FUGGIRE
Si appoggiò ad un albero,
nonostante sapesse benissimo che non poteva fermarsi,
perché dava a loro del vantaggio, ma non ne poteva fare
a meno, si sentiva troppo debole.
Il braccio continuava a
sanguinare, uno di quei maledetti era riuscito a
morderlo, un attimo di esitazione, forse di paura nell’
impugnare la pistola, ed era stato aggredito.
Con immenso sforzo
continuò a camminare, quando fece il primo passo
credette di perdere l’ equilibrio e cadere, regalando
così altro terreno ai suoi inseguitori e questo non
poteva permetterselo.
Edward si teneva il
braccio sanguinante, nel tentativo di fermare l’
emorragia, ma questo compito gli comprometteva la
velocità e l’ equilibrio.
O moriva dissanguato o
moriva divorato.
Quei bastardi potevano
essere ovunque, nascosti sulla chioma degli alberi in
attesa di atterrarlo e finirlo, oppure erano accanto a
lui senza che se ne accorgesse, sotto mentite spoglie.
Avere solo due occhi in
quell’ occasione non era la cosa migliore.
Anche i vampiri che lo
inseguivano avevano due occhi, ma loro godevano di una
vista più sviluppata della sua di comune mortale.
Il braccio cominciava a
dolere, Edward sentiva che dentro le sue carni qualcosa
stava cambiando e si impossessava lentamente di lui e il
tutto era partito da qual profondo morso.
Scavalcò a stento un
grosso tronco, poco prima di inciamparci e capitombolare
rovinosamente al suolo.
Si fermò e ascoltò.
Nessun suono, silenzio
totale, eppure c’era qualcosa di strano, lo si capiva
dal fatto che nessun uccello della foresta emanasse
richiami e cinguettii.
Da un albero poco distante
da lui, cadevano delle foglie e dei rametti si
spezzavano, sulla sommità del vegetale.
Evento inusuale.
Ricominciò a correre, più
che poteva, come riusciva, al limite delle sue forze,
all’ estremità del dolore.
Alzò lo sguardo e vide un’
ombra nera saltare su un albero a diversi metri dal
suolo, l’ atterraggio fece cadere altre foglie dall’
altro albero e spezzare dei rami, che caddero a terra a
loro volta.
Gli erano alle costole.
Edward voleva girarsi
indietro, per vedere quanti fossero, ma non poteva,
messo com’era non ne aveva le forze, doveva spendere le
sue ultime energie per fuggire.
Già la vedeva.
Vedeva il tetto della
casupola tra la vegetazione.
Se fosse riuscito a
raggiungerla sarebbe stato in salvo.
Le forze cominciavano ad
abbandonarlo, i vampiri gli erano sempre più vicini e il
braccio faceva sempre più male.
Uno di quegli esseri lo
sfiorò con i suoi artigli, ferendogli superficialmente
la spalla.
L’ ingresso della casa era
lì a portata di mano, l’ aprì e chiuse la porta alle sue
spalle, prima che potesse subire un altro assalto.
Ebbe poco tempo per
riprendersi e tirare un sospiro di sollievo, che i suoi
inseguitori cominciarono a devastare il suo rifugio
dall’ esterno, per penetrare e terminare il lavoro che
avevano iniziato.
Edward si sedette a terra,
il braccio ferito abbandonato lungo il fianco, mentre
con l’ altra mano stringeva la pistola.
Quel gioiellino, in
confronto ai denti e agli artigli di quei mostri,
impallidiva.
Il morso che aveva
ricevuto avrebbe dato origine alla sua trasformazione,
sarebbe diventato uno di loro.
Diede un ultimo sguardo al
tetto del suo rifugio, ormai distrutto: una grande
apertura era sul centro, dalla quale filtrava l’
accecante luce solare.
Quella fu l’ ultima
immagine che vide, prima di portarsi la pistola alla
tempia.