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JINGLE DEADS

- Raffaello Maggio -

 

In silenzio, protetto dall'ombra fissava tutta quella gente che usciva dalla Chiesa. Ogni tanto lanciava un'occhiata verso il cielo. C'erano pochissime stelle. Si stava annuvolando. Le campane della grande Casa del Signore rintoccarono per dodici volte... il Natale era iniziato..e lui questa volta…dopo una vita passata in attesa di ricevere un dono mai arrivato…aveva deciso che doveva farlo lui un dono. Aveva deciso da tempo chi fosse la prescelta. Dopo una attenta riflessione. Riflessione fatta nelle tante ore passate in solitudine con i suoi compagni di lavoro: la signora zappa e il collega sudore. A volte aveva dei dipendenti in carne e ossa, ma non parlavano: erano maiali. L’allevamento più diffuso della zona.

 

Come tutti i suoi natali da 30 anni ad oggi era tornata al paese della madre. Una infanzia silenzionsa e a tratti serena che si è trasformata in una adolescenza un po’ inquieta e sognante. Sogni che man mano erano svaniti come gli amori passati uno alla volta. Eppure solo 4 anni prima stava con quello giusto, l’unico di cui si era innamorata, con il quale ci stava da quando aveva 22 anni. Ma aveva ritenuto allora che era troppo modesto per lei. Un semplice figlio di meccanico. E fu così che lo lasciò per i bravi figli di papà e le loro auto fiammanti. Eppure ora gli mancava terribilmente quel compagno di università. Se chiudeva gli occhi le tornavano nitide alla mente le immagini di lei in quella stessa chiesa, anni prima, quando, mentre il prete predicava, mandava, col cellulare, al suo amore messaggi erotici con promesse di fuoco per capodanno. Se chiudeva gli occhi riusciva ancora a sentire il suo odore e la sua voce e riusciva anche a sentirlo dentro di se. Ora che, raggiunti i trentanni senza essersi laureata, aveva deciso di accettare a malinquore il lavoro come segretaria in un piccolo ente pubblico, lavoro ovviamente ottenuto grazie a un concorso truccato e ai grandi sconti fatti dal padre nella vendita delle case d alcuni politici, si sentiva frustrata e sconfitta. Al punto da non rendersi neanche conto di quanto invece fosse fortunata nel non avere problemi a trovare un lavoro. Aveva anche deciso di sposarsia a marzo, un architetto. Ma non era come aveva sognato la sua vita. L’architetto non era così ricco da farle fare la vita da regina. In realtà era una vita più che agiata ma lei ovviamente non se ne rendeva conto.

Non era mai stata troppo religiosa e sebbene raccontasse che andava in chiesa solo per far contenta sua madre, in realtà quella antica chiesa in pietra grigia, imponente e su una collina rispetto alle case della piccola frazione, era un luogo che la rasserenava. Le portava alla mente i momenti sereni dell’infazia e le ricordava il periodo in cui stava con il suo vero amore forse perché quelle mura massicce erano testimoni, mentre il prete faceva la predica, dei loro messaggi erotici con promesse di regali focosi per capodonno. Uscì fuori dalla chiesa, alla fine della messa, dando uno sguardo al cielo oscurato.

<<Torno a piedi, ne approfitto per fare due passi>> E così aveva lasciato che i suoi genitori tornassero a casa di sua nonna senza di lei. Aveva bisogno di fare due passi al freddo e si diresse verso un punto panoramico sulla vallata allontanandosi dalle luci a intermittenza dell’albero di natale per cercare di vedere meglio le stelle.

Le piaceva da sempre quel posto perché era spesso deserto, circondato da alberi e poco illuminato. Il luogo ideale per intristirsi pensando agli sbagli fatti guardando il panorama della vallata illuminata dalle luci dei vari paesi.

Avvenne tutto troppo in fretta per capirlo. La mano guantata sulla bocca, la presa forte da farle male, il panno imbevuto di chissà che e poi il buio.L’ultima cosa che vide furono le luci intermittenti del grande albero di natale davanti alla chiesa.

