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IL SORRISO DELLA
BESTIA
- di Federica D'Ascani
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In silenzio,
protetto
dall'ombra,
fissava tutta
quella gente che
usciva dalla
Chiesa. Ogni
tanto lanciava
un'occhiata
verso il cielo.
C'erano
pochissime
stelle. Si stava
annuvolando. Le
campane della
grande Casa del
Signore
rintoccarono per
dodici volte...
il Natale era
iniziato...
Si avviò con
passo sicuro
verso il portone
di legno,
facendosi largo
tra le persone
sorridenti e in
festa.
Festa... Il
Natale era una
festa, ancora,
tra i vivi. Era
incomprensibile
ed Evan lo
sapeva ma...
Come far vedere
a un cieco la
realtà limpida e
chiara che si
staglia davanti
ai suoi occhi?
Come far sentire
a un sordo il
rombo lontano
della menzogna?
Abbassò lo
sguardo, incerto
se entrare
subito nella
Chiesa, e
sospirò. Si
stava preparando
al peggio, ne
riconosceva i
sintomi nello
stomaco. La
scarpa destra,
bagnata di
sangue, sembrava
emettere
scintille
guizzanti, come
se chiunque
fosse in grado
di vedere
l'enormità del
suo percorso...
Sorrise. Nessuno
avrebbe saputo,
nessuno avrebbe
solo
lontanamente
immaginato.
Aggrottò la
fronte,
assumendo
quell'espressione
che tanto era
piaciuta a Linda
quando si erano
conosciuti, e
procedette a
passo rapido
verso l'interno.
L'eco dei suoi
passi cercava di
calmare il suo
spirito, lo
avvertiva come
se quel fenomeno
pulsasse di vita
propria... Ma
sapeva, già in
partenza, la
follia dei suoi
pensieri. Forse
uccidere un
demone comporta
la pazzia. Forse
CREDERE di
uccidere una
creatura
infernale è da
pazzi,
dopotutto... Si
fermò nella
navata centrale
e, scostando un
ciuffo di
capelli neri con
la mano, scrutò
l'interno della
Chiesa con più
attenzione. Era
lì, lo sentiva.
Avrebbe potuto
odorarne la
puzza, se solo
avesse voluto.
Ma non lo
desiderava. In
fin dei conti,
l'acidità che
permeava nelle
sue narici era
ancora troppo
forte per
desiderare altri
effluvi
negativi.
“Eccolo il
guerriero senza
pace... Eccolo
l' UOMO che
crede di aver
capito tutto
dell'universo!
Ancora non
riesco a
realizzare come
tu abbia potuto
uccidere Bune e
farla franca...”
Avrebbe voluto
sobbalzare dallo
stupore. Avrebbe
voluto provare
paura per quella
vocetta piccola
e infida.
Avrebbe voluto
desiderare
fuggire il più
lontano
possibile da
quel luogo,
dimenticare ogni
battaglia e
riabbracciare
Linda davanti
all'albero di
Natale, appena
finito di
addobbare.
Avrebbe voluto
ma infondo non
poteva... Amava
quella vita,
desiderava
quell'adrenalina,
nonostante fosse
la sua firma sul
contratto della
morte. Mise una
mano in tasca e
afferrò il suo
pacchetto di
Amadis rosse,
sfilò una
sigaretta,
l'accese e tirò
una boccata di
nicotina.
Veleno.
Ma non sarebbe
stato quel tipo
di male a
insinuarsi nelle
sue vene. No.
La vecchia lo
fissava, il
sorriso
infingardo
dipinto sulle
labbra. Evan la
rimirò con
attenzione. Era
la prima volta
che si
fronteggiavano e
voleva che la
sua immagine lo
accompagnasse
ovunque, come un
tormento
costante.
Ovunque...
sempre che fosse
riuscito a
rimanere vivo,
cosa altamente
improbabile.
Sorrise, mesto,
contemplando la
scarpa macchiata
di sangue e la
vecchia se ne
rese conto.
