Uno che inventa storie da vent'anni. Per
lavoro.
Di solito si scrive perché si ama
leggere. La mia generazione è cresciuta
con tanti ottimi fumetti, quindi provare
a scriverli, dopo averne letti tanti, è
stato abbastanza normale.
Per dare vita a un personaggio,
prima scrivi le sue caratteristiche,
oppure lo realizzi graficamente
dando informazioni al disegnatore
circa l'aspetto da attribuirgli?
Se parliamo del protagonista, nelle
serie Bonelli quasi sempre lo
sceneggiatore è autore unico, quindi il
disegnatore esegue le sue istruzioni per
elaborare l'aspetto dell'eroe. Per
quanto riguarda invece i personaggi di
ogni singola storia, non c'è una regola
fissa. Lo sceneggiatore dà indicazioni
di massima, e il disegnatore è
abbastanza libero nell'interpretazione.
Sei creatore dei personaggi
Nathan Never, Legs Weaver
e ora della miniserie Caravan.
Con quale, tra questi tuoi figli, ti
senti più legato, e perché?
Logicamente sento più vicini i
personaggi di Caravan, perché è una
serie completamente mia. Ma Nathan Never
è parte della mia vita da tanto tempo, e
Legs mi manca come se fosse un'amica che
non vedo dai tempi del liceo.
Hai scritto avventure anche per
altri personaggi quali Dylan Dog,
Tex, Nick Raider,
Martin Mystère e Zona X.
Come riesci a spaziare su tanti
generi?
In realtà non sono uno di quegli
autori eclettici come Tito Faraci, che
riescono a scrivere veramente di tutto.
Per esempio, adoro Martin Mystère, ma
come autore lo sento fuori dalle mie
corde, non riuscirei a scriverlo con
l'humour che ci mette Castelli. E
certamente non scriverei Diabolik, che
non amo affatto. Non scrivo personaggi
che sento distanti, perché non credo che
farei un buon lavoro. Certo, mi rendo
conto che la mia è la situazione di un
autore che ha una certa “anzianità di
servizio” e può scegliere cosa scrivere.
Non sempre è possibile.
Il sito Sognihorror.com tratta il
tema horror a 360°, puoi raccontarci
a cosa ti ispiri per scrivere una
storia di Dylan Dog? Prendi
spunto da qualche film o opera
narrativa di genere, oppure ti
affidi alla fantasia?
Guardando in retrospettiva alle mie
storie di Dylan Dog, credo che non siano
horror, ma favole un po' macabre. Ci
sono storie di ispirazione letteraria
come La prigione di carta e Il battito
del tempo, e altre che nascono da spunti
realistici, come La legge della giungla
e Vittime designate. Queste ultime sono
thriller con una venatura
sovrannaturale, ma sono basate su certi
aspetti - spiacevoli - del vivere
quotidiano.
L'ultima tua storia di Dylan Dog
è stata recentemente pubblicata in
tutte le edicole:”Il giorno del
licantropo”, questo il titolo
dell'albo. Da dove è nata l'idea di
realizzare quell'avventura. Hai
trovato qualche difficoltà
particolare nello sviluppo della
storia?
Escludendo le storie scritte con
Serra e Vigna, credo che sia la mia
prima storia di Dylan Dog che prende uno
spunto dal cinema. Ci sono vari film sul
tema del “giorno che si ripete”. Il
problema era distanziarsi dal modello
più noto, che è Ricomincio da capo. Ecco
perché nella mia storia ho dato una
motivazione precisa alla ripetizione di
quel determinato giorno, e quella
motivazione si intreccia tematicamente
con le storie degli abitanti del paesino
di Everworth. Alla fine credo che sia
venuta fuori una storia molto
“dylandoghiana” sul tema del tempo che
ci consuma, anche grazie al fantastico
lavoro di Angelo Stano nella
caratterizzazione dei personaggi.
Passiamo ora a parlare della
miniserie Caravan. Quando e
in che occasione è nata l'idea di
realizzare questo romanzo a fumetti?
E, soprattutto, per quale motivo hai
deciso di realizzare una miniserie
autoconclusiva di soli 12 numeri?
Ho già raccontato che l'idea di
Caravan è nata da un errore. Avevo
frainteso una canzone di Springsteen
pensando che parlasse di una famiglia in
fuga da un olocausto nucleare o qualcosa
del genere. Quindi ho cominciato a
rimuginare su questa idea, fino ad
arrivare a concepire l'idea di un'intera
città in fuga. Quanto alla durata della
serie, ho deciso di farla di 12 episodi
perché non c'è da dipanare un intreccio
avventuroso molto complesso, e non mi
era permesso scendere al di sotto di
quella durata. Fosse dipeso da me,
l'avrei fatta durare anche meno, diciamo
10 numeri.
L'inizio di “Caravan” ha qualcosa di
misterioso, fantascientifico,
ricorda un po' “indipendence day” e
“la guerra dei mondi”, è solo una
mia impressione, oppure hai preso
spunto da questi film?
Capisco che l'associazione sia quasi
automatica, ma Caravan non si ispira a
nessun film in particolare.
Come indicato nella presentazione di
questo nuovo fumetto è riportato che
Caravan inizia con
l'irrompere del
mistero/fantascientifico, ma termina
con tutt'altro. Qual è il genere di
appartenenza di Caravan?
Caravan non è un fumetto “di genere”,
molto semplicemente. Ha una struttura
più da romanzo. Certo, mi rendo conto
che è anomala rispetto a tutte le altre
mini-serie, e forse rispetto all'intera
produzione della casa editrice.
Siamo ora a metà della serie di
Caravan, i lettori avranno
espresso le loro opinioni su questo
nuovo fumetto. In media, quali sono
state le impressioni al riguardo di
questa miniserie? Personalmente la
considero eccezionale, originale e
intrigante.
Ti ringrazio. Caravan è stata accolta
in modi molto diversi. Mi è valsa il
premio Gran Guinigi a Lucca Comics 2009,
ma i lettori più tradizionali, quelli
che cercano la struttura del racconto
avventuroso e proprio per questo amano i
fumetti seriali, si sono trovati
disorientati. Aspettano la risposta al
mistero delle nuvole, che ovviamente non
è il fulcro della storia né il suo
obiettivo. In base ai riscontri che ho
avuto direi che Caravan attrae un altro
pubblico: quello dei lettori di fumetti
non seriali e quello dei lettori di
romanzi che di solito non leggono
fumetti.
Per concludere ecco la classica domanda:
progetti per il futuro?
Un'altra mini-serie, spero in tempi
più brevi dei tre anni necessari per
Caravan. E questa volta “di genere”.