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REGOLAMENTO

 

"Padroni del destino" è un racconto scritto a più mani. Si inizia con una traccia che il sottoscritto.

La storia è iniziata e Federica D'Ascani ha inserito il pezzo continuativo.

Tutto questo lo trovate su "padroni del destino".

Per prenotarsi nella continuazione della storia, o per commentare il racconto nelle sue tranche sino ad ora accedete al forum.

Nel caso qualcuno volesse proseguire la storia, faccio presente che non ci sono limiti alle parole, anche se consiglio di non scrivere un poema a testa.

I vari passaggi che seguiranno alla traccia dovranno essere inseriti nel topic dedicato internamente al forum ,successivamente mi occuperò personalmente di creare una pagina nel sito, nella sezione racconti e inserire man mano i vari pezzi del racconto.

Se il lavoro riuscirà bene e la storia dovrebbe risultare avvincente e originale potremmo pensare poi di creare un e-book indicando i vari autori che hanno prestato il loro contributo o magari cercare qualcosa di meglio... staremo a vedere!

Mi auguro di riuscire a coinvolgere più gente e vi invito a spargere la voce.

Il destino, ricordate non è imprevedibile, ce lo costruiamo noi : con le nostre mani!

 

PADRONI DEL DESTINO

 

SOGNIHORROR.COM

 

PRESENTA

 

 

 

ERA INIZIATO COSI'...

 

 

"In un mondo in cui i morti ritornano in vita, la parola "problema" perde molto del suo significato".

 

Questa era la frase celebre di uno dei tanti film di George Romero, il cosiddetto papà degli zombi.

Ebbene, quel giorno, Lorenzo non avrebbe mai immaginato che si sarebbe trovato nella situazione reale di doverla pronunciare.

Il morto vivente lo fissava come se fosse incerto su quello che stava guardando.

Il ragazzo prese a indietreggiare prudentemente, ma "lui", lo seguiva camminando lentamente, con le braccia protese in avanti. Ad ogni singolo passo tentava di afferrarlo.

Lo zombi spalancava la bocca e Lorenzo riusciva così a vedere quegli schifosi denti marci.

Bramavano la sua carne, il suo sangue!

In mano al panico e alla disperazione, il giovane imboccava distrattamente quella che per lui sarebbe stata una trappola senza via d'uscita.

Aveva imboccato un vicolo cieco!

Dinanzi a lui c'era un muro alto più di tre metri. Nessun appiglio per cercare di scavalcarlo.

Ai suoi lati, pareti ciclopiche si innalzavano verso il cielo, richiudendosi in un'ombra malefica.

Solo la pallida luna garantiva un minima illuminazione, quasi fosse la fiamma ardente di un fuoco fatuo nella nebbia.

Lo zombi arrivava lentamente all'ingresso della via e, alle sue spalle, un'orda svariata di suoi simili lo seguivano.

Improvvisamente, una luce abbagliante alle spalle dei ritornanti esplose.

D'istinto, il giovane si sdraiava a terra, proteggendosi volto e corpo come meglio poteva, mentre un turbinio di colpi d'arma da fuoco squartavano i corpi deformi di quegli aborti tornati a camminare.

Teste e organi si dilaniavano attorno al corpo del ragazzo.

Uno dei volti caduti accanto a Lorenzo continuava a muovere la bocce. Nonostante fosse privo del resto del corpo, intendeva comunque mordere carne viva.

Poi, un'ultima raffica, insistente, distruttiva dettava il silenzio che sarebbe regnato di li a poco.

Un fumo si levava verso la luna, mentre un odore acre di polvere da sparo e sangue stagnava nell'aria.

Una mano, che indossava un guanto in pelle si avvicinava al volto di Lorenzo e una voce diceva:

- Vieni con noi, se vuoi restare vivo!

 

(Emanuele Mattana)

 

 

***

 

