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A VOLTE RITORNANO
Anno di uscita: 1976
Casa editrice:
Bompiani.
Pagine: 381

di
Stephen King
incipit
Parliamo, voi e io. Parliamo della
paura.
La case è deserta, mentre scrivo; fuori cade una gelida pioggia di
febbraio. E' sera. A volte quando il vento soffia come sta soffiando
ora, la luce se ne va. Ma per ora c'è, perciò parliamo molto francamente
della paura. Parliamo molto razionalmente di come si arriva all'orlo
della follia... e forse al di là del baratro.
Mi chiamo Stephen King. Sono un uomo adulto con moglie e tre figli. Amo
la mia famiglia, e credo che il sentimento sia ricambiato. Il mio
mestiere è scrivere, un mestiere che a me piace molto. I miei lavori (Carrie,
Le notti di Salem e Una splendida festa di morte) hanno avuto
abbastanza successo da permettermi di scrivere a tempo pieno. E'
piacevole poterlo fare. A questo punto della mia vita, ritengo di essere
ragionevolmente in buona salute. L'anno scorso sono riuscito a ridurre
il furmo, passando dalle sigarette senza filtro che fumavo fin dall'età
di diciotto anni a una marca con basso tasso di nicotina e catrame, e
spero ancora di riuscire, col tempo, a smettere completamente. Vivo con
la mia famiglia in una bella casa vicino a un lago relativamente non
inquinato del Maine; l'autunno scorso, mi sono svegliato una mattina e
ho visto un cervo fermo sul piatro dietro la casa, accanto al tavolo da
picnic. E' una bella vita, la nostra.
Sì, ma... parliamo della paura. Non alzeremo la voce e non ci metteremo
a urlare. Parleremo razionalmente. Voi e io. Parleremo del modo in cui
il solido tessuto delle cose si disfa, a volte, con una subitaneità che
ci lascia scossi.
La sera, quando mi corico, sento ancora il bisogno di assicurarmi che le
mie gambe siano sotto le coperte, una volta spenta la luce. Non sono più
un bambino ma... non mi va di dormire con una gamba che sporge dal
letto. Perchè se una mano gelida si protendesse per caso da sotto il
letto ad afferrarmi la caviglia, potrei anche urlare. Sì, potrei
cacciare un urlo da svegliare i morti. Sono cose che non succeddono,
naturalmente, e lo sappiamo tutti. Nei miei racconti incontrerete esseri
notturni di ogni genere: vampiri, amanti di demoni, una cosa che vive
nell'armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. Lo
so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le
coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.
O IL
RECENSIONE
Prima antologia pubblicata da Stephen King cui faranno seguito,
nell’ordine, “Scheletri”, “Incubi e Deliri” e “Tutto è Fatidico”.
Nell’occasione vengono proposti ben 20 racconti, scritti in epoche
diverse, tutti di brevissima lunghezza (nessuno supera le 40 pagine) e
quasi tutti di taglio orrorifico. Occorre anche dire che si tratta
dell’antologia più razziata da hollywood dal momento che più della metà
delle opere presenti sono state trasfuse in opere cinematografiche. Tra
i films più famosi si segnalano “Grano Rosso Sangue” (tratto da “I figli
del grano”), “Brivido” (tratto da “Camion”) e “The Mangler” (tratto da
“Il compressore”).
Ne deriva una lettura veloce (forse sotto
questo punto di vista è la migliore antologia dello scrittore) con
qualche pezzo di sicuro impatto emotivo, che non raggiunge però le vette
orrorifiche garantite da maestri quali Lovecraft e compagnia. A parte
qualche eccezione, ci troviamo alla prese (come spesso avviene con King)
con un orrore svincolato dall’esoterismo, molto più vicino a un concetto
di orrore cinematografico piuttosto che letterario. Personalmente
ritengo Stephen King molto più graffiante quando contamina i suoi
elaborati con elementi fantascientifici piuttosto che quando cerca di
regalare un orrore puro, ma è una questione di gusto personale.
Tra i racconti degni di nota si segnala “I
Figli del Grano” - una delle poche storie che mantiene un
collegamento con la narrativa fantastica del passato. Si tratta di
un’opera dove la paura riesce a farsi sentire, mettendo in scena una
coppia di sposi messi in fuga da un gruppo di bambini malvagi che
presidiano una città fantasma.
Trovo poi molto gustoso, pur se
sottovalutato dai fans del “Re”, “Io sono la porta”. Si tratta
di uno sci-fi visionario che si distingue dalla solita narrativa
kinghiana e regala momenti onirici di notevole fattura. Davvero un
gioiellino. Un’astronauta di ritorno da Venere si ritrova contaminato da
una malattia aliena che gli apre decine di occhi in tutto il corpo…
Irresistibile è anche “Campo di
Battaglia”, altro sci-fi dalle tinte horror che sarà citato
palesemente dal film “Small Soldier”. In esso un killer professionista è
messo sotto assedio da un plotone di soldatini giocattolo.
Affascinanti “Il Bicchiere nella Staffa”
dove King affronta il tema del vampirismo e “Il Baubau” (sorta di
creatura assassina che vive all’interno degli armadi e uccide i bimbi
nel sonno).
Dietro questo pugno di racconti ne seguono
altri onesti, ma che non possono definirsi dei capolavori; tra essi sono
degni di nota “Il Cornicione” (scritto in modo assai incalzante),
“Quitters Inc.” (in cui viene proposto al lettore un metodo
sicuro per smettere di fumare), “Camion” (terzo e ultimo sci-fi
dell’antologia in cui si assiste alla ribellione delle macchine contro i
loro creatori) e “Jerusalem’s Lot” (palese scopiazzatura di
Lovecraft con un finale poco convincente e fracassone).
Il resto sono racconti che non vanno oltre
alla sufficienza, qualcuno peraltro non la raggiunge neppure (“La
Risacca”, “Materia Grigia”).
In definitiva un libro che vale la pena
leggere, perché presenta taluni pezzi interessanti, ma che un vero
conoscitore di narrativa fantastica non può definire un caposaldo del
genere.
Voto: 7=
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Recensione a cura di
(Matteo Mancini)
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