“L'hai ucciso e
lo hai lasciato
bruciare come un
appestato,
grande figlio di
puttana. La mia
creatura... Hai
ucciso mio
figlio. Hai
passato il segno
ed è ora che tu
paghi per i tuoi
errori.”
“Non ci credi
neanche tu,
vecchia, in
quello che dici.
L'ho ucciso
perché questo è
il mio
compito... Lo
sai bene. Sembra
impossibile
distruggere te,
invece...”
“E tu vorresti
uccidermi la
notte di Natale?
Tu credi sul
serio che mio
padre
acconsentirebbe
a un delitto
simile? La notte
di Natale?”
La vecchia era
quasi divertita,
nel suo vestito
nero con stampa
di viole. I
capelli raccolti
in un crocchia
argentata,
fissava Evan con
lo sguardo
lucido e le
sopracciglia
alzate dallo
stupore. Un uomo
poteva essere
così stupido?
Eppure quel
ragazzo sembrava
davvero convinto
delle sue
supposizioni.
Quel maledetto
umano si era
messo sulle sue
tracce ed era
riuscito a
carpire le
informazioni
necessarie per
rintracciarla.
Quell'uomo era
una minaccia, ma
non avrebbe
potuto nulla
contro i suoi
poteri... E lo
sapeva,
dopotutto.
“Hai paura,
vecchia?”
“Io paura? Stai
scherzando,
spero.
Basterebbe solo
un mio pensiero
per
annientarti...”
“Balle. Mi
avresti già
ucciso.
Nonostante
questo sia un
luogo di culto
per umani, è
stato consacrato
al tuo
antagonista e
non puoi nulla
contro la sua
volontà.”
“Sto qui dentro
e questo già
vale ad
annullare ciò
che stai
dicendo.”
“Sei qui dentro
perché hai una
componente
umana... Niente
di più, niente
di meno.”
Evan sostenne lo
sguardo truce
della vecchia.
L'aveva messa in
difficoltà e ne
era soddisfatto.
Avvicinò la
sigaretta alla
bocca, aspirò
una boccata e
disperse il fumo
nell'aria. Non
poteva attendere
oltre. Sembrava
fossero passate
ore dal suo
ingresso in quel
luogo sacro, ma
l'orologio al
polso diceva il
contrario. Due
minuti che
parlava con la
vecchia e le sue
speranze già
venivano meno.
Doveva agire in
fretta.
Udì gli
schiamazzi
notturni della
gente in festa,
i canti di
Natale fuori
dalla Chiesa,
alti e potenti,
a rinnovare la
magia che ogni
anno veniva a
crearsi sul
mondo. Gli
uomini
ignoravano il
potere che Dio
aveva concesso
loro, lo
ignoravano pur
continuando a
credere
nell'Alto.
Costruivano
Chiese, luoghi
di culto, come
insulsi
pagani... Eppure
avevano fatto di
tutto, in epoche
passate, pur di
allontanare lo
spettro della
stregoneria e
dell'esoterismo.
Evan osservò
l'altare, dietro
alla spalle
della vecchia, e
considerò la sua
vita in meno di
un secondo.
Quella sarebbe
stata la sua
ultima scena, il
suo ultimo
spettacolo per
il genere umano.
Linda, la sua
amata Linda,
aveva accettato
con il pianto il
suo compito. Lei
era l'unica che
sapeva aveva
cercato in ogni
modo di
dissuaderlo
dalla sua
missione.
L'aveva udita
inveire contro
il suo maestro,
urlare contro le
sue credenze.
Non avrebbe mai
compreso.
Deglutì,
avvertendo il
bruciore del
fumo in gola.
Avrebbe salvato
anche lei,
assieme al mondo
intero.
“Sai che, se
anche dovessi
riuscire a
sconfiggermi,
arriverebbe un
nuovo anticristo
a minacciare il
tuo amato
universo? Sei
cosciente di
questo, vero?”
