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INTERVISTA A ERNESTO GASTALDI

 

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Sognihorror.com è un sito che intende dare la possibilità a diversi scrittori, sceneggiatori, disegnatori e registi emergenti di farsi notare con le loro opere. L'intervista al Grande Ernesto Gastaldi, intende scoprire in che modo, il noto sceneggiatore e scrittore è entrato con pieno merito nel mondo cinematografico collaborando con i più grandi Registi del cinema di genere nazionale e internazionale, firmando alcune delle pellicole che, nel corso degli anni sono diventati dei veri CULT di genere.

 

ERNESTO GASTALDI

sito ufficiale

www.ernesto-gastaldi.com
 

 

 

- INTERVISTA -

 

1. Classica domanda di apertura per conoscere questo grande Maestro: chi è Ernesto Gastaldi?


Classica risposta: uno scrittore compulsivo che non sa stare senza scrivere. Per dettagli, andare sul sito: www.ernesto-gastaldi.com

 



2. In che occasione, per la prima volta ti sei avvicinato al mondo del cinema?


Nel 1953, incontrando la troupe di dilettanti capeggiati da PEPPO SACCHI di Biella che stava girando il primo vero western italiano intitolato "Cowboy Story" che vinse quell'anno la Coppa Agis a Montecatini.

 



3. Al tuo attivo, sino ad ora, hai firmato oltre 100 sceneggiature collaborando con registi affermati. Come ci si sente a essere considerati una colonna importante nel mondo del cinema?


Non ci si sente, almeno io.

 



4. Considerando che il sito www.sognihorror.com tratta il tema orrori fico, mi concentro soprattutto, per alcune domande, su questo stile cinematografico. I tuoi lavori hanno visto tramutare la tua sceneggiatura in film di genere, diretti da maestri illustri quali: Bava, Margheriti, Freda, Martino e Lenzi (tanto per citarne alcuni). Cosa puoi dirci di questi registi e che cosa hanno dato al cinema italiano?


La mia prima sceneggiatura pagata, professionale, fu "L'amante del vampiro" autunno 1959, diretto da Renato Polselli, horror d'epoca, all'acqua di rose.

Poi venne "Lycanthropus", 1961, diretto da Paolo Heusch: un horror ancora abbastanza ingenuo.

Nel 1962 con "L'orribile segreto del dr. Hichcock" del grande Riccardo freda invece l'horror era già più importante. Freda era un genio del cinema, non valorizzato a dovere dalla critica. Girò quel film, destinato a diventare un cult, in tre settimane scarse. I produttori, Donati & Carpentieri, erano sull'orlo del fallimento e mi avevano chiesto una storia "forte", così avevo pensato alla necrofilia.
A copione terminato (allora usava così!), i produttori interpellarono Freda per sentire se voleva girarlo. Riccardo si mise il copione sottobraccio e sorrise: "Sto con Gianna Maria Canale e mi costa un sacco di soldi. Giro anche le pagine gialle...".
Così le mie "pagine gialle" ebbero la loro gloria.
A metà film, Freda mi mandò a chiamare: voleva l'autorizzarione a strappate otto pagine di sceneggiatura. Erano proprio quelle in cui si spiegava il mistero del film, glielo feci presente e lui sorrise: "Proprio per questo non voglio girarle!".
Mi fidavo di Riccardo e diedi l'ok. Il film è rimasto misterioso e questo ha probabilmente aumentato il suo fascino...

Con il bravo Antonio Margheriti avevo lavorato scrivendo la sceneggiatura de "I Giganti di Roma" e poi, nel 1963, lui girò da un mio treatment "La Vergine di Norimberga" e l'anno dopo da una mia sceneggiatura "I lunghi capelli della Morte".
Antonio era un genio degli effetti speciali fatti con pochissimi mezzi, quando la computer grafica non esisteva ancora.

Sempre nel 1963 scrissi la "Frusta e il corpo" per Mario Bava. Uno dei "miei" horror che trovo bello. Mario lo girò con luci colorate ottenendo effetti nuovi per l'epoca. La bravura di Bava nella fotografia è ancora insuperata, non bravissimo nel dirigere gli attori, era però il maestro dell'ambientazione, capace di creare suspense con i colori e con le ombre. Insuperabile anche lui, come Margheriti, negli effetti speciali, particolarmente quelli ottici ottenuti manipolande le riprese.

