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BUON NATALE THOMAS.

-Vincenzo Abate -

 

In silenzio, protetto dall'ombra fissava tutta quella gente che usciva dalla Chiesa. Ogni tanto lanciava un'occhiata verso il cielo. C'erano pochissime stelle. Si stava annuvolando. Le campane della grande Casa del Signore rintoccarono per dodici volte...il Natale era iniziato...la cosiddetta festa della pace, ma nel cuore di Thomas non c’era traccia di serenità. Avrebbe passato l’ennesimo Natale solitario, sarebbe passato a fare gli auguri ai suoi genitori, e poi si sarebbe chiuso in casa ad osservare le mura; quelle mura che lo stringevano sempre di più in un oblio che durava ormai da troppo tempo.

Passando oltre la Chiesa, notò sul marciapiede opposto un piccolo cane abbandonato, con l’aria davvero malandata. Gli si avvicinò:

«Ciao bello. Sei tutto solo e abbandonato!? Anche io. Coraggio, dobbiamo rassegnarci all’idea di passare un altro maledetto Natale da soli.» la voce di Thomas era priva di qualunque tonalità, fredda, metallica. Il cane si allontanò da lui, intrufolandosi attraverso una recinzione distrutta.

Arrivato all’angolo, si fermò di fronte una piccola libreria. Era rimasto colpito dalla vecchia signora ferma davanti la porta del minuscolo negozio: molto bassa e minuta, ma dava comunque l’idea di una grande vitalità. Aveva però qualcosa di strano. Thomas la guardò dalla testa ai piedi. Aveva una sola scarpa, e l’altro piede era coperto da una calza bucherellata.

“Che tipo.” pensò Thomas, “però, dato che starò da solo in queste festività, quasi quasi entro e mi scelgo un libro. Sarà la mia compagnia in questo periodo.”.

«Signora, mi scusi. Posso entrare a dare un’occhiata?».

«Ma certo, giovanotto. Certo che può entrare.».

All’interno del locale il freddo era più rigido rispetto al di fuori. C’erano solo pochi scaffali, contenenti però un numero abbastanza sorprendente di libri. Sembravano molto vecchi, potevano esserci delle cose davvero interessanti.

«Cosa cerca giovanotto?» ruppe il ghiaccio l’anziana signora.

«Me stesso.» disse istintivamente Thomas con voce triste «Non so, veramente. Vorrei un libro con cui passare la maggior parte del tempo nei prossimi giorni.».

«Deduco che lei passerà il Natale da solo. Sembra assurdo che un ragazzo della sua età passi da solo le feste. Ma non tutto il male vien per nuocere. Un libro può essere un compagno migliore di qualsiasi persona; i libri, pur non parlando, hanno molte cose da dire. Nella grande maggioranza dei casi, hanno più cose da dire rispetto a qualunque individuo.».

«Già, potrebbe anche aver ragione.» ribatté Thomas.

Si guardò in giro, fin quando lo sguardo non gli cadde su un testo in particolare: il “Compendium Maleficarum”, il testo inquisitorio di Francesco Maria Guaccio. Aveva sentito parlare di quel libro, sapeva che si trattava di un testo che spiegava delle varie procedure per la tortura degli eretici e delle cosiddette streghe. A primo acchito gli sembrò una scelta un po’ stupida: già il periodo natalizio sarebbe stato estremamente triste, poi cercare di distrarsi con un libro che spiegava come torturare la gente poteva sembrare un’idea malsana. Ma poi pensò che non gli importava. “Chi dice che a Natale dobbiamo essere tutti dannatamente felici? Se uno non lo è non può forzarsi ad esserlo. Sarà una lettura un po’ cruda, ma sicuramente sarà più interessante di un libro di Harry Potter”.

«Va bene signora, prendo questo.».

Ripose il volume sul bancone per poterlo pagare. Si accorse che quando la donna capì di che libro era, l’espressione del suo viso cambiò d’improvviso. Thomas notò nei suoi occhi una sorta di scintilla diabolica.

«Come mai proprio questo testo, giovanotto?» disse l’anziana donna con la voce acida.

«Mah, non so…non le so dire.».

«Libri come questo sono scritti col sangue di giovani donne innocenti.» la strana signora si scaldava sempre di più «quei poveri idioti del Vaticano torturavano ed uccidevano le donne solo perché erano impotenti.» sputò a terra «erano solo povere donne, povere fanciulle. Cercavano solo di conoscere, di comprendere il significato degli aspetti della natura, di ciò che la mente può concepire, di ciò che le è negato.» ormai sembrava fosse in pieno delirio «Poveri impotenti. Nel medioevo, se una donna cercava di carpire i segreti della natura, allora veniva chiamata strega, veniva arrestata, e senza un equo processo veniva torturata e bruciata viva. Invece, gli uomini che facevano le stesse cose venivano chiamati filosofi, maghi, geni. Questo, giovanotto, le fa ben comprendere l’ipocrisia e la crudeltà degli uomini.».

«Si, certo signora. Ma ora mi dica quanto le devo. E’ tardi, fa freddo. Vorrei andare a casa.».

La donna annuì, e scusandosi disse a Thomas di attendere qualche minuto. Doveva scendere nel sotto bottega per un paio di minuti. Lo pregò di attendere.

Rimasto solo, Thomas rimuginava sullo scoppio d’ira di quella vecchia. Era molto strano: mentre parlava ed inveiva, nel suo sguardo si poteva scorgere una scintilla di follia, di pazzia, di malvagità. Doveva trattarsi di una pazza, di una povera pazza che riusciva a tirare avanti vendendo qualche libro agli uomini soli. Proprio come Thomas.

