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SOGNIHORROR.COM
è orgoglioso di
proporvi l'intervista a Emiliano Grisostolo,
grande appassionato di cinema e narrativa
horror.
Un ragazzo che,
concretizzando la passione per la scrittura, ha
pubblicato il romanzo dal titolo : IL CASTELLO
INCANTATO!
EMILIANO GRISOSTOLO
- INTERVISTA -
1 – Iniziamo con il conoscere Emiliano
Grisostolo. Vuoi parlarci di te?
Sono nato 32 anni fa, vivo a Maniago, poco
distante da Pordenone, e lavoro come operaio
presso una delle moltissime ditte artigianali
che a Maniago producono lame, coltelli e
forbici. Mi piace definirmi Operaio/Scrittore
proprio perché vivo del primo lavoro e ho una
grande passione per la scrittura, la lettura e
tutto ciò che vi orbita attorno. Non ho
frequentato scuole superiori per scelta e quindi
l’accostamento Operaio/Scrittore lascia spesso
spiazzato il lettore che mi chiama dottor
Grisostolo, al quale devo dire che in realtà non
lo sono. E un po’ come pensare allo sportivo
impegnato professionalmente che sia una persona
poco colta, che non legge e non si informa; chi
segue per esempio il ciclismo, io ne sono un
grande appassionato e per alcuni anni ho corso a
livello agonistico con buoni risultati, potrebbe
pensare che l’atleta sia solo uno sportivo che
pensa a correre, che non ha frequentato scuole
superiori o università, ma in realtà non è così,
bisogna pensare più in grande, guardare oltre le
apparenze. L’abito non fa il monaco, ma spesso
le persone non la pensano così…
2 – Sei uno scrittore di romanzi, racconti e
sceneggiature, in quale, tra queste tue passioni
ti senti più legato, e perché?
Ho iniziato scrivendo racconti dell’orrore
quando avevo sedici anni, racconti brevi via via
sempre più lunghi e complessi. All’epoca uno di
questi è stato pubblicato in una fanzine di un
amico, che successivamente ha cessato di
esistere al terzo numero. Timidi tentativi
d’editoria in un momento di gioventù in cui le
idee e le passioni di accavallano ogni ora. A
vent’anni ho pubblicato il mio primo romanzo e
poco più tardi il secondo, poi stop nelle
pubblicazioni per un lungo periodo. Ma ho
continuato a scrivere ogni giorno per me stesso
piccoli racconti di genere horror, mistery e
noir, e lunghi o brevi romanzi che in realtà
prediligo nelle pubblicazioni. Questo non toglie
che se dovessi trovare un editore disposto a
pubblicare una mia antologia di racconti, non
decida di farlo volentieri. Le sceneggiature
sono un esperimento, che è iniziato per caso, è
continuato su commissione, e poi si è convertito
ad un concorso. Tutto si è risolto con un nulla
di fatto. Per un periodo ho tentato di prendere
contatti con varie Case di Produzione e Registi,
però mi sono anche reso conto di avere molte
lacune in questo settore, nonostante la mia
scrittura, il mio stile, sia mutato in qualcosa
che da l’impressione che il romanzo sia già una
sceneggiatura, al momento preferisco restare con
il mio portatile a scrivere romanzi noir sociale
e fantasy, altra mia grande passione.
3 – Che cosa rappresenta per te la scrittura?
In una sola parola: Libertà. Un mondo solo mio
nel quale evadere, sentirmi parte dell’etere,
volare via…
4 – Vuoi spiegarci come prende vita una tua
opera? Scrivi di getto l’idea che realizzi,
oppure stendi appunti sui quali approfondire la
storia?
Un tempo prendeva vita da sola, non c’erano basi
sulle quali lavorare, un personaggio, un’idea, e
poi via e si vedeva cosa nasceva. Ora scrivo con
appunti i miei romanzi, mentre i racconti sono
ancora abbastanza di getto, ma con le idee tutto
sommato abbastanza chiare in testa. Nulla toglie
che la storia possa assumere una parziale vita
propria se un passaggio più o meno importante lo
richiede. La libertà che ho nello scrivere deve
essere trasmessa anche al lettore, vivendo tutto
il giorno come dipendente, dovendo fare un
lavoro che non sento mio, non posso dire di
essere libero, uno la fa per vivere, non per
passione. La passione è un’altra cosa, la senti
tua, il tempo sembra volare via e allora il
lettore che entra nella tua storia deve provare
quella sensazione in qualche modo. Come dicevo
uso appunti, scrivo i nomi dei personaggi,
alcuni li descrivo in modo più nitido, poi
scrivo un soggetto della storia, una buona
parte. Di solito il finale è già chiaro, ma
anche questo può assumere mutazioni nel tempo, e
quindi prendere vita da sé se le idee cambiano;
infatti non è detto che no sia accaduto in più
d’una occasione. Inoltre le mie storie hanno
quasi sempre un finale che posso definire
“strano”, l’ho definito un marchio di fabbrica,
alle volte scontato per qualcuno che non si
aspettava questo dalla storia, ma da me sì, e
questo deve nascere da sé, in linea con la
storia, non forzato. Quindi è giusto prendere
appunti, avere dei paletti sui quali lavorare,
ma girandoci alle volte molto attorno.
