LE INTERVISTE DI

 

 
  [Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  
 
ELENCO CONTATTI  

IMPORTANTE

Per inviare il vostro materiale, proporre scambio banner o per semplici informazioni scrivete a :

info@sognihorror.com

leleopc@gmail.com

REGOLAMENTO

 

INTERVISTA A MICHELE MEDDA

 

SOGNIHORROR.COM

Sognihorror.com è un sito che intende dare la possibilità a diversi scrittori, sceneggiatori, disegnatori e registi emergenti di farsi notare con le loro opere. L'intervista al Michele Medda, intende scoprire in che modo, il noto scrittore e sceneggiatore è entrato con pieno merito nel mondo letterario creando numersi personaggi dei Fumetti tra cui Legs Weaver, Nathan Never e tanti altri ancora!

 

MICHELE MEDDA

 

sito web di Michele Medda

www.michelemedda.com

 

 

- INTERVISTA -

 

    Classica domanda di rito: chi è Michele Medda? 

Uno che inventa storie da vent'anni. Per lavoro. 


     

    Come e quando è nata la tua passione in qualità di sceneggiatore?

Di solito si scrive perché si ama leggere. La mia generazione è cresciuta con tanti ottimi fumetti, quindi provare a scriverli, dopo averne letti tanti, è stato abbastanza normale.  
 

 

    Per dare vita a un personaggio, prima scrivi le sue caratteristiche, oppure lo realizzi graficamente dando informazioni al disegnatore circa l'aspetto da attribuirgli? 

Se parliamo del protagonista, nelle serie Bonelli quasi sempre lo sceneggiatore è autore unico, quindi il disegnatore esegue le sue istruzioni per elaborare l'aspetto dell'eroe. Per quanto riguarda invece i personaggi di ogni singola storia, non c'è una regola fissa. Lo sceneggiatore dà indicazioni di massima, e il disegnatore è abbastanza libero nell'interpretazione.  
 

 

    Sei creatore dei personaggi Nathan Never, Legs Weaver e ora della miniserie Caravan. Con quale, tra questi tuoi figli, ti senti più legato, e perché? 

Logicamente sento più vicini i personaggi di Caravan, perché è una serie completamente mia. Ma Nathan Never è parte della mia vita da tanto tempo, e Legs mi manca come se fosse un'amica che non vedo dai tempi del liceo.  
 

 

    Hai scritto avventure anche per altri personaggi quali Dylan Dog, Tex, Nick Raider, Martin Mystère e Zona X. Come riesci a spaziare su tanti generi? 

In realtà non sono uno di quegli autori eclettici come Tito Faraci, che riescono a scrivere veramente di tutto. Per esempio, adoro Martin Mystère, ma come autore lo sento fuori dalle mie corde, non riuscirei a scriverlo con l'humour che ci mette Castelli. E certamente non scriverei Diabolik, che non amo affatto. Non scrivo personaggi che sento distanti, perché non credo che farei un buon lavoro. Certo, mi rendo conto che la mia è la situazione di un autore che ha una certa “anzianità di servizio” e può scegliere cosa scrivere. Non sempre è possibile. 
 

 

    Il sito Sognihorror.com tratta il tema horror a 360°, puoi raccontarci a cosa ti ispiri per scrivere una storia di Dylan Dog? Prendi spunto da qualche film o opera narrativa di genere, oppure ti affidi alla fantasia? 

Guardando in retrospettiva alle mie storie di Dylan Dog, credo che non siano horror, ma favole un po' macabre. Ci sono storie di ispirazione letteraria come La prigione di carta e Il battito del tempo, e altre che nascono da spunti realistici, come La legge della giungla e Vittime designate. Queste ultime sono thriller con una venatura sovrannaturale, ma sono basate su certi aspetti - spiacevoli - del vivere quotidiano.   
 

 

    L'ultima tua storia di Dylan Dog è stata recentemente pubblicata in tutte le edicole:”Il giorno del licantropo”, questo il titolo dell'albo. Da dove è nata l'idea di realizzare quell'avventura. Hai trovato qualche difficoltà particolare nello sviluppo della storia? 

Escludendo le storie scritte con Serra e Vigna, credo che sia la mia prima storia di Dylan Dog che prende uno spunto dal cinema. Ci sono vari film sul tema del “giorno che si ripete”. Il problema era distanziarsi dal modello più noto, che è Ricomincio da capo. Ecco perché nella mia storia ho dato una motivazione precisa alla ripetizione di quel determinato giorno, e quella motivazione si intreccia tematicamente con le storie degli abitanti del paesino di Everworth. Alla fine credo che sia venuta fuori una storia molto “dylandoghiana” sul tema del tempo che ci consuma, anche grazie al fantastico lavoro di Angelo Stano nella caratterizzazione dei personaggi.  
 

     

    Passiamo ora a parlare della miniserie Caravan. Quando e in che occasione è nata l'idea di realizzare questo romanzo a fumetti? E, soprattutto, per quale motivo hai deciso di realizzare una miniserie autoconclusiva di soli 12 numeri? 

Ho già raccontato che l'idea di Caravan è nata da un errore. Avevo frainteso una canzone di Springsteen pensando che parlasse di una famiglia in fuga da un olocausto nucleare o qualcosa del genere. Quindi ho cominciato a rimuginare su questa idea, fino ad arrivare a concepire l'idea di un'intera città in fuga. Quanto alla durata della serie, ho deciso di farla di 12 episodi perché non c'è da dipanare un intreccio avventuroso molto complesso, e non mi era permesso scendere al di sotto di quella durata. Fosse dipeso da me, l'avrei fatta durare anche meno, diciamo 10 numeri. 
 

 

    L'inizio di “Caravan” ha qualcosa di misterioso, fantascientifico, ricorda un po' “indipendence day” e “la guerra dei mondi”, è solo una mia impressione, oppure hai preso spunto da questi film? 

Capisco che l'associazione sia quasi automatica, ma Caravan non si ispira a nessun film in particolare. 
 

     

    Come indicato nella presentazione di questo nuovo fumetto è riportato che Caravan inizia con l'irrompere del mistero/fantascientifico, ma termina con tutt'altro. Qual è il genere di appartenenza di Caravan? 

Caravan non è un fumetto “di genere”, molto semplicemente. Ha una struttura più da romanzo. Certo, mi rendo conto che è anomala rispetto a tutte le altre mini-serie, e forse rispetto all'intera produzione della casa editrice.  
 

 

    Siamo ora a metà della serie di Caravan, i lettori avranno espresso le loro opinioni su questo nuovo fumetto. In media, quali sono state le impressioni al riguardo di questa miniserie? Personalmente la considero eccezionale, originale e intrigante. 

Ti ringrazio. Caravan è stata accolta in modi molto diversi. Mi è valsa il premio Gran Guinigi a Lucca Comics 2009, ma i lettori più tradizionali, quelli che cercano la struttura del racconto avventuroso e proprio per questo amano i fumetti seriali, si sono trovati disorientati. Aspettano la risposta al mistero delle nuvole, che ovviamente non è il fulcro della storia né il suo obiettivo. In base ai riscontri che ho avuto direi che Caravan attrae un altro pubblico: quello dei lettori di fumetti non seriali e quello dei lettori di romanzi che di solito non leggono fumetti. 
 

        

         Per concludere ecco la classica domanda: progetti per il futuro? 
 

Un'altra mini-serie, spero in tempi più brevi dei tre anni necessari per Caravan. E questa volta “di genere”.

 

 

SOGNIHORROR.COM

ringrazia Michele Medda per la sua preziosa disponibilità e collaborazione.

3/12/2009