“Va bene, così?”
Lorenzo, il foglio tremante nelle mani, rilesse nuovamente il documento, incapace di credere alla realtà. Niente più lacrime, niente più esitazioni. Era la guerra più assurda a cui avesse mai partecipato, ma ormai era in gioco. Il colonnello lo rimirò dalle lenti spesse e unte dei suoi occhiali, impaziente e maleodorante. Il fumo della sua nazionale si era sparso per il sotterraneo e per Lorenzo, quella, era una situazione da incubo infernale. Come era stato possibile? Il minuto prima a ridere davanti a una birra, il minuto dopo a scappare da creature impossibili, per la salvezza...
“C... Credo di si. Ancora, però, non ho capito per quale motivo dobbiamo documentare le nostre “disavventure” come se fossero rapporti di polizia...”
Il colonnello Tocci sbuffò una ricca boccata di fumo e si tirò a sedere meglio, sulla sua sedia di legno pieghevole.
“Ragazzo, capisco che sei sconvolto, ma non fare la parte dello stupido, ti prego. Abbiamo talmente tanti di quei cazzi a cui pensare, che ci manca dover fare da balia a un mocciosetto. Se Porti ti ha mandato in questo distaccamento è perché, evidentemente, pensava fossi “pronto” Non lo far ricredere, per cortesia! Te lo spiego adesso e vedi di seguirmi bene, perché non ci sarà una seconda lezioncina di classe. Ok?”
Lorenzo, lo sguardo vitreo dalla confusione, annuì riverente, mentre un accesso di tosse gli sconquassava il petto. Non aveva mai fumato in vita sua e ora stava assumendo gli arretrati. In un'altra situazione, gli avrebbe fatto ingoiare quello schifo di nazionale. Ma ora aveva bisogno, come il pane, di quell uomo e non avrebbe mai peccato di insubordinazione finché gli fosse risultato utile alla sua sopravvivenza... Mai!
“Bene, ragazzo. Come avrai compreso, qui non ci troviamo nella tua bella città, con l'uniforme stirata e profumata di pulito, lavata da mamma... Qui è l'inferno vero e se non ci diamo una mossa in poco meno di sei mesi, questi stronzi di morti ci seppelliscono vivi a tutti! Ma hai visto che cosa sono in grado di fare? E non finiscono mai! Se prima non gli rifilavamo quei pallottoloni da elefante, tu adesso stavi schierato con loro... Quindi... Dobbiamo escogitare un modo per debellare questa schifo di epidemia, e alla svelta. Non mi va di puzzare di marcio per l'eternità. I documenti che stiamo stilando saranno tutti indirizzati al centro operativo di Roma. Loro sapranno ciò che fare di tutte queste informazioni... Almeno spero... Comunque sono questi gli ordini. Adesso, se hai finito, firma e vattene a dormire. Servono molte energie per stanare quei porci e ne servono di più per sterminarli. Tutto chiaro?”
Gli occhi, neri e acquosi, del colonnello, lo scrutarono dall'alto in basso. Stava aspettando una risposta.
“Si, chiaro.” Non era chiaro nulla, ma era uguale... In un mondo dove i morti ritornano in vita, la parola problema perde molto del suo significato...

 

(Federica D'Ascani)

 

***

 

 

Non riuscì a riposare bene quella notte. I rumori dei fucili e dei cannoni delle squadre d'assalto erano molto forti e gli impedivano di rilassarsi. Nei rari momenti di sonno, creature mostruose venivano a tormentarlo. L'incubo aveva sempre lo stesso scenario: un lungo corridoio dal pavimento e dalle pareti di pietra, urla strazianti lungo il percorso e alla fine una porta enorme, simile a quella dei castelli medievali. A guardia vi erano delle bestie schifose, basse, dal ventre enorme e dalla pelle squamosa. La testa era simile a quella dei gargoyle delle chiese gotiche, gli occhi gialli e senza pupille, la bocca spalancata senza denti, ma con un'enorme lama e piena di bava. Le mani e i piedi deformi, al posto delle unghie lunghi artigli affilati come spade.
Tutti schierati, pronti a morire pur di non farlo passare. Poi quel verso disumano provenire al di là della porta; questa che si apriva, le bestie che fuggivano terrorizzate e dietro di loro l'incubo: quella massa di tentacoli enorme, senza fine che avanzava lentamente, libero di agire dopo la prigionia. E insieme a lui la paura, la disperazione e il risveglio.
Fu così che trascorse la notte di Lorenzo.
Al mattino dopo, la prima faccia che incontrò uscendo dalla sua tenda fu quella del colonnello Tocci.
“Allora ragazzo, dormito bene?”.
Lorenzo lo guardò senza pronunciare parola.
“Caspita ragazzo, hai un aspetto schifoso. Sembra che tu abbia visto un esercito di zombi.”
“Peggio!”
“Peggio? Dopo l'avventura di ieri c'è ancora qualcosa che può turbarti così?”
Lorenzo non sapeva se parlare o meno dei suoi incubi. Con tutti i problemi che vi erano, sicuramente il suo caso sarebbe stato catalogato come gli incubi di uno smidollato e non aveva voglia di passare per uno senza palle. Tuttavia sentiva il bisogno di sfogarsi, perché era certo che prima o poi quel segreto lo avrebbe condotto alla pazzia se non lo avesse condiviso con qualcuno.

Il colonnello ascoltò ogni singola sillaba senza interromperlo. Lorenzo lo osservava attentamente.
“Non mi crede?”
Silenzio.
“Non mi sono inventato nulla! È la verità!”
“Sei sicuro?”
“Certo!”
“Saresti disposto a ripeterlo anche ad altri?”
Perché quella domanda?
“Colonnello, io...”
“Saresti disposto?”
“S-sì!”
“Allora vieni con me!”
Lo prese per il braccio e lo trascinò via...
 

(Nanny Ranz)


 

ORA TOCCA A VOI, CONTINUARE...!

 

 

SIETE VOI I PADRONI DEL DESTINO

 

 

 

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