Nel 1964 scrissi "Il mostro dell'opera" ancora per per Polselli e "La cripta e l'incubo" per Camillo Mastrocinque che non si trovava a suo agio nel genere horror pur meritando la sufficienza.e infine nel 1965 debuttai alla regìa con "Libido"e con me debuttarono Mara Maryl e Giancarlo Giannini che il distributore volle chiamare...John Charlie John!
"Libido" non può essere definito un horror anche se è un suspense che finisce male...

Nel 1966 scrissi "La lama nel corpo" per il regista Lionello deFelice, però il film venne poi terminato dal produttore Elio Scardamaglia e non ho mai saputo il perchè.
Con "Il dolce corpo di Deborah" del 1968 iniziai la mia lunga serie di storie giallo-suspense in cui ci sono a volte scene horror ma non credo possano rientrare nel genere a pieno titolo, forse con l'eccezione di "La corte notte delle bambole di vetro" per Aldo Lado che , anche qui non so perchè, mi chiese se poteva togliere il mio nome dai titoli di testa. Permesso accordato: allora non c'erano i passaggi televisivi e la cosa non pareva avere importanza pratica.

 

 


5. Vuoi raccontarci come ti dedichi a una nuova sceneggiatura? Segui qualche rito particolare, ossia ascolti musica, fai passeggiate per ispirarti?

Come molti miei colleghi sanno, è più facile scrivere una sceneggiatura se ti hanno dato dei limiti. pensare in totale libertà a una storia fa vagare la mente e la trama non ti sembra mai quella giusta. Se sai che devi scrivere un giallo, ambientato in un certo posto per ragioni di produzione, usando certi attori, allora è più facile inventare.

Io generalmente ho scritto da solo e di notte. Anche quando di giorno si facevano riunioni di sceneggiatura, ero poi io sempre quello che scriveva.


 



6. Quale è stato, secondo il tuo parere, il tuo miglior lavoro? E perché lo consideri tale?

Difficile da dire. E' normale che vedendo il film tratto da una sceneggiatura, gli autori non siano soddisfatti. Non perchè i registi non siano bravi, a volte sono bravissimi, ma perchè nello scrivere uno sceneggiatore non può non immaginare le scene e quando le vede girate da un altro, raramente coincidono.

Due film che ho trovato aderenti alle sceneggiature sono "Il mio nome è Nessuno" e "Milano trema. La polizia vuole giustizia". Da un punto di vista solo estetico "La frusta e il corpo" alla prima, parve davvero bellissimo. E ancora oggi è abbastanza godibile.

 



7. Con quale regista ti sei trovato più a tuo agio a scrivere un film?

Con Sergio Martino: ero amico di suo fratello Luciano e Sergio dapprincipio voleva fare lo sceneggiatore, così l'ho avuto come allievo per un po'. Poi passò a fare la produzione e infine la regia, infatti "Milano Trema" è suo.

 



8. Cosa ne pensi del cinema di genere degli anni di Bava, Fulci, a quello degli anni d’oro di Argento (scusa il gioco di parole), a quello contemporaneo?


Sono poco ferrato sul cinema contemporaneo perchè, tolti pochi capolavori , come "Il Divo" e "Il pianista sull'oceano", i nostri film mi annoiano: di solito iniziano con una voce narrante che sembra leggere un romanzo e spesso le scene sono montate senza logica, saltando su e giù per il plot, con un ripieno di flashback, cose pensate, immaginate, in un guazzabuglio per me fastidio. Si ha l'impressione che se avessero raccontato la storia dall'inizio alla fine, il film sarebbe risultato inutile.

E poi c'è la musica che ormai frastuona nelle sale, coprendo anche i dialoghio. Colonne sonore da discoteca, ma in discoteva non ci vanno gli ultrasettantenni (io poi non ci andavo neppure prima...).

Di Bava ho già detto. Fulci era un bravo artigiano, e quando è mancato stavamo lavorando a una storia che si chiamava "Personal Inferno" tratta dal mio racconto "La parenetesi". Era in difficoltà economiche e intanto decine dei suoi film arricchivano le televisioni, proiettati per milioni di persone, zeppi di inserti pubblicitari.

Con Argento non ho mai lavorato: i suoi film privilegiano il colpo di scena anche a spese della logica, cosa che io non ho mai apprezzato: mi sono sempre ricordato il romanzo giallo di Wodehouse che terminava dicendo: l'assassino è stato così abile da non apparire mai in questo libro...

