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INTERVISTA A STEFANO SIMONE

 

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è orgoglioso di proporvi l'intervista a Stefano Simone, un regista emergente.

Personalmente, sino ad ora ho avuto occasione di visionare alcuni suoi lavori, e devo dire che sono rimasto estremamente sorpreso dalla sua bravura!

 

 

STEFANO SIMONE

- BIOGRAFIA -

 

Stefano Simone nasce a Manfredonia (FG) il 09/02/1986. Sin da piccolo si appassiona al cinema e comincia a scrivere sceneggiature, tutte caratterizzate dal minimo comun denominatore del thriller. A 13 anni, insieme ai suoi amici, realizza il primo cortometraggio, “Il delitto di classe” (1999), a cui fanno seguito “Fear-Paura” (2000), “Madre delle Tenebre” (2001),  e “Gli occhi del teschio” (2001).

Nel 2005 realizza il corto “Il gatto nero dalle grinfie di sciabola”, portato come tesi agli esami di maturità. Seguono “Istinto Omicida” (2006), “Infatuazione” (2006) e “L’uomo vestito di nero” (2007) e “Lo Storpio” (2007). Per la fine di aprile è prevista l’uscita del suo nuovo corto, un noir metropolitano con venature thriller.

Attualmente vive a Torino, dove ha frequentato il corso di cinema all’Istituto “Fellini”, conseguendo il diploma di “Operatore della Comunicazione Visiva”.

 

 

STEFANO SIMONE

- FILMOGRAFIA -

 

  • Il delitto di classe (1999)

  • Fear - Paura (2000)

  • Madre delle tenebre (2001)

  • Gli occhi del teschio (2001)

  • Il gatto nero dalle grinfie di sciabola (2005)

  • Istinto omicida (2006)

  • Infatuazione (2006)

  • L'uomo vestito di nero (2007)

  • Lo storpio (2007)

  • Contratto per vendetta (2008)

 

 

STEFANO SIMONE

- INTERVISTA -

 

  • Stefano Simone parlaci un po’ di te…

Sinteticamente: sono un ragazzo che ha sempre avuto diverse passioni; tra tutte, calcio e cinema. Sin da bambino, ho sempre militato in varie squadrette, giocando come portiere. Sino ai 17-18 giocare in serie A era il mio obiettivo principale ma, per ovvi motivi, sapevo benissimo che si trattava di un sogno proibito, anche perché sono alto quasi 180 cm e per giocare a certi livelli devi necessariamente superare minimo l’1,85 (a meno che non sei un fenomeno!). Così ho sempre considerato il calcio solo come un puro divertimento.

Passando al versante cinematografico, già in età adolescenziale l’arte delle immagini in movimento ha sempre avuto su di me un fascino particolare; infatti, a soli 13 anni, ho realizzato il mio primo filmetto, un giallo intitolato “Il delitto di classe”. Decisi di coltivare sempre più a fondo questa passione, realizzando diversi cortometraggi di stampo thriller-horror con una “Grundig” analogica regalatami in occasione della Prima Comunione. Non essendoci una scuola di cinema nel mio paese, mi iscrissi all’Istituto “Roncalli”, frequentando “mooolto volentieri” il liceo Socio-Psico-Pedagogico (per saperne di più chiedete ai miei professori). Dopo il Diploma, mi sono trasferito a Torino per studiare cinema all’Istituto “Fellini”, conseguendo l’attestato di “Operatore della Comunicazione Visiva”.

  • Quando e in che occasione le tue idee di regista sono nate?

Come ho sempre risposto a tutti quelli che in precedenza mi hanno fatto questa domanda, il primo regista che ho conosciuto e che mi ha fatto amare il cinema è stato Steven Spielberg; personalmente, lo considero anche il miglior cineasta del mondo. All’età di 8 anni rimasi letteralmente folgorato dalla visione di capolavori come “Indiana Jones e il tempio maledetto” e “Lo squalo”, soprattutto per il modo in cui erano raccontate le rispettive vicende. Guardando questi due film capii che dietro la macchina da presa c’era qualcuno che organizzava, dava ordini, muoveva attori e macchina da presa, al fine di tenere incollato lo spettatore: è stato da questo momento che ho voluto intraprendere la carriera da regista cinematografico.

