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in questa sezione Matteo Mancini, per i lettori di Sognihorror.com
ha recensito il Volume "Nero Dentro" e intervistato l'autore
Giancarlo Ferraris
NERO DENTRO

di Giancarlo Ferraris

IL VOLUME
Autore :
Giancarlo Ferraris
Anno di uscita: 2008
Casa
editrice: Prospettivaeditrice
Pagine: 104.
Prezzo: 10.00 euro.
INTRODUZIONE DELL'AUTORE
Il nero è il nostro
colore.
È la follia, che
vive nascosta dentro di noi e che può esplodere, incontrollata, da un
momento all’altro.
È la paura, che
dimora nella mente e nel cuore e che, poco alla volta, si ingigantisce
travolgendoci fino ad annientarci.
È il mistero, che
con le sue spire fredde e silenziose ci avvolge trasformando i nostri
giorni in notti e le nostre notti in tenebre.
In questi 15
racconti, che pure contengono personaggi e storie diversi, i veri
protagonisti sono proprio la follia, la paura e il mistero, che si
manifestano, di volta in volta, in modi differenti: sono atmosfere
pesanti e sinistre, che nascondono minacce fatali; appartengono al
repertorio tradizionale dei fantasmi, dei lupi mannari e dei vampiri;
sono legati a presenze fantomatiche e crudeli, a serial killer dalla
ferocia sanguinaria tanto folle quanto lucida, a case antiche e moderne
con un passato di orrore e di morte o abitate da esseri mostruosi e
terribili; nascono da oggetti di uso quotidiano, apparentemente innocui,
ma che in realtà riservano sorprese mortali, dalla scoperta, atroce e
devastante, di orribili verità nascoste, dall’incontro, drammatico o
anche buffo, con la morte.
Il nero è il nostro
colore.
appartiene a
ciascuno di noi.
È dentro di noi.
RECENSIONE
Il biellese –
trapiantato a Perugia – Giancarlo Ferraris ci propone quindici racconti
che spaziano nel panorama orrorifico classico. Si va da short stories di
due pagine a testi più complessi che raggiungono quindici pagine.
Protagonista
assoluta dell’antologia non è tanto la follia, come l’autore suggerisce
nella sua introduzione, bensì la morte; personificata in un uomo o in
una donna ovvero in un’entità che si trova in luoghi misteriosi.
Prima di scendere in
dettagli, occorre spendere alcune considerazioni di stampo generale.
Giancarlo Ferraris
adotta uno stile molto leggero, riuscendo a farsi leggere con piacere e
senza fatica. In qua e in là, piazza varie pennellate oniriche che non
guastano; anzi sortiscono l’effetto di creare quella giusta atmosfera
che sarebbe lecito attendersi da un racconto fantastico. Trovo che
l’autore abbia avuto il merito di esser stato capace di calare il
lettore nella storia, senza bombardarlo con dialoghi inutili.
Non ci sono
ripetizioni e, dal punto di vista della scelta delle parole, l’edizione
si rivela molto curata. Si segnalano, tuttavia, espressioni che
ritornano in vari racconti (tipo “i cieli screziati” o “fu investito…”),
ma questo non può che essere un lieve difetto (se tale può definirsi)
comune a molti autori (compreso il sottoscritto).
La punteggiatura non
è sempre perfetta, specie in taluni elaborati, con l’effetto di
inceppare i periodi (non che vi siano molti casi, però questo è uno
degli aspetti su cui lo scrittore deve affinarsi). Presenza sistematica
di “d” eufoniche e di qualche avverbio di troppo (in delle frasi ne ho
contati addirittura tre).
