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PIOGGIA
DELL'INFERNO
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di Mario Beretta
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In silenzio,
protetto
dall'ombra,
fissava tutta
quella gente che
usciva dalla
Chiesa. Ogni
tanto lanciava
un'occhiata
verso il cielo.
C'erano
pochissime
stelle. Si stava
annuvolando. Le
campane della
grande Casa del
Signore
rintoccarono per
dodici volte...
il Natale era
iniziato...
“Fantastico…”
pensò
accendendosi una
sigaretta, “Come
minimo si mette
a nevicare…”
Quasi che il
cielo lo stesse
ascoltando,
proprio in quel
momento la neve
iniziò a cadere
con una
moltitudine di
fiocchi grandi,
morbidi e
freddi.
Imprecò
sottovoce e si
ritirò ancora di
più sotto allo
scarso riparo
offertogli dalla
cripta a cui era
appoggiato. Il
cimitero era
buio e
silenzioso, le
pietre tombali
grigio scuro già
iniziavano a
ricoprirsi di
una sottile
patina bianca e
l’aria era
talmente
immobile da
sembrare quasi
solida.
“Detesto questo
posto!”
Il silenzio
innaturale,
l’intenso odore
di fiori e
terra, il freddo
che sembrava
permeare ogni
cosa e che
sembrava voler
allontanare i
vivi dal luogo
consacrato ai
morti…
Con un moto di
stizza gettò la
sigaretta a
terra e la
spense
schiacciandola
violentemente
con il tacco
della scarpa.
Non gli era mai
piaciuto pensare
alla morte. Non
gli piaceva
pensare che un
giorno o l’altro
anche lui
sarebbe stato
sepolto sotto a
un metro di
terra.
Senza contare
che, a
differenza di
quegli invasati
che avevano
lasciato la
cattedrale pochi
minuti prima,
lui non credeva
in nessun Dio,
perciò non aveva
neppure la
speranza di un
paradiso…
“Però non ho
neppure il
terrore di
finire
all’inferno… E
in fondo il non
credere in
niente se non
nei soldi mi
consente di
guadagnare anche
oggi!”
Scosse la testa
con un mezzo
sorriso: strani
pensieri,
quelli, per un
venditore di
morte come lui.
Strani pensieri,
per uno
spacciatore di
droga.
“Ma dove diavolo
è finita quella
rompiscatole?”
Il motivo per
cui si trovava
lì, in quel
giorno e a
quell’ora
improbabili, era
la chiamata che
aveva ricevuto
dalla sua
migliore
cliente: una
ragazzina di
buona famiglia
che era immersa
nella sostanza
fino alle
orecchie e
ancora non si
rendeva conto di
avere
praticamente
entrambi i piedi
nella fossa.
Lo aveva
chiamato quel
pomeriggio,
dicendogli di
essere rimasta a
secco, e lo
aveva supplicato
di portargli un
po’ di dosi
quella sera
stessa. Lui
aveva fatto
resistenza,
manco a farlo
apposta quella
sera in
televisione
c’era un film
che gli
interessava, ma
poi l’altra si
era messa a
piagnucolare
come un cane
abbandonato, gli
aveva assicurato
che avrebbe
pagato un extra
e, oh, al
diavolo il
film!, i soldi
erano soldi.
Così ora era lì,
nel loro solito
punto di
ritrovo, a
congelarsi
aspettando che
quella fattona
si decidesse a
farsi viva…
Un rumore
improvviso lo
fece sobbalzare.
Si guardò
attorno alla
ricerca della
fonte, ma non
riuscì a vedere
nulla tranne la
grigia distesa
di lapidi e i
bianchi fiocchi
di neve che
cadevano.
“Probabilmente
la mia
immaginazione…”
Rabbrividì: il
freddo sembrava
stranamente più
intenso.
Si strinse
addosso il
cappotto e cercò
di schiacciarsi
contro la parete
della piccola
costruzione, ma
la sensazione di
gelo continuò ad
aumentare. Fece
per muoversi, ma
i suoi muscoli
non risposero
agli ordini
della sua mente.
Ora gli sembrava
che gelide dita
di ghiaccio gli
si stessero
perforando le
carni. Cercò di
urlare, ma
nessun suono
uscì dalla bocca
spalancata.
Poi,
improvvisamente
tutto divenne
nero…
La ragazza
emerse
dall’oscurità
della notte e
avanzò
lentamente tra
le tombe
cercando di non
scivolare sulla
neve fresca.