5 – Nelle tue elaborazioni cerchi di adottare un
tuo stile particolare, oppure prendi spunto da
qualche autore?
Un tempo come detto, scrivevo racconti
dell’orrore, questo perché leggevo moltissimo
quel genere, anche se in realtà quasi subito mi
sono “addormentato” su di un unico autore
famosissimo che sta nel Maine. Quindi il mio
stile probabilmente è legato al suo, questo
perché chi scrive alle prime armi assimila ciò
che legge. Per imparare a scrivere, bisogna
leggere molto, non serve avere lauree, e torno
al discorso iniziale, ma bisogna leggere molto,
perché quella è l’unica palestra possibile che
ti può consentire di vedere gli altri stili, le
altre forme d’espressione, e aiutarti a capire
cosa puoi migliorare, aggiungere e togliere il
più delle volte. Uno stile asciutto è frutto di
un’attenta ricerca che aiuta a migliorare, ma
che in realtà è la logica conseguenza di un
esercizio continuo e costante che porta a
progressi. Negli ultimi anni come dicevo, mi
sono convertito ad una scrittura o stile che
sembra qualcosa di molto simile alla scrittura
per il cinema, modificando i tempi, la
narrazione, le descrizioni, aumentando, quando
serve, i dialoghi, rendendoli più reali se
possibile, cosa molto difficile. Avete mai
notato quanti pochi dialoghi ci sono nei
romanzi? La vita non è così, nella vita si
parla, si discute. Spesso le storie raccontate
vanno verso un’unica direzione, non girano mai
attorno a cose futili, e questo a mio avviso è
un errore. Qualche divagazione sul tema ogni
tanto servirebbe a rendere il tutto più vero,
non solo una storia, ma attenzione all’errore
che spesso fanno in questo senso, e cioè quello
di allungare la minestra, che è un’altra cosa.
6 – All’attivo hai diverse pubblicazioni, a
quale ti senti più legato, e quale ti ha dato
più soddisfazioni?
Ci sono due categoria di “lavori” a cui sono
legato, quelli editi e quelli ancora nel
cassetto. Tra quelli editi posso dire “Il
castello incantato” del 2008, che sto cercando
di promuovere nonostante sia trascorso più di un
anno dalla pubblicazione, ma che mi sta dando
grosse soddisfazioni in termini di recensioni
positive. Esiste da qualche tempo anche un
gruppo di Face Book nel quale chi ha un account
può iscriversi a Il castello incantato e
scrivere la propria recensione o parlare con me
della storia. Il sole 24 Ore, Il corriere
nazionale, recensori come Giuseppe Iannozzi e il
suo sito Jujol.com, e moltissime altre, hanno
decretato che questo romanzo è molto buono.
Video interviste, presentazioni in tivù e in
radio del Friuli hanno contribuito a farlo
crescere dentro di me, a capirlo ancora di più
dopo la pubblicazione; un romanzo di genere noir
sociale che affonda le mani nel fango che ci
circonda, che vive attorno a noi e che noi
spesso non vogliamo vedere. Traffico di neonati,
comprati e venduti per mano di bande criminali
senza scrupoli, traffico di bianche,
prostituzioni, traffico d’organi… leggenda?
Quest’ultima forse sì, ma nessun magistrato ha
neppure detto che non possa essere vero. Cercate
su internet notizie al riguardo, facendo molta
attenzione alla fonte, e troverete moltissime
dichiarazioni e storie dell’orrore, perché
questo è il vero horror che nessuno vuole
guardare in faccia. Un tempo facevo esperimenti
narrativi cercando nuovi mostri, l’horror per
eccellenza, ora mia sono convertito crescendo,
cercando di narrare le vicende che ci
circondano, le storie che nessuno vede. Tra le
mie pubblicazioni inedite vi sono quattro
romanzi, una tetralogia fantasy scritta nella
distanza di circa sei o sette anni, iniziata per
caso e poi evoluta nel tempo dopo attenta
riflessione. Un romanzo, il primo, nato con lo
scopo di raccontare una storia horror, ma solo
parzialmente tale, che mi ha dato il là per
estendere un vecchio racconto che in precedenza
avevo scritto di genere fantasy mistery, o giù
di lì. Da questo esperimento è nata la mia saga
di quattro tomi, piuttosto voluminosi, siamo
sulle 400 pagine per il terzo e quarto lavoro,
in cui mi sono sbizzarrito a raccontare quello
che più mi stava a cuore: le mie montagne, le
valli, la pace e la bellezza che in essa vi sono
celate, senza nulla togliere al classico fantasy
dove la magia e gli assedi ai castelli, le
battaglie campali con le sue tecniche d’assalto,
la fanno da padrone. Spero un giorno di poter
pubblicare questo grande lavoro perché in Italia
il genere fantasy non è molto legato alla nostra
tradizione culturale.
7 – Che genere prediligi tra l’horror e il noir?