Veniamo ora ai
racconti pubblicati. Appare subito chiaro, fin dalle prime pagine, che
Ferraris voglia omaggiare i suoi autori preferiti - sia letterari che
cinematografici. Si assiste così a citazioni che coinvolgono artisti
quali E.A.Poe, Guy de Maupassant, Bran Stoker, implicitamente Robert
Bloch (il racconto “L’uomo che beffò la morte” mi ha fatto
ritornare in mente il famoso “Quel treno per l’inferno”), ma anche
registi (Dario Argento, Charlie Chaplin) e serial killer veramente
esistiti (la contessa Bathory). Purtroppo, in alcuni elaborati, le
citazioni finiscono con l’inondare l’intero testo; col risultato di dar
vita a storie fortemente debitrici rispetto al modello di riferimento.
Gli esempi più palesi, sotto questo punto di vista, sono costituiti da “Il
Volto del Terrore” (riferimenti a “Dracula”), ma soprattutto “Storia
di un incubo” (sorta di “remake” di “William Wilson“ di
E.A.Poe). La scelta, se può far piacere a un affezionato della
letteratura di fine ‘800 - primi ‘900 (come tale è il sottoscritto),
rischia di stuccare coloro che sono assuefatti dalla narrativa
commerciale e che giudicano un racconto con il parametro
dell’originalità. Ferraris, infatti, si dimostra legato alla narrativa
citata e allestisce un campionario di figure classiche. In prima linea,
come già detto, abbiamo la morte - sia nelle vesti di una dama diafana
,che di un traghettatore moderno, o di un commerciante ovvero di un
custode di luoghi misteriosi – a cui si affiancano vampiri tradizionali
(da uccidere con paletti, luce solare e crocefissi), fantasmi
vendicatori, case infestate e demoni.
È evidente un certo
gusto (e interesse) per l’occulto e i misteri che gravitano attorno alla
vita. In altre parole, si cerca di rispondere alla domanda: cosa c’è
oltre la soglia che separa la realtà dall’ignoto, ovvero la vita dalla
morte?
Per individuare dei
difetti, direi che i finali spesso non sono all’altezza di quanto di
buono sia stato scritto in precedenza. Non perché siano scritti male, ma
in quanto – salvo tre-quattro eccezioni – li ho trovati intuibili
(“Mister Lee”, “L’uomo che beffò la morte”, “Sole di Tenebre”) e
talvolta telefonati (“Un taxi nella notte”, “Storia di un incubo”).
Quindi per
concludere, siamo alle prese con un’antologia che piacerà più agli
appassionati di narrativa di fine ‘800 (se può far piacere all’autore,
leggendo questi testi – anche se preferisco un taglio alla H.P.
Lovecraft o alla W.H. Hodgson - mi son trovato a casa e non cederò
l’antologia per nessuna ragione, respingendo le pressioni del “capo”)
che a coloro che sono fans di Stephen King, Joe Lansdale e compagnia.
Veniamo ora ai
singoli racconti. Ad avviso di chi scrive, i due più riusciti sono “Il
Custode dei Silenzi” e “Il dodicesimo cerchio”.
Nel primo, un fantasma - che aleggia in un cimitero – rivela, a un
marito vedovo, i segreti inconfessabili dei cadaveri che sono stati
sepolti nel camposanto. L’uomo scoprirà così una verità, che non avrebbe
mai sospettato, sul conto di sua moglie.
Nel secondo, un
emissario della morte spiega a un individuo il senso dei dodici dischi
neri presenti su un orologio privo di numeri. Ognuno di essi rappresenta
un momento fondamentale della vita di ciascun uomo, il protagonista ne
ha già consumati undici…
Di rilievo un altro
plotoncino di elaborati, tra i quali “Mister Lee”
(incentrato su una cravatta assassina; il nome Lee è un omaggio
all’attore Christopher Lee), “Una donna chiamata M” (un
ragazzo si innamora della morte in persona), “Lui, il Mostro”
(di spessore soprattutto per il background che Ferraris riesce a
dipingere, distribuendo in pochissimi caratteri omaggi a “Profondo
Rosso”, “Psyco” e altro ancora), “Ricordo di uno Spettro”
(un orrore che emerge dal mare, per consumare la sua vendetta) e “Storia
di un Incubo” (versione di “William Wilson” che, forse,
avrebbe beneficiato in misura esponenziale di un epilogo meno
telefonato).
