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INTERVISTA A DARDANO SACCHETTI

 

SOGNIHORROR.COM

è orgoglioso di proporvi l'intervista a Dardano Sacchetti, attore e sceneggiatore!

 

 

DARDANO SACCHETTI

- INTERVISTA -

 

Sognihorror.com è un sito che intende dare la possibilità  a diversi scrittori, sceneggiatori, disegnatori e registi emergenti di farsi notare con le loro opere. L'intervista al Maestro Dardano Sacchetti, intende scoprire in che modo, il noto sceneggiatore è entrato con pieno merito nel mondo cinematografico collaborando con i più grandi Registi del cinema di genere Italiano, firmando alcune delle pellicole che, nel corso degli anni sono diventati dei veri CULT di genere.

 

1 - Iniziamo con una classica domanda di rito: chi è il Grande Dardano Sacchetti?

Uno che crea storie.

 

2 - La tua professione in qualità  di sceneggiatore va oltre i 35 anni di attività, vuoi dirci come è  iniziata questa tua passione?

Quest'anno sono quaranta. Per caso. Tutto comincia per caso. Mi sono trovato a scrivere un soggetto. Il mio primo soggetto. Andò bene. Mi dettero un milione di lire in contanti. Avevo 24 anni e una cinquecento costava 490.000. Era il soggetto del Gatto a nove code. Ci fu una lite con Dario che finì sui giornali. Mi chiamò un produttore che cercava una storia per Mario Bava. Scrissi Reazione a catela, che vinse al festival di Sitges. Era il mio secondo soggetto e la mia prima sceneggiatura. Quindi mi chiamò Dino De Laurentiis e mi fece un contratto in esclusiva per tre anni. Cominciò così.

 

3 – Vuoi spiegarci come dai vita a una sceneggiatura per un film? Segui particolari riti, per dare sfogo alle tue ispirazioni, oppure stendi i tuoi elaborati ispirato da musiche di sottofondo?

Nessun rito. Osservo, vedo particolari, faccio ipotesi. Mi viene facile scrivere storie. Sono lì, intorno a noi, basta saperle vedere.

 

4 – E’noto al mondo intero la tua collaborazione con il regista Dario Argento. In che occasione è nato il vostro sodalizio e quali sono i principali progetti che vi hanno visto protagonisti?

E' una leggenda metropolitana. Ho conosciuto Dario per caso. Un mio amico di Torino, che voleva fare il regista, voleva contattare Argento che stava finendo di girare l'Uccello dalle piume di cristallo, ma non sapeva come fare.  Per dargli una mano, rubai in un un bar di piazza Navona l'agendina di un tizio che perseguitava quelli dello spettacolo. Presi il telefono di Dario, che allora abitava in una soffitta di via Frattina e gli era appena nata Fiore. Andammo a parlarci. A me il cinema, che piaceva molto come spettatore, vedevo anche tre film al giorno, non mi interessava come lavoro. Non ci avevo mai pensato. Non sapevo neanche cosa fosse uno sceneggiatore. Dario fu molto cordiale. Nacque una frequentazione (era facile allora, era il 68) ma non una amicizia. Dario cercava dei collaboratori. Il mio amico aveva grosse difficoltà ad inventare storie. A me invece piaceva scrivere. Ho fatto un ottimo liceo, scrivevo bei temi, leggevo molto, ma veramente molto e di tutto. Avevo già scritto delle poesie. Mi piaceva molto la poesia e la letteratura. Col mio amico di Torino, infatti, collaboravamo con alcune riviste: Marca Tre, Città futura, Cinema§film. Articoli su Celine, su Torino città sbastionata che fece impazzire Nietzsche, sul dottor William Carlos Williams ecc... Quindi cominciai a scrivere soggetti. Scopri che mi veniva facile. Dario ci coinvolse nella sceneggiatura di Montesa (una motocicletta spagnola) una sorta di Easy Rider europeo ma il produttore dell'Uccello dalle piume di Cristallo voleva un altro giallo. Scrissi il soggetto del Gatto a nove code in mezz'ora. Sette paginette circa. Piacquero. Dario scrisse in un pomeriggio il trattamento di 50 pagine. Poi avemmo una discussione vivace per via di una sia intervista. Lo sanno tutti che ho un gran brutto carattere. Non ci siamo parlati per otto/nove anni. Dopo ci siamo ritrovati un paio di volte ma per progetti dove Dario faceva solo il produttore. Demoni (seconda lite). Demoni due, La Chiesa (terza lite). Una seria di telefilm (quarta lite),  La Mummia, film che avrebbe dovuto essere diretto da Fulci e fu la quinta ed ultima lite, da allora non ci siamo più incontrati.