Sicuramente il noir al momento attuale per
quanto riguarda i romanzi, semplicemente perché
nella vita si cresce, e quella sensazione di
terrore che un tempo mi spingeva a cercare
mostri e demoni o storie strane per il solo
gusto di vedere sangue tra le pagine e alieni
che si impadroniscono delle menti altrui, ora è
divenuta più complessa e necessita di nuovi
stimoli. Guardandomi attorno mi sono accorto che
questi stimoli ci sono tutti, sono sotto il naso
di tutti. Vediamo guerre, morti, soldati che
portano pace e tornano dentro una bara, rapine a
mano armata, ancora morti lungo le strade,
stragi e droga che mi mescolano in un grande
film apparentemente senza senso, ma con una sua
contorta grande logica. Vite spezzate che vale
la pena raccontare, scenari sempre vari,
personaggi alle volte all’estremo, altre così
fragili da apparire fuscelli che potrebbero
spezzarsi al primo alito di vento. Per i
racconti, spesso scrivo esperimenti dell’orrore
dove noir mistery e horror si mescolano.
8 – Sondando i tuoi gusti, quali sono i tuoi
libri preferiti e autori?
Un tempo Stephen King, poi il grande Terry
Brooks per ilfantasy, che a mio avviso
meriterebbe di essere conosciuto molto di più,
forse più immenso dello stesso Tolkyen con il
suo Il Signore degli Anelli, comunque il
maestro. Non disdegno Tullio Avoledo,
pordenonese e maniaghese d’adozione che ho avuto
il piacere di conoscere, Valerio Evangelisti,
anche se l’ho letto molto poco, Arnaud Delalande
con il suo La trappola di Dante, romanzo
ambientato nella Venezia del ‘700 di grandissima
descrizione e bellezza, un giallo storico
avvincente che vorrei poter scrivere anch’io un
giorno. Il libro di Carmelo Pecora, 9 maggio ’78
Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino
Impastato, edito dal mio stesso editore.
Pochissimi gialli classici se non storici. Saggi
di una storia diversa da quella che ci hanno
raccontato a scuola come La camera segreta ,di
Bauval, Talismano, Custode della genesi, di
Hancock e Bauval, Impronte degli Dei, di Hancocl
e il Mistero di Orione, di Bauval e Gilbert.
Nonché La grande Piramide e Lo Zed di Mario
Pincherle e moltissime sue altre pubblicazioni.
Tutto questo per un progetto futuro che forse un
giorno scriverò…
9 – Scostandoci dalla narrativa, andiamo a
sondare i tuoi gusti cinematografici: quali sono
i tuoi film e registi preferiti?
Film d’azione come Trasformers, Spider Man o
Batman e tutti quelli tratti dalla Marvel,
d’avventura o fantascienza alla Matrix. Qualche
saga horror sui vampiri e fantasy come Il
Signore degli Anelli.
10 – Cosa ne pensi dei concorsi letterari che
vengono proposti da siti interattivi? Li ritieni
spunti interessanti per migliorarsi e
confrontarsi, oppure non condividi tale
iniziativa? Hai mai preso parte a tali concorsi?
Iniziative di questo genere aiutano a
confrontarsi, ma come in tutti i concorsi, colui
che partecipa deve cimentarsi con altri colleghi
o appassionati alle volte in gamba, altre
dilettanti che stanno crescendo, e soprattutto
con chi sta dall’altra parte del tavolo e deve
scegliere il racconto, il romanzo, la
sceneggiatura vincente, più bella. Un compito
arduo che spesso però mette fretta ai giudici
che lasciano per strada loro malgrado autori con
doti e potenzialità da scandagliare meglio.
Spesso i concorsi ti mettono dei paletti, non
sempre riesci ad esprimere te stesso, il tuo
stile, e questo a discapito di un riconoscimento
che meriterebbe. Io ho partecipato per diverse
edizioni ad un concorso per racconti gialli e
noir, mai entrato in classifica tra i primi
dieci, mai entrato a far parte dell’antologia
finale. Nulla toglie che non siano stimolanti.
11 – Classica domanda di conclusione: progetti
futuri?
Sto cercando di pubblicare il terzo romanzi
della trilogia sui bambini, già pronto nel
cassetto, iniziata con Il grande burattinaio nel
2006 e poi con Il castello incantato nel 2008.
Questo terzo lavoro chiuderà un cerchio, e spero
di poterlo fare al più presto. L’idea ora è
quella di ripartire con un lavoro singolo a cui
penso da tempo, troppo tempo, ma il tempo
appunto, è molto poco… Per tutte le novità
potete consultare il mio sito internet
www.emilianogrisostolo.it
e
da qui spostarvi sul mio blog, la mia pagina su
face book nella quale potremmo chiacchierare,
nella pagina dedicata al gruppo de Il castello
incantato, dove potrete recensire a vostro
piacimento il mio romanzo senza censure, e
leggere tutti gli aggiornamenti e le
presentazioni del momento. Vi aspetto.
E.G.

SOGNIHORROR.COM
ringrazia Emiliano Grisostolo per la sua preziosa disponibilità
e collaborazione.
17/09/2009

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