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IL NATALE DEI DEBOLI 

- di Giorgia Mus -

 

In silenzio, protetto dall’ombra, fissava tutta quella gente che entrava in Chiesa. Ogni tanto lanciava un’occhiata verso il cielo. C’erano pochissime stelle. Si stava annuvolando. Le campane della grande Casa del Signore rintoccarono per dodici volte…il Natale era iniziato.

 Era iniziato il Natale, i cui dodici rintocchi avrebbero segnato l’inizio della spaventosa festa…piombando nella sacra Casa del Signore, invase di fumo metafisico tutte le navate sciogliendo come cera i solenni monumenti di marmo bianco dedicati ai santi…dalle profondità della Chiesa, un urlo disumano si levò straziando d’orrore le orecchie dei fedeli sconcertati; mentre i sacri paramenti presero fuoco in una vampata ad invadere le alte cupole, l’altare si oscurò di densa nebbia fuligginosa…il cane, piccolo e magro, si portò in prossimità della calca di gente assiepata al portone serrato. Le urla di terrore e i pianti disperati dei bambini, calarono di  intensità alla vista della bestiola inoffensiva e la prima bimba porse fiduciosa la sua mano…

 

 (prologo)

…A balzi desolati arrivò come sperava poco distante dal retro del ristorante cinese, spaventato dal suo stesso affanno ed esasperato dal ticchettio ritmato e strascicato delle sue zampe ossute. Dopo poco, un ometto grasso e unto gettò nel bidone dei rifiuti gli avanzi della giornata, inseguendolo per un breve tratto con l’intento di dargli una pedata se possibile mortale, in modo da eliminare per sempre da quel fetido vicolo almeno una delle bestie che infestavano il quartiere. Il cane abbandonato si nascose per un attimo sino a ritrovarsi solo, al buio, e libero di rovistare tra i rimasugli di cibo fritto e maleodorante. Quell’anno era per lui così fredda e solitaria la vigilia di Natale, da quando i suoi padroni l’avevano lasciato solo si ritrovava molto spesso a frugare disperato nel fango delle strade poco trafficate per sopravvivere al desidero di morire. Talvolta trovava un ratto che lo sfamava e rimetteva in forze, sovente si cibava di carne putrida, una notte mangiò un’intera scarpa vecchia.

Mille stelle cadenti tra alti palazzi e alberi luminosi sulle strade invase di gente, berretti rossi su floridi nonni barbuti e scatole colorate stracolme di giochi e oggetti di lusso.

…mentre lui zoppicava, dolorante e straziato nella carne e nel cuore.

Quella stessa notte che sarebbe stata, per sua speranza, l’ultima, si protesse dal caos natalizio riparandosi dietro una macchina rubata e ormai inutilizzabile nascosta nel vicolo; rannicchiandosi su se stesso nascose il muso tra le zampe e la magra spalla, serrando le palpebre fece la sua ultima preghiera di morte eterna…sino a quando il filo invisibile che trascina la veglia nel sonno più profondo lo tirò su di scatto, come una molla il suo istinto animale gli rizzò le orecchie tendendogli la schiena e facendolo rabbrividire.

I suoi occhi brillarono, acquosi e insanguinati, mentre un bambino avvolto da nuvola bianca gli si avvicinò. Era piccolo e pareva tenero e dolce, come il suo precedente padroncino, sorridente e con occhi di cucciolo affettuoso. Una manina morbida e piena di promesse gli carezzò la testa…ma un balzo dell’occhio primitivo del cane acchiappò una scintilla..

Una scintilla seguita da altre mille, nere e di fuoco a circondare il bimbo con gli occhi di pozzo e il riso profondo…quel mostro che ancora voleva fargli del male, quel demone che alla morte serena lo voleva strappare!

 

Il povero cane saltò sulla macchina indietreggiando velocissimo sino a cadere nuovamente sull’asfalto, mentre l’essere che poco prima gli tendeva la mano ora assumeva forma indistinta proiettandosi con un battito del suo cuore animale davanti a lui…forma amorfa e umana allo stesso tempo, gli mostrò i bei giorni passati al caldo di una casa accogliente; lacerandogli le fragili ossa con ciclopiche mani gli strizzò il cervello cancellando per sempre i desolati ricordi di vita felice.

Il suo corpo divenne un otre vuoto che, al suono delle campanelle dorate di un Babbo Natale cantilenante oltre la strada, si fuse come burro di pece al suolo sporco e oleoso di quella città divenuta un inferno..

Il vicolo, nel silenzio più assoluto spintonato da risate canti e cornamuse lontane, si riempì di squallida desolazione di forma bestiale; inondando ogni muro, la sensazione nera si concentrò al suolo prendendo forma di malvagio guaito sino a divenire in crescendo un ringhio ininterrotto grondante sangue…il cane si materializzò, bavoso e diabolico, avviandosi lentamente nel pieno possesso della sua immensa forza, verso la grande Chiesa in cui tanti uomini deboli e soli avrebbero celebrato la Santa Messa di Natale.

 

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biografia dell'autore

 

Mi chiamo Giorgia Muscas, sono nata e risiedo in Sardegna, ho 33 anni e un vecchio diploma di ragioneria. Ho alle spalle un corso di laurea nella facoltà di Lettere e Filosofia, fallito e senza prospettive future.

Amo molto leggere e scrivere, ma per tanti anni non ho portato avanti questa mia passione. Ora ho ripreso in mano il mio finto talento, e cerco costantemente di migliorarlo.

Disegnavo e dipingevo perché provengo da una famiglia di artisti del pennello: ho uno zio pittore e scultore con una certa fama in tutta la regione, un padre che modella il ferro e l’acciaio come fosse plastilina creando qualsiasi fiore o animale gli venga chiesto, un fratello che disegna mostri e diavoli con una precisione sorprendente.

Io lo facevo prediligendo il chiaro scuro, ma attualmente la pittura non sta nelle mie priorità. Preferisco scrivere.

Ho lavorato alcuni anni in una grande tipografia del luogo, con l’incarico di impiegata amministrativa, per poi cambiare totalmente lavoro e occuparmi di backoffice in una nota azienda di telecomunicazioni nonché noto provider di servizi internet. Ora sono disoccupata.

So bene che questo non è un curriculum vitae, ma voi mi chiedete una biografia…

Non so bene cosa scrivere perché avrei tanto da dire in verità, ma non credo siano cose inerenti il forum e che vi possano importare…sono fidanzata e convivo col mio compagno da  un anno e mezzo, non sarò mai felice perché sono problematica e inquieta dalla nascita, amo qualsiasi cosa perché mi appassiono in modo folle per poi perdere interesse alla prima avvisaglia di negatività. Mi piace esser trattata con cortesia e gentilezza, non amo l’invadenza la presunzione e gli ordini, sono timida e sensibile ed emotiva ma questo dipende dal mio segno zodiacale credo, sto bene sola e amo la compagnia solo quando vengo rispettata da qualsiasi punto di vista.

Capelli lisci e occhi castani, porto gli occhiali J

Scusatemi, ma credo di aver terminato!