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Hannibal Lecter: Le Origini del Male

di Thomas Harris
Sebbene la figura del dottore sia stata
tratteggiata magistralmente nel romanzo Red Dragon del 1981, bisogna
attendere l’anno 1988 per vedere consacrato, con l’uscita de “Il
silenzio degli innocenti”, oltre 10 milioni di copie vendute, uno dei
più affascinanti serial killer del panorama thrillerista mondiale:
Hannibal Lecter. Negli anni a seguire la cultura pop, ma forse più
l’industria letteraria mondiale, hanno costruito un mito attorno alla
figura del celebre psichiatra antropofago, costringendo l'autore Thomas
Harris a dare un seguito al proprio parto letterario propinandoci prima
il sequel Hannibal, ed ora, non resistendo alla lusinga di raccontare la
nascita del suo eroe, il prequel della saga: Hannibal Lecter: Le Origini
del Male.
La genesi ha inizio nel 1941, anno in cui
Adolf Hitler dà il via all’invasione dell'Unione Sovietica, nell’ambito
dell’operazione Barbarossa.
Il primo incontro con il futuro serial
killer avviene nel giardino del castello di famiglia, sito in Lituania,
costruito secoli prima dal suo antenato Hannibal il sanguinario
(1365-1428).
«Hannibal Lecter, che aveva otto anni ed
era l'ottavo della stirpe, se ne stava nell'orto con la sorellina Mischa
e gettava pezzetti di pane ai cigni neri nell'acqua scura del fossato».
Un’immagine idilliaca che prelude la
tempesta.
La sua famiglia, per sfuggire alla guerra
e alle persecuzioni dei collaboratori lituani dei nazisti - gli
Hilfswillige – si rifuggia dentro un casino di caccia di famiglia, dove,
negli anni a seguire, il fanciullo Lecter passa le sue giornate sui
libri, aiutato dal precettore Jakov, e dispensando consigli alla
sorellina Misha.
E’ in questi anni che vanno delineandosi
le fondamenta del "palazzo della memoria", luogo immaginario dove
custodire le memorie delle persone e delle cose a lui più care.
Nell'inverno 44 assiste, inerme, all'uccisione della sua famiglia e
della sorellina Misha, tre anni, da parte di un gruppo di sbandati ex
nazisti.
Distrutto dall'orrore e dalle brutture
della guerra e ancora più dalla morte dell’amata sorella, sarà ritrovato
da un gruppo di soldati russi e ricondotto in un orfanotrofio. Per uno
strano capriccio del destino è proprio la sua antica dimora ad ospitare
gli orfani di guerra. Gli occhi attraversati da un'indecifrabile
espressione, chiuso in un perenne ed ostinato silenzio, il piccolo
Hannibal cresce nell'orfanotrofio russo in una solitudine apparentemente
assoluta. Costretto a subire angherie di ogni tipo dal responsabile
dell’orfanotrofio viene rintracciato e portato a Parigi dallo zio,
Robert Lecter, un famoso pittore.
Qui, grazie alle amorevoli cure della
moglie del pittore, Lady Murasaki, Hannibal ha la possibilità di
avvicinarsi alla cultura nipponica e di scoprire e coltivare i sui
innumerevoli talenti.
È in questa atmosfera, densa di stimoli e
suggestioni, che il giovane comincerà a popolare il "palazzo della
memoria", impreziosendolo di visioni spettacolari e insieme
agghiaccianti, teatro e sfondo interiore delle più raffinate
speculazioni come dei più inconfessabili desideri. Fino al giorno in cui
Hannibal decide che è tempo di tornare a casa e bussare alla porta dei
demoni che così spesso vengono a fargli visita...
Libro non eccellente. Dialoghi lenti, a
volte sconclusionati, che ci ritraggono il giovane Lecter in maniera
molto superficiale. Sebbene sia un romanzo scorrevole, risulta semplice,
poco descrittivo e, specie nella seconda parte, dedicata alla genesi del
terrore, poco coinvolgente.
Siamo lontani dalle atmosfere sinistre di
Hannibal e Red Dragon. Anni luce da Il Silenzio degli Innocenti”.
Voto: 4/5
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Incipit:
La porta del palazzo
della memoria del dottor Hannibal Lecter è immersa nel buio al centro
della sua mente e ha una serratura che può essere trovata solo al tatto.
Questo strano portale si apre su spazi immensi e ben illuminati, un po’
barocchi, con corridoi e stanze che rivaleggiano per numero e varietà
con quelle del museo Topkapi.
Ci sono esposizioni
ovunque, ben allestite e con le luci appropriate, ognuna collegata a
ricordi che portano ad altri ricordi in una progressione geometrica.
Gli spazi dedicati ai
primi anni di Hannibal Lecter sono diversi dalle altre sale per la loro
incompletezza. Vi sono scene statiche, frammentarie, come ceramiche
attiche tenute insieme dallo stucco. Altre stanze racchiudono suoni e
gesti, enormi serpenti che lottano e ondeggiano nell’oscurità, e si
illuminano in lampi improvvisi. Suppliche e urla echeggiano in anfratti
al pianterreno, dove lo stesso Hannibal non può andare. Me nei corridoi
non si odono grida, anzi, può esserci musica.
Recensione a cura di
(Carmine Cantile)
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