Dopo cinque minuti la donna risalì dalla scala del sotto bottega con una tazza in mano.

«Giovanotto, gradisce una tazza di tè caldo? Dopo il mio precedente sfogo avrà sicuramente pensato che sia scappata da un manicomio.».

«No signora, non si preoccupi. Mi dica solo quanto le devo…».

«Ma no, su. Prenda un po’ di tè.» i denti di quella pazza erano marci.

Thomas si rese conto di aver a che fare con una persona non proprio sana di mente. Prese quel tè, lo buttò giù tutto d’un fiato. Aveva un sapore pessimo.

Thomas si risvegliò. Sentiva un freddo atroce. Schiarendosi le idee, si rese conto di essere nudo, a parte gli slip. Ma non era a casa sua. Non ricordava nulla dopo lo schifoso tè ingurgitato dall’anziana libraia.

Si guardò intorno. Era in un posto sporco ed umido, con un albero di Natale addobbato con stranissime decorazioni. Iniziò seriamente a preoccuparsi.

“Dove diavolo sono finito?”. Continuando a guardarsi intorno, cercando di riprendere pienamente conoscenza. Ma era bloccato. Capì di avere le gambe ed il braccio legati con una vecchia fune, fissata a terra con dei picchetti. Da dietro l’albero di Natale spuntò fuori l’anziana libraia. Cantava “Jingle bells” con la sua vocina fastidiosa ed irritante. In quel momento, Thomas capì d’essere nelle mani di una vera e propria pazza.

«Che cavolo succede? Che ci faccio qui così?».

«Ben svegliato giovanotto. Ha dormito come un ghiro per sei ore. Dopo aver bevuto il mio tè è caduto a terra addormentato. Sarà forse stato perché io il tè lo preparo con delle erbe che posseggo io…non è il solito tè.» le raggrinzite labbra le si inarcarono in un folle sorriso «Sa, lei ha detto di essere solo, e visto che anche io sono da sola ho pensato di volerla far rimanere qui da me ad aspettare la mattina di Natale. Poi lei mi ha anche aiutato a completare il mio albero.».

«Aiutata a completare l’albero? Ma che cosa dice…» Thomas guardò alla sua sinistra. Non aveva più il braccio. La pelle era bruciata. Sembrava come se qualcuno avesse amputato il braccio con un’ascia e poi abbia cauterizzato le carni con qualcosa di molto caldo.

«Oh Cristo, Cristo. Che cosa mi ha fatto, lurida vecchia pazza?» la vecchia indicò la cima dell’albero. Fu a quel punto che Thomas realizzò l’orrore in cui era finito: in cima all’albero, dove di solito viene posta la stella, c’era il braccio di Thomas. Il resto degli addobbi erano pezzi di cadavere. C’erano occhi, lingue, budella. Un campionario degli orrori che sfuggiva ad ogni logica.

Thomas esplose in un pianto disperato, inframmezzato da urla di dolore e di terrore. L’anziana vecchietta, con una voce da buona nonnina, prima asciugò la fronte di Thomas con un fazzoletto completamente sporco di sangue, poi disse:

«Vede giovanotto, appena lei ha scelto quel libro maledetto ho deciso che lei avrebbe avuto un posto d’onore nella mia festicciola natalizia. Vede, alla fine non ha passato la notte in cui nasce il figlio di Dio da solo. Dovrebbe essere contento. Ed invece lei piange ed impreca. Sbaglia.».

«Che cosa vuole da me vecchia malata di mente? Chi cazzo è lei?» disse Thomas prima di svenire di nuovo, ma stavolta non perché era stato narcotizzato: stavolta dalla paura.

La vecchia si mise carponi, si avvicinò all’orecchio di Thomas e, nonostante egli non potesse sentire una parola, disse così:

«Chi sono io? Quando io sono venuta al mondo la tua famiglia era venti generazioni indietro. Io sono una di quelle donne offese dalle calunnie di quei poveri preti, che lei ha dimostrato di apprezzare scegliendo quel libraccio. Io e le mie compagne venivamo chiamate streghe da quei religiosi. Ci inseguirono e ci diedero la caccia per anni. Ci torturarono crudelmente. Eravamo solo delle fanciulle. Eh eh eh »  esplose in una risata fragorosa «ma non sapevano che la Notte di Valpurga del 1432, nel sabba che celebrammo nella grande radura sulla montagna più alta, Satana si mostrò davanti a noi. Noi vendemmo l’anima al Principe delle Tenebre, in cambio di una vita lunga. Nemmeno quando mi bruciarono sul rogo si liberarono di me. Il giorno dopo, le mie ceneri erano scomparse. Ah ah ah ah ah…» di nuovo la folle risata «Ormai è quasi giorno. Buon Natale Thomas. Ah ah ah…».

La vecchia strega prese un pugnale che aveva sul manico l’effige di un demonio. Aprì la pancia di Thomas, gli tirò fuori le budella ed iniziò a rosicchiarle come fa un topo con un pezzo di formaggio.

 

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biografia dell'autore

 

Vincenzo Abate è nato a Cosenza il 16/06/1984.

Studia presso l’Università della Calabria,UNICAL, Filosofia e Scienze Umane. Amante dell’Horror, in ambito cinematografico ammira registi come: Dario Argento, John Carpenter e George Romero, e i vecchi film della Universal, della Hammer. In ambito letterario, ama autori come Poe, Lovecraft, Clive Barker e Stephen King.