Lo spacciatore
la osservò
avanzare
barcollando: la
poverina era
ormai ridotta a
pelle e ossa,
consumata dalle
sostanze
chimiche a cui
ricorreva per
sfuggire alla
realtà, e i
vestiti che
indossava, un
paio di jeans
sdruciti e una
felpa rosa di
cotone dal
cappuccio tirato
sulla testa,
erano del tutto
inadatti a
proteggerla dal
freddo della
notte invernale.
Ormai è
completamente in
balìa della
droga. La
prossima dose
potrebbe essere
l’ultima.
Il pensiero si
manifestò per un
istante nella
mente dell’uomo,
poi si accorse
che lei lo aveva
individuato e
che si stava
avvicinando con
un sorriso beato
sulle labbra
esangui.
La giovane
iniziò a
ringraziarlo e a
scusarsi per
l’orario, ma da
quando era a
casa per le
vacanze si
faceva una volta
di più e non si
era resa conto
che la sua
piccola scorta
si sarebbe
esaurita prima
del previsto. Ma
era Natale: ci
voleva qualcosa
di speciale per
festeggiare!
Lo spacciatore
non ascoltò
nessuna di
queste parole,
intento com’era
a osservare il
suo volto
pallido e
minuto, i suoi
grandi occhi
colore del cielo
pieni di fiducia
e i sottili
capelli dorati
che uscivano ai
lati del
cappuccio e che,
anche a
quell’ora della
notte,
risplendevano
come la luce del
sole .
Ma è ancora una
bambina! Come
fanno i genitori
a non accorgersi
che la stanno
perdendo?
Notando che non
gli stava
prestando
attenzione, la
ragazza dapprima
gli chiese se ci
fosse qualcosa
che non andasse,
poi, con una
scintilla di
terrore nello
sguardo, gli
chiese
freneticamente
dove fosse la
droga, se per
caso ne fosse
rimasto
sprovvisto o
cos’altro, e
iniziò ad
estrarre dalle
tasche decine di
banconote
stropicciate
porgendogliele e
pregandolo di
darle una dose,
almeno una.
Per lo
spacciatore
questo fu
troppo.
La afferrò per
le braccia e la
fissò dritta
negli occhi.
Questi divennero
sempre più
grandi,
colmandosi di
paura e di
dolore, poi il
potere si
diffuse dalle
mani dell’uomo
nel corpo di lei
e lì iniziò a
bruciare la
maledetta
sostanza che
stava uccidendo
quella creatura
innocente.
La ragazza che
stringeva tra le
braccia fu
scossa da un
tremito violento
e
incontrollabile.
Le banconote
sfuggirono dalle
mani,
volteggiarono
per un po’ e poi
caddero a terra
dove vennero
presto ricoperte
dalla neve che
cadeva senza
sosta. Gli occhi
si rovesciarono
all’indietro a
mostrare solo il
bianco e la
bocca si
spalancò in una
parodia di grido
senza però alcun
tipo di suono.
Pochi istanti
dopo il tremito
cessò e l’altra
si accasciò
senza forze,
probabilmente
svenuta a causa
dello shock.
L’uomo la
trattenne in
posizione
verticale e, con
un sorriso
crudele, pensò:
Bene. Ora
completiamo
l’opera.
Sbatté le
palpebre più
volte.
Cos’era
successo? Gli
sembrava quasi
di essersi
addormentato…
“Forse il
freddo. Magari
sono svenuto per
un secondo o
due.”
D’un tratto si
rese conto che
la fattona era
proprio davanti
a lui.
Sorrise,
iniziando a
insultarla con
un tono che lui
riteneva
bonario, a
blandirla con la
promessa che
quella che le
aveva portato
era roba di
prima qualità e
a tormentarla
col chiedere
dove fossero i
soldi e a quanto
ammontava
l’extra
promesso.
L’altra però non
rispose e il suo
sorriso vacillò.
“Ma che ha
questa stronza?”
Solo a quel
punto notò che
gli occhi
azzurri che lo
squadravano
erano colmi di
una furia gelida
a stento
trattenuta e che
il viso era come
ricoperto da una
specie di ombra
scura.
Credendo fosse
un sintomo di
astinenza,
decise di
compiere la sua
buona azione del
millennio e,
tratta dalla
tasca una
bustina di
plastica piena
di polvere
bianco-azzurra,
allungò la mano
per porgergliela
dicendo che
forse poteva
chiudere un
occhio
sull’extra, per
stavolta.
La mano di lei
partì come un
fulmine e colpì
la sua facendo
volare la busta
tra le tenebre.