Meno incisivi gli
altri otto racconti. Tra essi, sono forse da salvare “Sole di
Tenebre” (sorta di “Amityville Horror” seppure con profonde
differenze, ma con in comune l’elemento della casa infestata dagli
spiriti di persone assassinate, che fanno pressione sugli umani per
spingerli a commettere delitti della medesima specie), “Quello
strano sorriso rosso” (interessante la prima parte, scivola nel
già visto nella seconda in cui, peraltro, vi sono dialoghi in stile
cinematografico) e “Il volto del terrore” (buonissimo sino
alla conclusione, dove l’autore pare aver perso lo smalto proponendo un
epilogo troppo frettoloso).
Non mi hanno
entusiasmato gli altri cinque, alcuni dei quali – a mio modesto avviso –
affetti da buchi narrativi (mi riferisco a “Un taxi nella notte”
e “Plenilunio a carnevale”) o troppo banali (“L’uomo
che beffò la morte”).
In conclusione, un
prodotto più che sufficiente che aiuterà Ferraris a crescere. Confermato
nella mia “biblioteca del brivido”.
NOTE
SULL'AUTORE
Giancarlo Ferraris
(Biella, 1965) vive, da sempre, nella provincia di Perugia, città dove
ha compiuto gli studi superiori ed universitari e dove, attualmente,
lavora. Collaboratore, per alcuni anni, con il settimanale umbro La
Voce, dal 1997 collabora, come responsabile logistica e prodotti,
con la Sifa S.r.l., società operante, in ambito locale,
nei settori dell’editoria e della comunicazione. Nel tempo libero si
dedica alla lettura della narrativa italiana e straniera ed alla stesura
di racconti afferenti ai generi fantasy, horror e noir. Nel 2003 il suo
racconto Solo per una volta è stato pubblicato nel
settimanale La Provincia, supplemento del quotidiano Corriere
dell’Umbria; nel 2004 il suo racconto Un tempo
tutto per noi ha ottenuto una menzione speciale nell’ambito del
Terzo Premio Letterario Nazionale Rocca Flea di Gualdo Tadino;
nel 2006 il suo racconto Lui, il mostro è giunto terzo
alla Terza Edizione del Concorso Letterario Roma Noir; nel
2008 ha pubblicato con Prospettivaeditrice, Nero
dentro, raccolta di 15 racconti che ripercorrono gli enigmi
della letteratura horror.
recensione a cura di
Matteo Mancini
sognihorror.com
intervista
Giancarlo Ferraris autore di Nero dentro
Il sito
sognihorror.com ha il piacere di intervistare Giancarlo Ferraris,
scrittore residente a Perugia e autore dell’antologia Nero dentro,
pubblicata negli scorsi mesi dalla Prospettivaeditrice
e recensita nelle nostre pagine.
1) Come
nasce la sua passione per la scrittura creativa?
Ho sempre avuto, fin da bambino, il culto del libro e della
scrittura. Negli anni della scuola, dopo aver studiato, mi dilettavo a
leggere libri di letteratura e di storia e a scrivere piccole
composizioni letterarie nelle quali mi immaginavo protagonista di eventi
del passato realmente accaduti o di avventure in mondi fantastici.
Questo culto, questa passione è continuata negli anni successivi e credo
proprio che non mi abbandonerà mai.
2) Ci
sono degli autori, in particolare, con i quali si sente, più o meno,
debitore?
Ce ne sono. Sicuramente l’immancabile Edgar Allan Poe, Howard
Phillips Lovecraft, anche se in modo minore, Bram Stoker, il creatore di
Dracula il vampiro e Guy de Maupassant, autore di numerosi racconti
horror che considero dei veri e propri capolavori. Tra i registi il
nostro Dario Argento, l’inglese Terence Fisher della mitica Hammer e
l’americano Roger Corman. Non mancano i pittori:
Fuessli,
Böcklin,
Hopper. Devo però dire che la fonte principale di ispirazione è
costituita dai sogni, dagli incubi che faccio non solo di notte, ma
anche di giorno: sono, infatti, convinto che l’uomo abbia bisogno di
sognare, soprattutto quando non dorme, e che troppa realtà faccia male.