L'espressione
sardonica della
vecchia gli fece
accapponare la
pelle. Aveva
ragione, ma non
poteva
soffermarsi a
riflettere su
quell'eventualità...
Sarebbe venuto
meno il suo
coraggio e i
suoi propositi.
“Non importa, un
nuovo umano
prenderà il mio
posto e
combatterà.”
“Chi te lo fa
fare, stolto?
Nessuno ti
conosce, nessuno
ti ricorderà...
Potresti unirti
a me, invece, e
governare sul
mondo a
discapito del
Dio inesistente
che ti ha messo
al mondo.”
“Non combatto
contro le
creature
infernali per
quel Dio che tu
reputi
inesistente.
Fronteggerò te e
chiunque altro
in nome del bene
assoluto. I più
deboli, gli
incapaci, i
dimenticati, gli
emarginati: loro
hanno bisogno di
me.”
“Quelle persone
non servono a
nessuno”
“Quelle persone
sono persone e
come tali
meritano di
vivere
serenamente. Dio
ha concesso il
libero arbitrio
e io ho scelto
da che parte
stare.”
“Stupido... Dio
non sa neanche
che esisti.” La
vecchia sorrise,
abbassando per
la prima volta
lo sguardo, e
giunse le dita
magre e
perlacee. Una
piccola
scintilla
scaturì dalle
sue mani e un
guizzo
attraversò lo
sguardo nero e
penetrante
dell'anticristo.
Mutò in poco
tempo, sotto gli
occhi increduli
di Evan,
assumendo via
via l'aspetto
inquietante dei
suoi peggiori
incubi. Il cuore
del ragazzo
prese a battere
tumultuosamente
nel petto,
lasciando
intuire ai sensi
della vecchia il
timore che lo
aveva pervaso.
La terra prese a
tremare e le
candele delle
offerte caddero,
una dopo
l'altra, a
terra. Evan
cominciò a
indietreggiare,
ma un ghigno
alle sue spalle
arrestò i suoi
propositi di
colpo.
Come poteva
essere
possibile? Gocce
solide e
glaciali gli
imperlarono le
tempie,
scendendo
lentamente verso
le guance.
La vecchia
poteva abitare
quel luogo, data
la sua natura
semi umana, ma
il demone che lo
tallonava no.
Sarebbe dovuto
morire
all'istante.
Piano, la
sigaretta ancora
incastonata tra
le dita,
arrischiò
un'occhiata
fugace al
portone di
entrata. Bune
era lì dietro,
le labbra
increspate in
una curva
perversa, ad
attendere il suo
tributo.
“T...ti ho
ucciso... Io ti
ho ucciso.”
“Ah... Io non
posso morire...
Mi hai
sconfitto, è
vero, ma mio
padre ha
rinforzato il
mio essere.
Rassegnati,
piccolo umano,
non puoi nulla
contro di noi.”
“Io ti ho
ucciso...”
Guardò di nuovo
davanti a sé, a
cercare,
disperato, la
vecchia.
Scomparsa.
Le certezze di
Evan crollarono
in un momento,
le gambe
cedettero e lui
si ritrovò in
ginocchio,
davanti alla
croce spezzata
che troneggiava
sull'altare nero
della Chiesa
sconsacrata.
Corrucciò la
fronte, portò il
capo tra le mani
e prese ad
ansimare,
avvolto nelle
spire della
confusione. Cosa
stava accadendo?
“Credevi sul
serio di potermi
affrontare? Solo
Dio può, tu non
sei nessuno. Ti
sei arrogato il
diritto di
sapere. Oh, i
tuoi propositi
sono nobili, ma
senza strumenti
non puoi nulla
contro di me.
Sei venuto a
morire, ma
questo già lo
sapevi. Ciò che
ignoravi era la
tua assoluta
disfatta in poco
tempo. È bastato
mutare il mio
aspetto in
quello di mio
padre e la tua
mente ha
vacillato a tal
punto da farti
impazzire.