 

5 – Una tua considerazione sul regista Argento degli anni “d’oro” e l’Argento degli ultimi tempi. Come mai, gli ultimi lavori del Maestro non sembrano all’altezza degli anni gloriosi del passato?

Dario e Sergio Leone, come creatori di emozioni attraverso le immagini, sono i più grandi. Le loro storie hanno sempre peccato di congruità, ma in realtà erano solo pretesti per la loro fantasia. Passano gli anni, cambiano i linguaggi e la creazione di emozioni attraverso le immagini non è più sufficiente, allora le storie mostrano la loro fragilità.

 

6 – La tua fama è fondata prevalentemente per aver lavorato con il Maestro Lucio Fulci. Cosa puoi dirci in merito alla tua esperienza con Fulci?

Molto poco. Anche questa è un'altra leggenda metropolitana. Ho conosciuto Fulci nel '75 quando, insieme a Gianviti, stava cercando da sei mesi di elaborare un trattamento dal libro Terapia Mortale di Vieri Razzini. I De Laurentiis, in quel momento produttori, insoddisfatti dei risultati mi chiamarono e mi aggregarono a Fulci e Gianviti. Passai tre/quattro mesi a fare riunioni tutti i giorni. Era un metodo di lavoro che non capivo e non mi piaceva, un vero incubo (era il metodo usato da chi faceva la commedia: si chiudevano quattro, cinque sceneggiatori in una stanza d'albergo ed ognuno tirava fuori un gag, si lavorava per strisce) ero e sono tutt'ora un solitario. Alla fine fu chiaro che il problema stava nel libro non adatto al tipo di film che si voleva fare. Finalmente si decise di cambiare storia. Fulci disse che voleva fare una storia sul destino. Diceva che secondo lui non si sfugge al destino. Partì una sorta di scommessa ed io il giorno dopo tornai con il plot di quello che sarebbe diventato Sette note in nero. A Fulci piacque molto. Mi ha sempre riconosciuto l'invenzione del carillon che suona, ma il nostro non fu un rapporto facile, al contrario. Per un lungo periodo non ci siamo potuti vedere. Io i film li scrivevo per il produttore De Angelis. Poi i copioni arrivavano a Fulci, che non ha mai scritto una riga e tantomeno abbiamo più fatto riunioni insieme. Abbiamo fatto pace vent'anni dopo, quando Argento decise di produrre un film di Fulci. Lucio era cambiato (anche lui aveva un brutto carattere) anch'io ero cambiato. In un modo o nell'altro avevamo fatto un pezzo di storia del cinema horror italiano. Scrivendo la Mummia, soggetto al quale sono molto affezionato, forse per la prima volta abbiamo veramente collaborato insieme in amicizia. Dario non capì il soggetto e fu motivo dell'ultima definitiva lite.

 

7 – Durante la lavorazione del film “sette note in nero”, è risaputo che ci furono diverse complicanze. Quali furono i motivi?

Ho già spiegato in grandi linee cosa accadde.

 

8 – Con il regista Fulci hai firmato tantissime sceneggiature, tra cui i cult “zombi 2”,  “paura nella città dei morti viventi”, “l’aldilà  – e tu vivrai nel terrore”, “quella villa accanto al cimitero”. Sono dei film che hanno fatto la storia del cinema di genere degli anni 70/80. Cosa puoi dirci al riguardo e a quale opera da te sceneggiata ti senti più legato?

Con Fulci non ho sceneggiato niente. Io ho scritto dei copioni e Lucio, da quel grande regista e professionista che era (poco capito e pochissimo amato soprattutto dalla critica snob) nonostante le ristrettezze produttive esaltò le mie sceneggiature dando il meglio di sè, scoprendo la sua vena horror che fino a quel momento ignorava di avere, e girò dei film che ora sono diventati cult, con scene che sono passate alla storia del cinema horror. Ma non furono passeggiate. Ogni film fu motivo di discussione.

 

9 – Le tue sceneggiature ti hanno permesso di dar vita a film e soggetti di ogni tipo. Cosa prediligi tra “serial killer”,”zombi”,”dèmoni”?

Ti sembrerà strano, ma non sono un fan di queste cose. Io li uso come semplici strumenti infliggere emozioni violente. Il mio mondo onirico è particolare, dovreste intervistare il mio analista, che ha rinunciato ad inquadrarmi.

 

10 – Hai collaborato anche con Umberto Lenzi  per film gialli e polizieschi. Cosa ne pensi di questo genere di film?

Penso bene. Con Umberto c'è stato un periodo in cui si lavorava bene. Lui aveva un gran rispetto per la figura dello sceneggiatore e per me in particolare. Con lui ho scritto un paio di film che mi piacciono molto.