Arricchisco poi le mie esperienze oniriche utilizzando l’immaginazione
ed attingendo a opere della letteratura, a tradizioni popolari, a film,
ai telemystery italiani degli anni Settanta, persino a fatti comuni
della vita quotidiana rivissuti però in chiave horror.
3) Noto
nei suoi testi, specie in Lui, il mostro, un certo talento per il
noir; preferisce scrivere narrativa fantastica o noir?
Ritengo il noir un genere molto difficile da praticare perché
bisogna saper conciliare elementi razionali con elementi emotivi oltre a
rappresentare concretamente la realtà. Il racconto Lui, il mostro,
è nato occasionalmente e resterà, forse, un caso isolato nella mia
attività di scrittore. Nel fantastico, in particolare nell’horror, non
ci sono invece confini e la fantasia può spaziare liberamente: ogni
persona, ogni cosa, ogni evento possono essere o diventare horror.
4)
Racconto o romanzo, con quale dei due “formati” si sente più a suo agio?
Non escludo, a priori, di scrivere in futuro un romanzo, ma il
racconto è il formato narrativo che preferisco perché permette di
condensare, in un numero contenuto di pagine, storie ed emozioni dal
punto di vista narrativo gestibili e compiute oltre al fatto che i
sogni, gli incubi di cui dicevo prima sono sempre piuttosto brevi. C’è
poi anche un’altra considerazione: il lettore, sempre di più, sembra
gradire letture da fare in tempi brevi.
5) Come
nasce un’opera di Giancarlo Ferraris? Segue un impulso improvviso o
prepara scalette in base alle quali sviluppa il soggetto?
Parto sempre da un’idea informe, eppure a suo modo definita,
che sviluppo progressivamente con o senza l’aiuto delle scalette, a
seconda dei casi. L’utilizzo di queste ultime avviene perlopiù
all’interno di singoli passaggi presenti nei pezzi che scrivo, quando
ritengo necessario evidenziare taluni particolari che reputo importanti.
Non bisogna mai dimenticare che ogni opera di fantasia, dalla più
modesta alla più grande, è tale perché contiene dei particolari.
6) Dalla
lettura dei suoi testi emerge, a mio avviso, una sicura passione per
l’ignoto. Orbene, tale interesse si limita solo alla narrativa o si
estende oltre?
L’interesse che ho per l’ignoto è puramente letterario. Nulla
di più.
7) Cosa
pensa della narrativa fantastica “underground” italiana? Il gap con gli
scrittori professionisti è poi così incolmabile?
La narrativa fantastica “underground” è un mondo incredibile,
da scoprire e da valorizzare, ma con attenzione. Credo che questo sia un
buon modo per colmare il divario, comunque esistente (è inevitabile),
tra chi scrive “per passione” e chi lo fa “per lavoro”.
8) Crede
che siano utili, per permettere a un giovane autore di emergere, i
concorsi di narrativa organizzati via Internet o sarebbe opportuno
migliorare qualcosa e, in tal caso, che cosa?
I concorsi letterari, compresi quelli promossi via Internet,
sono sempre un banco di prova importante ed interessante per chi scrive;
è però opportuno, logicamente, che essi vengano organizzati con serietà
e con passione.
9) A
parte racconti inseriti in antologie di autori vari, Nero dentro
è la sua prima pubblicazione su carta stampata?
Nero dentro
è la mia prima pubblicazione su carta stampata che dovrebbe - uso il
condizionale per prudenza - far parte di una trilogia: tre raccolte di
racconti horror accomunati, oltre che dai temi propri del genere, dai
titoli ciascuno dei quali contiene o fa riferimento implicito ad un
colore: il nero.