Linda... Tu vuoi
Linda. Potevi
rimanere con la
tua donna,
invece di
imbarcarti in
questo viaggio
privo di
fondamenta. Hai
seguito le
dicerie di
quella setta
pagana e ora ne
paghi le
conseguenze. Sei
solo un debole,
nulla più. Non
mi sprecherò
neanche un poco
a torturati, non
ne vale la pena.
Ma lascia
solamente che ti
dica una cosa:
hai creduto
nelle cose
sbagliate, Evan.
Io non ho
bisogno di
distruggere il
tuo mondo perché
non devo far
altro che
osservare le
vostre
perversioni per
sentirmi
appagata.
Arriverà il
giorno in cui il
trono del vostro
Signore crollerà
sotto il peso
delle vostre
colpe. A noi non
resterà altro
che costruire
dalle macerie e
dare inizio a
una nuova era.
Voi umani siete
piccoli e stolti
e non avete
ancora compreso
il grande
disegno che mio
padre ha per voi
e per il vostro
mondo. Io abito
nella Chiesa in
cui mi hai
trovata, abito
in ogni luogo di
culto esistente
e, se vogliamo,
abito in ogni
dove. Non ho
dimora. Non c'è
un antro da
ricercare e da
mettere a fuoco,
per
distruggermi...
Il bene non può
esistere senza
male e io, in
terra, provvedo
all'equilibrio
dei due poli
assoluti
dell'esistenza.”
“Non capisco...
Dove sono?”
“Ah, non sei
neanche in grado
di reggere un
discorso
serio... Non
avevi i nervi
saldi? Non sei
forse entrato
nella casa del
tuo Signore con
aria spavalda,
credendo di
avere nelle mani
il potere
supremo? Sei in
un'altra
dimensione, Evan...
La mia!”
Un vagito riempì
la Chiesa e
riecheggiò nei
timpani del
ragazzo. Evan si
voltò, le
lacrime agli
occhi, e vide.
Vide la nascita
di un demonio,
vide la
consacrazione
del male, vide
gli occhi fieri
del diavolo,
vide la madre
degli anticristi
e comprese ciò
che era da
sempre stato
evidente.
Nessuno deve
mettersi sulla
strada del male.
Nessuno.
Il grido di
orrore si perse
nel buio
dell'inferno e
la vecchia tornò
nella sua
Chiesa, accanto
al candelabro
delle offerte,
il sorriso
inquietante
sulle labbra e i
capelli raccolti
in una crocchia
argentata.
Il Natale era
passato e un
nuovo anticristo
era nato. Per
quanto tempo
ancora gli
uomini avrebbero
festeggiato il
trionfo del male
senza saperlo? -
La vecchia rise
di gusto, sola
nella sacralità
della casa del
Signore - Ancora
a lungo. “Il
male non ha
bisogno di
proclamare la
propria presenza
nel mondo per
acclarare il
dominio che
detiene sul
genere umano. Il
male esiste,
Dio, e non puoi
farci nulla.
Continua a
osservare la tua
disfatta dalla
croce, Signore,
e attendi la
caduta del trono
che fino ad ora
hai tenuto
stretto. I tuoi
figli ti
distruggeranno e
noi dovremo solo
guardarti
cadere...”
La vecchia si
alzò dalla panca
per le preghiere
e si ritirò
nella stanze
della sacrestia.
Il battere
insistente dei
pugni di Evan
sarebbe cessato
entro poco
tempo, divorato
dal nulla
dell'inferno. Il
pazzo sarebbe
morto, solo,
come un cane
abbandonato
dalle carezze
amorevoli del
padrone.
Imprigionato
nell'oscurità
del male,
avrebbe avuto
modo di
riflettere e
comprendere la
visione delle
Parche.
La vecchia entrò
nella sua camera
di ancella e si
distese, in
attesa di suo
padre.
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