 

<<Non muoverti e non cercare di urlare. Tanto è inutile>>.

La voce dell’uomo era stranamente familiare ma il cappuccio sugli occhi le impediva di vedere. Non sentiva nulla tranne il verso dei maiali. Era sicuramente vicino a una porcilaia e lo sentiva anche dall’odore.

Le tolse il cappuccio e la debole luce della stanza non le diede molto fastidio.

Il nastro sulla bocca era orribile.

<<Sei fortunata ad essere stata scelta per il mio regalo. Oggi ti regalo il mio amore>>

La voce dell’uomo era calma, con un forte accento tipico della zona.

<<avrei voluto farti il regalo il natale scorso ma tu hai fatto la tua solita passeggiata dopo la messadi Natale insieme a tua cugina. Oggi però hai fatto bene a fare la passeggiata da sola…>>.

<Ti stai chiedendo perché ho scelto te per questo regalo hee? Dovrai chiederlo a tua madre e a quella volta quando avevamo 12 anni che mi sputò addosso tutta la ripugnanza che provava per me. Ma io non sono come lei. Non ti offendo. Anzi ti do il mio amore>>

 

Per un attimo l’uomo si ferma, gli passa alla mente alcuni flash della sua vita e si chiede perché è diventato un uomo così…

Una vita passata a coltivare la terra…non la sua ovviamente…ma quella degli altri e a badare agli animali, che qualche volta erano i suoi. Eppure c’era stato un momento in cui sembrava che quel regalo stesse per arrivare…se solo avesse potuto vincere quel posto come operaio forestale…ma c’era qualcuno più raccomandato di lui. C’era stato anche un altro momento, ormai 20 anni prima, in cui sembrava che quel regalo stesse per arrivare. Un giovane angelo finito per sbaglio nel suo paesino di 500 anime, una badante straniera, dalla pelle chiarissima gli aveva rivolto il suo sguardo. Poi addirittura la parola e poi dopo 2 mesi di appostamenti sotto casa di lei, era riuscito anche a ricevere un bacio. Fu l’inizio di sei mesi più belli della sua vita dove la fatica del lavoro di giorno era ripagato tutte le sere dall’amore di lei. Finalmente non si sentiva come un cane abbandonato o come un’inutile scarpa spaiata ma sentiva la sua vita illuminata dalla scintilla dell’amore. La considerava una sorta di rivincita, si era quasi illuso che fosse vero il detto che la ruota gira prima o poi. Infatti quella sua donna aveva la pelle chiara come quella ragazzina, sua compagna di scuola, che molti anni prima lo aveva umiliato in pubblico gridandogli quanto gli facesse schifo e che un poveraccio come lui non poteva mai avere speranze con una come lei. Ora stava con una donna ancora più bella di quella. Un sogno interrotto bruscamente quando la donna fu costretta a tornare a casa per sempre per badare ai suoi anziani genitori ormai troppo malati. Non la rivide mai più, solo qualche lettere per un anno e poi più niente…temeva si fosse sposata. Se solo avesse avuto un po’ di soldi. Se solo non avesse dovuto occuparsi della sua adorata mamma malata. Era appena trentenne allora e la sua vita sembrava proprio che stesse per svoltare. Ma tutto andò in fumo.

Il passare degli anni e l’accumulare delle delusioni trasforma le persone. Sebbene si rese conto in quella notte di natale che le delusioni danno lo stesso dolore a tutte le età. E’ solo che quando si cresce si  sopporta meglio il dolore senza rendersi conto che è solo perché prende il sopravvento la rassegnazione. Ormai quel trentenne non era più lui. Aveva cinquant’anni ma ne dimostrava di più e ormai aveva smesso di chiedere a Dio i regali. E ora stava per fare il suo reagalo.

