minatorie , che lui però non era ancora riuscito a leggere poiché era in viaggio-studio e il padre , vedendo che erano indirizzate al figlio non le aveva aperte. Quando era tornato , tutto abbronzato e per nulla impensierito dal fatto di dover testimoniare per il processo , aveva accolto con piacere il tenente Aima che aveva notato le lettere sulla scrivania ( suo padre se ne era dimenticato come era solito fare con cose di poco conto e lo aveva salvato ). Aima ricordò di aver già visto quella particolare busta color grigio – marrone poiché anche a lui era arrivata pochi giorni prima dallo stesso mittente e cosí l’avevano aperta assieme mentre il padre era in giardino. Il poliziotto che aveva in mano la lettera leggeva ad alta voce dopo aver vietato al ragazzo di toccarla per non lasciare impronte. << Lo sapevo , la stessa lettera con le stesse strane frasi senza senso. Ora la porto in centrale per farla esaminare : la scrittura è la stessa che mi ha inviato Treves qualche tempo fa e anche la sua firma peraltro leggibilissima! Dov’è tuo padre? >> si chiese girandosi intorno alla ricerca del genitore. << È in giardino , vuole che lo chiami ? Sta controllando i fiori di varis che sono appena usciti stamattina >>. << No lascia stare , ho fretta. Non aprite nessuna lettera che abbia questo tipo di busta. Più tardi vi farò un colpo di telefono dall’ufficio >>. Il tenente Aima era un vecchio amico del signor Seymer , si conoscevano ai tempi del liceo e quando seppe che il figlio del suo compagno di classe si trovava in pericolo , non aspettò neanche un secondo per far decifrare la lettera . Le parole contenute all’interno avrebbero fatto rabbrividire chiunque avesse saputo cosa aveva intenzione di fare l’indiziato n.1 per l’omicidio delle lucciole…come ho detto : se solo avesse saputo …. UN GIORNO DECISI CHE QUESTA SAREBBE STATA LA MIA STRADA , COSI’ A POCO A POCO COMINCIAI A GUARDARE CON OCCHI DIVERSI LA REALTA’ E A DECIDERE DI NON FINGERE PIÚ DI CAPIRE QUELLO CHE NON SAREI RIUSCITO A CAPIRE E NOTARE OGNI MINIMO SBAGLIO , EVITANDO CHE ALTRI POTESSERO FARNE A LORO VOLTA. Insomma sembrava una lettera normale , ma l’assassino evidentemente ci teneva a far sapere che aveva colpito perché spinto dalla misera vita delle prostitute. Rosso dimenticò l’argomento quando suo padre entrò nella stanza con in mano una grossa torta di fragole, proprio la sua preferita. Incespicò nel lenzuolo per via degli occhi e si ritrovò a ridere dei suoi problemi , solo nella sua stanza buia con una fetta di torta tra le mani. << Com’è venuta? >> una voce risuonava dalla cucina ma il ragazzo era troppo impegnato e degustarla per rispondere al padre e al telefono che squillava all’impazzata. Chi poteva essere a quell’ora del mattino? << Pronto ? Si , Carmen dimmi! >> dopo una piccola pausa << Non , non ci credo , è impossibile….certo vengo immediatamente >> il padre entrò nella sua camera , con un volto scuro più della notte e si avvicinò alla stanza di Rosso. << Non so cosa sia successo ma James, il tenente Aima non seguirà più la nostra indagine. Ieri è stato ricoverato in ospedale: ha un embolo al cervello e deve operarsi immediatamente. Fortunatamente si trovava già in ospedale per dei controlli ma ora non potrà più aiutarci , bisogna fare da soli. Ti dispiace se vado a salutarlo? Non so dopo quanto tempo potrò rivederlo >>. Era molto scosso e triste , Rosso l’aveva capito subito che c’era qualcosa che non andava e acconsentí a quell’incontro. Nei giorni seguenti vennero a conoscenza che l’operazione non era riuscita e che il tenente era deceduto in ospedale. Poco prima dell’operazione però aveva scritto una lettera dettata alla sua infermiera a causa della sua cecità. Costei( era un po’ sbadata ) aveva pensato bene di piegarla e lasciarla accanto al vassoio dove c’erano tovagliolini di ogni tipo che inevitabilmente erano stati gettati nel cestino della carta straccia. Anche la lettera era finita lí , per fortuna direi. Rosso si preparò alla seconda udienza in tribunale e con grande sorpresa dell’accusato testimoniò che la notte dell’omicidio stava tornando a casa da una festa di compleanno e aveva visto un uomo assassinare una donna e scappare via. L’uomo si era nascosto ma lui l’aveva seguito e puntandogli i fari in viso l’aveva riconosciuto: era l’ex preside della sua scuola. Il signor Trevis era davvero sconcertato : avrebbe dovuto ricominciare il suo lavoro ma non con Rosso bensí con qualche altro personaggio influente , magari il direttore della prigione o chiunque controllasse la posta dei detenuti. Sorrise all’idea che proprio un poliziotto penitenziario se non uno psicologo avrebbe continuato la sua opera senza saperlo e poco prima di morire per cause naturali. << Bravo , sono contento e vedrai che dimenticheremo presto questa brutta storia ma ora andiamo a casa >> rassicurò il figlio il signor Seymer. << A proposito di brutte storie , hai visto che ieri è stato trovato morto un clochard nei pressi della stazione? L’ho visto stamattina al telegiornale. Ma forse hai ragione , meglio non pensarci più ….. >> s’incamminarono per il corridoio del tribunale con accanto il loro avvocato ed intorno tutta la stampa di Lirus e la gente del paese che osannava Rosso come un eroe. Ma si sbagliavano : non era finita e sul clochard indagava un’agente della squadra omicidi ancora giovane ed inesperto , colui che aveva sostituito il tenente Aima a causa del suo suicidio , che non sarebbe dovuto trapelare. Quella mattina , poco prima di morire , si era ritrovato con gli occhi doloranti e non riusciva a vedere : sapeva però di avere le mani zuppe di sangue e ricordava di aver compiuto un omicidio. Riconobbe l’uomo che aveva armato la sua mano : era Trevis , un’anima in pena che cercava di colmare il suo dolore e quando non poteva riuscirci inviava dei messaggi a chi aveva sofferto come lui , e come il tenente Aima. Ricordò della sua ex moglie e le volle scrivere una lettera d’amore ma la sua coscienza lo tormentò fino alla decisione estrema. No, non può essere! Perché ho ucciso quell’uomo? Si chiese il tenente. Perché non avresti dovuto leggere……
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