10 )
Com’ è nata l’idea di realizzare un’antologia dedicata all’iconografia
tradizionale del terrore?
Sono sempre stato affascinato, fin da bambino, oltre che dalle
storie di fantasmi e dalle case infestate, dai mostri di origine
letteraria e cinematografica quali
Frankenstein,
Dracula, Il Fantasma dell’Opera, L’Uomo Lupo, La
Mummia: personaggi tragici e solitari, che io chiamo “eroi al
contrario”, che sconvolgono l’ordine delle cose, che vivono fino in
fondo la loro drammatica esistenza, che determinano paura e odio, ma
che, tuttavia, ci attirano proprio in virtù della loro ripugnanza (il
paradosso dell’horror) e che quando vengono annientati suscitano in noi
quasi un vuoto, un senso di delusione, di amarezza.
11) Nei
suoi racconti compaiono svariate citazioni, sia a maestri della
letteratura, che del cinema. Non credo che ciò sia dovuto a una carenza
di originalità (come suggerito da qualche “critico”), ma a un
qualcos’altro. Che mi dice al riguardo?
Alla domanda “Si possono interpretare liberamente i classici?”
Bertolt Brecht rispondeva: “Certamente! Basta esserne capaci”. Senza
scomodare un grande come Bertolt Brecht posso dirle che le citazioni
letterarie e cinematografiche presenti nei miei racconti non sono
maldestri tentativi di interpretare liberamente o di imitare (qualcuno
potrebbe dire copiare) i grandi autori, ma soltanto omaggi che tributo a
loro. D’altra parte sarebbe, forse, impossibile, scrivere qualsiasi cosa
senza ispirarsi, anche in maniera inconsapevole, a qualche aspetto delle
opere dei maestri della letteratura e, nell’ambito dell’horror, anche a
personaggi e storie delle opere dei maestri di questo genere
cinematografico.
12)
Quali racconti, tra quelli raccolti in Nero dentro, ricorda con
maggior piacere e perché?
Ho un ricordo piacevole di tutti i racconti,
indifferentemente. Anche adesso rammento le emozioni che provavo quando
li scrivevo. Ma se proprio devo citarne uno, non posso non ricordare
Il dodicesimo cerchio: in questo breve racconto un
ambasciatore della Morte illustra al protagonista il significato dei
dodici cerchi neri presenti su un orologio senza numeri: ogni cerchio
mostra un momento fondamentale della vita del protagonista medesimo, il
quale ne ha già trascorsi undici… Ho scritto questo racconto in un tempo
molto breve, con una vecchia penna stilografica, alla luce di un
candelabro, imitando con ciò lo scrittore del film La casa delle
ombre lunghe, il quale scommette con il suo editore di essere in
grado di scrivere un romanzo in sole ventiquattro ore alla luce di una
candela, in un vecchio e tenebroso maniero del Galles.
13) In
che lasso di tempo sono stati scritti i racconti? Mi spiego meglio: sono
tutti di recente stesura o alcuni hanno avuto una genesi più remota?
La stesura di Nero dentro è iniziata nel 2003 ed
è terminata nel 2005: due anni di lavoro, che si è però svolto soltanto
ed esclusivamente nei fine settimana; adoro scrivere il sabato e la
domenica, soprattutto di sera.
14)
Progetti per il futuro?
Spero di riuscire a scrivere le altre due raccolte di racconti
a cui accennavo prima.
15) Ci
dica un motivo per cui un potenziale acquirente dovrebbe acquistare
Nero dentro.
Penso che Nero dentro possa regalare al lettore
un tuffo nell’horror vecchio stile e far ritrovare, soprattutto in
taluni racconti, quelle “innocenti e magiche” paure dell’infanzia che,
talvolta, sopravvivono, inconsciamente e “piacevolmente”, negli adulti.
Un caloroso ringraziamento da parte della redazione di
sognihorror.com per la cortese disponibilità prestata e un augurio
per le sue prossime produzioni.
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intervista a cura di
Matteo Mancini
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