L’uomo scuote la testa per scacciare i suoi pensieri, torna in se dal trance e riprende a fare quello che aveva interrotto…

 

Ormai la donna non ci vedeva più. Le lacrime uscivano abbondantemente e se non avesse avuto il nastro avrebbe urlato tutta la sua disperazione per quell’incubo. Come poteva succederle questo. L’uomo era Salvatore ed era un coetaneo della mamma. E ormai Salvatore vaneggiava. Se solo avesse potuto parlare forse avrebbe potuto convincerlo a smetterla, a…

L’uomo si spoglia e poi indossa un cappello rosso da Babbo Natale.La mano di lui le afferra pesantemente un seno. Ne è sempre andata fiera delle sue tette ma non oggi.

L’uomo la spoglia con decisione ma con delicatezza. E impacciato sul reggiseno. Gli tremano le mani e anche se ora è a faccia in giù lo sente che gli tremano. Si stufa e taglia il reggiseno con le forbici. Il breve contatto tra la lama e la pelle bianca la fa raggelare.

Per un attimo le viene da pensare che poco tempo prima stava pensando al suo ex dentro di lei e ora dentro di lei sta per entrare un mostro. Le lacrime ormai non hanno freno.

<<ecco il tuo Babbo Natale…ecco il mio dono…>> dice l’uomo mentre si sdraia su di lei. In maniera goffa la penetra e gli occhi di lei che si sgranano lo eccitano ancora di più.

Le spinte sono violente, lo sente venire dentro di lei. Spera di non rimanere incinta.

<<Non ho ancora finito…ecco l’ultima parte del mio dono per te…>>

Dice l’uomo.

 La vista del suo corpo nudo sul materazzo con orribili lenzuola la riporta drammaticamente alla realtà dopo un sonno che non si rende conto quanto può essere stato lungo. E’ sola nella stanza…non ha il nastro sulle labbra…e non è legata…

Le viane voglia di urlare ma si  trattiene…porta le mani fra le cosce quasi a voler controllare che…

Si gira intorno e cerca vestiti cercando di scorgere il minimo rumore sospetto ma l’unica cosa che sente è il verso dei maiali.

Sulla sedia ci sono dei vestiti di lui. Le fanno schifo ma ormai…Li indossa. Cerca le scarpe ma ne trova solo una. Fa niente, scalza. corre verso la finestra ma da sul retro della casa. Non vede niente. La porta…è socchiusa…esce senza sfiorarla…Fuori è giorno. Riconosce la statale…non è molto distante da casa…inizia a correre…La corsa verso casa senza sapere cosa avrebbe detto ai suoi e soprattutto a sua madre anche se a dir la verità ce l’ha a morte con lei. Perché aveva trattato male il suo coetaneo…allora si rese conto da chi aveva preso il suo carattere…Sarebbe dovuta andare al più presto dai carabinieri…il mostro non la avrebbe passata liscia…

In un’attimo è già a casa…forse la forza della disperazione le ha messo le ali ai piedi…

La porta di casa è aperta e lei vi entra a piedi nudi velocissima…c’è sua mamma seduta ma è strana…non si volta

<<mamma>> urla disperata ma niente…

Si avvicina al camino spento e vede la madre che ha in mano la sua foto…ai suoi piedi c’è la scarpa che non aveva trovato dal mostro.

Vede la scintilla dell’accendino di sua madre che si accende l’ennesima sigaretta. Sente un cane che abbaia dentro casa sua. Si volta ma trova il suo cane che aveva 20 anni prima. Un incrocio tra labrador e pastoretedesco. Il cane che lei e il padre hanno abbandonato una sera di inverno in mezzo alla strada. Il cane si avvicina scodinzolando…

Si rigira verso la madre…sempre immobile….la afferra per la spalla per farla voltare … ma la sua mano è senza consistena e attraversa il corpo della madre…

Subito dopo…urla…per sempre.

 

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biografia dell'autore

nato 35 anni fa su un’isola.

Vissuto un po’ qua e un po’ la nell’isola e nella penisola.

Laureato in materie tecnico-scientifiche.

Hobby della lettura oltre ai viaggi, al calcetto (ma poco interessato alle partite in televisione), all’arte, alla storia ecc.

Mai pubblicato niente.