 



9. Secondo te, il cinema di genere tornerà in auge?


Probabilmente sì, magari sfruttando le nuove tecniche per grandi immagini in 3D.
Oggi il "genere" va molto in TV, ma l'ultima volta che sono stato chiamato per sceneggiare un giallo tratto da un mio romanzo, mi sono sentito dire che però era "troppo strutturato", ossia mi hanno spiegato che una storia in Tv dev'essere lasca, in modo che se la casalinga di Voghera va a far pipì quando torna non sia costretta a cambiar canale perchè non capisce più nulla. Insomma in TV va bene "Don Matteo" e tutti i seriali che io trovo noiosi.


 


10. E’risaputo che sei anche autore di numerosi racconti e romanzi. Preferisci scrivere romanzi o sceneggiature?

All'inizio, quando avevo 10 anni, volevo fare il romanziere. A 20 ho capito che se volevo mangiare e scrivere dovevo scrivere per il cinema. L'incontro con Peppo Sacchi fu determinante.

 



11. Scostandoci ora dal tema horror, ritorno a parlare dei tuoi lavori spaziando su tutti i generi. Hai scritto di tutto: poliziesco, avventura, guerra, azione, western (tanto per citarne alcuni)per altri grandissimi registi del settore, tra cui Leone. Con quale genere ti senti più portato a scrivere, se ce n’è uno in particolare?


Quello che non ho scritto quasi per nulla, ossia storie di fantascienza sul tema dei viaggi nel tempo.
Venti anni prima di "Back to the future" io avevo scritto una storia analoga che avevo intitolato "La Fine dell'Eternità" (rubando il titolo al grande Asimov) , in cui un ragazzo nato nel Sessantotto tornava a Napoli nell'Italia del 1938, per modificare la storia dei genitori, indicava due ragazze vestite di stracci e diceva: Vedi quella? Sposerà il figlio del duce". E all'incredulità dei contemporanei aggiungeva: "Ma il bello è che il matrimonio farà notizia solo perchè quell'altra, sua sorella Sofia, sarà diventata una grande star del cinema mondiale".

 



12. I film che hai sceneggiato sono stati interpretati da attori di spicco, i cui nomi sono sinonimo di STAR. Come ci si sente, nel vedere il proprio scritto venire recitato da personaggi di questo calibro?


Emozionato. Ricordo che quando vidi il grande Henry Fonda dire le mie battute mi venne il magone. Quella faccia, quegli occhi, mi ricordavano i sogni cinemtografici della mia adolescenza, mi ricordavano il Wyatt Earp di "My Darling Clementine", mi ricordavano capolavori come "Parola ai giurati" , il clamoroso debutto di Sidney Lumet e dozzine di altri film illuminati da quei suoi occhi blu acciaio.


 


13. Sondando i tuoi gusti, ti chiedo quali sono i tuoi film e romanzi preferiti?


Da tempo leggo quasi solo saggi scientifici, il vertiginoso progresso scientifico e tecnico mi pare migliore del migliore giallo: non sai davvero mai quello che succederà dopo. Ma per stare in tema, dirò che, dopo la "Commedia" di Dante, i grandi romanzi di fantascienza da Asimov a Sheckely hanno riempito migliaia delle mie notti di lettore.



14. Sognihorror.com è un sito che da la possibilità a diversi autori emergenti, quali registi, sceneggiatori, scrittori e altri di mettersi in luce per conseguire la loro passione. Cosa consigli loro per tagliare il traguardo?

Tre consigli: Scrivere. Scrivere. Scrivere.




15. Per concludere, ecco che faccio la classica domanda finale: progetti per il futuro?


Di tanto in tanto dò una mano a qualche giovane autore.
Ora sto scrivendo per un canadese di Toronto che ha avuto una buona idea di fantascienza.
Ma la gran parte del futuro ce l'ho ormai alle spalle...
Sono tornato al Centro Sperimentale di Cinematografia, qui a Roma, dove vissi come studente dal 1955 al 1957 diplomandomi, per ritirare i film che ho scritto portati su DVD e, vedendo che ho una lista di 117 film, mi han detto:

" E' andata bene, eh?".
"Sì - ho risposto - ma è andata..."

 

 

SOGNIHORROR.COM

ringrazia Ernesto Gastaldi per la sua preziosa disponibilità e collaborazione.

23/10/2009