 

11 – E’ risaputo che spesso ti è capitato di scrivere alcuni film senza che il soggetto fosse realizzato, esisteva solo il titolo del film e lo stesso era già  stato venduto in tutto il mondo. In che modo riuscivi a realizzare una sceneggiatura partendo da zero?

Stiamo parlando in particolare di Roma a mano armata, di Umberto Lenzi appunto. Due bottiglie di vodka e undici pacchetti di Marlboro in ventisette ore senza staccare mai dalla macchina da scrivere. Vivevo una sorta di trance creativo. Mi capitava sempre. Per questo sono diverso dagli altri e non collaboro coi registi.

 

12 – Credi che il cinema di genere in Italia possa tornare?

Tornare? non è mai andato via. Il genere, quando non è solo motivo di commercio, è una sorta di metafora per leggere la realtà sociale e politica di un paese. Ora come ora viviamo un cadaverico sonno della coscienza, siamo un paese in decadenza, privo di vitalità. Ci basta la tv e un pò di gossip, insieme ad una strisciatina e un pò d'alcool. Nessuno vuole svegliarsi dall'intorpidimento in cui è scivolato il paese.

 

13 – Al fine di sondare i tuoi gusti, quali sono i tuoi romanzi e scrittori preferiti?  Stessa domanda anche per film e regista.

Ho una biblioteca con più di 18.000 volumi. Mi piace la storia, leggo libri di fisica (quantistica), di teologia, di filosofia. Sono stato amico di Kerouac, adoro le poesie di Ginsberg, conosco tutta le beat generation, ma stravedo per Celine, Pound, Brecht, Maiakovsky, Borges, Casares, Dante, Svevo,  Goethe, ma leggo anche molta fantascienza Asimov, Mattatoi 5, l'impero del sole ecc...

Rossellini, De Sica, Germi, Visconti, Antonioni, Bertolucci

In parte Amelio, in parte Tornatore...

Mi piaceva molto il cinema inglese degli anni 70 ma impazzivo letteralmente per Godard. Ho visto Vivre sa vie trentaquattro volte in venti giorni. Fino all'ultimo respiro 32. Stravedo per le petit soldat, ma mi piacciono molto Polansky e lo Skolimosky di Walkover, e poi Ford,  Billy Wilder, Lang ecc... adoro Harry pioggia di sangue e soprattutto i killers della luna di miele, splendido film in bianco e nero degli anni 70, ma anche tutto il noir francese Beker, Jovannì, Le Brocha, Melville... e il cinema russo La ballata di un soldato, il potemkin... e l'impressionismo tedesco, M.... ma anche Herzog e Fassbinder...

Per finire mi piace Garrone, l'imbalsamatore e Gomorra...

Ma anche Sorrentino non è male...

Tra quelli con cui ho lavorato, Mario Bava è indimenticabile

 

14 – Che cosa rappresenta per te l’horror?

Una metafora sociale della realtà. Il giallo è borghese, l'horror è trasgressivo. Lo scopo del giallo è, dopo il turbamento arrecato da un delitto, riportare l'ordine con la scoperta del colpevole e la sua punizione. L'horror non ha questo scopo. Travolge le tradizioni e scopre gli scheletri negli armadi e non dà pace...

 

15 – Sognihorror.com è  un sito che intende mettere a disposizione le proprie pagine ad autori emergenti che intendono farsi conoscere. Cosa consiglieresti loro?

Hai poco da consigliare... se uno non ha talento, è difficile farglielo venire con due consigli di cucina... vero è che a volte c'è gente che ha un talento e lo ignora e quindi ci può essere una sorta di maieutica per aiutarlo a conoscersi meglio.

 

16 – Prima di concludere ti chiediamo se c’è qualche lavoro che non avresti voluto mai veder realizzato e, al contrario, se hai rimpianti su alcuni progetti al quale avresti voluto prendere parte.

Non guardo mai indietro, quel che è fatto è fatto e tutto è stato utile per pagare le bollette e crescere professionalmente, umanamente e artisticamente

 

17 – In conclusione, la classica domanda finale: hai progetti futuri? 

Sempre, mentre scrivo una sceneggiatura penso già ad almeno un paio di soggetti successivi e li scrivo anche... mediamente metto via un'idea al giorno... sai un'idea è come un blocco di marmo... devi vedere, come faceva Michelangelo, se dentro c'è il Mosè o no... può anche darsi che la pietra non vada bene o si rompa, allora la devi sostituire, oppure che contiene una cosa molto banale... qui, in mezzo ai miei ulivi ed i miei cani, ne ho dieci, bestie poco raccomandabili come il loro padrone, siamo sempre in caccia...

 

 

SOGNIHORROR.COM

ringrazia Dardano Sacchetti per la sua preziosa disponibilità e collaborazione.

30/09/2009