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L'UOMO IN FUGA

di Stephen KIng
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Anno di
uscita: 1982.
Casa editrice:
Oscar Mondadori.
Pagine: 192.
RECENSIONE
“The
Running Man”, in Italia “L’Uomo in Fuga”, è uno dei due romanzi
(l’altro è “La Lunga Marcia”) scritti da Stephen King – con lo
pseudonimo Richard Bachman – comparsi sulle pagine della collezione
Urania.
Come
spesso avviene nelle opere del “Re”, il romanzo ha spunti di partenza
tutt’altro che originali. Nell’occasione, King attinge a piene mani
dalla produzione del grande Robert Sheckley, più in particolare da uno
dei più famosi racconti sci-fi dell’autore americano, vale a dire “La
settima vittima”.
King, infatti,
ripropone il tema di una società futura dove la televisione la fa da
padrona, al punto da proporre giochi e reality show sempre più violenti.
Il fine di tutto il sistema è distrarre i cittadini dal degrado in cui
cade il mondo (inquinamento, disoccupazione, povertà e annichilimento
dei valori etici).
In uno di questi
programmi, appunto “L’Uomo in Fuga”, il protagonista deve sopravvivere
per 30 giorni mischiandosi tra i cittadini, cercando di sottrarsi dalla
caccia di coloro gli stanno alle calcagna. A ogni ora che passa, i
parenti del concorrente riceveranno dei soldi e usufruiranno di bonus
per ogni poliziotto ucciso dal loro caro. Il tutto avviene per le strade
pubbliche, con passanti pronti a denunciare il fuggiasco o a ucciderlo
per godere di un passaggio televisivo.
L’opera parte molto bene con un ritmo
serrato e scorrevole. Assistiamo alle visite di selezione dei
partecipanti e alle motivazioni che portano Ben Richards a partecipare
ai giochi televisivi.
Una volta entrati nel vivo della storia,
però, l’interesse tende a scemare. Le ragioni sono da individuare nella
carenza del c.d. “fattore novità” (chi ha letto Sheckley non troverà
niente di innovativo), ma soprattutto nello stile narrativo e nella
mancanza di riferimenti criptici che possano conferire spessore alla
narrazione. Tutto è così chiaro, palese, totalmente piegato alle logiche
commerciali.
La trovata conclusiva con cui Richards
tiene sotto scacco i poliziotti, poi, non tiene sulle corde il lettore,
perché questo viene informato fin da subito che si tratta di un bluff.
Al di là di questi aspetti, occorre anche sottolineare come si senta la
mancanza di descrizioni oniriche e di quel tocco scenografico che riesce
a destare dal torpore l’amante di letture di genere.
Gratuita la caduta nello splatter che si
registra negli ultimi capitoli (non voglio aggiungere altro, ma anche la
credibilità del narrato va a farsi friggere).
Non male le caratterizzazioni dei
personaggi con un eroe ironico che ricorda i duri degli action movie a
stelle e strisce.
Profetico il finale, con un epilogo che
oggi King non avrebbe il coraggio di riproporre (sarebbe davvero di
cattivo gusto per un autore commerciale).
Per gli amanti del cinema, segnalo che il
B-Movie “The Running Man – L’implacabile”, che vede tra gli altri
Schwarzennegger come attore principale, è solo ispirato all’omonimo
romanzo. Gli sceneggiatori, infatti, hanno puntato di più sugli elementi
vincenti dell’opera (il gioco; il presentatore istrionico; le scommesse
del pubblico), tagliando tutto ciò che fungeva da brodo e soprattutto i
riferimenti telefonati a Robert Sheckley in modo da dare più inventiva
alla storia.
Sopravvalutato. Voto: 5.5
recensione a cura di
Matteo Mancini
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