Iniziò a urlare
per chiedere
cosa diavolo
avesse in mente,
ma poi quella
gli saltò
addosso con il
ringhio di una
belva feroce.
Prima ancora di
capire cos’era
successo si
ritrovò steso a
terra,
schiacciato dal
peso del corpo
di lei.
Unghie scavarono
profondi solchi
nel suo viso,
denti
affondarono in
profondità nella
sua gola.
Cercò di
scrollarsela di
dosso, ma quella
pazza aveva una
forza che non
aveva nulla di
umano!
Sentì qualcosa
di caldo e umido
iniziare a
scorrere su di
lui e, con un
principio di
nausea, capì che
si trattava del
suo sangue. Poi
il dolore lo
prese alla base
del collo, dove
sentì che
brandelli della
sua carne gli
venivano
strappati via a
viva forza.
Il terrore si
impadronì di
lui:
quell’invasata
lo stava facendo
a pezzi!
La paura e lo
shock
dell’aggressione
furono troppo.
Dando in un
ultimo grido
perse coscienza
e scivolò in una
tenebra da cui
non si sarebbe
mai più
svegliato.
Lo spirito
osservò
raccapricciato
la giovane donna
china sul corpo
insanguinato.
Il rumore osceno
dei denti al
lavoro per
strappare e
masticare pezzi
di carne era
orribile, ma
quando
l’assassina si
chinò per
mordere un
braccio,
consentendogli
di vedere il
morto in volto,
l’orrore puro
esplose dentro
di lui:
“Quello è il
mio corpo!
Io sono morto e
quella stronza
fattona sta
mangiando il mio
corpo!”
Che c’è di male?
chiese una voce
sepolcrale molto
vicina a lui,
Tu l’hai quasi
uccisa, con la
tua droga.
Divorandoti
riacquisterà le
forze perdute.
Lo spacciatore
si voltò di
scatto e si
trovò a fissare
un’alta figura
avvolta in un
lacero mantello
nero, con il
cappuccio calato
sulla testa a
nasconderne
completamente il
volto.
L’uomo precipitò
nel panico
nell’intuire di
trovarsi al
cospetto della
sua più grande
paura.
Ora poteva
vedere la Morte.
Iniziò a
protestare,
balbettando che
lui si limitava
a vendere una
merce,
sostenendo che
non era lui a
uccidere, quanto
gli altri a
uccidersi con le
proprie mani!
L’altro essere
lo zittì con uno
sguardo
infuocato, poi
sentenziò:
Troppe vite la
tua “merce” ha
spento prima del
tempo. Ora devi
pagare.
Ma prima…
Si volse verso
la ragazza, che
ora sostava in
piedi con lo
sguardo perso
nel vuoto, il
volto e i
vestiti
imbrattati di
sangue. Mosse
una mano
scheletrica e il
sangue sparì,
poi sussurrò:
Torna a casa.
Torna a casa e
dimentica.
L’altra obbedì
senza fiatare,
con gli occhi
sempre vitrei e
assenti, e si
voltò
incamminandosi
verso l’uscita
del camposanto.
La nera signora
tornò a voltarsi
verso lo spettro
dello
spacciatore.
Intuendo di non
avere nessuna
possibilità,
questo cercò di
rimandare
l’inevitabile
chiedendo se,
dato che era un
non-credente,
sarebbe comunque
andato
all’inferno.
La Morte lo
squadrò solo per
un istante, poi
sollevò la
grande falce e
sibilò:
Chi ha parlato
di una punizione
lieve come
l’inferno?
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biografia
dell'autore
Mario Beretta (noto anche come Bario o
Nightrunner) nasce a Alzano Lombardo (BG) la sera del 14/07/1982.
Attualmente è studente di dottorato in
Nanostrutture e Nanotecnologie presso l’università di Milano-Bicocca,
dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienza dei materiali, ma
vive ancora in provincia di Bergamo dove “travia” le nuove generazioni
operando come volontario presso l’oratorio di Nembro.
Le sue grandi passioni sono la letteratura
e la musica. In particolare, con grande disperazione di sua madre e dei
suoi vicini di casa, ama ascoltare e suonare musica hard rock e metal.
Del genere horror apprezza in particolar
modo la figura del lupo mannaro, nel suo dualismo uomo-bestia, e gli
scritti di H. P. Lovecraft e E. A. Poe.
La sua più grande aspirazione, per il
momento, è quella di riuscire a trovare di volta in volta un po’ di
tempo libero per poter scrivere o suonare il basso in tutta
tranquillità.
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