  • Generalmente i tuoi lavori seguono una strada a metà tra il genere horror e thriller, tra i due, quale prediligi?

Sicuramente il thriller è il genere in cui mi sono sempre cimentato di più, ma non per questo lo prediligo all’horror. Se dovessi scegliere non saprei darti una risposta precisa; però posso affermare che per quanto riguarda l’horror, essendo un genere meno variegato del thriller e, soprattutto, essendo stato anche più (bis)trattato, a mio parere da diversi anni si stenta a trovare una pellicola particolarmente originale e coinvolgente, a parte ovviamente alcune eccezioni.

  • Dove trai spunto per sviluppare i tuoi lavori?

Spesso all’origine c’è un’opera letteraria, anche se poi apporto ovviamente diverse modifiche. Alcune volte traggo spunto anche dalla realtà quotidiana; infatti, per creare una buona storia, non è sempre necessario fantasticare con la propria fantasia… basta guardarsi intorno…

  • In che modo selezioni per i tuoi attori?

Non faccio mai casting o prove; certe volte mi rivolgo a conoscenti, altre volte se ne occupa il direttore di produzione in questione; mi è anche capitato di fermare la gente per strada!… Dipende, non ho un modo preciso, basti dire che in certi casi la scelta degli attori è avvenuta a riprese iniziate…

  • Saresti disposto a spiegarci come realizzi una sceneggiatura, e come dai luce ad un film completo?

Come ho già accennato, in genere c’è sempre un’opera letteraria all’origine del soggetto. Tengo a precisare che passa sempre del tempo dalla lettura del racconto alla prima stesura, in modo che le cose superflue vadano via da sole e restino solo le parti interessanti della storia. Dopo di che, scrivo la sceneggiatura e la sottopongo a diverse consulenze. Una volta constatato che la storia funzioni, stendo la cosiddetta “sceneggiatura tecnica” o, più correttamente, “shooting script”, pianificando così tutte le inquadrature e il montaggio. Nell’ultimo film “Contratto per vendetta”, in determinate scene, ho utilizzato anche degli storyboard. Infatti, io giro già “premontato” e non voglio mai fare un’inquadratura di troppo, principalmente per due motivi: primo, non mi piace assolutamente perder tempo. Secondo, un regista deve saper individuare subito il punto di vista dell’inquadratura e il piano di ripresa che in quel preciso momento favoriscono lo sviluppo della narrazione e non girare tantissime inquadrature per poi scegliere quella che sembra più appropriata in fase di montaggio. Ovviamente, in casi particolari, tipo scene di lotta, inseguimenti o cose del genere, conviene fare delle riprese di riserva, ma scegliendole sempre con criterio.

  • Hai mai pensato di girare un film sugli zombi?

A dire il vero ho un’idea, ma la storia è ancora da sviluppare. Non voglio dire molto, accenno solo che si tratta di un virus che attacca il sistema nervoso degli uomini, costringendoli a nutrirsi di carne umana!... Altro non aggiungo. Una cosa è certa: non vi sarà nessun riferimento ai “morti viventi” del grande Romero.

  • Tra le opere da te sviluppate, qual è la tua preferita?

Indubbiamente “Contratto per vendetta”.

  • In genere come vengono giudicati i tuoi lavori?

Per fortuna fino ad ora sono stati sempre abbastanza apprezzati; è ovvio che, trattandosi di film non destinati ad un pubblico vasto, ad alcuni spettatori possano non piacere. Ma è sempre una questione di gusti…

  • Attualmente a cosa ti stai dedicando e qual è il sogno che vorresti trasformare in realtà?

Attualmente sto preparando il prossimo cortometraggio e, soprattutto, sto impostando la sceneggiatura di un lungometraggio… Ma di questo lavoro ne riparliamo più avanti… Il sogno che vorrei trasformare in realtà? Semplice, diventare un famoso regista, raccontare storie per mezzo delle immagini, “spaventare” lo spettatore, “giocare” con la macchina da presa…

 

STEFANO SIMONE

- FOTO-GALLERY -

 

 

 

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ringrazia Stefano Simone per la sua disponibilità.

 

 

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